Torneremo come prima?

di Stefano Bataloni

In questi giorni di pandemia il mio tempo in quarantena si riempie di lavoro (grazie a Dio), scuola dei bambini, preghiera, inseguimento delle notizie, dei bollettini sulla diffusione del contagio, delle misure adottate dal Governo. Non ho timore di contrarre l’infezione, sono moderatamente preoccupato per i miei genitori ultrasettantenni, anche se vivono in una zona, per ora, tranquilla. Ma un pensiero fisso mi accompagna, ed è la sofferenza di quanti sono in ospedale, da malati e da operatori sanitari, e dei loro cari che sono a casa senza poterli vedere, senza poterli salutare prima della loro ultima ora.

C’è una domanda importante che so di dovermi porre in questo momento: torneremo come prima? Cambierà qualcosa in me, in noi e nel mondo a causa di questo flagello contro cui lottiamo? Tutta questa sofferenza lascerà una traccia in me? La risposta non mi pare scontata.

Giustamente mia moglie Anna, pochi giorni fa, mi ricordava la necessità di vivere questi giorni come un dono perché proprio ora la realtà mi sta dicendo qualcosa di importante, qualcosa che potrei non ascoltare più in tutta la vita.

Si dice che la caratteristica fondamentale dell’uomo, rispetto alle altre creature, sia quella di voler comprendere la realtà, di trovare un senso a quanto gli accade, di domandarsi il perché di tutto e cercare di darsi una risposta e allora, da uomo, mi domando: perché tutta questa sofferenza? Perché sono morte così tante persone? Che senso ha tutto questo?

Tralasciando le fantasiose spiegazioni legate alle vendette di Madre Natura o all’accanimento della sfortuna, prendo in considerazione i giornali e i social network che sono pieni di spiegazioni legate a complotti, errori dei nostri governanti, mezzi di informazione che non svolgono bene il loro ruolo, scienziati che sottovalutano la gravità del problema.

Certo, alcune di queste spiegazioni sono plausibili ed è necessario approfondire, capire per non ripetere gli errori in passato e adottare le risposte per non lasciare il mondo esattamente come prima.

Ma penso che in questo caso corriamo il rischio di limitarci a dare a tutta questa sofferenza solo delle spiegazioni molto “umane”, e di conseguenza di rispondere ad essa in modo altrettanto umano.
In questo modo, come già accaduto tante volte in passato, quando tutto sarà passato e abbastanza tempo sarà trascorso da questi giorni la sofferenza che osserviamo diventerà uno sbiadito ricordo.

Ma non può essere solo questo. Per me non lo è. Ci devono essere spiegazioni che vanno oltre l’umano e ci devono essere risposte non umane a tutta questa sofferenza. È troppo grande la prova di questi giorni per non costringerci ad un cambiamento di prospettiva più profondo.

Dopo averne fatto esperienza in prima persona, tutta questa sofferenza non fa che riportarmi a quanto avvenne nella Gerusalemme di 2000 anni fa, nelle ore che precedettero la Pasqua (forse non a caso anche noi oggi ci troviamo in prossimità della Santa Pasqua).
Oggi, come allora, alcuni sono condannati senza colpa alla flagellazione e alla morte; ci sono governanti incapaci di decidere, c’è una folla che grida senza riconoscere il vero volto di chi sta perdendo la sua vita. Oggi come allora c’è un Golgota: i reparti di terapia intensiva e le case svuotate dei nonni o dei genitori che ora sono ricoverati; ci sono delle croci: i letti d’ospedale; ci sono Simone di Cirene o la Veronica che soccorrono chi percorre il calvario: medici, infermieri e volontari.

In tanti oggi soffrono e muoiono perché si manifesti la gloria di Dio, affinché si compia nella loro carne ciò che è mancato alle afflizioni di Cristo, in favore di tutti noi (Col 1,24), in loro abbondano le sofferenze per la nostra salvezza e la nostra consolazione (2Cor 1,5-7). E se questo è, allora quello che si compie in questi giorni non è solo l’esito di errori umani ma è un sacrificio, che unito a quello di Cristo, e per mezzo di Lui, ci ha guadagnato la remissione dei peccati e riacquistato il favore di Dio.

Capisco che questa spiegazione possa apparire uno scandalo agli occhi di alcuni, così come alcuni vedono uno scandalo in Cristo innalzato sulla croce. Ma io credo che solo riconoscendo queste spiegazioni che vanno oltre l’umano, quando tutto sarà passato, non torneremo come prima.

Questo non ci darà indietro i morti, non ci risparmierà nuove prove in futuro ma tutta questa sofferenza avrà avuto un senso e ci condurrà verso la nostra unica, vera salvezza.

2 risposte a "Torneremo come prima?"

Add yours

  1. Può essere Stefano la risposta in Colossesi 1,24 che citi?

    «Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa.»

    O in 2Cor 1,5-7?

    Di fatto queste sono risposte di un credente a un Comunità di credenti… Noi (credenti) possiamo darci queste risposte e comunque fare un bell’esercizio di Fede nel crederlo fermamente, ma se si andasse a proporre questa risposta al Mondo?

    Come minimo, ti sentiresti rispondere: “Grazie ma io non ho chiesto né ho acconsentito a partecipare alla sofferenza o alla consolazione di cui cianci…”
    Che ne sarebbe di coloro che per questa pandemia, bestemmiano o si scandalizzano di quel Dio che non conoscono?
    Temo la risposta sia un po’ più complessa e articolata e neppure credo possa essere del tutto esaustiva, perché i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri.

    Certo è che nulla accade per “caso”, né nulla accade che Dio non governi, voglia o permetta.
    Certo è che come per ogni Uomo, ogni accadimento che segna un svolta, un dubbio, un inciampo, ma anche un’opportunità, una gioia, un dono è una Parola di Dio.

    Il problema allora è comprendere questa Parola, chiedere Discernimento, implorare la Sapienza o anche solo la Fede di accettarla: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!»
    Per quanto ci possa scandalizzare, questa Parola di Dio è un richiamo all’Uomo, è un atto di Misericordia, basta riandare alla Scritture che sono un Parola Viva e sempre attuale, non solo racconto di avvenimenti che furono.

    Quante volte Dio ha dovuto richiamare il Suo Popolo (il Popolo di Israele nella Storia della Salvezza è tutta l’Umanità, non solo il Popolo dei Battezzati), a partire da Noè e il tempo del Diluvio, a Sodoma e Gomorra, al protratto Tempo nel Deserto (non entrò nella Terra Promessa la generazione che si mise in cammino, perché si meritò il suo girovagare), all’Esilio (che tanto somiglia a questo Tempo, né tempio, né luogo per il sacrificio…).
    Forse che il braccio del signore si è accorciato? Che Dio non si curi più delle Sue Creature in questo tempo pieno di menzogne di errori e orrori?

    Non tanto giusta punizione (forse anche, non saprei dire), ma di certo un avvertimento, un richiamo forte e anche doloroso a chi più non vuole ascoltare né sentire, a un Uomo che si è costruito il suo piedistallo e si è creduto dio della sua stessa esistenza… poi, poi basta un microorganismo che neppure puoi vedere e tutto, tutto crolla… tutto!

    La sofferenza, la morte di ogni singolo ci è d’inciampo se non di scandalo, ma oggi più di ieri perché? Solo perché d’un tratto ci balza agli occhi ed è tanto vicina a noi e in tal numero? E le morti per ebola, tanto lontane da noi?
    La morte tutti ci attende. Fa veramente differenza se oggi per il virus o domani per altro?
    La differenza è che vorremmo sempre darci una spiegazione per ogni morte e allora se si può trovare un colpevole, siamo vagamente “sollevati” (si fa per dire), se non troviamo un colpevole – ma anche oggi lo cerchiamo: i cinesi; il governo; il complotto – allora è il fato, la “sfiga”, il karma, la “natura” che si ribella (mah!).

    Questi avvenimenti sono una Parola di Dio che tutti interroga, che ci scuote dal profondo e ancora non se ne vede la fine e ancora chi invoca Dio e implora Indulgenza e deriso e ingiuriato… Speriamo il cuore del “faraone” non resti duro come al tempo di Mosè e noi che abbiamo il dono della Fede, restiamo saldi e si, offriamo noi i nostro sacrifici a Dio in unione a quello eterno di Cristo, sacrifico (sacrum facere) a cui si uniscono tutti i sacrifici degli “Uomini di buona volontà”, che agiscono per il bene altrui e allora di nuovo spenderà a noi il Suo Volto.

    Abbi pietà di noi, Signore Dio di tutto, e guarda,
    infondi il tuo timore su tutte le nazioni.

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