Amicizia

di Anna Mazzitelli

Lei è tutta diversa da me, tanto che qualche volta mio marito mi domanda: “Ma come fate tu e lei a essere così amiche?”

Io sono alta, e lei meno, lei è magra, e io meno, io sono disordinata, lei tutt’altro, lei è una signora, io niente affatto.

Lei parla a bassa voce, io strillo, io sono rapida e irruenta, lei riflessiva, lei è capace di tenersi per sé quello che le passa per la testa (e a volte ti accorgi che fa uno sforzo, e questo prova che, a differenza di me, è controllata e sa essere discreta), io se non dico quello che penso mi sento male.

Io sono frettolosa, lei fa le cose con calma, lei è elegante, io lasciamo perdere, lei… lei ha gusto, lei stira, lei ha una innata capacità di fare regali, lei sa ascoltare le persone, lei… non si vede sempre sulla sua faccia quello che pensa, è sobria, è casta nelle sue relazioni, mentre io… si è capito, no?

La prima volta che abbiamo avuto a che fare io l’ho trovata così diversa da me che non avrei mai pensato potesse diventare una delle amiche che considero più care. Era in giro a scegliere un capo di abbigliamento da comprare e non si decideva mai. Veramente mio marito direbbe che faccio anche io esattamente così, ma lì per lì l’ho trovata piuttosto strana.

Poi, dopo piccoli e sporadici scambi, le ho chiesto il numero di telefono: qualche messaggino su whatsapp, qualche faccina sorridente. Per alcune scelte che abbiamo fatto a un certo punto della nostra vita, abbiamo cominciato a frequentarci di più, le nostre strade si sono incrociate più spesso e ha cominciato ad affascinarmi, è diventata una presenza piacevole nei miei pensieri, ci siamo avvicinate.

In un momento di grande crisi per me, qualche tempo fa, casualmente c’era lei che mi chiedeva: “Perché hai questa faccia, oggi?” e io, che evidentemente avevo tanto bisogno che qualcuno se ne accorgesse e me lo chiedesse, mi sono confidata. Mi è stata vicino con una discrezione e una comprensione così rare, che forse non avevo mai trovato in nessun altro. Da quel momento è scattato un legame fatto di confidenze e di condivisioni, di occhi bagnati di lacrime, di consigli dati con una delicatezza infinita (i suoi; i miei sempre un po’ bruschi e maldestri), di mezzorette rubate per un caffè e due chiacchiere, di messaggini per riempire il vuoto dovuto alla frenesia della vita che non sempre permette di dedicare il tempo che vorresti alle persone a cui vuoi bene.

Ma la domanda iniziale di mio marito rimaneva: “Come fate a essere così amiche, dato che siete così diverse?”.

Me l’ha spiegato lei, una volta che è venuta a prendermi a casa e siamo andate insieme al cimitero a trovare Filippo. Ha portato due ciclamini bianchi, uno per lui e uno per me. E, davanti alla sua tomba, mi ha raccontato di come prima di conoscermi già mi conosceva, perché un’amica comune le parlava di noi, e di Filippo. E di come, senza averci mai incontrati, comunque si era presa a cuore la nostra storia, e pregava per noi e per lui. E quando preghi per qualcuno succede che questo qualcuno entra a far parte della tua vita, dei tuoi affetti, anche prima di frequentarlo fisicamente.

Mi ha raccontato che una volta, diversi anni fa, ci eravamo sfiorate, in un’occasione molto particolare in cui partecipammo entrambe a una stessa attività organizzata. C’era pure Filippo, e lei era rimasta colpita da come io lo trattavo (e non voleva essere un complimento, aveva visto determinazione e modi bruschi, e tra sé aveva pensato: “Ma tu guarda questa come tratta il figlio!”), e aveva dato un senso al mio comportamento solo dopo aver saputo chi eravamo. Io non mi ricordo affatto di lei, in quell’occasione, ma ricordo il mio comportamento, e confermo che il suo commento è stato fin troppo buono. Ma ero spinta da motivazioni alte, e c’è poco da essere delicati, quando si ha l’urgenza di far vivere al proprio figlio un’esperienza più unica che rara.

Poi, mi ha raccontato, era presente al funerale di Filippo, ed era in un punto della chiesa verso il quale io mi sono girata spesso. Mi ha detto che più di una volta i nostri sguardi si sono incrociati, sebbene io non me ne ricordi affatto, e che lei si sentiva quasi di troppo a stare lì, visto che non ci conoscevamo di persona.

Questo suo racconto è stato per me un’ulteriore prova che la Chiesa accorcia le distanze tra le persone, e a dispetto di un’iniziale perplessità reciproca dovuta a temperamenti e consuetudini di vita piuttosto lontani, crea una vicinanza spirituale, una comunione fondata su qualcosa di poco tangibile ma molto più coinvolgente e reale.

E, a posteriori, posso dire di essere contenta e grata che lei fosse lì, che fosse già lì per me, mescolando passato e presente e rendendo il tempo una cosa relativa, alla luce di un legame, fatto di preghiere e di compassione, che evidentemente già esisteva ancora prima che noi lo sapessimo.

 

13 risposte a "Amicizia"

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      1. Perché a 75 anni di età e dopo 49 anni di matrimonio, devo prendere atto che la mia vita matrimoniale non è stata un matrimonio e neppure una convivenza, ma solo una coabitazione tra due persone che fin da subito si sono accorte di essere troppo diverse l’una dall’altra e di non avere niente da dirsi. Perché non ci siamo separati? Bella domanda da un milione di dollari! Per quanto riguarda lui, bisognerebbe chiederlo a lui, che neppure risponderebbe. Per quanto riguarda me, perché credo nel Sacramento del Matrimonio e perché ho avuto un figlio che adorava il padre, Ma la mia solitudine umana è stata totale. Dio mi ha aiutato, certo, facendomi capire che mio marito è pur sempre un gran signore, un gran galantuomo e una gran persona per bene, ma non è mai stato un marito ma solo un estraneo. Credevo che in vecchiaia ci saremmo ritrovati, ma non è stato così. Ecco perché sono triste e non ho avuto conforto neppure dal confessore che mi ha sgridata dicendomi che, se sono triste, vuol dire che non sono cristiana perché il cristiano è sempre lieto per la Promessa che ha ricevuto. Allora chiedo perdono a Dio per la mia tristezza e ringrazio chi mi ha dato modo di sfogarmi.

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    1. Cara Carla,

      mi perdonerai se difronte al tuo commento, che forse oltre a chiedere che qualcuno chiedesse conto della tua tristezza, cerca anche qualche possibile risposta, forse un conforto, io non riesco a tacere…

      Lo faccio con il massimo rispetto e anche con tutti i limiti del mezzo e della non-conoscenza di te e della tua storia che non va oltre quanto hai scritto.
      Però sento di doverlo fare per ciò che Dio mi ha dato come esperienza mia e di tanti che ho conosciuto nella Fede.

      49 anni di Matrimonio… caspita, oggi come oggi un gran traguardo.

      Possibile che tutti e questi 49 anni siano stati solo “coabitazione”?
      Non credo lo abbiate fatto come stipulare un contratto (di coabitazione appunto)…
      Cosa vi ha portato ad una scelta impegnativa come quella del Sacramento?

      Guarda che non voglio risposte o spingerti a rivelare altre tue vicende personali, voglio invitarti a porti delle domande che vadano alla radici, alla “genesi” del rapporto tra te e tuo Marito… perché vedi, in modo molto sommario i casi sono due:
      A) O vi siete sposati per amore.
      B) O per altri motivi contingenti che esulano dal primo.

      Quando scrivo “per amore”, non parlo solo di sentimenti, parlo di un progetto, di un desiderio profondo di una vita assieme in un cammino, non sempre facile, verso il bene comune, dei figli e della propria anima, perché il Matrimonio Cristiano è cammino di Santità, da percorrere appoggiati a Cristo, nella Fede, nella Speranza, nella Carità (la forma gratuita dell’Amore) e di conseguenza nella Gioia.
      Proprio quella Gioia (con la G maiuscola) che pare tu non abbia conosciuto (proprio mai?) o che di certo oggi non vivi.

      Altri “motivi contingenti”, sono migliaia ed alcuni possono persino mettere in discussione la reale sussistenza del Matrimonio… ma qui neppure mi ci voglio addentrare anche perché il mio desiderio non è certo quello di instillarti dubbi.

      Stiamo quindi sul caso A

      Cosa è accaduto strada facendo? Dove si è smarrito quell’amore di partenza che doveva evolversi appunto in una Amore grande e gratuito che non è l’ “innamoramento” iniziale, che pure è sentimento che Dio instilla nel cuore di coloro che chiama a questa vocazione?

      Non è affatto raro che l’amore umano “si perda per la strada”…
      Conoscerai certamente l’episodio del Vangelo che va sotto il nome di “Le Nozze di Canaan”.
      Il vino della festa, della gioia, dell’ebrezza, ad un certo punto viene meno… e la festa senza vino rischia di trasformarsi in una gran tristezza, in un fallimento della festa, sia per gli Sposi, sia per gli invitati.
      Ed è allora che interviene Gesù (invero “spinto” da Sua Madre…) e trasforma l’acqua, la semplice acqua, l’insipida acqua, in “vino nuovo”!

      Vino talmente “nuovo” e buono, che il maestro di tavola, si complimenterà con lo Sposo per averlo conservato per la parte finale della festa.

      Quest’acqua, siamo un po’ noi, il nostro vivere quotidiano, un’acqua che talvolta ristagna, che diviene l’acqua agitata di un mare in tempesta che tutto travolge… o “le acque della morte”.

      Ma può anche essere l’acqua del nostro “Battesimo”, quell’acqua zampillante che tutto rinnova: noi stessi, liberandoci del nostro peccato, chi ci sta attorno, che a quella sorgente zampillante, che altro non è che il costato di Cristo, vengono ad abbeverarsi, perché assetati, in cerca di quella Gioia che il mondo non conosce.

      Quindi vedi, quando dici “credo nel Sacramento del Matrimonio”, io non ne dubito, ma il Sacramento del Matrimonio, non è solo un vincolo a cui tenere fede, o peggio una sorta di catena, un cappio che ci siamo messi al collo da cui non si può scappare…
      Il Sacramento del Matrimonio è quell’Azione di Grazie che rende fecondo il vivere dei Coniugi (e la fecondità non sta solo nell’avere figli).
      Una fecondità, una ricchezza, una pienezza, che trasforma noi, i nostri figli, le nostre famiglie e la stessa Chiesa!

      Perché, come? Perché si fonda su Gesù Cristo! E su Cristo morto e risorto!
      E’ Lui la pietra angolare, è Lui la fonte inesauribile, è Lui il “vino nuovo”, è Lui la nostra Speranza, è Lui la nostra “garanzia”, è Lui la nostra Gioia…

      Capisci perché il tuo confessore ti ha “tirato le orecchie” (e io non sono qui a rincarare la dose…)?
      Nel tuo credere al Sacramento, dove hai smarrito il tuo credere ed affidarti a Cristo?

      Cristo fa dei due una “carne sola”… e ti dirò lo fa anche di due che si scoprono estranei, o lontani.
      Ti dirò di più – perché ne sono testimone – può farlo anche di due che si scoprono NEMICI!

      Coraggio Carla!
      C’è una novità! Dio fa nuove tutte le cose e chi è anziano nella sua vecchiaia darà ancora frutti!
      Questo è un momento propizio… siamo in Quaresima, periodo di conversione, di ritorno a Dio, di perdono dei propri peccati.
      Abbiamo le armi: preghiera, digiuno, elemosina.

      Hai esaurito da tempo l’amore per tuo Marito? Lo vedi solo come un “gran galantuomo” (beh, è già una bella cosa…), chiedi a Dio di darti occhi nuovi, di darti quell’Amore di cui Lui è la fonte. Che ti dia occhi e mani e cuore nuovi per tuo Marito.
      Fai tu il primo passo… non ti fermare alle apparenze, non cadere nell’inganno che tanto lui (tuo Marito) non cambia (“bisognerebbe chiederlo a lui, che neppure risponderebbe…”) . Inizia da te!

      Forse ci sarà anche il tempo per un cambiamento anche suo, un ritrovare un dialogo in Cristo, chissà quali miracoli (ancora avvengono sai), ma dobbiamo SEMPRE partire da noi, perché noi siamo i primi chiamati a convertirci, non gli altri…
      Vedendo in te un’attitudine nuova, anche tuo marito si farà della domande, cercherà della risposte, perché anche se è una “persona per bene” non credo neppure lui sia tanto felice, per ciò che mi racconti.

      Gesù ci ha detto:
      «Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.» (Giovanni 16,24)

      Diremo forse che Cristo è un bugiardo?

      Ti auguro un Santa Pasqua di resurrezione!

      P.S. anche se tuo marito è uomo di poche parole, tu non dimenticare di parlare a tuo marito, ma non di “cose”, che magari non avete in comune… parlagli di te, della tua sofferenza, della tua tristezza.
      Ma prima di farlo, perché non accada che il nostro parlare diventi una serie di recriminazioni, un far ricadere sull’altro il nostro malessere addossando ad altri la colpa, prega il Signore che ti dia tempo, momento e parole, che significa anche chiedere allo Spirito Santo che prepari la strada nel cuore del nostro Coniuge.
      (Forse il Signore ti darà di vedere che hai di che chiedere tu perdono a tuo marito..).
      Io ho sperimentato che funziona 😉

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    2. Pregiatissima signora Carla, io non mi sento di dispensare alcun consiglio perche’ , da quello che ho letto, sono piu’ che convinto che lei sia una persona assai piu’ saggia di me. Posso solo dirLe di continuare ad avere fiducia e confidare in Dio che ci e’ Padre e Madre e non negli uomini, laici o ecclesiastici che siano, perche’ “miopi” e spesso, per psicologia, incapaci di cogliere quella tenerezza e sensibilita’ propria dell’universo femminile. E, questo mi sento di dirlo, se vuole cominciare ad essere lieta…cambi almeno confessore! 🙂

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      1. Fermo restando che la ricerca di un buon confessore per la nostra crescita spirituale non può certo essere dettata dal trovare chi non urti mai la nostra “sensibilità”… 😉

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  1. E quando preghi per qualcuno succede che questo qualcuno entra a far parte della tua vita, dei tuoi affetti, anche prima di frequentarlo fisicamente.
    Voi fate parte della nostra vita, Anna! Filippo è un nostro testimone di Paradiso…. Buona vita, bella famiglia! Grazie!

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  2. Ho letto questo post stamattina presto e m’è tornato in mente più volte.
    E’ vero che la preghiera è un collante incredibile. Mi hai riportato in mente alcuni particolari, apparentemente insignificanti, ma segni dell’amore di Dio. Per esempio, dopo aver pregato per anni affinché alcune donne riuscissero a diventare mamma… donne che nemmeno conoscevo di persona e che abitavano da un’altra parte d’Italia… ho conosciuto i loro figli, in circostanze improbabili. Da subito c’era stato un feeling incredibile. A un certo punto ho chiesto loro di dove fossero, se c’eravamo già incontrati da qualche parte. Ho tratte le conclusioni quando mi hanno nominata la loro mamma. Non ho mai detto loro nulla, ma vederli, sani, belli e in gamba… che gioia!
    E ne avrei ancora molte da raccontare. Grande la potenza della preghiera!!!!!

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  3. Cara Antonella, grazie di queste parole così affettuose. Purtroppo mio marito ed io ci siamo accorti di essere completamente diversi solo dopo il matrimonio perchè durante il fidanzamento,durato due anni, ciascuno dei due ha messo in mostra il lato migliore del proprio carattere. Ribadisco quello che ho già scritto in precedenza e cioè che mio marito è un gran signore, un gran galantuomo e una gran persona per bene, ma era completamente inadatto al matrimonio perché ha sempre avuto un carattere solitario, indipendente ed egocentrico, che nel suo caso non significa egoista, ma che non è capace di ragionare in temini di coppia. Nella mia infelicità io sono stata salvata dal fatto di aver avuto un lavoro di responsabilità che non mi faceva pensare troppo a me stessa e dal poter coltivare i miei molti interessi che, naturalmente, non erano anche i suoi. In questo Dio mi ha aiutata facendomi vedere che il rovescio della medaglia era abbastanza soddisfacente, anche se non era quello che avevo sperato. Ora siamo vecchi: io ho 75 anni e lui 81, siamo in buona salute e di questo ringrazio Dio ogni giorno pregandolo di farmi vedere il “miracolo” di un suo gesto affettuoso prima di morire. Forse Dio mi esaudirà e allora sarò ampiamente ripagata di questi 49 anni passati. Grazie per avermi letto e consolato in un momento di depressione spirituale.

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  4. Cara @Antonella,

    mi spiace che quello che ho scritto “con il cuore in mano” e basandomi sulla mia esperienza (2 Matrimoni) e quella di tanti Fratelli che conosco intimamente, a te risulti come “predica” o “facile ricetta”…

    Ma questo è il rischio del rispondera a simili situazioni con un mezzo impersonale e virtuale come un blog.
    Ma piuttosto che tacere e sperando le mie parole siano un aiuto, è un rischio che accetto sempre di buon grado.

    E’ piuttosto evidente che il tuo dolore e i tuoi rimpianti si riflettono sul tuo giudizio per chi ha scritto e anche per la vicenda di Carla.
    “Io suppongo che tuo marito ti abbia fatto sentire da subito poco desiderata, poco donna, poco amata.

    Supposizione che potrebbe essere del tutto errata, che, e mi dispiace, riflette la tua esperienza appunto, e comunque non sarebbe neppure questo il nocciolo del problema (magari lo è per te…).

    Altro non ti dico e non continuo nella mia “predica”… mi consola sapere (con certezza) che le mie parole, anche solo per un breve momento, hanno aiutato Carla, che le ha sapute leggere con il giusto spirito.

    Ti auguro ogni bene.

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