Infinitamente di più

Filippo è stato il nostro primo figlio, lo abbiamo atteso per due anni. Alla nascita era un bambino grande e forte. I suoi primi due anni furono per noi il coronamento perfetto di un sogno; lui incarnava tutte le nostre aspettative di genitori.

L’esordio della sua leucemia ci fece imboccare il nostro sentiero di ritorno: una strada che si percorre con tristezza, con un senso di sconfitta. Non era il nostro primo sentiero di ritorno ma era il più faticoso, forse il più faticoso che un uomo possa percorrere, quello che ci ha portato a domandarci che senso avrebbe avuto la nostra vita se non ci fosse stato Filippo.

Ci è stata donata, però, la forza di non subire semplicemente quello che stavamo vivendo, ci è stata donata la forza di metterci in ascolto: quello che stavamo vivendo aveva qualcosa da dirci, su di noi. La malattia di Filippo ha iniziato a spogliarci, ci ha mostrato quanto effimere fossero le cose su cui avevamo fatto affidamento fino ad allora e ci ha mostrato quale era la nostra parte più preziosa: abbiamo fatto un’esperienza di autenticità.

Ci è stata donata la Grazia di capire che Filippo non era la sua malattia, era nostro figlio malato, di capire che noi non saremmo stati meno genitori anche se quella malattia ci avesse tolto nostro figlio: deboli eravamo, deboli saremmo rimasti.

Abbiamo accolto la Grazia di saper obbedire, di ascoltare veramente, e in questo ci siamo ritrovati liberi, liberi dalla paura, dalla delusione, dalla tristezza, dalla morte.

Qualcuno ha dato significato a quello che stavamo vivendo. Qualcuno ha ricollegato tutte le nostre esperienze e le ha riempite di significato. Qualcuno ha trasformato la nostra acqua sporca, le nostre debolezze, le nostre paure, il nostro dolore in vino, un vino buono. Qualcuno ha spezzato le nostre certezze e le ha rese nutrimento per noi; non ha tolto la malattia di Filippo ma l’ha resa cibo per noi. Qualcuno ci ha fatto capire che si può vincere anche perdendo. Lasciandoci scavare dalla Sua grazia, proprio lì dove eravamo, proprio nella malattia di nostro figlio, la paura ci ha lasciati e abbiamo trovato la letizia e, speriamo, la salvezza.

Qualcuno, attraverso Filippo, attraverso la sua malattia, ha ascoltato le nostre preghiere di madre e di padre e non si è limitato ad assecondarle, ci ha donato infinitamente di più.

Ma abbiamo tutti dei sentieri di ritorno da percorrere.

 

Nel terzo anniversario della nascita al cielo di Filippo abbiamo organizzato un evento presso la nostra Parrocchia di Roma. Come sempre non sarà una celebrazione di noi, di nostro figlio o della nostra storia.

Dopo aver affrontato, con l’aiuto di Andrea Monda, i temi della domanda, del dolore e della speranza che nascono dalla perdita di un figlio,  e dopo esserci lasciati accompagnare da Silvana De Mari nel mondo delle fiabe e del fantasy in cui si nascondono il tema della morte e della sofferenza dei bambini, tenteremo quest’anno di raccontare quanto “infinitamente di più” si nasconde alla fine dei “sentieri di ritorno” che ognuno di noi prima o poi si trova a percorrere.

Ci faremo aiutare da un’ospite di eccezione, uno scrittore affermato, un filosofo, un docente universitario ma soprattutto un sacerdote: don Luigi Maria Epicoco; questo evento trae spunto dal suo libro “Solo i Malati Guariscono” nel quale io e Anna abbiamo ritrovato una autentica e profonda chiave di lettura della nostra esperienza con la malattia e la morte di Filippo.

Accanto a noi ci sarà poi il nostro caro amico giornalista Massimiliano Coccia.

L’appuntamento per tutti voi è per sabato 25 novembre 2017, alle ore 16:30, presso il Teatro De Rossi in via Cesare Baronio, 127 – Roma (Zona Appio Latino – Furio Camillo). Per chi vorrà, alle 18:30 ricorderemo Filippo nella Santa Messa.

Per chi non potrà partecipare, come sempre, sarà per noi un dono grande avervi vicini nella preghiera in quel pomeriggio.

Anna e Stefano

Infinitamente di più – Locandina

 

9 risposte a "Infinitamente di più"

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  1. Ho appena terminato di leggere la vicenda di un altro piccolo angelo scomparso prematuramente, come si usa dire in questi casi tristi ma, forse, non e’ l’espressione piu’ corretta e probabilmente puo’ valere quanto affermato dalla dott. Elisabeth Kubler Ross, fondatrice della psicotanatologia che, interrogata sul perche’ della morte dei bambini, disse:” muoiono perche’ nella loro breve esistenza hanno imparato e fatto tutto quello che dovevano fare” e, aggiungeva: “molti adulti, alla loro vista, imparano ad amare, quando prima erano magari insensibili ed egocentrici”. Credo che possa essere una visione condivisibile…

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  2. “…..ci siamo ritrovati liberi, liberi dalla paura, dalla delusione, dalla tristezza, dalla morte…”
    E’ qualcosa di grandioso, qualcosa che vale più di tutto. Vi sarò vicina con la preghiera come sempre.

    Piace a 2 people

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