Maddalena e Scolastica, ovvero “Non mi trattenere”

di Anna Mazzitelli

Ho una certa difficoltà a gestire i “Non mi trattenere” della mia vita.

Mi riferisco alla frase che Gesù dice a Maria Maddalena quando lei lo riconosce nel giardino del sepolcro, dopo la resurrezione. 

Lei sta morendo di dolore perché lui è morto sulla croce. Sta andando a prendersi cura del suo corpo, che è l’unica cosa che le rimane da fare. Ma non lo trova, e la sua disperazione cresce. Lo cerca, ma non lo riconosce.

Poi lui la chiama per nome:

“Maria”

“Rabbunì”.

In due parole il dialogo più bello e pieno di amore di tutto il Vangelo (secondo me).

E subito Gesù rompe l’idillio, e le spezza il cuore di nuovo, con quel “Non mi trattenere”.

Siamo di ritorno dal campo famiglie della nostra parrocchia, quest’anno siamo stati a Cogne, in Valle d’Aosta. Non mi soffermo a raccontare quanto meraviglioso sia stato questo campo, sotto tutti gli aspetti, dico solo che ieri sera, alla Messa, mi sentivo tanto come Pietro, Giacomo e Giovanni sul Tabor, che dicono a Gesù: “Facciamo tre tende e restiamo qui”.

Ma oggi il campo è finito, e ho vissuto il mio “Non mi trattenere”, che ha avuto vari significati, proprio in questa occasione.

Quello che voglio raccontare, però, è altro.

Vicino a Roma, a Subiaco, c’è il monastero di San Benedetto. Ne ho già raccontato altrove, è un posto molto suggestivo, dove tornerò presto.
Nella chiesa, a destra dell’altare, si apre una cappellina laterale, sul cui muro è dipinto un affresco che ritrae San Benedetto e la sua sorella gemella, Santa Scolastica, a cena assieme.

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La storia narra che ai due fratelli, monaci entrambi, fosse consentito di incontrarsi solo una volta l’anno.
Alla fine di quella cena (sul tavolo i resti del pesce mangiato e della frutta affettata), Benedetto fa per salutare la sorella e andare via, ma lei vorrebbe trattenerlo per passare con lui ancora un po’ di tempo. Lui le dice di dover andare, allora lei si raccoglie in preghiera, come raffigurato nel dipinto, e improvvisamente scoppia un temporale talmente violento che costringe Benedetto a rimandare la partenza di qualche ora.
Benedetto la rimprovera, le dice: “Sorella mia, non ti vergogni? Hai scomodato il Paradiso per far venire la pioggia e bloccarmi qui con te?” ma lo sguardo di Scolastica, ritratto sul muro della chiesa, la dice lunga. Nessuna vergogna, nessun rimorso, è lecito chiedere, e come è ben rappresentato nella parte alta del dipinto, a volte si viene ascoltati.
Tre giorni dopo questi eventi Scolastica muore.

Io e la mia amica Mayda, in questo campo, abbiamo avuto il nostro piccolo miracolo. Da molti mesi, ormai, eravamo unite da una preghiera comune, pregavamo Santa Scolastica per una nostra intenzione, per far venire anche a noi un po’ di pioggia e regalarci ancora qualche briciola di un cammino che abbiamo percorso in questi anni, un cammino non comune ma parallelo.

E alla fine ha piovuto, per noi.

Malgrado le previsioni del tempo, che promettevano temporali e freddo tutti i giorni del nostro campo, abbiamo avuto un sole splendido e un clima perfetto, abbiamo fatto delle passeggiate spettacolari e non abbiamo avuto nessuna difficoltà.

Ma venerdì sera è arrivato il diluvio, e io e lei sappiamo che era la nostra pioggia, il segno che il cielo ha ascoltato la nostra preghiera.

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Certo, oggi è la festa di Maria Maddalena, e siamo entrambe rimaste con il nostro “Non mi trattenere”, era inevitabile.

Gesù dice a Maria Maddalena di andare ad annunciare la risurrezione. Non è facile, ma entrambe ci proveremo.
Siamo tornate a valle. Siamo scese dal nostro Tabor, ma lassù abbiamo visto il Signore, e abbiamo avuto la nostra pioggia.

Solo per dire che le preghiere non sono mai vane. A volte non succede quello che chiediamo, a volte sembra che non vengano ascoltate, ma non è così. Forse succede solo in modo diverso da quello che ci saremmo aspettati, ma qualcosa succede sempre.
Pregate, sempre, non smettete mai di pregare!

A volte, arriva addirittura la pioggia.

 

4 risposte a "Maddalena e Scolastica, ovvero “Non mi trattenere”"

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