Libertà

di Anna Mazzitelli

E’ un bel po’ che penso di scrivere qualcosa riguardo il libero arbitrio, riguardo la libertà che noi uomini abbiamo, libertà alla quale Dio tiene tanto, da decidere di non rivelarsi in maniera troppo evidente, per non bruciarla.

Naturalmente non sono in grado di scrivere niente di illuminante, ma siccome ne parlavo qualche giorno fa con mia sorella, come spesso faccio provo a scrivere, anche per mettere ordine alle idee, perché capita di avere un’intuizione che resta lì, accoccolata in uno spazietto del cervello, ma poi quando cerchi di condividerla non riesci a farti capire, perché non l’hai coltivata abbastanza.

Dio ci ha creati liberi. E fin qui ci siamo.

In cosa consiste la nostra libertà?

Beh, se Dio ci ha creati perché ci ama, molto probabilmente desidera che anche noi amiamo Lui, se ci ha creati per renderci felici, ci ha dato questa benedetta libertà affinché possiamo essere felici veramente, fino in fondo, felici come Lui.

E proprio attraverso questa libertà ci lascia scegliere come fare per raggiungere la felicità.

E qui cominciano i problemi, perché a volte si sbaglia mira, si guarda altrove, ci si illude che qualcosa -e non Qualcuno- ci potrà regalare questa felicità, la cui ricerca travalica spazio e tempo ed è il denominatore comune a tutti gli uomini da Adamo in avanti.

E che noi vogliamo essere profondamente felici è un dato di fatto. Quest’anno, durante il primo incontro di catechismo con bambini di 9 anni, ho chiesto: “Come volete che sia la vostra vita, cosa desiderate di più?” e un bambino che fino a quel momento non aveva fatto che divincolarsi e dare fastidio ha risposto: “Io voglio una vita bellissima, cioè felicissima!”.

Non “voglio fare il calciatore”, non “voglio un sacco di soldi”, non “voglio guidare la Ferrari”…

Voglio una vita felicissima.

Questo desiderio di felicità ce l’ha messo Lui nel cuore, e solo Lui può colmarlo, ma allora perché non lo fa e basta, invece di lasciarci questa libertà a causa della quale la maggior parte delle volte andiamo a sbattere contro un muro, e ci facciamo anche male?

Non lo so.

Però credo che se Lui ci lascia liberi di dirgli di no, permettendoci di costruire delle torri di Babele che ci fanno credere di poter fare da soli, se ci permette di sbagliare mira, di prendere strade sbagliate che ci faranno solo girare attorno alla nostra solitudine, illudendoci di riempirla con qualcosa, e ci lasceranno invece sempre più soli, se è talmente discreto da non manifestarsi troppo evidentemente, perché allora saremmo costretti ad amarlo, e non saremmo quindi liberi…

…allora deve lasciarci anche liberi di dirgli di sì.

Perché la libertà di dirgli di no è chiara: il mondo offre continue distrazioni, occasioni, tentazioni, inganna con il male travestito da bene, con porte larghe e strade in discesa (mentre Gesù stesso definisce stretta la porta che conduce a Lui)…

Penso che il nostro libero arbitrio consista anche nella libertà di dirgli di sì, ma per poter esercitare questa libertà ci deve essere per tutti, ripeto, per tutti, almeno un momento della vita nel quale sia chiaro come il sole, sia “cristallino” (cit.) che Lui ci ama e ci vuole felici, e che solo in Lui la nostra gioia sarà piena (Gv 15,9-11).

Un momento nel quale non ci può essere confusione, un momento nel quale veniamo chiamati in modo piuttosto esplicito (almeno quelli un po’ duri, come me, richiedono pazienza e chiamate reiterate nel tempo, possibilmente a cadenza breve).

Un momento tipo la scena del crocifisso di San Damiano che chiede al giovane Francesco di riparare la sua casa.

Va bene, Francesco non comprende proprio correttamente il messaggio, ma credo che il Signore debba accertarsi che la sua richiesta ci porti troppo fuori strada. Insomma Francesco ripara le mura della chiesa e solo dopo capisce cosa intendesse veramente il Signore, però la sua interpretazione non poteva essere troppo distante da quello che il Signore voleva veramente. Voglio dire, credo che il Signore non gli avrebbe detto qualcosa che poteva essere interpretato come “Torna in guerra e ammazza più che puoi”, il messaggio doveva essere abbastanza chiaro.

Quello che intendo è che non tutti sentiamo crocifissi di legno che parlano (e per fortuna!), ma credo che a ognuno di noi, a un certo punto della vita, il Signore debba manifestare più o meno chiaramente il suo desiderio di renderci felici, debba farci un po’ spiare nei cieli e dare una sbirciatina al paradiso, perché solo intuendo un poco cosa ci aspetta possiamo decidere in piena libertà se aderire al suo disegno, o voltargli le spalle.

L’unico problema, forse, è se in quel momento siamo distratti, se stiamo mandando faccine  e pollici alzati su un gruppo whatsapp, se siamo impegnati a farci un’overdose di serie tv, se ci abbuffiamo di cioccolata fondente come se non esistesse un domani…

Davvero, credo che il Signore ci abbia fatti liberi, liberi di dire di no, ma anche liberi di dire di sì. Quindi forse dobbiamo avere la pazienza di aspettare il momento in cui Lui deciderà di mostrarsi a noi, oppure ripensare ai momenti della nostra vita in cui si è manifestato, in cui ci ha chiamati, in cui abbastanza palesemente ci ha fatto assaggiare il cibo di vita eterna che ha preparato per noi, perché non può essere vero che non l’ha mai fatto, almeno una volta, con ciascuno.

Non saremmo liberi di dirgli di sì.

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Una piccola nota per mia sorella, la quale a valle della nostra conversazione mi ha chiesto cosa abbia detto il Signore a me, in quale modo così evidente si sia manifestato. Ci ho pensato, alla risposta da darle, e credo che il Signore mi abbia detto più o meno questo:

“Se continui a ribellarti alla tua sofferenza, non te ne libererai mai, e soffrirai e basta.
Se invece la accogli, non te ne libererai lo stesso, ma questa sofferenza diventerà feconda.
Per te stessa, prima di tutto, e per la tua famiglia.
E poi, forse, se saprai farti strumento nelle Mie mani, anche per altri.
Prova.
Non ti toglierò la tua sofferenza ma ti farò scoprire che essa è abitata da Me, e tu sarai lieta”.

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Terza decade

di Anna Mazzitelli

30 novembre

La felicità ha preso il sopravvento.

Sono stati giorni diversi dai precedenti, i messaggi sono diminuiti, e sono aumentate a dismisura le cose da fare.

Innanzi tutto il giorno dell’anniversario di Filippo, il 20, ci siamo presi tutti e quattro una bella pausa lavorativa e scolastica, e abbiamo passato la giornata assieme. La messa della mattina è stata per Filippo e i suoi amici in cielo, e la commozione nel vedere visi conosciuti che hanno rubato tempo al lavoro e alla famiglia, che si sono precipitati a un orario non proprio agevole in una chiesetta di borgata per noi è stata tanta.

Poi in giro: Lego store per regali e regalini, hamburger e patatine, shopping improcrastinabile, una visita al Verano, che è sempre stupendo… Una giornata bellissima.

Poi c’è stata una certa frenesia per l’incontro di sabato con don Luigi Maria Epicoco. Diciamo che dopo le prime due esperienze, con Andrea Monda e Silvana de Mari, ho imparato che è inutile agitarsi, e che queste cose le gestisce evidentemente Qualcun Altro, e infatti, anche stavolta, è stato perfetto.

C’era tantissima gente, e sono consapevole che la maggior parte delle persone erano lì per sentir parlare don Luigi, ma tanti sono stati quelli che hanno fatto un sacco di chilometri per noi, hanno preso treni, hanno impegnato l’intero fine settimana, sono arrivati da varie parti d’Italia.

Ho rivisto i miei padrini di battesimo dopo diversi anni, ho salutato persone che non conosco, ho abbracciato (con grandissima gratitudine) chi proprio non mi aspettavo di abbracciare, ho riso con tanta gente, ho ricevuto regali handmade…

Da venerdì a lunedì abbiamo avuto la casa invasa da amici e bambini di tutte le età, e ancora una volta sono stata così felice della capacità di accoglienza e della capienza di queste mura, che durante l’anno hanno troppe camere vuote, ma che talvolta sanno riempirsi a dovere, e ci regalano momenti unici.

L’incontro, come previsto, è stato bellissimo. Don Luigi ha questa capacità di parlare a ciascuno in maniera così intima e personale, e di regalare delle cose importanti per la propria vita, per il preciso momento che si sta vivendo, che è impossibile non considerarlo strumento nelle mani del Signore. E la delicatezza con cui ha parlato di Filippo, i sorrisi che ci ha regalato, il clima di intimità che ha creato… non potevamo desiderare niente di diverso.

E non aggiungo altro, se non il link della registrazione, perché io l’ho rivisto lunedì sera, e mi ha regalato altro ancora.

E poi le Cresime dei miei ragazzi, domenica, dopo averli accompagnati (non sempre con modi delicati) per due anni, sentirli rispondere “Eccomi!”, vederli concentrati, a tratti commossi, prendere il volo… che emozione! E ancora i bambini del catechismo delle comunioni, che ho appena conosciuto, e – sono patologica, lo so – già sono così importanti nella mia vita!

E ci sarebbe ancora tanto da dire, tanti dettagli da raccontare, ma la verità è che tutto quello che succede è ordinario, se non lo si sa guardare con i giusti occhi, mentre si tinge di straordinario se guardato alla luce di un amore che perfora la mia vita.
Perfora, sì, cioè la buca proprio, la trapassa da parte a parte, ne diventa la cosa essenziale.
Questo amore di Dio che sento su di me, di un Dio innamorato (misteriosamente e, a mio avviso, incomprensibilmente) di questa sua storta creatura, che solo in virtù di questo amore che sa bene di non meritare, e nondimeno lo percepisce interamente, riesce talvolta a camminare dritta, e ad avere il cuore pieno di pura felicità.

Le foto dei 10 giorni:

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21 novembre: la copertina del nostro libro

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22 novembre: regali volposi

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22 novembre: regali fatti a mano

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24 novembre: casa piena di bambini

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25 novembre: infinitamente di più

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26 novembre: amicizia

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27 novembre: i colori della tramontana

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28 novembre: una foto a caso perché sono felice senza apparenti motivi

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29 novembre: bambine appiccicate addosso

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29 novembre: ancora regali, inaspettati

Tra 11 mesi sarà di nuovo novembre. Per adesso, è andata.

Seconda decade

20 novembre 2017

Devo proprio ammetterlo, questi secondi dieci giorni sono andati decisamente meglio.

Penso che aprire questo blog sia stata una furbata pazzesca: io scrivo tutto quello che mi passa per la testa, e mi sfogo, le persone leggono, e pregano.

Grazie, Don, che quando ti ho chiamato entusiasta per dirti che volevo aprire il blog, sei stato zitto. Ora so che quello non era un “silenzio-assenso”, era proprio il tuo modo di fare, ma allora non ti conoscevo e l’ho preso per un incoraggiamento.
Non poche sono state le volte in cui il blog mi ha davvero aiutato.

E anche questa volta sono certa che sia andata così, perché i messaggini di incoraggiamento che mi sono arrivati in questi 10 giorni si sono moltiplicati rispetto ai precedenti, ma soprattutto perché ho ricevuto talmente tante Grazie, tutte immeritate, naturalmente, che non posso avere dubbi sul fatto che tante, tante persone, hanno pregato per me, perché stessi bene.

La prima Grazia che ho ricevuto, ed è anche l’unica che racconterò, è che il Signore mi ha donato di perdonare.
Mica tutti, s’intende, cominciamo con quelli facili, che poi per quelli difficili c’è tempo, ma è stato così chiaro questo regalo ricevuto, cioè di saper perdonare sul serio qualcuno, che ho capito anche che prima d’ora non avevo mai perdonato davvero.

E ho capito che se non te lo dona il Signore, ‘sto benedetto perdono, puoi pure sforzarti tutta la vita, ma non te lo puoi procurare da solo.

E, in ultimo, il giorno che ho capito quello che era successo ero talmente ubriaca di questo perdono che il Signore mi aveva regalato, che mi sentivo così bene che non riesco nemmeno a spiegarlo, e ora ne voglio ancora, e voglio che mi sia dato di perdonare anche quelli difficili, quelli che solo a pensarci…

E poi solo un accenno a mail ricevute che mi raccontano veri e propri miracoli, allo stupore di trovarsi alla festa per un battesimo dove non conosci praticamente nessuno, ma per una strana coincidenza di fili che si intrecciano ti sembra di essere tra gente familiare, agli sguardi carichi di lacrime che mi sono scambiata con tante persone, a telefonate inaspettate, messaggi, foto e video che arrivano da vicino e da lontano, ai miei alunni surreali, ai miei figli rumorosi, ai tramonti di questi giorni che hanno dei colori pazzeschi, a Facebook che si riempie di volpi… a Stefano, che nonostante stia portando anche lui il peso del mese di novembre, riesce a coccolarmi e a prendersi cura di me…

Grazie per tutto questo.

Un po’ di foto dal mio album #unacosaalgiornochetirendefelice

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11 novembre, battesimo

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12 novembre, regali inattesi

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15 novembre, colazione

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18 novembre, coccole di marito

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20 novembre: esattamente come tre anni fa

Prima decade

di Anna Mazzitelli

10 novembre 2017

Questo post sarà composto da più di una parte.

Quando si è davanti a un problema complesso, una strategia risolutiva è dividerlo in più parti. Sembrerà di avere più problemi, allora, ma in realtà si spera che siano problemi più semplici.

E’ quello che sto cercando di fare con il mese di novembre, che se è possibile quest’anno si sta presentando più duro dei due precedenti.

Allora ho deciso di dividere il mio novembre in decadi, così il traguardo è più breve, e di fermarmi, dopo ognuna, per fare il punto della situazione.

“Tutto quello che non è offerto, è sprecato”. Questa è la parola che ho ricevuto stamattina. E giuro che ce la sto mettendo tutta per offrire questo dolore che mi sta divorando.

E lo sa chi mi vede la mattina, quando perfino davanti ai miei alunni devo fare uno sforzo per trattenere le lacrime, e lo sa chi viene suo malgrado tartassato di messaggi (avrà ben da offrire qualcosa anche lui, lo sto aiutando, no?), lo sanno i libri che leggo, che sono più del solito pieni di sottolineature, e i paesaggi che guardo, perché una cosa che mi dà conforto è guardare lontano, le mie montagne in fondo in fondo, che in questi giorni sono anche coperte di neve, che regalo.

E siccome di regali ne sto ricevendo tanti, voglio ringraziare, che è il primo passo per guardare fuori dal mio dolore e concentrarmi su quello che ho anziché su quello che mi manca.

Allora via:

I miei figli. E i loro amici Santi.

Don Paolo: oggi è il suo compleanno. Non ci sono parole per descrivere quale dono sia. E, con una pazienza infinita, risponde a tutti i messaggini pieni di punti interrogativi, anche se per rispondere deve andarsi a ristudiare qualcosa. Buon compleanno!

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Donatella e Domenico.

Tutte le persone che mi mandano messaggini mattutini di buona giornata, o messaggini serali di buonanotte. Ne ho salvati solo due, ma sono tanti di più.

Tutti i miei alunni, che con le loro frenesie, i loro disegni, i capricci, le uscite geniali, le gentilezze, riempiono le mie giornate, a volte pure troppo… (sono tutti in fila contro il muro non perché prossimi alla fucilazione, ma per un lavoro di geometria!)

La luce dell’alba, la luce dell’autunno, i colori che vedo con queste favolose lenti a contatto, i contorni delle foglie che si stagliano nel cielo, il panorama dalle finestre della mia aula, la neve, laggiù in fondo. Perché l’autunno è la stagione che preferisco, e da qualche anno, allo stesso tempo, quella che più temo. E’ una promessa, una promessa di quello che ci sarà dopo, una promessa di nuova vita, un passaggio, contemporaneamente doloroso e bellissimo, ed è esattamente lo specchio di quello che si agita nel mio cuore.

Gesù. Vivo, presente. Se vogliamo, a volte pure “ingombrante”, perché ci sono volte in cui mi piacerebbe starmene a piangere ricurva sul mio dolore e crogiolarmi in esso, ma appena ci provo sento questo dolore che prende un sapore diverso, e si fa dolce. E allora fa ancora più male, perché non è più possibile dire che non vorrei averlo, e capisco che non lo scambierei con niente al mondo, ma sempre dolore resta, e a volte non so proprio cosa farci.IMG_2249

I libri che leggo, pieni di segni a matita, le storie che raccontano, il sollievo-non sollievo che danno. Perché dicono la verità.

Le persone che ho conosciuto e con cui ho condiviso e condivido un modo di sentire, che anche senza frequentazione assidua ritrovo immutate ogni volta che ci si rivede, perché se un rapporto è stato vero lo è sempre.

E le nuove conoscenze, lo stupore nel sentirsi invitata a condividere qualcosa di grande, come sarà domattina, un battesimo inaspettato, o una frase che sembra buttata là per caso e invece nasconde altro, Altro.

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Il mio personale quarto mistero della gioia, il privilegio che ho di capire cosa significano le parole che Simeone ha detto a Maria, quel giorno, nel Tempio, privilegio che pesa quanto tutto il mondo, e che cerco di offrire per le intenzioni di quanti me lo chiedono.

L’eccomi di Maria, che ha fatto sì che il mondo possa recitare il Padre Nostro. (Per una persona in particolare, che chissà se leggerà: ci sto provando, ma per adesso sono ferma a “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, perché è pur sempre novembre, e ho bisogno di ricevere).IMG_2269

Le persone che frequento per vari motivi, e che poi spariscono da un giorno all’altro, per le situazioni della vita, e che lasciano un vuoto, tanto grande quanto è grande l’affetto provato, e che ancora una volta confermano questo mio miscuglio di emozioni, gioia e dolore terribilmente uniti, su cui sto lavorando, ma che per adesso si trasforma solo in lacrime.

… continua…

 

 

 

 

Affondare

Sai Anna, ci sono due tipi di esperienza che i discepoli possono fare: la prima è quella di camminare sulle acque (o trascorrere indenni il mese di novembre), la seconda è quella per cui vale la pena vivere il dramma del mese di novembre, ovvero il contatto con quella mano che ti tira sù dal mare in tempesta.

E’ il contatto con quella mano, e non invece il non affondare, ciò che fa la differenza.

Gesù ripete al tuo cuore: “Coraggio, sono io, non temere”.

La differenza non la farà settembre, ottobre o novembre, ma il fatto che Lui c’è nel Tuo novembre.

Tu vorresti non barcollare, e non sai che l’esperienza più bella è quella che puoi fare proprio barcollando: la mano di Gesù in persona che ti sorregge.

Ci sono persone sante, nella mia vita.
Persone che rispondono alle mie richieste di aiuto, persone che pregano per me.
Persone che misteriosamente non attaccano il telefono quando le chiamo, e che anche se sanno che la mia domanda non ha risposta, cercano parole da donarmi, che possano alleviare il mio dolore.
So di non meritarle, ma ricorro a loro nei momenti in cui mi sento affondare. E sono come la carezza di Dio sul mio volto.
E ci tengo a dire che questa carezza la sento forte e chiara.
Anche a novembre.

Grazie.

Pranzi, campagna e palloncini

Qualche settimana fa siamo stati a pranzo da amici vicino al lago Trasimeno.

Due coppie, Silvia e Massimo che ci ospitavano a casa loro, Barbara e Marco che venivano da lì vicino, e tutti i loro figli.

Dico “amici” anche se ci vediamo al massimo una volta l’anno, ma quando c’è un’armonia così come c’è stata con loro dal primo incontro, non si può usare un’altra parola. 

A parte il cibo buonissimo e la giornata persi nel nulla, in un posto in piena campagna, dove per non guardare un panorama devi per forza chiudere gli occhi, entrambe le coppie mi hanno regalato qualcosa di bellissimo, che ho portato via con me, e per cui le ringrazio.

Silvia, la padrona di casa, ha allestito un pranzo per 14 persone, cucinato, apparecchiato con i piatti veri e non di plastica, bicchieri doppi, piattini per frutta e dolce… e fino a qui talvolta ce la faccio anche io.
Dopo il caffè suo marito vuole farci vedere le foto scattate a Natale scorso in Etiopia, dove ha trascinato tutta la famiglia (ne ha anche raccontato qui su queste pagine), e lei, sollevata che tutti stiano cambiando stanza, inizia a sparecchiare.
Lui la ferma, le dice di non farlo, che lo faranno dopo, le chiede di stare con noi, a vedere tutti insieme le foto dell’Etiopia.

Ora, come è noto io non sono santa e lei sicuramente lo è, ma come si fa?
Ha mollato tutto sul tavolo che era ovviamente un macello e si è venuta a sedere sul divano, sorridendo, a guardare foto che avrà già visto centinaia di volte, e non ha nemmeno sospirato!
Massimo, sei un uomo davvero fortunato, lasciatelo dire, a Stefano non sarebbe andata così bene…

Barbara invece ci ha raccontato con così grande passione tutte le attività che lei e Marco portano avanti nella loro parrocchia -corsi per fidanzati, catechismo, corsi per le coppie che devono battezzare i bambini, e tantissime altre cose ancora – che ha scatenato in me una grandissima sete di fare qualcosa in parrocchia assieme a Stefano, come coppia.

Quindi, quando il nostro Parroco ci ha proposto (il giorno dopo il pranzo!) di fare da catechisti a una ragazza adulta che vuole ricevere il battesimo, mi è sembrato un regalo, anziché un impegno.

Come un regalo è stato ricevere questa mail da Barbara, in cui racconta una cosa che le è successa a metà settembre:

di Barbara Ducri

Domenica scorsa, e anche ieri, sono andata a visitare i cimiteri con i miei figli e mio marito. Mentre passeggiavo in mezzo ai miei cari che non ci sono più , pensavo anche a Filippo… a quanto i nostri cari in questi giorni ci fanno ricordare che è inutile correre, arrabbiarci, programmare ogni attimo della nostra vita… perché solo Dio può decidere per noi…

Ogni volta che penso a Filippo nel mio cuore scende un sentimento di tenerezza, di dolcezza e di serenità che mi fa ricordare quanto preziosa e breve è la vita, per essere sprecata in cose di poco valore.

In questi giorni si parla spesso di chi siano i Santi, e io spiego ai miei figli e ai miei alunni a scuola che tutti possiamo diventare Santi, basta fare le piccole cose di tutti i giorni con tutto l’amore e la fede possibile in Gesù.

E Filippo è proprio uno di questi esempi…

Con la sua breve vita ha lasciato un’amore infinito intorno a lui che ha dato frutto e che ancora sta mostrando i suoi doni.

A tale proposito, voglio condividere con tutti un’esperienza particolare che riguarda Filippo e che dimostra come le persone che non ci sono più, lo sono solo con il corpo, perché ci mostrano il loro amore inviandoci dei piccoli messaggi (Dioincidenze) che, se sappiamo cogliere, ci trasmettono un’infinita fede e una grande speranza nel futuro.

All’inizio di Settembre mi è accaduta una cosa particolare.

La sera prima, mio marito era tornato dal lavoro molto preoccupato perché doveva risolvere un problema molto spinoso e non sapeva come fare. Allora mi chiede di pregare per lui, e io, fiduciosa, penso a Filippo e mi affido a lui.

La mattina seguente, mentre porto la mia piccola di 4 anni all’asilo, vedo, vicino alla ruota della mia auto, un palloncino giallo con scritto “La mia prima comunione”.

All’inizio rimango un po’ stupita perché dico tra me e me: “Chi l’avrà perso? Non è periodo comunioni”, poi però non ci penso più e lascio che Celeste (la mia bambina) lo prenda e lo porti in macchina.

Quando rientro a casa faccio colazione, e mentre leggo le notizie su Facebook, Anna condivide esattamente questa notizia:

– Oggi 14 Settembre (esaltazione della Santa Croce) per me è un giorno speciale perché ricorrono 3 anni da che Filippo ha fatto la prima Comunione –

Mentre leggo questo messaggio, ecco che quasi mi strozzo con la colazione!!!

Inoltre Anna posta la foto della prima Comunione di Filippo… e indovinate un po’ di che colore era la sua maglietta? Era proprio gialla come il palloncino che avevo trovato vicino alla mia macchina.

Io non credo nelle coincidenze, ma, come ho detto prima, credo che i nostri Santi e i nostri angeli siamo sempre vicino a noi, e che se noi li preghiamo, sicuramente in qualche modo ci faranno capire la loro risposta o il loro messaggio per noi da parte di Dio… basta solo aspettare e ascoltare con il cuore.

Grazie Filippo ….

P.S. Ovviamente il problema di lavoro di mio marito si è risolto per il meglio (dopo quel messaggio celeste non ne avevo dubbi!)

Grazie, Barbara!

Una preghiera per un “sì”

di Anna Mazzitelli

Ci sono persone che, più di altre, per loro scelte personali di vita, si trovano a dover dire dei “sì”.

Dover dire. Perché va bene il libero arbitrio, ma quando uno intraprende una strada particolare come una consacrazione, alla fine si dà quasi per scontato che il suo “sì” venga confermato.

Ma anche questi cammini sono fatti di molti passi, e ogni volta ci si trova davanti alla propria vita, e si deve confermare la propria adesione, prima nel silenzio del proprio discernimento vocazionale, e poi pubblicamente.

Magari si indossa l’abito fin da subito, ma tra postulato, noviziato, post-noviziato, professione solenne, diaconato e sacerdozio, le tappe sono tante e ogni volta, credo, ci si interroga su quello che si sta facendo, e sull’adesione delle proprie scelte alla volontà di Dio.

Forse noi sposi siamo più fortunati: è vero che a ogni ora del giorno ci è richiesto di rinnovare le nostre scelte e le nostre promesse, è vero che la vita coniugale mette in continuazione uno di fronte all’altra e quindi c’è sempre bisogno di confermare la propria volontà di restare insieme, ma il giorno del matrimonio è uno solo, si dice un sì che durerà per tutta la vita, oltre che per tutti i giorni della nostra vita.

A chi decide di sposare Gesù Cristo, viene chiesta un’adesione a più riprese, almeno fino al “sì” finale e decisivo che accoglie il sacramento dell’ordine sacro, e se da una parte questa è una cosa bellissima, perché ti costringe a coinvolgerti in continuazione con tutto te stesso, e a non vivere di abitudine e di routine, d’altra parte mette tutte le volte in moto la coscienza e rimette in discussione l’intera persona che intraprende il cammino.

Insomma, oggi pomeriggio (sabato 21 ottobre) un ragazzo che già da qualche anno porta il saio marrone e il cingolo alla vita, dirà il suo ennesimo “sì” e diventerà diacono.

Gliene mancherà ancora uno solo, per essere sacerdote.

Pregate con me per lui, perché il suo “sì” sia traboccante di letizia, come lo è sempre il suo sguardo.