“Pregare non è servito a niente?”

 di Anna Mazzitelli

Cara Amica di Penna,

ho letto il tuo ultimo post con strazio di mamma che non vuole mentire ai suoi figli, ma che comprende che la verità da raccontare loro è a volte talmente dura che davvero non trova a che Santo votarsi per capire come fare.

Sono certa che per tutte le domande iniziali delle tue bambine troverai una risposta più che adeguata, è sull’ultima che voglio cercare di aiutarti, anche se hai ragione quando dici che per affrontarla l’unico aiuto veramente serio di cui avrai bisogno sarà quello di un Altro.

Ma allora pregare non è servito a niente?

Due cose ti voglio regalare, sottovoce, perché non vengono da me, naturalmente, e non credere che per me siano acquisite.
Ogni volta ci sbatto la testa, ma siccome io sono, come diceva Julia Roberts, “Quella gran culo di Cenerentola“, e inspiegabilmente e malgrado io ce la metta tutta per essere detestabile, il Padreterno deve avere davvero simpatia per me e nel corso degli anni è stato Lui a regalarmi delle boe alle quali ancorarmi per non andare a fondo.

La prima è una frase che mio marito ripete sempre: “Niente è più potente dell’uomo che prega” (S. Giovanni Crisostomo).
Sono certa che la preghiera può cambiare la storia. Lo diceva Giovanni Paolo II, la preghiera cambia le sorti del mondo.
In che modo non si sa, di sicuro diversamente da quelli che potrebbero essere i nostri piani.
Noi donne, poi, siamo così brave a suggerire al Padreterno come, quando, dove e perché far capitare una certa cosa invece che un’altra, che a volte ci sembra che la nostra preghiera non sia stata esaudita solo perché non combaciano i dettagli…

Ma di fronte all’evidenza che quello per cui abbiamo pregato non è successo, che abbiamo chiesto con insistenza e con il cuore ma poi le cose sono andate in modo diverso, di fronte a un bambino di 10 mesi che a dispetto dei suoi genitori, della moltitudine di gente che prega, dei rosari detti, delle candele accese, delle messe offerte, dei fioretti, magari alla fine sarà comunque lasciato morire, è davvero difficile vedere la potenza di quell’uomo che prega.

Allora ti lascio il testo di una canzone che ho ascoltato in una chiesa affollata e caldissima della Calabria di vent’anni fa, durante una messa di un sabato sera di fine luglio. Una canzone che ha scritto un ragazzo, un atleta, che a seguito di un incidente stradale è rimasto paralizzato e ha visto in un attimo la sua vita e le sue aspettative stravolte, i suoi desideri e i suoi sogni spazzati via.

Sono certa che la preghiera cambierà la storia, e se non dovesse cambiarla in maniera macroscopica ed evidente, almeno cambierà noi. E solo pregando cominceremo a pregare per le cose giuste, e riceveremo in regalo un cuore di carne che sostituirà il sasso che abbiamo nel petto, e la preghiera diventerà una nostra esigenza, pari al respirare (e, nel mio caso, al dormire e al mangiare cioccolata fondente).
E saremo lieti.

Ti ho chiesto

Ti ho chiesto, Signore, forza
per compiere grandi imprese,
ma Tu mi hai reso debole
perché divenissi umile.
Ti ho chiesto salute e felicità
per fare cose buone,
mi hai dato infermità
per fare cose migliori.

Ti ho chiesto ricchezza
per essere felice,
Ti ho chiesto potenza
per avere lode dagli uomini,
Ti ho chiesto le cose
tutte per godere la vita,
mi hai dato la vita
per godere tutte le cose,
mi hai dato povertà
perché diventassi saggio,
mi hai dato debolezza
perché tornassi a Te.

Niente di quanto Ti ho chiesto,
Signore, ho ricevuto,
ma ogni mio desiderio profondo
è stato esaudito.
Alle mie preghiere non dette
Tu hai dato risposta
ed è bastato solo il tuo amore
a render felice il mio cuore

Alle mie preghiere non dette
Tu hai dato risposta
Io Ti ringrazio, o mio Signore,
e Ti rendo il mio cuore.

Anna

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Filippo 11

Cari amici,

venerdì prossimo sarà di nuovo il 2 giugno e saranno trascorsi 11 anni dal giorno in cui Filippo venne alla luce.

Diversamente dagli scorsi anni, non ci sentiamo di organizzare alcun evento particolare. Vorremmo dedicare il prossimo fine settimana al riposo, nella nostra casa in montagna, e alla preghiera.

Siete ancora in tanti a seguirci e a tutti voi, in occasione di questo compleanno di Filippo, che da dove si trova certamente festeggerà con noi, chiediamo di fare una cosa semplice ma che sappiamo essere la più importante: partecipare alla Santa Messa e pregare per le sue 7 intenzioni, che qui sotto riporto. Noi affideremo a Filippo tutti voi, i vostri cari e le vostre intenzioni.

Grazie

Anna e Stefano

  1. Per tutti i bambini malati, che il Signore doni sollievo alle loro sofferenze e doni conforto e speranza alle loro famiglie
  2. Per tutti i nonni, che il Signore li custodisca e li sostenga
  3. Per Francesco e Giovanni, che Gesù li protegga sempre
  4. Per mamma e papà, perché siano sempre uniti e si vogliano sempre bene
  5. Per le persone che non credono, perché siano illuminate dalla Grazia e trovino Dio
  6. Per le coppie che non riescono ad avere bambini, perché possano averli, o, in alternativa, riescano ad aprirsi alla vita in altri modi e si sentano comunque genitori
  7. Per i bambini nelle pance, quelli che hanno dei problemi, che rischiano di non sopravvivere, e quelli che sono rifiutati dai loro stessi genitori, affinché il Signore li protegga, li guarisca e li salvi.

Credo la Chiesa

di Anna Mazzitelli

“Credo la Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica”.

Così dico tutte le domeniche e nelle feste comandate.

Ed è vero.
E quando la Chiesa si manifesta in modi così sorprendenti come è successo in questi giorni, mi viene una grande voglia di sorridere, di gioire malgrado le difficoltà.

E’ successo che ho ricevuto la mail di una persona che mi raccontava di avere il figlio, 6 anni, malato di leucemia. Mi si è straziato il cuore, le ho dato il mio numero, ci siamo messaggiate un po’, poi ci siamo sentite per telefono e raccontate un po’ di noi.

Discorsi da “mamme di ospedale”, discorsi che non facevo da tempo, ricordi, sensazioni condivise, paure, speranze, preghiere… spero di aver dato a questa mamma un poco di aiuto, sicuramente le ho assicurato, e lo ribadisco adesso, se dovesse leggermi, la mia preghiera e la mia presenza per qualsiasi cosa possa fare per lei.

Poi ho pensato che c’è poco da fare di “pratico”, oltre starla a sentire se ha voglia di parlare, farla sfogare, ascoltare e accompagnarla in questo viaggio che è la terapia di suo figlio.

Ma pregare posso, e posso anche chiedere ad altri di farlo.

Così ho sentito, nel giro di due giorni, tre persone, alle quali ho affidato questo bambino, e sorprendentemente tutte e tre mi hanno detto che già conoscevano la sua situazione, perché già qualcun altro aveva chiesto loro di pregare per lui.

Una di queste persone è Chiara, la mamma di Giacomo, e assieme abbiamo deciso di dare il tormento ai nostri bambini in cielo per farli smuovere a stare vicino a questo bimbo in questo momento così difficile.

Un’altra richiesta l’ho fatta alla mia insegnante di novene, la mia digiunatrice preferita, alla quale ho chiesto, appunto, di digiunare per lui, e lei, che già lo faceva e conosceva la situazione, saprà bene a chi altro passare il testimone visto che è la madrina di una compagnia di oranti diffusi in mezzo mondo.

La Chiesa, che famiglia straordinaria, in cui non serve dare dettagli ma basta chiedere una preghiera e si scatena un’onda che risuona in Paradiso!

Tutte una più scalcinata dell’altra, io per prima, ma che differenza fa, non serve essere sante per chiedere alla nostra Mamma celeste di guardare uno dei suoi figli con un occhio di riguardo, così come non serve che i nostri figli si siano comportati in maniera angelica per dir di sì quando ci chiedono una coccola o un pezzo di cioccolata.

Questa appartenenza mi commuove, e mi rassicura, mi fa sentire in compagnia, mi testimonia che non siamo solo una somma di persone, ma c’è qualcosa di superiore e straordinario che emerge e che tesse trame, incrocia storie, dirige passi e azioni, indirizza incontri, risponde alla nostra sete di Bene.

Pregate, chi passa di qui e legge, preghi con noi.
Grazie.

FAMIGLIA di FAMIGLIE (un Popolo diverso da tutte le Nazioni)

di Mario Barbieri

Oggi mia figlia più piccola (piccola per modo di dire, ha ormai diciott’anni) scherzava sul mio modo lento di “dire le preghiere”, rispetto un amico di famiglia e Fratello in Cristo, che le recita più velocemente, mentre accompagna mia figlia e una delle sue in macchina, al loro tirocinio.

Al di là della velocità del labiale, ho pensato quanto sia bello, che benedizione, sapere che i propri figli quando sono con altri, con altre famiglie o componenti di queste, con cui si condivide la Fede, trovino questa continuità di sante abitudini, ma anche di discorsi, di visione delle vita, di piccole testimonianze.

Sapere che se tu reciti le preghiere del mattino con i tuoi figli, se sono ospiti di altri, con loro reciteranno le preghiere del mattino, che se si troveranno a pranzo o a cena da queste Famiglie amiche, con loro benediranno il signore per il cibo ricevuto e per il dono della condivisione.
Se sarà di Domenica, con loro andranno a Messa, a celebrare la Pasqua che apre la nuova settimana.

Potranno ricevere una parola, un discernimento su un fatto, magari uno dei tanti terribili fatti di morte o di violenza che ogni giorno avviene sotto questo sole, ma che la diffusissima a più livelli rete di comunicazioni odierna, prepotentemente e inevitabilmente fa rimbalzare in casa tua.

Riceveranno una piccola o grande testimonianza… che un padre che scarrozzandoti con la macchina, mentre ti porta a destinazione, ti invita a pregare è già una testimonianza.

Sì, è una benedizione.
Perché i nostri figli, quale che sia la loro età, oltre ad una testimonianza, comprendano che loro non vivono in una “strana famiglia”, in una famiglia fatta di genitori un po’ “fuori dal mondo” (nel mondo ma non del mondo certo…), o di “bigotti”, tanto per andare giù pari… ma appartengono ad un Popolo, “un Popolo diverso da tutte le Nazioni”, destinato a essere segno, ma anche pietra d’inciampo, a ricevere grazie da Dio, ma anche persecuzioni.
Questo è tanto importante per loro, quanto per la loro vocazione e per la missione di noi tutti.

Per questo è un’ottima cosa, direi doverosa se leggiamo tanti passi dell’Antico Testamento, che anche umanamente, si coltivino amicizie, rapporti stretti, momenti di condivisione, con Famiglie che condividono con noi l’unica Fede in Gesù Cristo.
Perché si possa essere e diventare Famiglia di Famiglie, un Corpo, dove noi e i nostri figli possiamo crescere e fortificarci, essere protetti quando serve e stimolati a combattere quando serve.
Combattere contro il male del mondo, contro i suoi inganni, contro le nostre debolezze e i nostri peccati.

Resistere nella Croce, benedire nella gioia e nel pianto.

Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra,
nebbia fitta avvolge le nazioni;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
(Isaia 60,2)

In principio era il Verbo

di Anna Mazzitelli

Scrivere utilizzando il cellulare non è facilissimo, ma ci provo.

Ci provo perché due cose mi hanno commossa, e ci tengo a segnarle, a ricordarle.

La prima è la grande quantità di messaggi, commenti al mio precedente post, e anche mail personali, che mi sono arrivate dopo averlo pubblicato. Tante persone, più o meno conosciute, più o meno sconosciute, mi hanno scritto per dirmi delle belle cose, per assicurarmi che avrebbero pregato per me, la mia amica di penna si è addirittura messa la sveglia, la mattina della messa per Filippo e Giacomo, per non dimenticare di pregare assieme a noi, per noi.

Non posso non commuovermi e so che sono ripetitiva, ma questa comunione dei santi in cui per anni ho decretato di credere, ogni domenica a messa durante la recita del Credo, e che adesso è la cosa più reale che esiste nella mia vita, continua a sorprendermi.

E assieme ad assicurazioni di preghiere, sono arrivate anche richieste, perché è così che funziona, non importa sapere che faccia hai o dove vivi, se conosco qual è la cosa che ti sta a cuore e per la quale preghi e chiedi di pregare, sei mio fratello, sei mia sorella!

La seconda cosa che mi ha commossa è stato, il 3 gennaio sera, leggere il Vangelo del giorno, Vangelo che era stato letto durante la messa celebrata per Filippo e Giacomo quella mattina. Mi dispiace di non aver avuto la presenza di spirito e la voglia di scrivere subito, avrei dovuto farlo, perché il Vangelo diceva così:

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.

Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio (Gv 1,9-12)

Eccola lì la Luce che cercava Benedetto nel suo Speco, un Vangelo come una risposta, come una conferma, come un regalo.

Grazie a tutti quelli che mi hanno scritto, a quelli che non hanno scritto ma hanno pregato, a quelli che non si sono ricordati di pregare perché avevano la testa da un’altra parte, ma che so che ci sono.

dalla tua bontà

di Anna Mazzitelli

In questi giorni duri, lunghi, lenti, di un novembre che ci è sempre stato nemico, e che adesso è ancor più ostile, sto cercando di trovare ragioni per sorridere, per essere grata, per poter dire ogni sera che qualcosa di buono c’è stato.
Non che non ci sia niente di buono, ma voglio fare uno sforzo in più per sottolinearlo, questo buono che c’è, perché in certi momenti è più facile dimenticarlo e crogiolarsi nella malinconia e nella tristezza.

Stasera, dopo una giornata piuttosto negativa, una persona alla quale avevo chiesto di pregare per me mi ha regalato una cosa, e voglio condividerla, perché lo so bene che non sono l’unica che sta male, che tutti, chi più chi meno, hanno le loro croci, e che per quanto a un osservatore esterno e disattento le croci degli altri possano sembrare leggere, ecco, credo che non lo siano mai.

Quindi quello che mi è stato regalato stasera, molto inaspettatamente e al tempo stesso molto efficacemente, lo dono a tutti quelli che in questo momento stanno tribolando.

“Immagino che siano giorni durissimi per te quelli che si avvicinano, e prego per te, e mentre prego mi viene in mente una cosa: San Francesco diceva di restituire tutto a Dio, perché tutto ciò che abbiamo lo abbiamo ricevuto, e tutto ha senso soltanto se è restituito.

Allora la mia richiesta è che mentre tu preghi, e durante l’Eucaristia, tu possa ricordarti di quelle parole che si dicono sulle offerte: <<dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane>>, che proseguono così: <<Lo presentiamo a Te perché diventi per noi…>>.
Allora prego che in questo tempo tu possa fare sempre tua questa preghiera, ci puoi metter dentro il nome che vuoi tu, tu sai qual è.

<<Dalla tua bontà abbiamo ricevuto… (tu lo sai), lo presentiamo a te…>> ed è il momento in cui tu ogni volta lo riconsegni nelle mani del Padre. Forse dovrai riconsegnarlo una volta per tutte, e poi saprai che si trova veramente nelle mani del Padre, e che tu lo potrai riavere, <<… lo presentiamo a te perché diventi per noi frutto di vita eterna>>.
Ti auguro questo in questo tempo”.

Grazie di cuore
(e continua a pregare, per favore, che ti viene particolarmente bene!)

Anna

Padre mio, io mi abbandono a Te

di Anna Mazzitelli

Padre mio, io mi abbandono a Te,
fa’ di me ciò che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà
si compia in me
e in tutte le tue creature.
Non desidero niente altro, Dio mio;
rimetto l’anima mia nelle tue mani
te la dono, Dio mio,
con tutto l’amore del mio cuore,
perché ti amo.
Ed è per me un’esigenza d’amore
il darmi,
il rimettermi nelle tue mani,
senza misura,
con una confidenza infinita,
poiché Tu sei il Padre mio.

(Charles de Foucald)

Questa è la preghiera che viene letta nella nostra parrocchia dopo la distribuzione dell’Eucaristia. Alla fine del canto un bambino, in genere una delle bambine ostiarie, si alza, va all’ambone, e la recita a memoria.

Devo dire che non mi è mai piaciuta in modo particolare, la trovo un po’ sdolcinata, soprattutto se letta da un bambino.

“Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me”

Insomma, parole che in bocca a un bambino mi lasciano quantomeno perplessa.

Oggi alla Messa in parrocchia c’era anche Gabriele, il figlio di Letizia e Gianluca, che assieme a Martina, la sorella maggiore, sono rimasti vittime del terremoto di Amatrice del 24 agosto.
Gabriele, nove anni la prossima settimana, è rimasto dalla sera alla mattina senza la sua famiglia, senza mamma, papà e sorella.

Ora Gabriele vive con sua zia, la sorella di Letizia, e la sua famiglia, e stamattina, assieme a lei e ai nonni, è venuto a Messa da noi.

Non ha servito la Messa con le vesti da chierichetto, come era solito fare, ma stava attento e buono al primo banco, lo osservavo, mi inteneriva, sembra uno scricciolo ma evidentemente è un leone.

Al momento della comunione sono solita portare in fila con me Francesco e Giovanni, che in genere rimediano una benedizione o almeno un colpetto sulla testa dal sacerdote, oggi invece loro sono andati con Stefano, quindi io ho cercato di attirare l’attenzione di Gabriele per farlo venire con me, ma senza successo.
Quando sono tornata a posto, poi, ho guardato per vedere se la sua zia/mamma l’avesse portato, e ho visto che a un certo punto, quando sono passate le bambine ostiarie, lui si è avvicinato e deve aver detto loro qualcosa. Poi è tornato a sedersi.

Insomma, dopo la comunione, finito il canto, Gabriele è salito sull’ambone e ha letto la preghiera di Charles de Foucald.

E, lette da lui, quelle parole, sono state più forti del terremoto che gli ha portato via la famiglia, più taglienti del dolore che si respirava in chiesa il giorno del funerale, più efficaci di qualsiasi sermone e di qualsiasi testimonianza.
Quelle parole, lette da lui, sono state un miracolo sotto i nostri occhi.

“Fa’ di me ciò che ti piace. Qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio”

Qualunque cosa…

Per alcuni “qualunque cosa” ha un significato ben diverso che per altri, e anche se credo che nessuno possa dirsi esente dalla difficoltà e dalla sofferenza, è pur vero che alcuni sono più provati di altri.

Ma la cosa che è successa oggi, ancora una volta mi ha confermato che il Signore non abbandona, non molla, sostiene, si prende cura dei suoi figli, li riempie di coraggio e di forza anche nei momenti più difficili, e fa fare loro cose che umanamente sembrano impossibili, dona speranza anche contro ogni speranza.