Terza decade

di Anna Mazzitelli

30 novembre

La felicità ha preso il sopravvento.

Sono stati giorni diversi dai precedenti, i messaggi sono diminuiti, e sono aumentate a dismisura le cose da fare.

Innanzi tutto il giorno dell’anniversario di Filippo, il 20, ci siamo presi tutti e quattro una bella pausa lavorativa e scolastica, e abbiamo passato la giornata assieme. La messa della mattina è stata per Filippo e i suoi amici in cielo, e la commozione nel vedere visi conosciuti che hanno rubato tempo al lavoro e alla famiglia, che si sono precipitati a un orario non proprio agevole in una chiesetta di borgata per noi è stata tanta.

Poi in giro: Lego store per regali e regalini, hamburger e patatine, shopping improcrastinabile, una visita al Verano, che è sempre stupendo… Una giornata bellissima.

Poi c’è stata una certa frenesia per l’incontro di sabato con don Luigi Maria Epicoco. Diciamo che dopo le prime due esperienze, con Andrea Monda e Silvana de Mari, ho imparato che è inutile agitarsi, e che queste cose le gestisce evidentemente Qualcun Altro, e infatti, anche stavolta, è stato perfetto.

C’era tantissima gente, e sono consapevole che la maggior parte delle persone erano lì per sentir parlare don Luigi, ma tanti sono stati quelli che hanno fatto un sacco di chilometri per noi, hanno preso treni, hanno impegnato l’intero fine settimana, sono arrivati da varie parti d’Italia.

Ho rivisto i miei padrini di battesimo dopo diversi anni, ho salutato persone che non conosco, ho abbracciato (con grandissima gratitudine) chi proprio non mi aspettavo di abbracciare, ho riso con tanta gente, ho ricevuto regali handmade…

Da venerdì a lunedì abbiamo avuto la casa invasa da amici e bambini di tutte le età, e ancora una volta sono stata così felice della capacità di accoglienza e della capienza di queste mura, che durante l’anno hanno troppe camere vuote, ma che talvolta sanno riempirsi a dovere, e ci regalano momenti unici.

L’incontro, come previsto, è stato bellissimo. Don Luigi ha questa capacità di parlare a ciascuno in maniera così intima e personale, e di regalare delle cose importanti per la propria vita, per il preciso momento che si sta vivendo, che è impossibile non considerarlo strumento nelle mani del Signore. E la delicatezza con cui ha parlato di Filippo, i sorrisi che ci ha regalato, il clima di intimità che ha creato… non potevamo desiderare niente di diverso.

E non aggiungo altro, se non il link della registrazione, perché io l’ho rivisto lunedì sera, e mi ha regalato altro ancora.

E poi le Cresime dei miei ragazzi, domenica, dopo averli accompagnati (non sempre con modi delicati) per due anni, sentirli rispondere “Eccomi!”, vederli concentrati, a tratti commossi, prendere il volo… che emozione! E ancora i bambini del catechismo delle comunioni, che ho appena conosciuto, e – sono patologica, lo so – già sono così importanti nella mia vita!

E ci sarebbe ancora tanto da dire, tanti dettagli da raccontare, ma la verità è che tutto quello che succede è ordinario, se non lo si sa guardare con i giusti occhi, mentre si tinge di straordinario se guardato alla luce di un amore che perfora la mia vita.
Perfora, sì, cioè la buca proprio, la trapassa da parte a parte, ne diventa la cosa essenziale.
Questo amore di Dio che sento su di me, di un Dio innamorato (misteriosamente e, a mio avviso, incomprensibilmente) di questa sua storta creatura, che solo in virtù di questo amore che sa bene di non meritare, e nondimeno lo percepisce interamente, riesce talvolta a camminare dritta, e ad avere il cuore pieno di pura felicità.

Le foto dei 10 giorni:

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21 novembre: la copertina del nostro libro

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22 novembre: regali volposi

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22 novembre: regali fatti a mano

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24 novembre: casa piena di bambini

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25 novembre: infinitamente di più

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26 novembre: amicizia

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27 novembre: i colori della tramontana

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28 novembre: una foto a caso perché sono felice senza apparenti motivi

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29 novembre: bambine appiccicate addosso

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29 novembre: ancora regali, inaspettati

Tra 11 mesi sarà di nuovo novembre. Per adesso, è andata.

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Seconda decade

20 novembre 2017

Devo proprio ammetterlo, questi secondi dieci giorni sono andati decisamente meglio.

Penso che aprire questo blog sia stata una furbata pazzesca: io scrivo tutto quello che mi passa per la testa, e mi sfogo, le persone leggono, e pregano.

Grazie, Don, che quando ti ho chiamato entusiasta per dirti che volevo aprire il blog, sei stato zitto. Ora so che quello non era un “silenzio-assenso”, era proprio il tuo modo di fare, ma allora non ti conoscevo e l’ho preso per un incoraggiamento.
Non poche sono state le volte in cui il blog mi ha davvero aiutato.

E anche questa volta sono certa che sia andata così, perché i messaggini di incoraggiamento che mi sono arrivati in questi 10 giorni si sono moltiplicati rispetto ai precedenti, ma soprattutto perché ho ricevuto talmente tante Grazie, tutte immeritate, naturalmente, che non posso avere dubbi sul fatto che tante, tante persone, hanno pregato per me, perché stessi bene.

La prima Grazia che ho ricevuto, ed è anche l’unica che racconterò, è che il Signore mi ha donato di perdonare.
Mica tutti, s’intende, cominciamo con quelli facili, che poi per quelli difficili c’è tempo, ma è stato così chiaro questo regalo ricevuto, cioè di saper perdonare sul serio qualcuno, che ho capito anche che prima d’ora non avevo mai perdonato davvero.

E ho capito che se non te lo dona il Signore, ‘sto benedetto perdono, puoi pure sforzarti tutta la vita, ma non te lo puoi procurare da solo.

E, in ultimo, il giorno che ho capito quello che era successo ero talmente ubriaca di questo perdono che il Signore mi aveva regalato, che mi sentivo così bene che non riesco nemmeno a spiegarlo, e ora ne voglio ancora, e voglio che mi sia dato di perdonare anche quelli difficili, quelli che solo a pensarci…

E poi solo un accenno a mail ricevute che mi raccontano veri e propri miracoli, allo stupore di trovarsi alla festa per un battesimo dove non conosci praticamente nessuno, ma per una strana coincidenza di fili che si intrecciano ti sembra di essere tra gente familiare, agli sguardi carichi di lacrime che mi sono scambiata con tante persone, a telefonate inaspettate, messaggi, foto e video che arrivano da vicino e da lontano, ai miei alunni surreali, ai miei figli rumorosi, ai tramonti di questi giorni che hanno dei colori pazzeschi, a Facebook che si riempie di volpi… a Stefano, che nonostante stia portando anche lui il peso del mese di novembre, riesce a coccolarmi e a prendersi cura di me…

Grazie per tutto questo.

Un po’ di foto dal mio album #unacosaalgiornochetirendefelice

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11 novembre, battesimo

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12 novembre, regali inattesi

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15 novembre, colazione

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18 novembre, coccole di marito

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20 novembre: esattamente come tre anni fa

Venite alla festa

di Anna Mazzitelli

Prendo in prestito alcune delle parole dell’omelia di domenica 15 ottobre di Padre Maurizio Botta, che mi aiutino a sciogliere il nodo che mi si è formato in gola domenica, parlando con un’amica.

Mesi che non la incontravo e che non avevo sue notizie, la promessa che mi avrebbe chiamato, mai mantenuta, il sentore che ci fosse qualcosa di importante da dire, il tempo che corre come un pazzo e non lascia briciole a nessuno.

Domenica scorsa, di punto in bianco, l’incontro.

Dopo la Messa, dopo questa meravigliosa parabola delle nozze del figlio del re, che sembrava fatta apposta per questo incontro, per questa situazione.

Ecco lo stralcio dell’omelia, quindi:

(…) L’uomo misteriosamente è abitato da questo impulso a trascendersi, a superarsi. Dico misteriosamente perché non basta assolutamente la fragile teoria dell’evoluzione a spiegare questo strabordante di più dell’uomo. L’uomo come diceva Leopardi manifesta nella noia il segno della sua intima grandezza e non trovando una festa adeguata si accontenta di una dipendenza, di una fuga narcotica, alcolica, stupefacente, sessuale. In generale l’uomo si incatena da solo scegliendo la sua dipendenza e la sua tristezza. (…)

Un re, che fece una festa di nozze per suo figlio…

Dio invita alla festa, alla festa per eccellenza. Un invitatore seriale che non può non invitare. Con così tanta insistenza e larghezza da correre il rischio di invitare gente indegna.

Indegnità non è morale, ci viene specificato, infatti, che ad essere invitati sono buoni e cattivi.

Indegnità è il disprezzo per questo invito. Il disprezzo, inteso come prezzare poco, ha due espressioni: “Non ci vado perché credo ci sia di meglio” oppure “Ci vado senza dare il mio meglio”.

Lasciare Dio a dire: “Non è venuto!” oppure andarci in tuta, disprezzando l’intimità. L’abito nuziale è la gratitudine.

L’ingrato è l’uomo senza abito. Senza umiltà, senza il capo chino di chi stupito e confuso ringrazia per un onore immeritato ed esorbitante. Senza questo atteggiamento non possiamo goderci la Festa più piena ed esaltante a cui si possa sognare di essere invitati. (…)

di Padre Maurizio Botta C.O.

Amica mia, quanto ci costa liberarci delle dipendenze perché è difficile trovare una festa adeguata, e una volta capito qual è quella festa, quanto ci costa cercare di avere l’abito giusto!

E’ fatica, è dolore, ma nel nostro cuore il seme del desiderio di Alto e di Perfetto c’è, anche se è più facile tenerlo buono e non dargli retta.

Ma c’è.

E quando decidiamo di seguirlo, di coinvolgerci completamente per raggiungerlo, accidenti che male! Non è possibile arrivare alla domenica di Pasqua senza essere passati per il venerdì Santo. Però il nostro cuore lo sa che è lì che dobbiamo andare, a dispetto di quanto possa fare male il percorso.

E’ la festa più piena ed esaltante a cui si possa sognare di essere invitati.

Allora mi si stringe la gola e non trovo parole, davanti a te che hai deciso di stravolgere la tua vita per seguire il tuo desiderio, la tua sete di assoluto, di infinito, che hai deciso di non accontentarti, e di attraversare il calvario, nella speranza di vedere finalmente quel sepolcro aperto e vuoto.

Mi inginocchio davanti alla tua vita e davanti ai tuoi occhi che riflettono dolore, ma cercano la luce.

E ho l’intima certezza che è la scelta giusta, quella che hai fatto, anche se lo dico sottovoce, perché capisco la profondità del tuo dolore, ma conosco anche le carezze di un Padre che lenisce questo dolore perché sa che è offerto a Lui, e che non lascia soli.

Hai ricevuto l’invito alla Sua festa, troverai l’abito più bello, e sarà ora di festeggiare. Ne sono convinta. Così come sono convinta che se avessi tentato di partecipare alla festa con l’abito sbagliato, non sarebbe stato lo stesso. Ti saresti trascinata avanti, ma nel tuo cuore sarebbe rimasto un vuoto e un desiderio non esaudito. E questo non ti avrebbe resa felice.

Non mollare questa certezza, tieniti aggrappata a lei. So che festeggerai.

Io prego per te, e ti regalo questa preghiera, scritta da Antoine de Saint-Exupéry:

“Non ti chiedo miracoli o visioni, ma la forza di affrontare il quotidiano. Preservami dal timore di poter perdere qualcosa della vita. Non darmi ciò che desidero ma ciò di cui ho bisogno. Insegnami l’arte dei piccoli passi…”

Sembra scritta per te.

L’aquilone

di Anna Mazzitelli

Solo chi era con noi il 2 giugno può rendersi conto di come Filippo stesso abbia saputo organizzarsi la giornata del suo compleanno nel modo migliore: è riuscito a incastrare eventi e persone all’ultimo minuto (le 11 della sera prima) che se ci avessimo provato noi appositamente non ci saremmo mai riusciti, e infatti noi stavamo cercando di combinare una giornata per sabato, ma Filippo evidentemente l’ha voluta per venerdì.

Quanto a voi, che vi siete seduti alla nostra tavola, che avete condiviso con noi quelle ore così liete e leggere, che avete portato armi, dolci e regali e che siete stati voi stessi regali, sebbene non abbiate conosciuto Filippo, sono certa che l’avreste trovato irresistibile, col suo broncio finto, dal quale facilmente scappavano sorrisi.

Grazie per essere stati con noi, per aver festeggiato, per aver camminato, chiacchierato, per aver riso e per aver pregato.

Grazie per aver portato l’aquilone da far volare, che ci ha costretti a guardare tutti assieme verso il cielo.

Non potevamo sperare in una giornata migliore e in una compagnia più dolce.

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Anna

 

sidera micant

di Anna Mazzitelli

Poco più di 5 anni fa, era novembre 2011, eravamo già in 5 ma ancora non lo sapevamo, io, Stefano, Filippo e Francesco siamo stati a Subiaco, a visitare il monastero di San Benedetto.

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Era un buon periodo, erano passati 8 mesi dal primo trapianto di Filippo e tutto sembrava andare per il verso giusto.

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Proprio all’ingresso del monastero, sotto l’arco che apre il corridoio che porta alla chiesa, c’è un’iscrizione in latino:

Lumina si quaeris, Benedicte, quid eligis antra?
Quaesiti servant luminis antra nihil.
Sed perge in tenebris radiorum quaerere lucem
nonnisi ab oscura sidera nocte micant

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Se cerchi la luce, Benedetto, perché scegli la grotta buia?
La grotta non offre la luce che cerchi.
Continua pure nelle tenebre a cercare la luce fulgente,
perché solo in una notte fonda brillano le stelle.

Mi ricordo che Filippo, aveva cinque anni e mezzo, rimase colpitissimo da questa frase, tanto che me la fece fotografare e rileggere moltissime volte anche nei giorni seguenti.

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Fu una giornata splendida, visitammo il sacro speco, facemmo tante foto, mangiammo in un agriturismo dalle parti di Jenne, ricordo che in macchina cantavamo una canzone di una lumaca, che è saggia perché sa aspettare e non vuole tutto e subito… ancora sento la felicità provata in quelle ore.

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La sera stessa, tornati a casa, feci un test di gravidanza, ed era positivo. Giovanni stava arrivando.

Due settimane dopo sapemmo della recidiva e ci avviammo al secondo trapianto.

Mi sono chiesta tante volte se Filippo, a cinque anni e mezzo, avesse compreso quella frase meglio di noi, se la sentisse sua, magari senza saperlo, forse incoscientemente, essendo già passato per momenti piuttosto bui, e con davanti a sé notti ben più scure, che quel giorno non potevamo certo immaginare.

Solo in una notte buia brillano le stelle.

Scrivo queste cose perché siamo all’inizio dell’anno, ed è quasi automatico fare dei buoni propositi.

Scrivo perché qualche giorno fa siamo tornati al monastero di San Benedetto, con Francesco e Giovanni, ma senza Filippo.
C’erano anche Chiara, Luca e i loro figli, ma anche loro senza Giacomo.
Anche questa volta è stata una giornata splendida, abbiamo di nuovo fatto foto, e mangiato nello stesso agriturismo di cinque anni fa.

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Scrivo perché oggi al supermercato, in fila davanti a noi c’era una coppia con tre figli maschi, più o meno coetanei dei nostri, e noi invece ne avevamo solo due con noi, e io non ho potuto fare a meno di piangere.

Scrivo per ammonire me stessa, per rimproverarmi di essere invidiosa, e di pensare sempre a quello che non ho più, invece di ringraziare per quello che ho ancora.

Scrivo perché non è per niente facile essere sempre coerenti e vivere all’altezza di quello in cui si crede, perché a volte è comodo abbattersi, lasciarsi sopraffare dalla nostalgia e cullarsi nel lamento e nella malinconia.

Scrivo perché un amico ha condiviso con me, il 30 dicembre, un versetto dell’inno delle lodi mattutine, che dice

O famiglia di Nazareth,
esperta del soffrire,
dona al mondo la pace

aggiungendo, con una delicatezza tutta sua, che forse, tutto sommato, essere “esperti nel soffrire” non è poi una cosa tanto brutta, se così viene definita la famiglia di Nazareth. E questo lo penso anche io, ma spesso il sasso che ho al posto del cuore mi impedisce di ricordarmene.

Scrivo per aiutarmi a tenere a mente che chiudermi in una grotta non mi farà trovare la luce che cerco, ma che se Lui è la mia luce, anche nelle tenebre vedrò brillare le stelle.

PS: dopo aver visitato il monastero, abbiamo chiesto ai monaci di far celebrare una messa per Filippo e per Giacomo. La diranno domattina presto (3 gennaio), verso le otto. Noi pregheremo con loro. Pregate con noi.

Il mio novembre

di Anna Mazzitelli

Un post di fotografie, foto che ho pazientemente raccolto negli ultimi trenta giorni (e per fortuna che -solo- 30 dì porta novembre…), perché mi sono davvero sforzata di trovare ogni giorno di questo difficile mese qualcosa che mi rendesse felice, e in alcune giornate è stata davvero dura.

Foto, quindi, che con brevi didascalie ho pubblicato su instagram (perché Facebook mai, ma altri social perché no?), per ricordare a me stessa che, se ti impegni, qualcosa di bello esce fuori, ma soprattutto un post per ringraziare le persone che hanno reso possibile scattare almeno alcune di queste foto, e che, consapevoli o meno, mi sono state vicino e di grande aiuto.

Mancano le decine e decine di foto che mi hanno mandato Luigi e Vincenzo, intasandomi il telefono e alleggerendomi il cuore, le farfalle di Donatella, i caffè di Lucia, e chissà quanto altro. Grazie anche a voi, anche se non comparite.

#unacosaalgiornochetirendefelice #novembre2016

1 novembre
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2 novembre
02

3 novembre
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4 novembre: C’è voluto un po’ ma alla fine hai ceduto senza capire, sono grata!
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5 novembre: Shopping no-limits.
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6 novembre: Bomba d’acqua con Rosario a San Pietro.
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7 novembre: Gita con amica e tisane a go-go.
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8 novembre:
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“…devi solo sentirti al sicuro,
c’è qualcuno che è sempre con noi,
alza gli occhi se vuoi,
tu vederlo potrai,
e i perché apriranno nel blu…
è una giostra che va questa vita che
gira insieme a noi e non si ferma mai,
e ogni vita lo sa
che rinascerà in un fiore
che fine non ha…”

9 novembre
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10 novembre: Gita scolastica.
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11 novembre: Mamma, io devo pulire il lavandino!
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12 novembre: Catechesi personali su richiesta.
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13 novembre
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14 novembre: Quarta preghiera eucaristica e regali a sorpresa.
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15 novembre: Oggi ci sarebbero decine di foto. Ne scelgo una: Francimio.
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16 novembre: Chiedi un mocaccino e ricevi un’opera d’arte.
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17 novembre
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18 novembre: Not only for me, but absolutely for me.
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19 novembre: Dolci visite.
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20 novembre: Oggi è stato proprio difficile trovarne una…
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21 novembre: Prendermi cura di te mi rende felice.
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22 novembre: Oggi ovunque…
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23 novembre: Avvento, siamo pronti!
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24 novembre: Pranzo con amica.
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25 novembre: Fiore arancione a sorpresa a scuola, e poi oggi è venerdì.
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26 novembre: Sistemazione maniacale di chiodini.
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27 novembre: Una giornata piena di cose belle, ma la mia gioia più grande siete sempre voi tre… quattro…
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28 novembre: Dolcezza oltreoceano.
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29 novembre: Americanate, per di più senza punteggiatura.
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30 novembre: Tovaglia nuova, attesa di amici per cena, ma soprattutto… bye bye novembre!
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Grazie a tutti voi.
Anna

 

 

 

 

 

Frate Francesco

di Anna Mazzitelli

Antefatto:

Maggio 2008. Filippo è uno splendido bambino di quasi due anni, gioca nel soggiorno.

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Io sono sdraiata sul letto della sua cameretta col Messale Quotidiano in mano. Stefano, nella stessa stanza, sta stirando.

Sfoglio le pagine che raccontano brevemente le vite dei santi, e propongo nomi per il bambino che si agita nella mia pancia e che già ha iniziato ad avere problemi: emorragia-ricovero-distacco di placenta-letto-immobilità-ecografie a raffica per vedere se la situazione migliora-scoperta di pisellino-urgenza di un nome.

Mille proposte, ma la necessità di scegliere qualcuno di serio a cui affidarlo, che se ne prenda cura, a cui ispirarsi, che sappia il fatto suo. Spunta fuori Francesco. E’ il nome che mia sorella vorrebbe dare al suo futuro ipotetico figlio, quindi esitiamo, poi la chiamo e le chiedo il permesso. Lei si arrabbia, lo so, ma non mi dice di no e fa buon viso a cattivo gioco… Poi avrà come ricompensa due splendide femmine, così non ci sarà bisogno di litigare per i nomi.

Francesco. 

Mai decisione presa fu più felice. 

Ancora non sapevamo che il nostro Francesco sarebbe nato così presto, così piccolo, e nonostante tutto così sano. Così protetto. Così miracolo.

Assisi, 26 settembre 2015

Sabato scorso, dopo aver mille volte rimandato, abbiamo finalmente fatto la nostra gita ad Assisi. Ci vogliono poco più di due ore di macchina, si può fare in giornata, anche se è faticoso. Ma quanto ne è valsa la pena!

Ci aspettava Fra PietroLuca, che ci aveva scritto una mail dopo aver visto la nostra intervista su TV2000. Ci aspettava da prima dell’estate, perché gli avevamo promesso una visita, e alla fine abbiamo mantenuto la promessa.

Ma, come spesso accade, siamo andati per portare Francesco a vedere i luoghi dove ha vissuto il suo Santo, per conoscere questo nuovo amico, per fare una gita in un sabato diverso da tutti gli altri sabati, e siamo tornati ricchi di regali, con il cuore pieno di Grazie, e, almeno io, con gli occhi svuotati da tutte le lacrime che avevo, che ho versato per commozione e coinvolgimento e gioia durante l’intera giornata.

La prima tappa è stata la Porziuncola. Siamo entrati e in silenzio siamo passati attraverso questa casa nella casa, questo incredibile luogo che i frati hanno circondato con un’enorme basilica pur di proteggerlo. Da lì siamo andati a vedere il roseto, e fra PietroLuca ci ha raccontato la storia della tentazione di Francesco, che, pur di non cederle, si spoglia nudo e si getta tra i rovi. IMG_3751E, miracolosamente, dai rovi sbocciano le rose, e quelle rose non hanno spine. E qui il il primo regalo (e il primo pianto): una rosa di quel roseto, che se vengono trapiantate da un’altra parte – ci ha detto Fra PietroLuca – crescono con le spine, ma lì dentro no, le spine non ci sono mai.

Il racconto prosegue, i fratelli di Francesco lo trovano, quella notte, e lo coprono, e cercano di aiutarlo, e lui si fa portare nella Porziuncola, e parla con Gesù.

Gesù gli chiede “Cosa vuoi?”

E Francesco non pensa a se stesso, non pensa ai suoi frati, non pensa alla sua città o alla sua famiglia. Un ragazzo di un paesino dell’Umbria del 1200 pensa a tutta l’umanità. Tutta. Anche quella che verrà dopo. Tutta.

E chiede a Gesù la possibilità che chiunque visiti la Porziuncola, alle condizioni stabilite dalla Chiesa, riceva l’indulgenza. E Gesù gliela concede, previa approvazione del Papa, e oggi, dopo tanto tempo, visitando quella stanzetta strana, racchiusa in una basilica enorme, è possibile essere non solo perdonati dalle colpe, ma liberati dalle pene. Sempre. (link a un documento che racconta la storia). In una notte di 800 anni fa Francesco poteva chiedere al Signore qualsiasi cosa, e ha deciso di chiedere una cosa che riguarda anche me, oggi, qui, piccola e schiacciata dalle mie miserie e dalla fatica quotidiana. Non ci sono parole per esprimere quello che ho provato quando mi sono resa conto di questa cosa.

Ci siamo spostati poi alla Cappella del Transito, il luogo in cui c’era l’infermeria del vecchio convento. Francesco, morente, si fa portare alla Porziuncola, e poi viene spostato in questa infermeria dove, la sera del 3 ottobre 1226, muore.

Fra PietroLuca ci ha raccontato dell’omelia di un frate che è stato recentemente ordinato vescovo, il quale, parlando di Francesco, ha detto che la nostra vita è come un libro, del quale, con la vita terrena, scriviamo solo la prefazione. Tutto il resto, il più bello, il di più, l’essenziale, viene dopo.  E Francesco, che ha vissuto solo 44 anni, in un mondo in cui non c’era whatsapp, Facebook, telefoni, televisione, ha dato vita, con i suoi 44 anni, alla prefazione di un libro capace di affascinare chiunque. La frase che più mi piace riferita a Francesco (dal “Forza venite gente”) è: “dal tuo seme una foresta”. Trovo che da sola questa frase renda benissimo quello che questo ragazzo ha saputo fare.

Ma è anche vero che quando stiamo per acquistare un libro, ci facciamo condizionare nella sua scelta da quello che c’è scritto nella prefazione. Non compreremmo un libro la cui prefazione ci sembrasse noiosa o fosse deludente. Quindi alla fine non è importante vivere 8 anni o 100, quel che conta è utilizzare bene il tempo che ci è dato per scrivere una prefazione avvincente.

Ci siamo poi spostati in sagrestia, dove i nomi dei nostri bambini sono stati scritti su un librone enorme, che contiene i nomi di tutti i bambini che nel tempo hanno fatto il loro atto di affidamento alla Madonna degli Angeli. Fra PietroLuca ha regalato loro due piccoli tau, che ora sono appesi sui loro letti, e ce ne ha dato anche uno per Filippo. Francesco ha detto “Sì, ma Filippo non è qui”. Ma non era proprio vero.

Davanti alla Porziuncola abbiamo recitato una preghiera bellissima commovente (e giù altre lacrime!):

Affidamento dei nostri bambini alla Madonna

Al tuo cuore di madre,assisi-basilica-di-s-francesco-cimabue-madonna-degli-angeli-e-s-francesco
Vergine degli Angeli,
affidiamo questi bambini.

Accoglili nella culla del Tuo grembo,
prepara anche per loro la mangiatoia
nella quale hai deposto Gesù.

Difendili dal male
come hai difeso il Figlio Tuo
fuggendo in Egitto.

Offrili al Padre
come nella presentazione
di Gesù al tempio.

Custodisci nel tuo cuore il segreto della loro vocazione
come hai custodito il mistero
della volontà del Padre sul Figlio Tuo.

Stai con loro nel momento del dolore
come sotto la croce
e lasciati accogliere nella loro casa
come ti ha accolto il discepolo che Gesù amava.

Guardali come hai guardato il Figlio Tuo
perché il Battesimo li ha fatti membra
del Suo corpo che tu hai partorito.

Sono tuoi e la tua protezione
li conformi in tutto
alla bellezza del Signore risorto
che vive e regna nei secoli dei secoli.

Amen

IMG_8692Fra PietroLuca ha poi attirato la nostra attenzione sui dipinti all’interno della Porziuncola: sono tutte scene della vita di Francesco, tutte tranne quella centrale, che raffigura l’Annunciazione. Perché? Così come il “Fiat”, il “sì” di Maria si è fatto carne, ha dato vita a Gesù, anche il “sì” di Francesco si è fatto carne, sono nati i Frati, wikipedia dice che oggi ci sono quasi 29mila frati nel mondo. Dal tuo seme una foresta.

Fra PietroLuca ha aggiunto che anche dai nostri “sì” a Dio deve nascere carne. Spero che commenti questo post per esplicitare il concetto, ho provato a parlarne con Stefano ma ci serve un aiuto, non mi ricordo il discorso e non so dove volesse andare a parare.

Dopo aver regalato ai bambini la maglietta della festa degli Angeli, P1060905 (1)che si sarebbe svolta il giorno dopo, siamo andati a vedere il Presepe. Francesco voleva capire il Vangelo che racconta la nascita di Gesù, voleva capire cosa significasse fisicamente, quindi realizza il presepe vivente, il primo presepe della storia. Direi che anche questa idea ha avuto un discreto successo.

Tenere in braccio un bambino si può paragonare alla nostra relazione con Dio, ci ha detto Fra PietroLuca: il bambino cresce finché te ne prendi cura, lo accudisci, lo nutri. Così il nostro rapporto con Dio va alimentato, mai lasciato avvizzire.

L’ultimo regalo che ci ha fatto Fra PietroLuca è stato un libro, che sto leggendo e del quale non posso dire molto per ora. Una frase però voglio condividerla, perché mi ha colpito:

“Quando riesci a vedere solo il tuo dolore, perdi di vista Dio”.

Spero e prego affinché il nostro miracolo, la Grazia di essere sereni e di non disperarci di fronte agli avvenimenti della nostra vita, si rinnovi ogni giorno, ogni secondo, perché è vero che nel momento in cui fai prevalere il dolore e ti lasci distrarre da lui non vedi più Dio, e allora è la fine. E perdere di vista Dio è la cosa peggiore che possa capitare.

Ah, mi sbagliavo, l’ultimo regalo non è stato il libro, è stato un cingolo già annodato per il saio di Francesco, per la festa di Tutti i Santi… non vediamo l’ora di sfoggiarlo!

Posso dire con certezza che Frate Francesco ha fatto un ottimo lavoro con il nostro bambino che porta il suo nome. E non finirò mai di ringraziarlo.