L’aquilone

di Anna Mazzitelli

Solo chi era con noi il 2 giugno può rendersi conto di come Filippo stesso abbia saputo organizzarsi la giornata del suo compleanno nel modo migliore: è riuscito a incastrare eventi e persone all’ultimo minuto (le 11 della sera prima) che se ci avessimo provato noi appositamente non ci saremmo mai riusciti, e infatti noi stavamo cercando di combinare una giornata per sabato, ma Filippo evidentemente l’ha voluta per venerdì.

Quanto a voi, che vi siete seduti alla nostra tavola, che avete condiviso con noi quelle ore così liete e leggere, che avete portato armi, dolci e regali e che siete stati voi stessi regali, sebbene non abbiate conosciuto Filippo, sono certa che l’avreste trovato irresistibile, col suo broncio finto, dal quale facilmente scappavano sorrisi.

Grazie per essere stati con noi, per aver festeggiato, per aver camminato, chiacchierato, per aver riso e per aver pregato.

Grazie per aver portato l’aquilone da far volare, che ci ha costretti a guardare tutti assieme verso il cielo.

Non potevamo sperare in una giornata migliore e in una compagnia più dolce.

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Anna

 

sidera micant

di Anna Mazzitelli

Poco più di 5 anni fa, era novembre 2011, eravamo già in 5 ma ancora non lo sapevamo, io, Stefano, Filippo e Francesco siamo stati a Subiaco, a visitare il monastero di San Benedetto.

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Era un buon periodo, erano passati 8 mesi dal primo trapianto di Filippo e tutto sembrava andare per il verso giusto.

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Proprio all’ingresso del monastero, sotto l’arco che apre il corridoio che porta alla chiesa, c’è un’iscrizione in latino:

Lumina si quaeris, Benedicte, quid eligis antra?
Quaesiti servant luminis antra nihil.
Sed perge in tenebris radiorum quaerere lucem
nonnisi ab oscura sidera nocte micant

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Se cerchi la luce, Benedetto, perché scegli la grotta buia?
La grotta non offre la luce che cerchi.
Continua pure nelle tenebre a cercare la luce fulgente,
perché solo in una notte fonda brillano le stelle.

Mi ricordo che Filippo, aveva cinque anni e mezzo, rimase colpitissimo da questa frase, tanto che me la fece fotografare e rileggere moltissime volte anche nei giorni seguenti.

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Fu una giornata splendida, visitammo il sacro speco, facemmo tante foto, mangiammo in un agriturismo dalle parti di Jenne, ricordo che in macchina cantavamo una canzone di una lumaca, che è saggia perché sa aspettare e non vuole tutto e subito… ancora sento la felicità provata in quelle ore.

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La sera stessa, tornati a casa, feci un test di gravidanza, ed era positivo. Giovanni stava arrivando.

Due settimane dopo sapemmo della recidiva e ci avviammo al secondo trapianto.

Mi sono chiesta tante volte se Filippo, a cinque anni e mezzo, avesse compreso quella frase meglio di noi, se la sentisse sua, magari senza saperlo, forse incoscientemente, essendo già passato per momenti piuttosto bui, e con davanti a sé notti ben più scure, che quel giorno non potevamo certo immaginare.

Solo in una notte buia brillano le stelle.

Scrivo queste cose perché siamo all’inizio dell’anno, ed è quasi automatico fare dei buoni propositi.

Scrivo perché qualche giorno fa siamo tornati al monastero di San Benedetto, con Francesco e Giovanni, ma senza Filippo.
C’erano anche Chiara, Luca e i loro figli, ma anche loro senza Giacomo.
Anche questa volta è stata una giornata splendida, abbiamo di nuovo fatto foto, e mangiato nello stesso agriturismo di cinque anni fa.

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Scrivo perché oggi al supermercato, in fila davanti a noi c’era una coppia con tre figli maschi, più o meno coetanei dei nostri, e noi invece ne avevamo solo due con noi, e io non ho potuto fare a meno di piangere.

Scrivo per ammonire me stessa, per rimproverarmi di essere invidiosa, e di pensare sempre a quello che non ho più, invece di ringraziare per quello che ho ancora.

Scrivo perché non è per niente facile essere sempre coerenti e vivere all’altezza di quello in cui si crede, perché a volte è comodo abbattersi, lasciarsi sopraffare dalla nostalgia e cullarsi nel lamento e nella malinconia.

Scrivo perché un amico ha condiviso con me, il 30 dicembre, un versetto dell’inno delle lodi mattutine, che dice

O famiglia di Nazareth,
esperta del soffrire,
dona al mondo la pace

aggiungendo, con una delicatezza tutta sua, che forse, tutto sommato, essere “esperti nel soffrire” non è poi una cosa tanto brutta, se così viene definita la famiglia di Nazareth. E questo lo penso anche io, ma spesso il sasso che ho al posto del cuore mi impedisce di ricordarmene.

Scrivo per aiutarmi a tenere a mente che chiudermi in una grotta non mi farà trovare la luce che cerco, ma che se Lui è la mia luce, anche nelle tenebre vedrò brillare le stelle.

PS: dopo aver visitato il monastero, abbiamo chiesto ai monaci di far celebrare una messa per Filippo e per Giacomo. La diranno domattina presto (3 gennaio), verso le otto. Noi pregheremo con loro. Pregate con noi.

Il mio novembre

di Anna Mazzitelli

Un post di fotografie, foto che ho pazientemente raccolto negli ultimi trenta giorni (e per fortuna che -solo- 30 dì porta novembre…), perché mi sono davvero sforzata di trovare ogni giorno di questo difficile mese qualcosa che mi rendesse felice, e in alcune giornate è stata davvero dura.

Foto, quindi, che con brevi didascalie ho pubblicato su instagram (perché Facebook mai, ma altri social perché no?), per ricordare a me stessa che, se ti impegni, qualcosa di bello esce fuori, ma soprattutto un post per ringraziare le persone che hanno reso possibile scattare almeno alcune di queste foto, e che, consapevoli o meno, mi sono state vicino e di grande aiuto.

Mancano le decine e decine di foto che mi hanno mandato Luigi e Vincenzo, intasandomi il telefono e alleggerendomi il cuore, le farfalle di Donatella, i caffè di Lucia, e chissà quanto altro. Grazie anche a voi, anche se non comparite.

#unacosaalgiornochetirendefelice #novembre2016

1 novembre
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2 novembre
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3 novembre
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4 novembre: C’è voluto un po’ ma alla fine hai ceduto senza capire, sono grata!
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5 novembre: Shopping no-limits.
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6 novembre: Bomba d’acqua con Rosario a San Pietro.
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7 novembre: Gita con amica e tisane a go-go.
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8 novembre:
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“…devi solo sentirti al sicuro,
c’è qualcuno che è sempre con noi,
alza gli occhi se vuoi,
tu vederlo potrai,
e i perché apriranno nel blu…
è una giostra che va questa vita che
gira insieme a noi e non si ferma mai,
e ogni vita lo sa
che rinascerà in un fiore
che fine non ha…”

9 novembre
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10 novembre: Gita scolastica.
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11 novembre: Mamma, io devo pulire il lavandino!
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12 novembre: Catechesi personali su richiesta.
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13 novembre
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14 novembre: Quarta preghiera eucaristica e regali a sorpresa.
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15 novembre: Oggi ci sarebbero decine di foto. Ne scelgo una: Francimio.
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16 novembre: Chiedi un mocaccino e ricevi un’opera d’arte.
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17 novembre
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18 novembre: Not only for me, but absolutely for me.
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19 novembre: Dolci visite.
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20 novembre: Oggi è stato proprio difficile trovarne una…
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21 novembre: Prendermi cura di te mi rende felice.
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22 novembre: Oggi ovunque…
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23 novembre: Avvento, siamo pronti!
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24 novembre: Pranzo con amica.
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25 novembre: Fiore arancione a sorpresa a scuola, e poi oggi è venerdì.
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26 novembre: Sistemazione maniacale di chiodini.
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27 novembre: Una giornata piena di cose belle, ma la mia gioia più grande siete sempre voi tre… quattro…
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28 novembre: Dolcezza oltreoceano.
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29 novembre: Americanate, per di più senza punteggiatura.
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30 novembre: Tovaglia nuova, attesa di amici per cena, ma soprattutto… bye bye novembre!
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Grazie a tutti voi.
Anna

 

 

 

 

 

Frate Francesco

di Anna Mazzitelli

Antefatto:

Maggio 2008. Filippo è uno splendido bambino di quasi due anni, gioca nel soggiorno.

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Io sono sdraiata sul letto della sua cameretta col Messale Quotidiano in mano. Stefano, nella stessa stanza, sta stirando.

Sfoglio le pagine che raccontano brevemente le vite dei santi, e propongo nomi per il bambino che si agita nella mia pancia e che già ha iniziato ad avere problemi: emorragia-ricovero-distacco di placenta-letto-immobilità-ecografie a raffica per vedere se la situazione migliora-scoperta di pisellino-urgenza di un nome.

Mille proposte, ma la necessità di scegliere qualcuno di serio a cui affidarlo, che se ne prenda cura, a cui ispirarsi, che sappia il fatto suo. Spunta fuori Francesco. E’ il nome che mia sorella vorrebbe dare al suo futuro ipotetico figlio, quindi esitiamo, poi la chiamo e le chiedo il permesso. Lei si arrabbia, lo so, ma non mi dice di no e fa buon viso a cattivo gioco… Poi avrà come ricompensa due splendide femmine, così non ci sarà bisogno di litigare per i nomi.

Francesco. 

Mai decisione presa fu più felice. 

Ancora non sapevamo che il nostro Francesco sarebbe nato così presto, così piccolo, e nonostante tutto così sano. Così protetto. Così miracolo.

Assisi, 26 settembre 2015

Sabato scorso, dopo aver mille volte rimandato, abbiamo finalmente fatto la nostra gita ad Assisi. Ci vogliono poco più di due ore di macchina, si può fare in giornata, anche se è faticoso. Ma quanto ne è valsa la pena!

Ci aspettava Fra PietroLuca, che ci aveva scritto una mail dopo aver visto la nostra intervista su TV2000. Ci aspettava da prima dell’estate, perché gli avevamo promesso una visita, e alla fine abbiamo mantenuto la promessa.

Ma, come spesso accade, siamo andati per portare Francesco a vedere i luoghi dove ha vissuto il suo Santo, per conoscere questo nuovo amico, per fare una gita in un sabato diverso da tutti gli altri sabati, e siamo tornati ricchi di regali, con il cuore pieno di Grazie, e, almeno io, con gli occhi svuotati da tutte le lacrime che avevo, che ho versato per commozione e coinvolgimento e gioia durante l’intera giornata.

La prima tappa è stata la Porziuncola. Siamo entrati e in silenzio siamo passati attraverso questa casa nella casa, questo incredibile luogo che i frati hanno circondato con un’enorme basilica pur di proteggerlo. Da lì siamo andati a vedere il roseto, e fra PietroLuca ci ha raccontato la storia della tentazione di Francesco, che, pur di non cederle, si spoglia nudo e si getta tra i rovi. IMG_3751E, miracolosamente, dai rovi sbocciano le rose, e quelle rose non hanno spine. E qui il il primo regalo (e il primo pianto): una rosa di quel roseto, che se vengono trapiantate da un’altra parte – ci ha detto Fra PietroLuca – crescono con le spine, ma lì dentro no, le spine non ci sono mai.

Il racconto prosegue, i fratelli di Francesco lo trovano, quella notte, e lo coprono, e cercano di aiutarlo, e lui si fa portare nella Porziuncola, e parla con Gesù.

Gesù gli chiede “Cosa vuoi?”

E Francesco non pensa a se stesso, non pensa ai suoi frati, non pensa alla sua città o alla sua famiglia. Un ragazzo di un paesino dell’Umbria del 1200 pensa a tutta l’umanità. Tutta. Anche quella che verrà dopo. Tutta.

E chiede a Gesù la possibilità che chiunque visiti la Porziuncola, alle condizioni stabilite dalla Chiesa, riceva l’indulgenza. E Gesù gliela concede, previa approvazione del Papa, e oggi, dopo tanto tempo, visitando quella stanzetta strana, racchiusa in una basilica enorme, è possibile essere non solo perdonati dalle colpe, ma liberati dalle pene. Sempre. (link a un documento che racconta la storia). In una notte di 800 anni fa Francesco poteva chiedere al Signore qualsiasi cosa, e ha deciso di chiedere una cosa che riguarda anche me, oggi, qui, piccola e schiacciata dalle mie miserie e dalla fatica quotidiana. Non ci sono parole per esprimere quello che ho provato quando mi sono resa conto di questa cosa.

Ci siamo spostati poi alla Cappella del Transito, il luogo in cui c’era l’infermeria del vecchio convento. Francesco, morente, si fa portare alla Porziuncola, e poi viene spostato in questa infermeria dove, la sera del 3 ottobre 1226, muore.

Fra PietroLuca ci ha raccontato dell’omelia di un frate che è stato recentemente ordinato vescovo, il quale, parlando di Francesco, ha detto che la nostra vita è come un libro, del quale, con la vita terrena, scriviamo solo la prefazione. Tutto il resto, il più bello, il di più, l’essenziale, viene dopo.  E Francesco, che ha vissuto solo 44 anni, in un mondo in cui non c’era whatsapp, Facebook, telefoni, televisione, ha dato vita, con i suoi 44 anni, alla prefazione di un libro capace di affascinare chiunque. La frase che più mi piace riferita a Francesco (dal “Forza venite gente”) è: “dal tuo seme una foresta”. Trovo che da sola questa frase renda benissimo quello che questo ragazzo ha saputo fare.

Ma è anche vero che quando stiamo per acquistare un libro, ci facciamo condizionare nella sua scelta da quello che c’è scritto nella prefazione. Non compreremmo un libro la cui prefazione ci sembrasse noiosa o fosse deludente. Quindi alla fine non è importante vivere 8 anni o 100, quel che conta è utilizzare bene il tempo che ci è dato per scrivere una prefazione avvincente.

Ci siamo poi spostati in sagrestia, dove i nomi dei nostri bambini sono stati scritti su un librone enorme, che contiene i nomi di tutti i bambini che nel tempo hanno fatto il loro atto di affidamento alla Madonna degli Angeli. Fra PietroLuca ha regalato loro due piccoli tau, che ora sono appesi sui loro letti, e ce ne ha dato anche uno per Filippo. Francesco ha detto “Sì, ma Filippo non è qui”. Ma non era proprio vero.

Davanti alla Porziuncola abbiamo recitato una preghiera bellissima commovente (e giù altre lacrime!):

Affidamento dei nostri bambini alla Madonna

Al tuo cuore di madre,assisi-basilica-di-s-francesco-cimabue-madonna-degli-angeli-e-s-francesco
Vergine degli Angeli,
affidiamo questi bambini.

Accoglili nella culla del Tuo grembo,
prepara anche per loro la mangiatoia
nella quale hai deposto Gesù.

Difendili dal male
come hai difeso il Figlio Tuo
fuggendo in Egitto.

Offrili al Padre
come nella presentazione
di Gesù al tempio.

Custodisci nel tuo cuore il segreto della loro vocazione
come hai custodito il mistero
della volontà del Padre sul Figlio Tuo.

Stai con loro nel momento del dolore
come sotto la croce
e lasciati accogliere nella loro casa
come ti ha accolto il discepolo che Gesù amava.

Guardali come hai guardato il Figlio Tuo
perché il Battesimo li ha fatti membra
del Suo corpo che tu hai partorito.

Sono tuoi e la tua protezione
li conformi in tutto
alla bellezza del Signore risorto
che vive e regna nei secoli dei secoli.

Amen

IMG_8692Fra PietroLuca ha poi attirato la nostra attenzione sui dipinti all’interno della Porziuncola: sono tutte scene della vita di Francesco, tutte tranne quella centrale, che raffigura l’Annunciazione. Perché? Così come il “Fiat”, il “sì” di Maria si è fatto carne, ha dato vita a Gesù, anche il “sì” di Francesco si è fatto carne, sono nati i Frati, wikipedia dice che oggi ci sono quasi 29mila frati nel mondo. Dal tuo seme una foresta.

Fra PietroLuca ha aggiunto che anche dai nostri “sì” a Dio deve nascere carne. Spero che commenti questo post per esplicitare il concetto, ho provato a parlarne con Stefano ma ci serve un aiuto, non mi ricordo il discorso e non so dove volesse andare a parare.

Dopo aver regalato ai bambini la maglietta della festa degli Angeli, P1060905 (1)che si sarebbe svolta il giorno dopo, siamo andati a vedere il Presepe. Francesco voleva capire il Vangelo che racconta la nascita di Gesù, voleva capire cosa significasse fisicamente, quindi realizza il presepe vivente, il primo presepe della storia. Direi che anche questa idea ha avuto un discreto successo.

Tenere in braccio un bambino si può paragonare alla nostra relazione con Dio, ci ha detto Fra PietroLuca: il bambino cresce finché te ne prendi cura, lo accudisci, lo nutri. Così il nostro rapporto con Dio va alimentato, mai lasciato avvizzire.

L’ultimo regalo che ci ha fatto Fra PietroLuca è stato un libro, che sto leggendo e del quale non posso dire molto per ora. Una frase però voglio condividerla, perché mi ha colpito:

“Quando riesci a vedere solo il tuo dolore, perdi di vista Dio”.

Spero e prego affinché il nostro miracolo, la Grazia di essere sereni e di non disperarci di fronte agli avvenimenti della nostra vita, si rinnovi ogni giorno, ogni secondo, perché è vero che nel momento in cui fai prevalere il dolore e ti lasci distrarre da lui non vedi più Dio, e allora è la fine. E perdere di vista Dio è la cosa peggiore che possa capitare.

Ah, mi sbagliavo, l’ultimo regalo non è stato il libro, è stato un cingolo già annodato per il saio di Francesco, per la festa di Tutti i Santi… non vediamo l’ora di sfoggiarlo!

Posso dire con certezza che Frate Francesco ha fatto un ottimo lavoro con il nostro bambino che porta il suo nome. E non finirò mai di ringraziarlo.

Amore, mongolfiere e cene.

di Anna Mazzitelli

Ok, diciamolo, è stata una settimana complicata.

Si sono accavallate diverse vicende che hanno reso questi ultimi sette giorni una vera tortura.

Una situazione non chiara con la scuola che sta per ricominciare, una persona che decide di girovagare in zona di guerra, e, soprattutto, la settimana in cui, l’anno scorso, ci siamo resi conto che Filippo stava di nuovo male, e il giorno, il 27 agosto, in cui abbiamo ricevuto la sua diagnosi certa, praticamente la sua sentenza di morte.

La calma non è stata mai il mio punto forte, e, si sa, quando la mamma non è calma tantomeno possono esserlo i bambini, quindi tra il caldo che è tornato, i compiti per le vacanze non fatti, lagne per ogni cosa e anche il suo esatto contrario (per mangiare e per non mangiare, per dormire e per non dormire, per lavarsi, per vestirsi… chi l’avrebbe mai detto che i maschi sono più pignoli delle femmine sulla scelta dei vestiti?!) ci siamo trascinati a forza di minacce, punizioni, musi lunghi…

cenettaFinché la mia amica di penna mi ha praticamente costretto a cucinare una torta e a mettere dei fiori sulla tavola per la cena (proprio la sera in cui Stefano è tornato con l’influenza intestinale e non ha toccato cibo), e dopo averlo fatto, essermi sforzata di servire, come mi era stato consigliato, proprio nel momento in cui avrei solo voluto nascondermi sotto le coperte, le cose hanno cominciato a sistemarsi: ho ricevuto una telefonata dall’America, una foto della luna, ho potuto richiamare Filippo dalla sua missione di sorveglianza dell’aspirante ostaggio dei terroristi (e finalmente il dito a cui porto l’anello nuziale ha ricominciato a pizzicare) e ho avuto notizie confortanti dalla scuola (che non guasta). E, miracolosamente, i bambini si sono divorati la cena senza storie… (solo quella sera, però!)

E tutto questo si lega a quello che ci siamo dette stamattina io e la mia amica di penna: ha esordito lei dicendo che sta raggiungendo delle consapevolezze sulla vita e sulla morte.

Come un’illuminazione, ha percepito la certezza che l’unica cosa che conta è l’amore. Non è una sentimentale romantica, la mia amica, quindi non c’è nulla di new age in quello che mi ha detto. Lei sostiene di aver percepito questa essenza di amore come una forza fisica, tanto reale quanto la forza di gravità, e che questa forza sarà l’unica cosa di cui saremo fatti quando passeremo alla vita reale. Più avremo amato e più saremo energia viva e pura nella realtà che ci aspetta – parole sue – e quindi l’unica cosa reale in questo mondo è l’amore, tutto il resto è come un’allucinazione.

Prosegue dicendo che questo amore, che permea tutte le cose, è Dio, noi gli apparteniamo già, ma se non amiamo è come se la nostra energia, il nostro amore, si consumasse, come un palloncino pieno di elio che prima o poi smette di volare. E l’inferno è proprio questo, la perdita di questo amore.

Conclude dicendo che, alla luce di questo ragionamento, il mio Filippo non è un palloncino, ma una mongolfiera! Che gli ho insegnato ad amare anche quando stava per morire, nel momento in cui uno si aspetta di ricevere e non di dare.

E così si chiude il cerchio che iniziava con l’invito a servire, ad amare, quando sembra che tutto remi contro, quando proprio uno pensa di non farcela…

A molte domande sulla nostra vita si potrebbe rispondere innun modo univoco: è l’amore che fa la differenza.

La mia amica mia detto che teme di perdere il senso di questa consapevolezza, di quello che ha provato nel raggiungere queste cose, come un sogno che si dimentica la mattina al risveglio. Io, per ringraziarla di aver sopportato le mie lagne settimanali, scrivo tutto qui, così, se vorrà, potrà venire a ripassare.

Ricapitolando…

di Anna Mazzitelli

Sono passati circa otto mesi da quando abbiamo aperto questo blog, e nel corso di questo tempo molte persone hanno scritto, sia nei commenti, sia in privato alla mail del sito, per raccontarci le loro esperienze e per domandarci di pregare per loro.

Ho deciso di ricapitolare tutto in un unico post, che potrebbe anche diventare una pagina fissa del sito, perché mi capita di pregare per alcune persone dimenticandone altre, perché a tutti noi capita di provare più affinità verso qualcuno, di sentire le esigenze di certe persone vicine alle proprie, e quindi di avere a cuore certe richieste più di altre.

Cercherò di fare una scansione temporale delle richieste, e mi scuso in anticipo se me ne dimenticherò qualcuna, ma vi invito a ricordarmele, a insistere e anche ad aggiungere altre intenzioni e richieste qui sotto, in modo che siano tutte raggruppate e sia più facile ritrovarle.

Pensavo addirittura che sarebbe possibile, proprio in virtù di questa affinità che a volte si crea tra persone che nemmeno si conoscono, creare una sorta di “adozione di preghiera”, fermo restando che chiunque può pregare o non pregare per chiunque altro, ma magari qualcuno può prendersi l’impegno, molto liberamente e privatamente, come preferisce, di supportare con la preghiera quotidiana una certa situazione e una certa persona.

Bando alle chiacchiere, ecco il mio elenco di richieste. A ciascuno la sua.

Inizio con le sette preghiere di Filippo, che sono sempre attuali: per Giacomo in primis, che sta vivendo da quattro mesi la sua recidiva, e anche se ancora è abbastanza attivo, gioca, scherza e sorride sempre, i suoi valori del sangue rivelano che la malattia avanza inesorabile. Per Giacomo, quindi, e per la sua famiglia, la mamma Chiara, il papà Luca, i fratelli Isacco, Maria Elena e Marta.

Per i nostri nonni, Nonno Italo col suo dolore cronico alla bocca, tutti i nonni.

Per Francesco e Giovanni, i fratelli di Filippo, e per me e Stefano, che il Signore ci aiuti e ci tenga uniti.

Per le persone che non credono, per le coppie che non riescono ad avere bambini, per le mamme in attesa e i bambini nelle pance, soprattutto quelli non voluti o che hanno dei problemi.

Poi le richieste di preghiera che ci sono arrivate nel corso del tempo:

Per Angela (Smack) e i suoi problemi di salute. Ci ha raccontato la sua storia e ha sempre bisogno di un rinforzo nelle nostre preghiere.

Per Marinù e la sua famiglia, i sui figli che piacciono tanto ai miei.

Per AmbraMaria AntoniettaMassimo, Maria ChiaraBeatrice, che ci hanno scritto lettere davvero commoventi.

Per i genitori di Donatella, per lei, Domenico e i loro figli.

Per Maria Concetta.

Per Vincenzo, la sua famiglia con 100 dita, e tutte le sue intenzioni.

Per Padre Massimo e Padre Maurizio. E per tutti i sacerdoti. Che Dio li aiuti.

Per Raffaella, che sento come una sorella pur non conoscendola, che è già compresa in una delle preghiere di Filippo, ma che sento di dover nominare per chiedere un pensiero in più per la sua intenzione. E per una bambina malata, Francesca Maria, di cui Raffaella ci ha parlato.

Per la piccola Laura che è stata operata più volte e che dovrà subire ancora altri interventi, per il suo piccolo cuore, che mettiamo nelle mani del Padre.

Per un fraticello di Assisi che abbiamo promesso di andare a trovare, ma ancora non ci siamo riusciti, rinnoviamo il patto e mietiamo qualche preghiera. Si chiama Fra Pietro e senza saperlo mi ha sollevato in una grigia giornata di febbraio, asciugando le mie lacrime con le sue parole.

Per zio Mauro, che sta vivendo un momento molto difficile, per sua moglie Gina e tutta la sua famiglia.

Per la mia anonima amica che ha difficoltà nel suo matrimonio.

Per M. e S., che con le loro puntualizzazioni ci ha portato a riflettere, a discutere tra noi, a scrutarci dentro e a cercare sempre di più il Signore nelle nostre vite.

Per Noemi, Davide, Mario, Don Marco (e la famiglia di Gian), Chiara (e suo fratello Francesco, i suoi amici Michele e Caterina che lottano contro pesanti malattie), Robertino, Maria Teresa (e la coppia di sposi per cui ci ha chiesto intercessione), Pino, Marika, Loredana (e le sue sorelle), Pina e Ignazio, Maria Elena, Silvana (che ha perso sua figlia Claudia), Elga, Cristina con tutti i suoi figli, Claudia, Francesca (e la sua richiesta per il piccolo Francesco, malato) e tutte le persone che, come loro, in privato ci hanno scritto, raccontandoci le loro fatica quotidiane e condividendo con noi i loro problemi, i loro desideri e le loro speranze. Ciascuno ha un posto nella nostra preghiera serale.

Per Sabino e sua figlia Giusi.

Per Katia e la sua piccola Greta che ha subito un trapianto di midollo osseo a Monza.

Per Maria Antonietta, la sua personale battaglia e la sua pancia piena di Sole.

Per Alessandra, sua zia Clelia e il figlio di quest’ultima, Marcello. La situazione è delicata e difficile, e possiamo solo affidarla al Signore.

Per Emma, sua sorella Sara, per Giovanna e Luca.

Per le nostre famiglie, genitori, fratelli, sorelle, cognati, nipoti, zii, cugini…

Per Tiziana, le sue sorelle, i suoi amici con cui condivide il cammino, i loro figli. Per Luca e Benedetta, per Ilaria e il piccolo Davide, e per tutti quelli che mi ha affidato e di cui non ricordo i nomi, ma sono certa che lei stessa interverrà per rinfrescarmi la memoria.

Per il Capolavoro di cui ho parlato in questo post.

Per il mio amico Luigi e il suo matrimonio in crisi, perché credo in lui e nella sua famiglia, e non smetterò di chiedere al Padre di donar loro la Grazia di ritrovarsi.

Per le famiglie di tutti i bambini che abbiamo conosciuto in questi anni e che ora sono in Cielo.

Per Giorgio che non sta bene, e per la sua famiglia che adesso è in montagna.

Per Flavio, un bimbo dell’oratorio, e il suo papà che sta male.

Per la comunità della nostra parrocchia di Roma, sacerdoti, bambini, ragazzi, adulti, anziani, tutti. 

Per Audrey, il suo tappeto magico, il suo altissimo marito e tutte le loro più personali preghiere.

Per Emilia, suo marito Filippo, perché risolva presto i suoi problemi di lavoro, e per la loro incredibile figlia Caterina.

Per Mauro e Maura, i genitori di Emanuele, per la loro famiglia. Grazie di tutto l’amore che spargete in giro.

Per Luca, Maurizio, Lucetta, Caterina e i suoi fantastici figli, Marco (e le sue parole sempre piene di affetto per noi), Paola e Ludo, Mirella, Dula (con la sua Chiara), Danicor, Alessio, Admin la sua sposa e i suoi figli, Pino, Anna, Renato, Silvia (e per i piccoli Fabio e Paolo che hanno perso il papà da pochi mesi), Sara, Anna, Claudine, Cinzia, Patrizia, Francesca, Sabrina, Eliseo, Annalisa, Maria, Emilia, Ninni, Micaela, Carla, Massimo e Silvia sposi entrambi ammalati segnalatici da lavitasempreintornoGabriella (e per suo figlio), Massimo, Veronica, Elisa, Sabina, Vera, Daniela, Suor Gio, Cristina, Alessia, Valerio, Mario G., Nicole col suo Teo in Cielo, Don Pietro e la sua Brigata, Sandra, Andrea, Lorenzo, Luciana, Alessandro e la sua nuovissima bambina, Angelo e Silvia e la sua pancia Celeste, Federico, Paola, Irene con la sua Martina in Cielo, e tutti quelli che hanno commentato, partecipato, e anche quelli che mi sono persa per strada (e ai quali chiedo scusa).

Per Antonella che ha perso suo figlio, ed è triste e stanca.

Per Caterina, Corrado e i loro spettacolari ragazzi.

Per i miei nemici, che non riesco ad amare, e tanto meno riesco a pregare per loro. L’intenzione di farlo c’è. Intanto qualcuno, per favore, lo faccia al posto mio.

Per Don Stefano.

Per tutte le persone che pregano per noi, per me. Per i componenti del gruppo “Aglio Ovest” (e le loro famiglie) che l’hanno fatto intensamente sabato scorso, quando ero in panne a rimestare nella roba di Filippo cercando di mettere in ordine la sua stanza, e per tutti quelli che ogni tanto si ricordano di me.

Perché vi assicuro che si sente, che funziona, che le preghiere arrivano.

E cambiano la storia.

Scenate e luce

di Anna Mazzitelli

Ci sono alcune persone alle quali viene facile farmi dei giganteschi cazziatoni.

Non da tutti, però, sono bene accetti.

Sono piuttosto permalosa, in effetti, e anche se generalmente non serbo rancore, lì per lì mi offendo tantissimo.

Tra le varie persone che hanno l’abitudine di cazziarmi, ce ne sono tre da cui accetto qualunque cosa senza offendermi.

La mia amica Novella, che ho conosciuto quando aspettavo Filippo, e lei aspettava il suo Giovanni, nati poi a pochi giorni di distanza e cresciuti insieme per i primi due anni di vita.

La prima scenata ricevuta da Novella risale alla prima telefonata che le feci. Ricordo che ero sul letto della mia casa di Roma, la chiamai, e quando rispose “pronto?” le dissi: “Novella? Sono Anna”.

Anziché un banale “ciao” mi sentii dire: “Che io sia Novella non c’è dubbio visto che hai chiamato il mio cellulare, e so già che sei Anna visto che mi è comparso il tuo nome. Andiamo avanti.”

Credo che chiunque altro non le avrebbe mai più telefonato. Per me invece è nata una amicizia unica, e ora che Novella sta dall’altra parte del mondo e ne sento tanto la mancanza, ripenso alle innumerevoli strigliate che mi ha dato in questi anni per i più svariati motivi, e sono grata di avere un’amica come lei.

La seconda cazziatrice è Giovanna, la mamma di Emma, ma con lei le scenate sono reciproche. Abbiamo vissuto insieme la terapia dei nostri figli, il primo trapianto, le paure, le speranze. Abbiamo scrutato l’una il figlio dell’altra per poter dire parole di conforto o di allarme, abbiamo riso e pianto per le stesse cose, e ce ne siamo dette di tutti i colori. Ringrazio Dio di averla messa sulla mia strada, salvaggente e àncora, sorella e consuocera, le prometto che non smetterò di cazziarla, e mi auguro che lei farà altrettanto con me.

La terza persona è Vincenzo.

Solo cazziatoni scritti, da lui, ma pieni di affetto e di verità.

Cazziatoni di un uomo che ragiona come farebbe una donna, (senza offesa, Vincenzo!) cioè si immedesima, si pone domande, rimugina, scrive, dettaglia. Mi coglie in fallo nelle mie mancanze, mi ridimensiona nella mia presunzione e mi riporta alla mente cose fatte, dette o scritte anni fa, dimostrando una attenzione, un affetto e una sincerità che nemmeno credo di meritare.

Vincenzo fa il “lighting designer” ovvero illumina.

Illumina opere d’arte, opere teatrali, balletti, mostre, eventi. Ha illuminato anche me, insegnandomi come poter sfruttare la luce del sole per illuminare una finta luna, e far comprendere l’alternanza delle fasi lunari ai miei alunni.

Non conosco in dettaglio il suo lavoro ma immagino che non sia facile: una volta mi ha scritto che il suo compito talvolta consiste nel rendere belle, grazie alla luce, delle cose che proprio belle non sono. E allora ho capito come fa a ragionare così, gli serve per la sua professione, deve saper guardare oltre l’apparenza, deve saper cogliere l’essenza delle cose e anche gettare su di loro un luce che la renda visibile a tutti.

Guardando le foto sul suo sito si capisce che sa farlo in maniera magnifica.

Quindi accoglierò i suoi cazziatoni futuri (so già che me ne spetta uno per questo post) sperando che illumineranno un po’ anche le mie brutture, così come ha saputo illuminare i piedi dei pellegrini inginocchiati davanti Madonna di Caravaggio nella chiesa di Sant’Agostino a Roma.