“Fate tutto quello che egli vi dirà”

Link alle Letture della II Domenica del tempo ordinario (Anno C)

Is 62,1-5      Sal 95      1Cor 12,4-11      Gv 2,1-11

Commento alle Letture della II Domenica del tempo ordinario (Anno C)

di Don Stefano Cascio

Siamo a delle nozze, a un matrimonio. Ma è un racconto un po’ strano, perché quando si fa un matrimonio, di chi si parla? Degli sposi. E’ la prima cosa che si dice quando si racconta di un matrimonio.
Ma qui non se ne parla, c’è solo un accenno allo sposo, a un certo punto, altrimenti non se ne parla.
Quindi quello che ci interessa non sono gli sposi, non è la storia del matrimonio tra queste due persone.

Oggi con questo Vangelo il Signore ci vuole dire certamente qualcos’altro.
Infatti siamo nel Vangelo di Giovanni, e noi sappiamo che Giovanni, quando scrive, ci vuole dire qualcosa di più profondo.
E se avete ascoltato bene, alla fine del Vangelo, Giovanni dice che questo è l’inizio dei segni che Gesù compirà.

Abbiamo festeggiato l’Epifania, cioè la manifestazione di Gesù nel mondo.
Domenica scorsa abbiamo festeggiato il battesimo di Gesù, che è l’inizio della sua vita pastorale, quando inizia a farsi conoscere al mondo dopo trent’anni di silenzio.
E adesso, con questo Vangelo, Gesù inizia con un primo segno.
Cerchiamo di capire cos’è questo segno.

Io un giorno vi ho dato un segreto: per capire cosa il Vangelo ci vuole dire, la Chiesa durante le Messe domenicali ci mette altre letture che si collegano al Vangelo per farci capire come leggerlo, perché un Vangelo si può leggere in tanti modi.

E cosa ci dice la prima lettura, che è tratta dal libro del profeta Isaia?

Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata

come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te.

Questo significa che non stiamo parlando del matrimonio tra un uomo e una donna, ma di Dio con il suo popolo, e questo è il senso di questo Vangelo.

Allora qual è la scena?
Gesù è a questo matrimonio, e ci sono le giare che sono per la purificazione. Che cos’è la purificazione?
Per Israele all’epoca c’erano delle leggi molto precise, prima di mangiare bisognava purificarsi.

Quelle giare sono vuote, come per dire che la legge antica non ha più senso.

Maria va da Gesù e gli dice: “Non hanno più vino”.

A cosa serve il vino nelle nostre feste? Il vino dà allegria, dà un’aria di festa.
Non c’è più vino, quindi è un problema per la festa.
Ma se questa storia del matrimonio non è la storia di un matrimonio ma è la storia della nostra vita?

Maria dice a Gesù: “Non hanno più vino”.
E’ un po’ come nella nostra vita, quando noi cerchiamo di seguire il Signore, ma la nostra fede diventa un po’ stanca, facciamo fatica a seguire il Signore. E’ un po’ come nella vita quando non c’è più vino, non c’è più gioia, facciamo fatica a vivere la nostra fede.

Maria non è solo la mamma di Gesù, è anche la prima discepola di Gesù, quella che lo segue per prima, quella che starà poi sotto la croce. Maria è la prima a seguire Gesù.

E gli dice, quindi: “Non hanno più vino”.
E lui le risponde: “Donna, non è la mia ora”.
Forse Gesù non ha capito bene, Maria gli dice “Non hanno più vino” e lui le risponde “Donna, non non è la mia ora”.

Non è una risposta logica, ma non è logica perché non stiamo parlando del matrimonio.

Qual è l’ora di Gesù? L’ora di Gesù è quando dà la vita sulla croce.

Quindi dobbiamo mettere insieme tutti gli elementi che abbiamo elencato finora:

Abbiamo le giare per la purificazione, e sono vuote, e abbiamo detto che queste sono la legge di Mosè, che ormai non ha più senso.
Poi abbiamo Maria che dice: “Non hanno più vino”, e abbiamo detto che il vino è la gioia, la fede.
E abbiamo la risposta di Gesù che dice: “Donna, non è la mia ora” ma sta parlando della croce.

Come possiamo mettere insieme tutti questi elementi?

Gesù è venuto a ridar vita a un popolo che non seguiva più il suo Dio, che si era perso nelle sue leggi e non trovava il senso della sua vita.

Gesù è il vino nuovo, con il suo sangue ci ridà vita. Gesù è il vino nuovo.

Noi cosa siamo chiamati a fare?

Maria va dai servi e dice loro: “Fate tutto quello che vi dirà”.
I servi siamo noi. E noi non abbiamo il vino, perché il vino è Gesù, ma noi abbiamo l’acqua, quel poco che abbiamo è quell’acqua che i servi mettono nelle giare.
E quando Gesù entra nella nostra vita trasforma quest’acqua, questo poco che siamo, lo trasforma in vino.

Allora noi siamo chiamati oggi da Maria a seguirlo. “Fate tutto quello che vi dirà”. Anche se non capite. I servi non sanno.

Lui dice”Riempite d’acqua le giare”. I servi non sanno perché lo stanno facendo, le riempiono fino all’orlo. Poi lo capiranno. Poi quell’acqua diventa vino, ed è migliore di tutti gli altri vini di prima. Gesù dà senso alla nostra vita.

Allora noi siamo chiamati solo a portare il poco che abbiamo, quest’acqua con cui riempire le giare. E siamo chiamati alla fedeltà cioè fare quello che Gesù ci dice.
Ma poi tutto si trasforma, il Signore trasforma questa poca acqua nelle giare in vino e ridà vita.

Allora chiediamo oggi al Signore di aiutarci a essere fedeli, e soprattutto di dare tutto quello che abbiamo, anche se è poco diamolo al Signore, perché lui può trasformare la nostra vita.

Vedete allora nel matrimonio di due sconosciuti l’evangelista Giovanni ci vuole far capire che solo Lui dà senso alla nostra vita, perché noi siamo come quelle giare, un po’ tristi, un po’ vuote, manca qualcosa. E questo qualcosa è Gesù che ce lo da.

Amen

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E’ stato Natale!

Vorremmo riproporre qui alcune pagine del Journal che abbiamo tenuto in questi ultimi anni, attraverso il quale abbiamo “distribuito” le notizie sulla salute di Filippo, sulle sue conquiste, sulle sue giornate buone e su quelle brutte ma soprattutto abbiamo costruito la rete (non solo di preghiera) fatta di tante persone che ci hanno aiutato e sostenuto, e che nell’ultima festa di Filippo si è stretta intorno a noi.
La pagina di oggi è quella del Natale 2011.
Il 2011 è stato l’anno del primo trapianto di midollo di Filippo ma anche, dopo pochi mesi, della sua seconda recidiva. Il novembre del 2011 fu forse uno dei momenti più brutti della storia che abbiamo vissuto in questi ultimi anni: fu quello in cui le nostre speranze si affievolirono molto, tutto divenne più incerto, la terra sotto i piedi venne a mancare, sembrava non avessimo le forze per rialzarci. Eravamo quasi rassegnati.
A dicembre di quell’anno eravamo in ospedale per la chemioterapia; non era affatto certo che i farmaci sarebbero riusciti a reindurre una remissione della malattia e si potesse aprire di nuovo la strada per un secondo trapianto. Tenemmo duro e pochi giorni prima di Natale, dopo un controllo sul midollo osseo, scoprimmo che Filippo era di nuovo in remissione, per la terza volta. Ho ancora di fronte agli occhi il volto della Dottoressa, primario del reparto di ematologia pediatrica, quando mi venne a dare la buona notizia: fu un momento straordinario, fu come se la vita di Filippo fosse nata di nuovo e, con la sua, fosse nata di nuovo anche la nostra.
Pur lontani da casa, io e Filippo trascorremmo un Natale meraviglioso.

di Stefano Bataloni

25 dicembre 2011

Oggi abbiamo completato il quarto giorno di terapia, domani sarà l’ultimo del ciclo.

Filippo continua a stare piuttosto bene fisicamente: devo dire che, rispetto agli ultimi cicli dello scorso anno, ha conservato una notevole mobilità e capacità di lavorare, di interagire, di fare; senza contare che non c’è stata traccia finora di mucosite o di calo dell’appetito. Come preannunciato dalla dottoressa Locasciulli, i farmaci impiegati stanno avendo pochi effetti collaterali.

Uno però ce n’è: Filippo ha un umore molto altalenante. Passa da momenti di forte irritabilità, stamattina per poco prende a sberle l’infermiera che voleva dargli un bacio per augurargli Buon Natale, all’insofferenza quando qualcuno viene a visitarci e io non mi dedico interamente a lui, fino a momenti di euforia come stasera nella doccia in cui cantava, ballava e poi diceva parole strane come volesse inventarsi una nuova lingua!
Ci siamo già passati in una situazione come questa: e tutto più o meno rientra non appena ci si allontana dalla conclusione della terapia.

Inevitabilmente i farmaci che gli danno, e il cortisone ad alte dosi, non sono proprio acqua fresca.

I valori dell’emocromo di oggi sono bassini e in discesa rispetto a ieri; oggi niente trasfusioni.

Ma ieri è stato Natale anche qui.
A cominciare dai babbi Natale che sono venuti numerosi, alcuni con regali azzeccati rispetto ai gusti di Filippo, altri un po’ meno…ma il migliore di tutti è stato quello di ieri sera: l’infermiere Pietro era perfetto, se non fosse che Filippo non c’è cascato manco per una frazione di secondo!

Poi c’è stata la cena, organizzata dai nonni, con lasagne, carciofi, polpettine, vino, torrone e panettone (e pure il regalo inaspettato, ma quanto mai necessario, per me).

Quindi c’è stato un supplemento di cena nella cucina del reparto, perfettamente addobbata a festa, cui ha voluto a tutti i costi partecipare pure Filippo, mai sazio di cibo. Intorno al tavolo c’erano la dottoressa Adalgisa, di turno la scorsa notte, gli infermieri Laura e Pietro (smessi i panni i babbo Natale), io e Filippo e la dottoressa Barbara, giovane ematologa del DH da lungo tempo, anche lei qui in questi giorni con il suo piccolo bimbo affetto da una brutta infezione.

C’erano davvero molte cose buone da mangiare ma soprattutto c’era un familiare clima di festa, c’era allegria, c’era intimità. Per noi è durato giusto una mezz’oretta, giusto il tempo per bere un bicchiere di vino e far mangiare a Filippo un pezzo di dolce al cioccolato…eppure non sembrava proprio di essere in ospedale.

Ma a parte tutto questo anche per noi è nato un bambino: quel Bambino piccolo e fragile ma che salverà tanti di noi, il Bambino che ci dà speranza e fiducia.
Anche noi, in questa stanza abbiamo un bambino e mercoledì scorso ha saputo che potrebbe avere un’altra vita, in pratica è come se fosse nato di nuovo. Non è Dio, certo, ma speriamo che attraverso le sue sofferenze e le sue gioie, conduca tutti noi sulla strada della salvezza.

Ieri è stato Natale anche qui. Forse è stato Natale soprattutto qui.