Matematica per tutti, il nostro con-corso.

di Anna Mazzitelli

Dai nostri appunti per la presentazione e la pubblicizzazione del con-corso ripesco queste frasi, e mi commuovo, rileggendole:

Gareggiare vuol dire vincere o perdere. Con-correre vuol dire imparare a divertirsi insieme.

La vera bellezza del con-correre non è la vittoria, ma la con-divisione della strada che ci separa dal traguardo.

La crescita è un cammino nel divenire, tuttavia non si cammina solo per arrivare, ma anche per vivere mentre si cammina (R. Guardini).

Questo il link a cui trovare la registrazione delle ultime fasi del con-corso “Matematica per tutti” che negli ultimi mesi ho aiutato a organizzare. Visto che c’era la televisione a riprendere, ma io non ho parlato, lo faccio qui, ora, a casa mia, senza una telecamera e senza l’ansia dei capelli spettinati o dell’accento marcatamente romano.

Due cose le devo dire anche io, non posso farne a meno.

La prima è che forse per la prima volta nella mia vita ho sperimentato e vissuto sulla mia pelle il senso del salmo 90, quando dice “rendi salda per noi l’opera delle nostre mani, l’opera delle nostre mani rendi salda.

In realtà quel “rendi salda”, in questi mesi, l’ho sostituito con “benedici”, mentre senza tregua pregavo per il lavoro che io e altri 4 folli stavamo mettendo in piedi.

Ho sentito parlare per la prima volta dell’associazione Tokalon matematica e del con-corso, che all’epoca non era ancora nato, due anni fa.

Sono stata mandata a fare una lezione a un corso per insegnanti di scuola elementare dalla Professoressa Ana Millán Gasca (che insegna a Roma Tre, Scienze della Formazione Primaria), che mi aveva raccomandata al direttore dell’associazione. Non l’avevo mai visto, per telefono mi aveva detto quello che avrei dovuto fare, io gli avevo risposto che potevo fare senza troppo sforzo una sola cosa, e cioè ri-proporre una lezione già fatta altrove, evidentemente si è fidato, o aveva assoluto bisogno di qualcuno, e ci siamo accordati.

Era un tardo pomeriggio di aprile, la scuola era ad almeno un’ora di macchina da casa mia, dopo la lezione ero stanca. Non amo guidare, soprattutto al crepuscolo, guardavo il parcheggio della scuola -che prima era pieno di macchine- pian piano restare vuoto, e fremevo per riprendere la mia e tornare dalla mia famiglia.

E invece lui aveva voglia di chiacchierare (poi ho scoperto essere uno dei suoi tratti distintivi), e ha cominciato a raccontarmi di questa sua idea di mettere su un concorso di matematica per le scuole, una cosa in grande, diversa da quelle che ci sono già in giro, che si limitano a essere competizioni e gare, senza niente di formativo.

C’era in quello che mi diceva, ma ancora di più nel modo che aveva di dire quelle cose, qualcosa di inusuale, qualcosa che non avevo ancora incontrato, il desiderio, quasi infantile e incosciente, di creare attraverso la matematica qualcosa di bello, anzi, qualcosa di Bello, qualcosa nella quale si vedesse il riflesso di quello che evidentemente lui aveva incontrato, e che da quel momento in poi aveva permeato ogni azione della sua vita e ogni pensiero della sua testa.

Trapelava dalle sue parole e dall’enfasi che usava nel parlare una volontà di comunicare altro rispetto alle informazioni pratiche che mi stava dando (e delle quali non ricordo assolutamente nulla). Un desiderio di mettere il suo lavoro a servizio dell’opera redentrice di Cristo, usando i mezzi che la sua formazione gli aveva procurato, e cioè l’insegnamento della matematica e la divulgazione scientifica.

Ho letto in quel discorso, che sembrava non finire mai, un miracolo, e a un tratto non volevo più tornare a casa, ma continuare ad ascoltare e farmi contagiare da quella sua ansia di documentare la presenza di Dio nella sua vita tramite la normalità della quotidianità, nelle cose che sapeva fare e che amava fare.

Dopo due anni appena, il suo con-corso è diventato il nostro con-corso, una realtà nella quale non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi coinvolta.

Non si è trattato di una gara come tutte le altre, ma di un modo per proporre agli insegnanti un diverso atteggiamento nei confronti della matematica ma soprattutto nei confronti del loro lavoro, perché se “il miracolo è il metodo di rapporto quotidiano di Dio con noi, la modalità con cui Egli diventa oggettivo nel contingente” (L. Giussani, Perché la Chiesa), l’uomo può collaborare alla Sua opera redentrice riempendo la fatica del suo lavoro di richiami al suo destino, che è Cristo.

Ebbene, venerdì e sabato il nostro con-corso, a cui hanno partecipato quasi 5000 studenti provenienti da 60 scuole di 13 regioni d’Italia, ha visto il suo momento conclusivo: le semifinali e le finali. Sono state disputate nel parco di Cinecittà World, dove sono arrivati emozionati e agguerriti più di 1000 persone, tra bambini e accompagnatori (insegnanti e genitori), da Roma, dalle Marche, da Udine e perfino dalla Sardegna, in un weekend di sole incastrato tra due giorni (giovedì e domenica) di pioggia torrenziale e vento, e malgrado i disagi dovuti alla nostra inesperienza e alla difficoltà di gestire in 5 persone tutta quella gente, tutto si è svolto nel modo migliore. E credo che nessuno possa dire che non si sia trattato di un vero miracolo.

La seconda cosa che non posso trattenermi dal raccontare è il miracolo meno visibile ma di maggior portata che si è realizzato in questi mesi tra noi 5 che abbiamo lavorato così duramente per la realizzazione di questa follia.

Sabato una persona mi ha fatto notare che io sono un po’ un pesce fuor d’acqua in questo gruppo di ragazzi, tutti molto più giovani di me, e per di più tutti matematici.

Eppure non mi sono sentita a disagio, nemmeno per il fatto che nel calcolo mentale sono negata e ho dovuto farmi spiegare più volte come si calcola il quadrato di un numero.

Ho cercato comunque di mettere a disposizione tempo, energia, entusiasmo e di condividere quelli che sono i miei punti di forza a servizio del gruppo e del progetto. Mi sono ritrovata in quel “per tutti” che dà il titolo al con-corso, e in quel trattino che divide le parole con (mai durante questi mesi mi sono sentita sola, ma sempre tirata in cordata verso l’obiettivo) e corso, che è il participio passato del verbo correre, ma significa anche cammino, svolgimento progressivo del tempo, movimento dei corpi celesti, la trattazione di una disciplina, e soprattutto strada di particolare importanza in un paese o in una città, dove si suole passeggiare. Ecco, con questo gruppo di ragazzi abbiamo corso e passeggiato, abbiamo scherzato, ci siamo stancati, arrabbiati, abbiamo discusso animatamente su tante questioni, schierandoci in varie fazioni, riuscendo sempre e comunque a trovare un accordo che fosse superiore e più importante delle differenze di opinioni.

E tutto questo, lo abbiamo riconosciuto tutti, è stato il nostro miracolo.

Lo sanno le persone alle quali, giovedì, ho chiesto di pregare perché andasse tutto bene, lo sa Santa Scolastica che come sempre ha gestito la mia pioggia, risparmiandoci l’acquazzone nei due giorni più impegnativi, lo sa chi ieri ha visto i segni della stanchezza sul mio viso, assieme a una bellezza che non è mia, ma che deriva dalla consapevolezza di essermi fatta usare da Lui per costruire qualcosa di bello.

E soprattutto lo sa Stefano, che ha subìto settimane in cui ero sempre distratta, lavoravo tanto, ero concentrata più sul con-corso che sulla mia famiglia, e che negli ultimi giorni si è preso cura dei bambini e di me, senza lamentarsi e senza ironizzare sul fatto che ero assente, ma standomi vicino e provando gioia, perché si è reso conto che ho incontrato qualcosa di Bello, e che non potevo sprecarlo, e che ha assistito al miracolo di cui noi 5 ci siamo fatti strumento.

 

3 risposte a "Matematica per tutti, il nostro con-corso."

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  1. Anna come sono felice di questa esperienza donata. Ricordo ancora in modo nitidissimo un mio pensiero ad una delle lezioni di A.M.Gasca a Roma Tre. Ho pensato :” le parole di questa donna sono piene di Dio”.
    Ci parlava, in quella lezione, di come far riflettere il bambino sul teorema di scomposizione dei numeri interi attraverso l’uso di basi diverse dal dieci. Da allora la matematica ha avuto tutto un altro sapore.

    Piace a 1 persona

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