Notizie belle

Ho ricevuto questa mail stanotte, si riferisce a un post scritto qualche mese fa, in cui chiedevo preghiere per un bimbo, Luca, che doveva affrontare un trapianto di midollo osseo. Questa mail l’hanno scritta la sua mamma e il suo papà, mentre lui, presumibilmente, giocava con i lego nella sua stanza. La giro a tutti, perché io da sola non ho fatto niente, tutti insieme, invece, evidentemente abbiamo commosso Dio. Non smettete di pregare!

Bologna, 19/10/2017

Ciao,
come si dice in queste occasioni, ‘se ricevi questa mail, è perché…’,
perché in qualche modo, vicino o lontano, anche solo per un piccolo momento o gesto, (ti o vi) è capitato di condividere il lungo percorso fatto da Luca in ospedale e dalla nostra famiglia al suo fianco.

Sono passati poco più di due mesi dal trapianto e un po’ di tempo dal giorno in cui Luca è uscito dall’ospedale quasi sulle sue gambe: ci eravamo immaginati quel momento come una festa travolgente di entusiasmo: un comitato di accoglienza e bentornato fuori dalla palazzina dove ha abitato gli ultimi 43 lunghi giorni dell’ennesimo ricovero…, e invece siamo usciti come manco la più classica delle famiglie alle prese con la partenza intelligente: pieni di borse, sotto il sole battente (che a Luca non giovava tantissimo)… gli infermieri ci hanno perfino dato un carrello per trasbordare tutto… Insomma, nessun trionfo. E con più fatiche e dolori che ci seguivano passo passo di quanti immaginassimo una volta fuori di lì. Col passare dei giorni, infatti, abbiamo toccato con mano quanto anche quel momento fosse una tappa di un cammino lungo che in parte resta da completare.

Luca deve ancora ricostruirsi nel fisico e nello spirito; medicine, visite in day hospital, forti dolori e disagi nel suo corpo sono ancora all’ordine del giorno, come il rischio di ammalarsi facilmente, per non parlare della difficoltà a riprendere appieno la mobilità, la facoltà di camminare. Diceva spesso: “Quando esco dall’ospedale, voglio andare a camminare in montagna!”. Ecco, appunto, ci vorrà ancora un po’ di tempo…

Ed è anche il motivo per cui può capitare di vederlo o vederci (o sentirci) ancora stanchi, ancora un po’ alla ricerca di equilibri vari e serenità, con qualche ombra o ‘fantasma’ da chiudere del tutto in qualche baule da dimenticare in soffitta… Il che significa anche che avremo ancora bisogno di sostegno e vicinanza. Abbiamo davanti un anno, un anno almeno dal trapianto per poter dire che si può, almeno in parte, archiviare la malattia. Come ci è capitato di dire (e di sperimentare di continuo), la strada è ancora lunga, per lui soprattutto, ma anche per noi (e per quanti avessero voglia di accompagnarci). Avevamo desiderato che finisse tutto una volta varcata la soglia dell’ospedale, abbiamo presto capito che quello non basta. E che la ‘nuova quotidianità’ non è meno impegnativa della precedente.

Ma a tutti voi che appunto ricevete questa mail vorremmo intanto dire un enorme grazie per il tanto, tantissimo che avete già fatto per noi fino ad oggi.
Abbiamo meditato a lungo e preparato la lista dei destinatari di questo messaggio e ci sembrava sempre di dimenticare qualcuno; davvero abbiamo toccato con mano l’enorme affetto e aiuto che abbiamo avuto in questo lungo periodo.

E’ qualcosa che tocca nel profondo. E di cui appunto siamo enormemente grati; ancora una volta abbiamo potuto sperimentare quanto siamo ‘benedetti’ e fortunati. E forse è proprio in momenti e sfide come queste che si ‘gusta’ davvero questo voler bene, questo non sentirsi lasciati soli.

Grazie, davvero grazie: perché senza ciascuno di voi, non ci saremmo riusciti. Ed è vero.
Non saremmo riusciti ad arrivare in fondo (vivi, o almeno non del tutto impazziti).
Non saremmo riusciti a stare vicino a Luca.
Non saremmo riusciti a trovare risorse, risposte, soluzioni per tenere insieme come meglio si potesse tutta la famiglia. Non saremmo riusciti a pregare così tanto e così bene; e, soprattutto, non ci sarebbe stata questa invocazione al bene, una potente e costante ‘onda d’urto’ che esigeva di essere ascoltata e che ha saputo colmare i molti ‘vuoti’ delle nostre varie incostanze, delle nostre dimenticanze, dei nostri silenzi.

Non saremmo riusciti a toccare con mano il valore dei legami; l’essenziale sarà anche “invisibile agli occhi”, ma vi assicuriamo ci avete aiutato a mettere a fuoco parecchie cose che sono lezioni di vita, preziose esperienze che danno senso a quello che ci accade.

Fin dall’inizio è stato chiaro quanto e come fosse importante distogliere lo sguardo o il pensiero da Luca malato e sofferente, dalla dolorosa trasformazione del suo corpo e del suo modo di essere, a cui assistevamo ogni giorno, perché attirati o sollecitati da chi, come ognuno di voi, ci chiedeva anche solo come stessero andando le cose; fin dall’inizio, come più d’uno si è sentito ripetere, ricevere sostegno e vicinanza, voglia di donare aiuto (anche se poi concretamente non si trasformava in niente) o anche solo un po’ di tempo per ascoltare piccole o grandi conquiste o cadute quotidiane, è stato decisivo per coltivare la speranza, per alleviare la fatica dei pensieri negativi, per guardare avanti, in positivo, per sforzarci di non rinchiuderci in noi stessi a portare un peso che da soli non sempre eravamo in grado di sostenere.
Ogni singolo messaggino, ogni singolo caffè, ogni singola preghiera, ogni visita, idea, consulenza, regalo, torta, accompagnamento… sono stati quello di cui avevamo bisogno quando ne avevamo bisogno; e state certi che ce n’era tanto bisogno (e ce ne sarà ancora bisogno). Ci siamo sentiti spesso ripetere che eravamo bravi, addirittura eroi… Ci sembra di poter dire che quelli bravi siete stati tutti voi, perché ‘durare’ lungo questa strada era la vera scommessa, insistere nella vicinanza.

Essere grati a tutti voi è davvero bello: per paradosso questa vostra fratellanza, amicizia, affetto, rende più comprensibile rileggere quello che è successo a Luca e che ci è capitato. Il Talmud babilonese esige dall’uomo che non pensi soltanto al bene, ma anche al male che lo ha colpito nella sua esistenza, scrive il monaco benedettino Anselm Grun. E continua: “Se riesco a ringraziare per tutto ciò che mi succede, i miei pensieri si trasformano. Il male non evocherà più in me pensieri che mi rendono scontento e mi tormentano”. Ecco quello che ci avete donato, nel piccolo come nel grande, ha fatto questo: ci siamo sentiti accompagnati da parole, gesti e preghiere che sono serviti a “sostenere lo sforzo”, ed è stato bello, travolgente, talvolta superiore alla nostra capacità di rispondere correttamente e degnamente.

Vorremmo farlo ora, ora che il cammino si trasforma, ora che per Luca forse inizia un ‘giorno’ e come disse un certo personaggio del Libro della Giungla, dopo la lunga notte “le stelle si fanno più rare” e da ora in poi “seguiremo nuove tracce” senza sapere bene cosa la strada gli e ci riserva: ancora una volta grazie.
Ci avete donato qualcosa di bello, impagabile, una mano tesa e un sorriso offerti tutti i giorni… mica è scontato, mica è automatico.

Ci sentiamo felici e debitori per questo; ci avete aiutato a trasformare il male in bene. Senza ciascuno di voi noi e Luca non ce l’avremmo fatta. E la felicità va condivisa. Potremmo dire… “continuate così”, ma già tocchiamo con mano che è così.

Ora verrebbe da dire ‘non perdiamoci di vista’.
In noi non tutto è ‘risolto’, non tutto è superato e mandato all’album dei ricordi da sfogliare chissà quando. Ogni giorno è ancora una sfida faticosa, fatta di medicine, ansie, ‘resistenze’… Il percorso che hanno tracciato per Luca gli assegna ora un obiettivo alto: trovare le forze per ricominciare; in ospedale, in fondo, è più ‘facile’: la vita è scandita e decisa da regole e processi da accompagnare; ora va trovata la forza (dove?) per alzarsi da soli, per riconquistare quello che si è interrotto e che non è affatto a portata di mano (camminare, mangiare, dormire, stare con gli altri…).
Ripartiamo quindi da qui: dal rileggere quello che è successo e pensare a ciascuno di voi per come è riuscito a fare un pezzo di strada assieme aiutandoci a mettere un passo dopo l’altro quando lo sconforto ci prosciugava (anche se non lo dicevamo); e dal condividere questa nuova fase che si apre, con il suo carico di incognite e speranze, confidando ancora una volta nel fatto di non essere soli.

E, un po’ per ricordare questa ‘avventura’, ci viene in mente soprattutto questo simbolo, ormai famoso con Luca: un mattoncino Lego (non ve ne spediamo uno a ciascuno -anche se ne abbiamo ormai più che a sufficienza- ma idealmente lo facciamo).
Anche per Luca senza i Lego non sarebbe stato così facile mantenere entusiasmo e voglia di fare: e di ‘mattoncini’, come avrete capito (ce) ne sono arrivati tanti. Con uno ci fai poco, con tanti, invece…

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Un abbraccio a ciascuno, con affetto, amicizia e stima

Mattia e Federica

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“Pregare non è servito a niente?”

 di Anna Mazzitelli

Cara Amica di Penna,

ho letto il tuo ultimo post con strazio di mamma che non vuole mentire ai suoi figli, ma che comprende che la verità da raccontare loro è a volte talmente dura che davvero non trova a che Santo votarsi per capire come fare.

Sono certa che per tutte le domande iniziali delle tue bambine troverai una risposta più che adeguata, è sull’ultima che voglio cercare di aiutarti, anche se hai ragione quando dici che per affrontarla l’unico aiuto veramente serio di cui avrai bisogno sarà quello di un Altro.

Ma allora pregare non è servito a niente?

Due cose ti voglio regalare, sottovoce, perché non vengono da me, naturalmente, e non credere che per me siano acquisite.
Ogni volta ci sbatto la testa, ma siccome io sono, come diceva Julia Roberts, “Quella gran culo di Cenerentola“, e inspiegabilmente e malgrado io ce la metta tutta per essere detestabile, il Padreterno deve avere davvero simpatia per me e nel corso degli anni è stato Lui a regalarmi delle boe alle quali ancorarmi per non andare a fondo.

La prima è una frase che mio marito ripete sempre: “Niente è più potente dell’uomo che prega” (S. Giovanni Crisostomo).
Sono certa che la preghiera può cambiare la storia. Lo diceva Giovanni Paolo II, la preghiera cambia le sorti del mondo.
In che modo non si sa, di sicuro diversamente da quelli che potrebbero essere i nostri piani.
Noi donne, poi, siamo così brave a suggerire al Padreterno come, quando, dove e perché far capitare una certa cosa invece che un’altra, che a volte ci sembra che la nostra preghiera non sia stata esaudita solo perché non combaciano i dettagli…

Ma di fronte all’evidenza che quello per cui abbiamo pregato non è successo, che abbiamo chiesto con insistenza e con il cuore ma poi le cose sono andate in modo diverso, di fronte a un bambino di 10 mesi che a dispetto dei suoi genitori, della moltitudine di gente che prega, dei rosari detti, delle candele accese, delle messe offerte, dei fioretti, magari alla fine sarà comunque lasciato morire, è davvero difficile vedere la potenza di quell’uomo che prega.

Allora ti lascio il testo di una canzone che ho ascoltato in una chiesa affollata e caldissima della Calabria di vent’anni fa, durante una messa di un sabato sera di fine luglio. Una canzone che ha scritto un ragazzo, un atleta, che a seguito di un incidente stradale è rimasto paralizzato e ha visto in un attimo la sua vita e le sue aspettative stravolte, i suoi desideri e i suoi sogni spazzati via.

Sono certa che la preghiera cambierà la storia, e se non dovesse cambiarla in maniera macroscopica ed evidente, almeno cambierà noi. E solo pregando cominceremo a pregare per le cose giuste, e riceveremo in regalo un cuore di carne che sostituirà il sasso che abbiamo nel petto, e la preghiera diventerà una nostra esigenza, pari al respirare (e, nel mio caso, al dormire e al mangiare cioccolata fondente).
E saremo lieti.

Ti ho chiesto

Ti ho chiesto, Signore, forza
per compiere grandi imprese,
ma Tu mi hai reso debole
perché divenissi umile.
Ti ho chiesto salute e felicità
per fare cose buone,
mi hai dato infermità
per fare cose migliori.

Ti ho chiesto ricchezza
per essere felice,
Ti ho chiesto potenza
per avere lode dagli uomini,
Ti ho chiesto le cose
tutte per godere la vita,
mi hai dato la vita
per godere tutte le cose,
mi hai dato povertà
perché diventassi saggio,
mi hai dato debolezza
perché tornassi a Te.

Niente di quanto Ti ho chiesto,
Signore, ho ricevuto,
ma ogni mio desiderio profondo
è stato esaudito.
Alle mie preghiere non dette
Tu hai dato risposta
ed è bastato solo il tuo amore
a render felice il mio cuore

Alle mie preghiere non dette
Tu hai dato risposta
Io Ti ringrazio, o mio Signore,
e Ti rendo il mio cuore.

Anna

Filippo 11

Cari amici,

venerdì prossimo sarà di nuovo il 2 giugno e saranno trascorsi 11 anni dal giorno in cui Filippo venne alla luce.

Diversamente dagli scorsi anni, non ci sentiamo di organizzare alcun evento particolare. Vorremmo dedicare il prossimo fine settimana al riposo, nella nostra casa in montagna, e alla preghiera.

Siete ancora in tanti a seguirci e a tutti voi, in occasione di questo compleanno di Filippo, che da dove si trova certamente festeggerà con noi, chiediamo di fare una cosa semplice ma che sappiamo essere la più importante: partecipare alla Santa Messa e pregare per le sue 7 intenzioni, che qui sotto riporto. Noi affideremo a Filippo tutti voi, i vostri cari e le vostre intenzioni.

Grazie

Anna e Stefano

  1. Per tutti i bambini malati, che il Signore doni sollievo alle loro sofferenze e doni conforto e speranza alle loro famiglie
  2. Per tutti i nonni, che il Signore li custodisca e li sostenga
  3. Per Francesco e Giovanni, che Gesù li protegga sempre
  4. Per mamma e papà, perché siano sempre uniti e si vogliano sempre bene
  5. Per le persone che non credono, perché siano illuminate dalla Grazia e trovino Dio
  6. Per le coppie che non riescono ad avere bambini, perché possano averli, o, in alternativa, riescano ad aprirsi alla vita in altri modi e si sentano comunque genitori
  7. Per i bambini nelle pance, quelli che hanno dei problemi, che rischiano di non sopravvivere, e quelli che sono rifiutati dai loro stessi genitori, affinché il Signore li protegga, li guarisca e li salvi.

Credo la Chiesa

di Anna Mazzitelli

“Credo la Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica”.

Così dico tutte le domeniche e nelle feste comandate.

Ed è vero.
E quando la Chiesa si manifesta in modi così sorprendenti come è successo in questi giorni, mi viene una grande voglia di sorridere, di gioire malgrado le difficoltà.

E’ successo che ho ricevuto la mail di una persona che mi raccontava di avere il figlio, 6 anni, malato di leucemia. Mi si è straziato il cuore, le ho dato il mio numero, ci siamo messaggiate un po’, poi ci siamo sentite per telefono e raccontate un po’ di noi.

Discorsi da “mamme di ospedale”, discorsi che non facevo da tempo, ricordi, sensazioni condivise, paure, speranze, preghiere… spero di aver dato a questa mamma un poco di aiuto, sicuramente le ho assicurato, e lo ribadisco adesso, se dovesse leggermi, la mia preghiera e la mia presenza per qualsiasi cosa possa fare per lei.

Poi ho pensato che c’è poco da fare di “pratico”, oltre starla a sentire se ha voglia di parlare, farla sfogare, ascoltare e accompagnarla in questo viaggio che è la terapia di suo figlio.

Ma pregare posso, e posso anche chiedere ad altri di farlo.

Così ho sentito, nel giro di due giorni, tre persone, alle quali ho affidato questo bambino, e sorprendentemente tutte e tre mi hanno detto che già conoscevano la sua situazione, perché già qualcun altro aveva chiesto loro di pregare per lui.

Una di queste persone è Chiara, la mamma di Giacomo, e assieme abbiamo deciso di dare il tormento ai nostri bambini in cielo per farli smuovere a stare vicino a questo bimbo in questo momento così difficile.

Un’altra richiesta l’ho fatta alla mia insegnante di novene, la mia digiunatrice preferita, alla quale ho chiesto, appunto, di digiunare per lui, e lei, che già lo faceva e conosceva la situazione, saprà bene a chi altro passare il testimone visto che è la madrina di una compagnia di oranti diffusi in mezzo mondo.

La Chiesa, che famiglia straordinaria, in cui non serve dare dettagli ma basta chiedere una preghiera e si scatena un’onda che risuona in Paradiso!

Tutte una più scalcinata dell’altra, io per prima, ma che differenza fa, non serve essere sante per chiedere alla nostra Mamma celeste di guardare uno dei suoi figli con un occhio di riguardo, così come non serve che i nostri figli si siano comportati in maniera angelica per dir di sì quando ci chiedono una coccola o un pezzo di cioccolata.

Questa appartenenza mi commuove, e mi rassicura, mi fa sentire in compagnia, mi testimonia che non siamo solo una somma di persone, ma c’è qualcosa di superiore e straordinario che emerge e che tesse trame, incrocia storie, dirige passi e azioni, indirizza incontri, risponde alla nostra sete di Bene.

Pregate, chi passa di qui e legge, preghi con noi.
Grazie.

FAMIGLIA di FAMIGLIE (un Popolo diverso da tutte le Nazioni)

di Mario Barbieri

Oggi mia figlia più piccola (piccola per modo di dire, ha ormai diciott’anni) scherzava sul mio modo lento di “dire le preghiere”, rispetto un amico di famiglia e Fratello in Cristo, che le recita più velocemente, mentre accompagna mia figlia e una delle sue in macchina, al loro tirocinio.

Al di là della velocità del labiale, ho pensato quanto sia bello, che benedizione, sapere che i propri figli quando sono con altri, con altre famiglie o componenti di queste, con cui si condivide la Fede, trovino questa continuità di sante abitudini, ma anche di discorsi, di visione delle vita, di piccole testimonianze.

Sapere che se tu reciti le preghiere del mattino con i tuoi figli, se sono ospiti di altri, con loro reciteranno le preghiere del mattino, che se si troveranno a pranzo o a cena da queste Famiglie amiche, con loro benediranno il signore per il cibo ricevuto e per il dono della condivisione.
Se sarà di Domenica, con loro andranno a Messa, a celebrare la Pasqua che apre la nuova settimana.

Potranno ricevere una parola, un discernimento su un fatto, magari uno dei tanti terribili fatti di morte o di violenza che ogni giorno avviene sotto questo sole, ma che la diffusissima a più livelli rete di comunicazioni odierna, prepotentemente e inevitabilmente fa rimbalzare in casa tua.

Riceveranno una piccola o grande testimonianza… che un padre che scarrozzandoti con la macchina, mentre ti porta a destinazione, ti invita a pregare è già una testimonianza.

Sì, è una benedizione.
Perché i nostri figli, quale che sia la loro età, oltre ad una testimonianza, comprendano che loro non vivono in una “strana famiglia”, in una famiglia fatta di genitori un po’ “fuori dal mondo” (nel mondo ma non del mondo certo…), o di “bigotti”, tanto per andare giù pari… ma appartengono ad un Popolo, “un Popolo diverso da tutte le Nazioni”, destinato a essere segno, ma anche pietra d’inciampo, a ricevere grazie da Dio, ma anche persecuzioni.
Questo è tanto importante per loro, quanto per la loro vocazione e per la missione di noi tutti.

Per questo è un’ottima cosa, direi doverosa se leggiamo tanti passi dell’Antico Testamento, che anche umanamente, si coltivino amicizie, rapporti stretti, momenti di condivisione, con Famiglie che condividono con noi l’unica Fede in Gesù Cristo.
Perché si possa essere e diventare Famiglia di Famiglie, un Corpo, dove noi e i nostri figli possiamo crescere e fortificarci, essere protetti quando serve e stimolati a combattere quando serve.
Combattere contro il male del mondo, contro i suoi inganni, contro le nostre debolezze e i nostri peccati.

Resistere nella Croce, benedire nella gioia e nel pianto.

Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra,
nebbia fitta avvolge le nazioni;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
(Isaia 60,2)

In principio era il Verbo

di Anna Mazzitelli

Scrivere utilizzando il cellulare non è facilissimo, ma ci provo.

Ci provo perché due cose mi hanno commossa, e ci tengo a segnarle, a ricordarle.

La prima è la grande quantità di messaggi, commenti al mio precedente post, e anche mail personali, che mi sono arrivate dopo averlo pubblicato. Tante persone, più o meno conosciute, più o meno sconosciute, mi hanno scritto per dirmi delle belle cose, per assicurarmi che avrebbero pregato per me, la mia amica di penna si è addirittura messa la sveglia, la mattina della messa per Filippo e Giacomo, per non dimenticare di pregare assieme a noi, per noi.

Non posso non commuovermi e so che sono ripetitiva, ma questa comunione dei santi in cui per anni ho decretato di credere, ogni domenica a messa durante la recita del Credo, e che adesso è la cosa più reale che esiste nella mia vita, continua a sorprendermi.

E assieme ad assicurazioni di preghiere, sono arrivate anche richieste, perché è così che funziona, non importa sapere che faccia hai o dove vivi, se conosco qual è la cosa che ti sta a cuore e per la quale preghi e chiedi di pregare, sei mio fratello, sei mia sorella!

La seconda cosa che mi ha commossa è stato, il 3 gennaio sera, leggere il Vangelo del giorno, Vangelo che era stato letto durante la messa celebrata per Filippo e Giacomo quella mattina. Mi dispiace di non aver avuto la presenza di spirito e la voglia di scrivere subito, avrei dovuto farlo, perché il Vangelo diceva così:

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.

Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio (Gv 1,9-12)

Eccola lì la Luce che cercava Benedetto nel suo Speco, un Vangelo come una risposta, come una conferma, come un regalo.

Grazie a tutti quelli che mi hanno scritto, a quelli che non hanno scritto ma hanno pregato, a quelli che non si sono ricordati di pregare perché avevano la testa da un’altra parte, ma che so che ci sono.

dalla tua bontà

di Anna Mazzitelli

In questi giorni duri, lunghi, lenti, di un novembre che ci è sempre stato nemico, e che adesso è ancor più ostile, sto cercando di trovare ragioni per sorridere, per essere grata, per poter dire ogni sera che qualcosa di buono c’è stato.
Non che non ci sia niente di buono, ma voglio fare uno sforzo in più per sottolinearlo, questo buono che c’è, perché in certi momenti è più facile dimenticarlo e crogiolarsi nella malinconia e nella tristezza.

Stasera, dopo una giornata piuttosto negativa, una persona alla quale avevo chiesto di pregare per me mi ha regalato una cosa, e voglio condividerla, perché lo so bene che non sono l’unica che sta male, che tutti, chi più chi meno, hanno le loro croci, e che per quanto a un osservatore esterno e disattento le croci degli altri possano sembrare leggere, ecco, credo che non lo siano mai.

Quindi quello che mi è stato regalato stasera, molto inaspettatamente e al tempo stesso molto efficacemente, lo dono a tutti quelli che in questo momento stanno tribolando.

“Immagino che siano giorni durissimi per te quelli che si avvicinano, e prego per te, e mentre prego mi viene in mente una cosa: San Francesco diceva di restituire tutto a Dio, perché tutto ciò che abbiamo lo abbiamo ricevuto, e tutto ha senso soltanto se è restituito.

Allora la mia richiesta è che mentre tu preghi, e durante l’Eucaristia, tu possa ricordarti di quelle parole che si dicono sulle offerte: <<dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane>>, che proseguono così: <<Lo presentiamo a Te perché diventi per noi…>>.
Allora prego che in questo tempo tu possa fare sempre tua questa preghiera, ci puoi metter dentro il nome che vuoi tu, tu sai qual è.

<<Dalla tua bontà abbiamo ricevuto… (tu lo sai), lo presentiamo a te…>> ed è il momento in cui tu ogni volta lo riconsegni nelle mani del Padre. Forse dovrai riconsegnarlo una volta per tutte, e poi saprai che si trova veramente nelle mani del Padre, e che tu lo potrai riavere, <<… lo presentiamo a te perché diventi per noi frutto di vita eterna>>.
Ti auguro questo in questo tempo”.

Grazie di cuore
(e continua a pregare, per favore, che ti viene particolarmente bene!)

Anna