Terza decade

di Anna Mazzitelli

30 novembre

La felicità ha preso il sopravvento.

Sono stati giorni diversi dai precedenti, i messaggi sono diminuiti, e sono aumentate a dismisura le cose da fare.

Innanzi tutto il giorno dell’anniversario di Filippo, il 20, ci siamo presi tutti e quattro una bella pausa lavorativa e scolastica, e abbiamo passato la giornata assieme. La messa della mattina è stata per Filippo e i suoi amici in cielo, e la commozione nel vedere visi conosciuti che hanno rubato tempo al lavoro e alla famiglia, che si sono precipitati a un orario non proprio agevole in una chiesetta di borgata per noi è stata tanta.

Poi in giro: Lego store per regali e regalini, hamburger e patatine, shopping improcrastinabile, una visita al Verano, che è sempre stupendo… Una giornata bellissima.

Poi c’è stata una certa frenesia per l’incontro di sabato con don Luigi Maria Epicoco. Diciamo che dopo le prime due esperienze, con Andrea Monda e Silvana de Mari, ho imparato che è inutile agitarsi, e che queste cose le gestisce evidentemente Qualcun Altro, e infatti, anche stavolta, è stato perfetto.

C’era tantissima gente, e sono consapevole che la maggior parte delle persone erano lì per sentir parlare don Luigi, ma tanti sono stati quelli che hanno fatto un sacco di chilometri per noi, hanno preso treni, hanno impegnato l’intero fine settimana, sono arrivati da varie parti d’Italia.

Ho rivisto i miei padrini di battesimo dopo diversi anni, ho salutato persone che non conosco, ho abbracciato (con grandissima gratitudine) chi proprio non mi aspettavo di abbracciare, ho riso con tanta gente, ho ricevuto regali handmade…

Da venerdì a lunedì abbiamo avuto la casa invasa da amici e bambini di tutte le età, e ancora una volta sono stata così felice della capacità di accoglienza e della capienza di queste mura, che durante l’anno hanno troppe camere vuote, ma che talvolta sanno riempirsi a dovere, e ci regalano momenti unici.

L’incontro, come previsto, è stato bellissimo. Don Luigi ha questa capacità di parlare a ciascuno in maniera così intima e personale, e di regalare delle cose importanti per la propria vita, per il preciso momento che si sta vivendo, che è impossibile non considerarlo strumento nelle mani del Signore. E la delicatezza con cui ha parlato di Filippo, i sorrisi che ci ha regalato, il clima di intimità che ha creato… non potevamo desiderare niente di diverso.

E non aggiungo altro, se non il link della registrazione, perché io l’ho rivisto lunedì sera, e mi ha regalato altro ancora.

E poi le Cresime dei miei ragazzi, domenica, dopo averli accompagnati (non sempre con modi delicati) per due anni, sentirli rispondere “Eccomi!”, vederli concentrati, a tratti commossi, prendere il volo… che emozione! E ancora i bambini del catechismo delle comunioni, che ho appena conosciuto, e – sono patologica, lo so – già sono così importanti nella mia vita!

E ci sarebbe ancora tanto da dire, tanti dettagli da raccontare, ma la verità è che tutto quello che succede è ordinario, se non lo si sa guardare con i giusti occhi, mentre si tinge di straordinario se guardato alla luce di un amore che perfora la mia vita.
Perfora, sì, cioè la buca proprio, la trapassa da parte a parte, ne diventa la cosa essenziale.
Questo amore di Dio che sento su di me, di un Dio innamorato (misteriosamente e, a mio avviso, incomprensibilmente) di questa sua storta creatura, che solo in virtù di questo amore che sa bene di non meritare, e nondimeno lo percepisce interamente, riesce talvolta a camminare dritta, e ad avere il cuore pieno di pura felicità.

Le foto dei 10 giorni:

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21 novembre: la copertina del nostro libro

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22 novembre: regali volposi

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22 novembre: regali fatti a mano

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24 novembre: casa piena di bambini

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25 novembre: infinitamente di più

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26 novembre: amicizia

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27 novembre: i colori della tramontana

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28 novembre: una foto a caso perché sono felice senza apparenti motivi

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29 novembre: bambine appiccicate addosso

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29 novembre: ancora regali, inaspettati

Tra 11 mesi sarà di nuovo novembre. Per adesso, è andata.

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Seconda decade

20 novembre 2017

Devo proprio ammetterlo, questi secondi dieci giorni sono andati decisamente meglio.

Penso che aprire questo blog sia stata una furbata pazzesca: io scrivo tutto quello che mi passa per la testa, e mi sfogo, le persone leggono, e pregano.

Grazie, Don, che quando ti ho chiamato entusiasta per dirti che volevo aprire il blog, sei stato zitto. Ora so che quello non era un “silenzio-assenso”, era proprio il tuo modo di fare, ma allora non ti conoscevo e l’ho preso per un incoraggiamento.
Non poche sono state le volte in cui il blog mi ha davvero aiutato.

E anche questa volta sono certa che sia andata così, perché i messaggini di incoraggiamento che mi sono arrivati in questi 10 giorni si sono moltiplicati rispetto ai precedenti, ma soprattutto perché ho ricevuto talmente tante Grazie, tutte immeritate, naturalmente, che non posso avere dubbi sul fatto che tante, tante persone, hanno pregato per me, perché stessi bene.

La prima Grazia che ho ricevuto, ed è anche l’unica che racconterò, è che il Signore mi ha donato di perdonare.
Mica tutti, s’intende, cominciamo con quelli facili, che poi per quelli difficili c’è tempo, ma è stato così chiaro questo regalo ricevuto, cioè di saper perdonare sul serio qualcuno, che ho capito anche che prima d’ora non avevo mai perdonato davvero.

E ho capito che se non te lo dona il Signore, ‘sto benedetto perdono, puoi pure sforzarti tutta la vita, ma non te lo puoi procurare da solo.

E, in ultimo, il giorno che ho capito quello che era successo ero talmente ubriaca di questo perdono che il Signore mi aveva regalato, che mi sentivo così bene che non riesco nemmeno a spiegarlo, e ora ne voglio ancora, e voglio che mi sia dato di perdonare anche quelli difficili, quelli che solo a pensarci…

E poi solo un accenno a mail ricevute che mi raccontano veri e propri miracoli, allo stupore di trovarsi alla festa per un battesimo dove non conosci praticamente nessuno, ma per una strana coincidenza di fili che si intrecciano ti sembra di essere tra gente familiare, agli sguardi carichi di lacrime che mi sono scambiata con tante persone, a telefonate inaspettate, messaggi, foto e video che arrivano da vicino e da lontano, ai miei alunni surreali, ai miei figli rumorosi, ai tramonti di questi giorni che hanno dei colori pazzeschi, a Facebook che si riempie di volpi… a Stefano, che nonostante stia portando anche lui il peso del mese di novembre, riesce a coccolarmi e a prendersi cura di me…

Grazie per tutto questo.

Un po’ di foto dal mio album #unacosaalgiornochetirendefelice

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11 novembre, battesimo

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12 novembre, regali inattesi

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15 novembre, colazione

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18 novembre, coccole di marito

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20 novembre: esattamente come tre anni fa

Il buio e la volpe

Il cielo di novembre è da sempre il mio preferito. Non è vero che questo mese abbia sempre portato solo cose brutte e tristi.

Ad esempio questa sera, uscendo dall’ufficio per tornare a casa, ho assistito ad un vero spettacolo: il cielo era nero fin quasi all’orizzonte e rosso subito sotto, a formare una striscia brillante delimitata in alto dalle nuvole e in basso dalla terraferma. Un tramonto di quelli che è possibile ammirare solo in questo periodo dell’anno.
Le nuvole scure sembravano voler nascondere e contenere quella luce, ma la luce era molto intensa e colorava parte delle nuvole stesse.

Erano giorni che non vedevo un cielo così.
Erano giorni che la mia vita era buia: i problemi e la fatica di ogni giorno, il lavoro che non è un granché, i ricordi dolorosi e allo stesso tempo densi di fiducia e speranza che in questo periodo ritornano alla mente.

All’ultimo, proprio come il tramonto di una giornata brutta di novembre arriva  una luce, laggiù in fondo, e tutto cambia.
Ho fatto esperienza di questo contrasto e di questa liberazione tante volte in passato. In tutti i casi, ricordo, ad illuminare il buio è sempre stato un gesto di amore da parte di qualcuno nei miei confronti.
Che sia stato un piatto di spaghetti alla bottarga, arrivato a tarda sera di un giorno in cui non hai mai messo il naso fuori da quella stanza di ospedale e l’unico odore che hai percepito era quello dei disinfettanti.
Oppure saranno stati quegli amici che, dalla sera alla mattina, si sono presi la tua macchina, carica di bagagli e hanno trasferito mezza casa e mezza famiglia al mare, mentre tu saltavi su un treno, diretto a Milano per un consulto medico.

Oppure anche quell’amica che attraversa la città, quando tutti sono a casa e non si azzardano ad uscire perché la neve ha intasato le strade, solo per darti un abbraccio in uno dei momenti più duri della tua vita.

Non era solo gentilezza, non era solo buona educazione o grande sensibilità, no: era il colpire nel centro il bersaglio della tua fatica, era il medicare la ferita proprio dove era più profonda…era proprio quel gesto di amore gratuito di cui solo una creatura di Dio come l’uomo è capace, e che con un raggio di luce, in un attimo, spazza via le nubi scure che incombono sulla tua vita.

Il raggio di luce di oggi l’ha portato un’amica, rimasta sempre fedele negli anni, vicina quanto basta per essere presente quando serviva ma non troppo da soffocarmi; e l’ha portato con un gesto semplice, forse costato pochi minuti del suo tempo: ha riempito i miei occhi con le immagini di una volpe.

Eh sì, proprio quell’animale che ho conosciuto così bene, che un tempo tappezzava le pareti, che imponeva lo stile degli indumenti da indossare, che riempiva le storie che si raccontavano.

Mancava da tempo la volpe nei miei occhi. Oggi è tornata e il buio si è dissolto.

Prima decade

di Anna Mazzitelli

10 novembre 2017

Questo post sarà composto da più di una parte.

Quando si è davanti a un problema complesso, una strategia risolutiva è dividerlo in più parti. Sembrerà di avere più problemi, allora, ma in realtà si spera che siano problemi più semplici.

E’ quello che sto cercando di fare con il mese di novembre, che se è possibile quest’anno si sta presentando più duro dei due precedenti.

Allora ho deciso di dividere il mio novembre in decadi, così il traguardo è più breve, e di fermarmi, dopo ognuna, per fare il punto della situazione.

“Tutto quello che non è offerto, è sprecato”. Questa è la parola che ho ricevuto stamattina. E giuro che ce la sto mettendo tutta per offrire questo dolore che mi sta divorando.

E lo sa chi mi vede la mattina, quando perfino davanti ai miei alunni devo fare uno sforzo per trattenere le lacrime, e lo sa chi viene suo malgrado tartassato di messaggi (avrà ben da offrire qualcosa anche lui, lo sto aiutando, no?), lo sanno i libri che leggo, che sono più del solito pieni di sottolineature, e i paesaggi che guardo, perché una cosa che mi dà conforto è guardare lontano, le mie montagne in fondo in fondo, che in questi giorni sono anche coperte di neve, che regalo.

E siccome di regali ne sto ricevendo tanti, voglio ringraziare, che è il primo passo per guardare fuori dal mio dolore e concentrarmi su quello che ho anziché su quello che mi manca.

Allora via:

I miei figli. E i loro amici Santi.

Don Paolo: oggi è il suo compleanno. Non ci sono parole per descrivere quale dono sia. E, con una pazienza infinita, risponde a tutti i messaggini pieni di punti interrogativi, anche se per rispondere deve andarsi a ristudiare qualcosa. Buon compleanno!

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Donatella e Domenico.

Tutte le persone che mi mandano messaggini mattutini di buona giornata, o messaggini serali di buonanotte. Ne ho salvati solo due, ma sono tanti di più.

Tutti i miei alunni, che con le loro frenesie, i loro disegni, i capricci, le uscite geniali, le gentilezze, riempiono le mie giornate, a volte pure troppo… (sono tutti in fila contro il muro non perché prossimi alla fucilazione, ma per un lavoro di geometria!)

La luce dell’alba, la luce dell’autunno, i colori che vedo con queste favolose lenti a contatto, i contorni delle foglie che si stagliano nel cielo, il panorama dalle finestre della mia aula, la neve, laggiù in fondo. Perché l’autunno è la stagione che preferisco, e da qualche anno, allo stesso tempo, quella che più temo. E’ una promessa, una promessa di quello che ci sarà dopo, una promessa di nuova vita, un passaggio, contemporaneamente doloroso e bellissimo, ed è esattamente lo specchio di quello che si agita nel mio cuore.

Gesù. Vivo, presente. Se vogliamo, a volte pure “ingombrante”, perché ci sono volte in cui mi piacerebbe starmene a piangere ricurva sul mio dolore e crogiolarmi in esso, ma appena ci provo sento questo dolore che prende un sapore diverso, e si fa dolce. E allora fa ancora più male, perché non è più possibile dire che non vorrei averlo, e capisco che non lo scambierei con niente al mondo, ma sempre dolore resta, e a volte non so proprio cosa farci.IMG_2249

I libri che leggo, pieni di segni a matita, le storie che raccontano, il sollievo-non sollievo che danno. Perché dicono la verità.

Le persone che ho conosciuto e con cui ho condiviso e condivido un modo di sentire, che anche senza frequentazione assidua ritrovo immutate ogni volta che ci si rivede, perché se un rapporto è stato vero lo è sempre.

E le nuove conoscenze, lo stupore nel sentirsi invitata a condividere qualcosa di grande, come sarà domattina, un battesimo inaspettato, o una frase che sembra buttata là per caso e invece nasconde altro, Altro.

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Il mio personale quarto mistero della gioia, il privilegio che ho di capire cosa significano le parole che Simeone ha detto a Maria, quel giorno, nel Tempio, privilegio che pesa quanto tutto il mondo, e che cerco di offrire per le intenzioni di quanti me lo chiedono.

L’eccomi di Maria, che ha fatto sì che il mondo possa recitare il Padre Nostro. (Per una persona in particolare, che chissà se leggerà: ci sto provando, ma per adesso sono ferma a “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, perché è pur sempre novembre, e ho bisogno di ricevere).IMG_2269

Le persone che frequento per vari motivi, e che poi spariscono da un giorno all’altro, per le situazioni della vita, e che lasciano un vuoto, tanto grande quanto è grande l’affetto provato, e che ancora una volta confermano questo mio miscuglio di emozioni, gioia e dolore terribilmente uniti, su cui sto lavorando, ma che per adesso si trasforma solo in lacrime.

… continua…

 

 

 

 

Affondare

Sai Anna, ci sono due tipi di esperienza che i discepoli possono fare: la prima è quella di camminare sulle acque (o trascorrere indenni il mese di novembre), la seconda è quella per cui vale la pena vivere il dramma del mese di novembre, ovvero il contatto con quella mano che ti tira sù dal mare in tempesta.

E’ il contatto con quella mano, e non invece il non affondare, ciò che fa la differenza.

Gesù ripete al tuo cuore: “Coraggio, sono io, non temere”.

La differenza non la farà settembre, ottobre o novembre, ma il fatto che Lui c’è nel Tuo novembre.

Tu vorresti non barcollare, e non sai che l’esperienza più bella è quella che puoi fare proprio barcollando: la mano di Gesù in persona che ti sorregge.

Ci sono persone sante, nella mia vita.
Persone che rispondono alle mie richieste di aiuto, persone che pregano per me.
Persone che misteriosamente non attaccano il telefono quando le chiamo, e che anche se sanno che la mia domanda non ha risposta, cercano parole da donarmi, che possano alleviare il mio dolore.
So di non meritarle, ma ricorro a loro nei momenti in cui mi sento affondare. E sono come la carezza di Dio sul mio volto.
E ci tengo a dire che questa carezza la sento forte e chiara.
Anche a novembre.

Grazie.

Pranzi, campagna e palloncini

Qualche settimana fa siamo stati a pranzo da amici vicino al lago Trasimeno.

Due coppie, Silvia e Massimo che ci ospitavano a casa loro, Barbara e Marco che venivano da lì vicino, e tutti i loro figli.

Dico “amici” anche se ci vediamo al massimo una volta l’anno, ma quando c’è un’armonia così come c’è stata con loro dal primo incontro, non si può usare un’altra parola. 

A parte il cibo buonissimo e la giornata persi nel nulla, in un posto in piena campagna, dove per non guardare un panorama devi per forza chiudere gli occhi, entrambe le coppie mi hanno regalato qualcosa di bellissimo, che ho portato via con me, e per cui le ringrazio.

Silvia, la padrona di casa, ha allestito un pranzo per 14 persone, cucinato, apparecchiato con i piatti veri e non di plastica, bicchieri doppi, piattini per frutta e dolce… e fino a qui talvolta ce la faccio anche io.
Dopo il caffè suo marito vuole farci vedere le foto scattate a Natale scorso in Etiopia, dove ha trascinato tutta la famiglia (ne ha anche raccontato qui su queste pagine), e lei, sollevata che tutti stiano cambiando stanza, inizia a sparecchiare.
Lui la ferma, le dice di non farlo, che lo faranno dopo, le chiede di stare con noi, a vedere tutti insieme le foto dell’Etiopia.

Ora, come è noto io non sono santa e lei sicuramente lo è, ma come si fa?
Ha mollato tutto sul tavolo che era ovviamente un macello e si è venuta a sedere sul divano, sorridendo, a guardare foto che avrà già visto centinaia di volte, e non ha nemmeno sospirato!
Massimo, sei un uomo davvero fortunato, lasciatelo dire, a Stefano non sarebbe andata così bene…

Barbara invece ci ha raccontato con così grande passione tutte le attività che lei e Marco portano avanti nella loro parrocchia -corsi per fidanzati, catechismo, corsi per le coppie che devono battezzare i bambini, e tantissime altre cose ancora – che ha scatenato in me una grandissima sete di fare qualcosa in parrocchia assieme a Stefano, come coppia.

Quindi, quando il nostro Parroco ci ha proposto (il giorno dopo il pranzo!) di fare da catechisti a una ragazza adulta che vuole ricevere il battesimo, mi è sembrato un regalo, anziché un impegno.

Come un regalo è stato ricevere questa mail da Barbara, in cui racconta una cosa che le è successa a metà settembre:

di Barbara Ducri

Domenica scorsa, e anche ieri, sono andata a visitare i cimiteri con i miei figli e mio marito. Mentre passeggiavo in mezzo ai miei cari che non ci sono più , pensavo anche a Filippo… a quanto i nostri cari in questi giorni ci fanno ricordare che è inutile correre, arrabbiarci, programmare ogni attimo della nostra vita… perché solo Dio può decidere per noi…

Ogni volta che penso a Filippo nel mio cuore scende un sentimento di tenerezza, di dolcezza e di serenità che mi fa ricordare quanto preziosa e breve è la vita, per essere sprecata in cose di poco valore.

In questi giorni si parla spesso di chi siano i Santi, e io spiego ai miei figli e ai miei alunni a scuola che tutti possiamo diventare Santi, basta fare le piccole cose di tutti i giorni con tutto l’amore e la fede possibile in Gesù.

E Filippo è proprio uno di questi esempi…

Con la sua breve vita ha lasciato un’amore infinito intorno a lui che ha dato frutto e che ancora sta mostrando i suoi doni.

A tale proposito, voglio condividere con tutti un’esperienza particolare che riguarda Filippo e che dimostra come le persone che non ci sono più, lo sono solo con il corpo, perché ci mostrano il loro amore inviandoci dei piccoli messaggi (Dioincidenze) che, se sappiamo cogliere, ci trasmettono un’infinita fede e una grande speranza nel futuro.

All’inizio di Settembre mi è accaduta una cosa particolare.

La sera prima, mio marito era tornato dal lavoro molto preoccupato perché doveva risolvere un problema molto spinoso e non sapeva come fare. Allora mi chiede di pregare per lui, e io, fiduciosa, penso a Filippo e mi affido a lui.

La mattina seguente, mentre porto la mia piccola di 4 anni all’asilo, vedo, vicino alla ruota della mia auto, un palloncino giallo con scritto “La mia prima comunione”.

All’inizio rimango un po’ stupita perché dico tra me e me: “Chi l’avrà perso? Non è periodo comunioni”, poi però non ci penso più e lascio che Celeste (la mia bambina) lo prenda e lo porti in macchina.

Quando rientro a casa faccio colazione, e mentre leggo le notizie su Facebook, Anna condivide esattamente questa notizia:

– Oggi 14 Settembre (esaltazione della Santa Croce) per me è un giorno speciale perché ricorrono 3 anni da che Filippo ha fatto la prima Comunione –

Mentre leggo questo messaggio, ecco che quasi mi strozzo con la colazione!!!

Inoltre Anna posta la foto della prima Comunione di Filippo… e indovinate un po’ di che colore era la sua maglietta? Era proprio gialla come il palloncino che avevo trovato vicino alla mia macchina.

Io non credo nelle coincidenze, ma, come ho detto prima, credo che i nostri Santi e i nostri angeli siamo sempre vicino a noi, e che se noi li preghiamo, sicuramente in qualche modo ci faranno capire la loro risposta o il loro messaggio per noi da parte di Dio… basta solo aspettare e ascoltare con il cuore.

Grazie Filippo ….

P.S. Ovviamente il problema di lavoro di mio marito si è risolto per il meglio (dopo quel messaggio celeste non ne avevo dubbi!)

Grazie, Barbara!

Infinitamente di più

Filippo è stato il nostro primo figlio, lo abbiamo atteso per due anni. Alla nascita era un bambino grande e forte. I suoi primi due anni furono per noi il coronamento perfetto di un sogno; lui incarnava tutte le nostre aspettative di genitori.

L’esordio della sua leucemia ci fece imboccare il nostro sentiero di ritorno: una strada che si percorre con tristezza, con un senso di sconfitta. Non era il nostro primo sentiero di ritorno ma era il più faticoso, forse il più faticoso che un uomo possa percorrere, quello che ci ha portato a domandarci che senso avrebbe avuto la nostra vita se non ci fosse stato Filippo.

Ci è stata donata, però, la forza di non subire semplicemente quello che stavamo vivendo, ci è stata donata la forza di metterci in ascolto: quello che stavamo vivendo aveva qualcosa da dirci, su di noi. La malattia di Filippo ha iniziato a spogliarci, ci ha mostrato quanto effimere fossero le cose su cui avevamo fatto affidamento fino ad allora e ci ha mostrato quale era la nostra parte più preziosa: abbiamo fatto un’esperienza di autenticità.

Ci è stata donata la Grazia di capire che Filippo non era la sua malattia, era nostro figlio malato, di capire che noi non saremmo stati meno genitori anche se quella malattia ci avesse tolto nostro figlio: deboli eravamo, deboli saremmo rimasti.

Abbiamo accolto la Grazia di saper obbedire, di ascoltare veramente, e in questo ci siamo ritrovati liberi, liberi dalla paura, dalla delusione, dalla tristezza, dalla morte.

Qualcuno ha dato significato a quello che stavamo vivendo. Qualcuno ha ricollegato tutte le nostre esperienze e le ha riempite di significato. Qualcuno ha trasformato la nostra acqua sporca, le nostre debolezze, le nostre paure, il nostro dolore in vino, un vino buono. Qualcuno ha spezzato le nostre certezze e le ha rese nutrimento per noi; non ha tolto la malattia di Filippo ma l’ha resa cibo per noi. Qualcuno ci ha fatto capire che si può vincere anche perdendo. Lasciandoci scavare dalla Sua grazia, proprio lì dove eravamo, proprio nella malattia di nostro figlio, la paura ci ha lasciati e abbiamo trovato la letizia e, speriamo, la salvezza.

Qualcuno, attraverso Filippo, attraverso la sua malattia, ha ascoltato le nostre preghiere di madre e di padre e non si è limitato ad assecondarle, ci ha donato infinitamente di più.

Ma abbiamo tutti dei sentieri di ritorno da percorrere.

 

Nel terzo anniversario della nascita al cielo di Filippo abbiamo organizzato un evento presso la nostra Parrocchia di Roma. Come sempre non sarà una celebrazione di noi, di nostro figlio o della nostra storia.

Dopo aver affrontato, con l’aiuto di Andrea Monda, i temi della domanda, del dolore e della speranza che nascono dalla perdita di un figlio,  e dopo esserci lasciati accompagnare da Silvana De Mari nel mondo delle fiabe e del fantasy in cui si nascondono il tema della morte e della sofferenza dei bambini, tenteremo quest’anno di raccontare quanto “infinitamente di più” si nasconde alla fine dei “sentieri di ritorno” che ognuno di noi prima o poi si trova a percorrere.

Ci faremo aiutare da un’ospite di eccezione, uno scrittore affermato, un filosofo, un docente universitario ma soprattutto un sacerdote: don Luigi Maria Epicoco; questo evento trae spunto dal suo libro “Solo i Malati Guariscono” nel quale io e Anna abbiamo ritrovato una autentica e profonda chiave di lettura della nostra esperienza con la malattia e la morte di Filippo.

Accanto a noi ci sarà poi il nostro caro amico giornalista Massimiliano Coccia.

L’appuntamento per tutti voi è per sabato 25 novembre 2017, alle ore 16:30, presso il Teatro De Rossi in via Cesare Baronio, 127 – Roma (Zona Appio Latino – Furio Camillo). Per chi vorrà, alle 18:30 ricorderemo Filippo nella Santa Messa.

Per chi non potrà partecipare, come sempre, sarà per noi un dono grande avervi vicini nella preghiera in quel pomeriggio.

Anna e Stefano

Infinitamente di più – Locandina