L’aquilone

di Anna Mazzitelli

Solo chi era con noi il 2 giugno può rendersi conto di come Filippo stesso abbia saputo organizzarsi la giornata del suo compleanno nel modo migliore: è riuscito a incastrare eventi e persone all’ultimo minuto (le 11 della sera prima) che se ci avessimo provato noi appositamente non ci saremmo mai riusciti, e infatti noi stavamo cercando di combinare una giornata per sabato, ma Filippo evidentemente l’ha voluta per venerdì.

Quanto a voi, che vi siete seduti alla nostra tavola, che avete condiviso con noi quelle ore così liete e leggere, che avete portato armi, dolci e regali e che siete stati voi stessi regali, sebbene non abbiate conosciuto Filippo, sono certa che l’avreste trovato irresistibile, col suo broncio finto, dal quale facilmente scappavano sorrisi.

Grazie per essere stati con noi, per aver festeggiato, per aver camminato, chiacchierato, per aver riso e per aver pregato.

Grazie per aver portato l’aquilone da far volare, che ci ha costretti a guardare tutti assieme verso il cielo.

Non potevamo sperare in una giornata migliore e in una compagnia più dolce.

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Anna

 

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Il tesoro di ogni attimo

Il settimo compleanno di Filippo fu davvero particolare.
Innanzitutto… lui non era ricoverato in ospedale ed eravamo al mare.
A renderlo speciale però, furono i giorni, anzi le ore, che lo precedettero. Ci fu un susseguirsi di eventi, di telefonate, di discussioni, di incontri, di viaggi, vissuti con grande concitazione e profonda speranza, e che sono raccontati in questa pagina del nostro diario di allora.

Quei giorni, quelle ore, quegli eventi ci portarono a Monza e al trattamento sperimentale con un farmaco dal nome impronunciabile. Monza e quel farmaco ci portarono un altro anno e mezzo di vita di Filippo e con esso alcuni dei periodi più belli delle nostre vite: ci condussero in luoghi meravigliosi e ci portarono a conoscere nuovi grandi amici.
Tutto iniziò in quelle ore, e tutto, poi, ci accompagnò fino al momento in cui vivemmo la morte e la “Pasqua” di nostro figlio.
Ripensandoci tempo dopo, rimasi profondamente ammirato di come quegli eventi si fossero svolti esattamente in quella maniera; sarebbe bastata una telefonata in meno o una discussione in più, una decisione piuttosto che un’altra… e Monza e il farmaco sperimentale non ci sarebbero stati, e con essi nulla di quello che è stato.

In quelle ore che precedettero il settimo compleanno di Filippo capivo molto poco di quello che stava accadendo; ovviamente, non potevo vedere a cosa sarei approdato. Fui in qualche modo guidato dagli eventi.
Oggi, che ricorre l’undicesimo compleanno di Filippo, ringrazio Dio perché Lui, invece, conosceva il tesoro di quegli attimi. Lui sapeva che in quegli attimi c’era l’inizio di un cammino che porta al Bene.

Prego quindi per ognuno di voi affinché possiate in ogni attimo della vostra vita, che sia nella gioia o nel dolore, avere sempre il conforto che nasce dal sapere di essere nelle mani amorevoli di Dio.

Stefano

 

2 giugno 2013

Oggi Filippo ha compiuto 7 anni. E’ diventato a tutti gli effetti il “bambino numero 7”, come si fa chiamare da me.

E’ stata una giornata bellissima, ricca e divertente, siamo al mare e abbiamo fatto una festicciola con i nonni, Emma e Cristian, i suoi amici storici. Siamo stati anche sulla spiaggia, ha giocato con la sabbia, hanno mangiato dolci, hanno tirato le “bombole” d’acqua contro una palma, hanno riso e si sono stancati. Filippo stesso ha detto che è stato un bellissimo compleanno. Ma dobbiamo fare un passo indietro, perché le cose accadute ieri vanno raccontate.

Giovedì pomeriggio, come già detto, abbiamo ricevuto il responso del midollo di Filippo: non c’è remissione. Inoltre la Dottoressa Locasciulli ci faceva sapere che il farmaco sperato non poteva essere dato.

Venerdì, sotto indicazione di mia mamma e mia sorella, abbiamo saputo che la sperimentazione con questo farmaco che si chiama Blinatumomab (io ci ho messo un mese per impararlo) era aperta solo per bambini nella fascia di età tra 2 e 7 anni. Al di sopra dei 7 anni la sperimentazione è chiusa, ci sono già in numero sufficiente di bambini su cui è già in corso. Stefano, che già voleva ritirare fuori l’argomento con la Dottoressa Locasciulli in occasione del nostro prossimo day hospital, fissato per lunedì 3 (domani), ha capito che non c’era abbastanza tempo, ha chiamato il San Camillo e ha spiegato che il bambino sarebbe potuto rientrare nella sperimentazione solo fino a ieri (sabato 1 giugno), prima di compiere 7 anni.

E’ stato richiamato dalla Dottoressa in persona, che ha parlato un po’ con lui e poi gli ha detto che si sarebbe informata per farci rientrare, tramite l’ospedale di Monza, dove lei ha lavorato per tanti anni e dove portano avanti questo studio (che, per la cronaca, si fa in 22 centri in 7 paesi, tutti con lo stesso protocollo e le stesse condizioni).

Ci ha richiamato poco dopo dicendo che aveva parlato con un medico di Monza il quale le stava inviando i documenti per accertarsi della compatibilità della situazione di Filippo con lo studio: i requisiti richiesti sono molti e molto rigidi, non soddisfare anche solo una delle condizioni di partenza significa non poter partecipare allo studio.

In serata la Dottoressa ci richiama dicendo che la candidatura di Filippo a partecipare allo studio era stata accettata ma che il giorno seguente (ieri) io e Stefano saremmo dovuti andare a Monza a firmare i consensi. Tali moduli dovevano poi essere inviati al Centro che si occupa della sperimentazione entro la mezzanotte di ieri, perché oggi Filippo avrebbe compiuto 7 anni, pena l’esclusione dalla sperimentazione.

Avevamo i bagagli pronti, la macchina oramai stracarica e pensavamo che l’indomani mattina la nostra destinazione sarebbe stata Tor San Lorenzo, invece abbiamo spedito i bambini al mare (sotto il diluvio e con le coperte nel bagaglio, accanto ai costumi) con Ida e Roberto, i genitori di Cristian, con mia mamma e Violetta, la nostra babysitter che starà con noi tutto il mese, mentre io e Stefano siamo andati alla stazione di Termini a prendere un treno per Milano, una coincidenza per Monza, un autobus, per poter fare il colloquio con le dottoresse che si occupano del Blinatumomab.

Il colloquio è andato bene, il San Gerardo ci ha fatto una buona impressione, abbiamo raccontato per sommi capi la storia clinica di Filippo, ci è stato illustrato l’andamento della sperimentazione, più o meno i tempi, gli effetti collaterali del farmaco, abbiamo firmato i fogli e poi percorso la strada inversa fino a casa.

Dovremo tornare a Monza con Filippo, ancora non sappiamo quando, ma a breve, per fare lì tutti gli esami per la conferma dell’idoneità alla sperimentazione e, se tutto va bene, il ricovero e l’inizio della terapia. Se Filippo dovesse entrare, come ci auguriamo fortemente, racconteremo in dettaglio in cosa consiste il tutto. Per adesso mi limito a dire che ieri io e Stefano abbiamo fatto il nostro “viaggio della speranza”, che questo farmaco non è un chemioterapico (ormai Filippo ha fatto tutti i tipi di cocktail possibili e non sono bastati) ma un anticorpo, che si lega specificamente ai linfociti malati e fa in modo che il suo stesso sistema immunitario li elimini. I risultati ottenuti finora con gli adulti sono molto promettenti. La Fase I della sperimentazione sui bambini è già stata fatta, quindi già è noto il dosaggio da somministrare che sia tollerabile. Filippo parteciperebbe alla Fase II quella che serve a valutare l’efficacia del farmaco. Sembra che sia rivoluzionario.

E’ comunque un trattamento che servirà a portare Filippo al trapianto aploidentico, che verremo poi a fare al San Camillo. Così si sono accordati i medici.

Aggiungo che stante la situazione non credo che tornerò a scuola, anche perché i tempi sono molto stretti e se Filippo rientrasse dovrebbe iniziare subito e stare a Monza per tutta l’estate. Inoltre le prime giornate di somministrazione sono quelle più dure, quindi sia io che Stefano gli staremo vicini. Paola, perdonami, non posso fare altrimenti.
Domani day hospital al San Camillo, dopo di che chiameremo Monza e i tempi saranno delineati un po’ meglio. Intanto ci godiamo la nostra serata al mare, da una terrazza che si affaccia praticamente sulla spiaggia, e dormiremo cullati dal rumore delle onde.

Anna

Tutti i bambini tranne uno

L’ultimo anno di vita di Filippo iniziò che lui aveva passato da poco i fatidici 100 giorni dal suo terzo trapianto di midollo osseo, i giorni nei quali il nuovo sistema immunitario avrebbe potuto aggredire il suo corpo fino quasi a spazzarlo via come normalmente avrebbe fatto con un virus. Filippo, però non ebbe reazioni particolari e quei 12 mesi che seguirono furono certamente i più belli della nostra vita.

Dopo circa 9 mesi dall’inizio di quell’anno e trascorsi poco più di 2 mesi dal suo ottavo compleanno, i medici ci dissero che non c’era più niente da fare, anche l’ultima battaglia contro la sua leucemia era persa. Da quel momento il tempo di nostro figlio divenne contato: poteva sembrare che Filippo fosse destinato a non avere più un domani.

Gli ultimi 3 mesi della sua vita furono un dono, anche se il suo sangue progressivamente divenne incapace di coagulare, anche se la sua pelle fu trapassata da tanti aghi, per i prelievi di controllo e per le trasfusioni. Lui però era lì, con noi, ancora. I primi tempi di quegli ultimi 3 mesi, prima che ne iniziasse il declino, il suo corpo raggiunse forse il culmine della sua bellezza.

Erano le 10:05 di giovedì 20 novembre, quando Filippo esalò il suo ultimo respiro. Anna era seduta sul suo letto, io ero in ginocchio accanto a lui e gli tenevo le mani; erano con noi in casa anche la mamma di Anna, l’infermiera che ci aveva amorevolmente assistito in quegli ultimi 3 mesi e una nostra cara amica, madre di uno dei due grandi amici di Filippo.

Quel giorno la nostra casa si riempì di gente: vicini di casa, conoscenti, amici, parenti, sacerdoti. Persone che avevano lasciato il lavoro a metà giornata, persone venute da ogni dove per salutare Filippo. Bussarono alla nostra porta fino alle dieci di sera. Tutti lì, per noi, per Filippo. Ci furono abbracci e pianti, mentre il tavolo del salone si riempiva di dolci, di tanti dolci buonissimi.

A Francesco e Giovanni, fratellini di Filippo, non abbiamo nascosto nulla. Sono stati accanto al loro fratello maggiore fino alla fine, e anche dopo, in quelle ore che seguirono, andarono spesso a baciarlo. Piangemmo insieme.

Il giorno successivo, venerdì, nel primo pomeriggio, eravamo in chiesa: il corpo di Filippo, nella sua nuova casa, era lì al centro, sotto l’altare e intorno a lui, vicino a me e Anna, c’erano centinaia e centinaia di persone. La chiesa era in festa, i sacerdoti avevano i paramenti della festa, ci furono canti e musica. Molte lacrime vennero sparse ma i sorrisi non mancarono. E alla fine, tanti palloncini volarono in cielo.

Eravamo in chiesa, quel pomeriggio, per festeggiare una pasqua, per ricordare la comunione che c’è tra chi se ne è andato e chi vive pregando per lui. Abbiamo fatto festa perché per noi non era vero che Filippo non avesse più un domani, perché sapevamo per certo che la sua anima avrebbe continuato ad esistere per l’eternità, sapevamo che quando lo raggiungeremo, lui sarà lì per accoglierci e consolarci.

A 2 anni di distanza abbiamo ripercorso quei giorni grazie alle parole di Silvana De Mari, medico e scrittrice fantasy, e alla storia di Pauline, protagonista di “Tutti i bambini tranne uno”, di Philippe Forest.

Di questo e di altro parleremo insieme a lei, con l’aiuto di Massimiliano Coccia, giornalista, domenica 27 novembre 2016, ore 16:30, presso la Parrocchia San Giovanni Battista De Rossi di Roma.

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In cielo cerco il tuo felice volto

di Anna Mazzitelli

Caro Filippo,

stiamo preparando una cosa per il primo anniversario della tua nascita al cielo.

Non solo per te, in realtà.

Abbiamo pensato di coinvolgere nella giornata a te dedicata tutte le famiglie che, in vario modo, hanno figli in cielo.

Persi durante la gravidanza, o in un momento della loro vita, breve o lunga… noi sappiamo bene che il dolore rimane, non si possono fare confronti o paragoni, il dolore c’è. Quindi stiamo cercando di organizzare un pomeriggio di riflessione per riscoprire la speranza, che raduni tutte le mamme e i papà di bambini che come te hanno lasciato presto la loro vita terrena, bambini coi quali tu stai certamente condividendo il Paradiso.

Naturalmente tutti sono invitati a partecipare, non è una cosa riservata a chi ha perso un figlio, ma è aperta a tutti quelli che avranno voglia di venire a stare un po’ con noi, e ci auguriamo che siano tanti! Tante persone abbiamo conosciuto grazie a te e alla tua storia, desideriamo incontrarle tutte e ci auguriamo che possano partecipare con noi a questa giornata in tuo ricordo.

L’appuntamento è il 21 novembre (è un sabato) alle ore 17:00, presso la Chiesa di San Giovanni Battista de Rossi, Via Cesare Baronio 127, Roma.

Per i grandi, dalle 17:00 alle 18:00 circa è previsto un incontro che è ancora in via di preparazione e nel frattempo i ragazzi dell’oratorio intratterranno i bambini (che speriamo siano numerosissimi).

Alle 18:30 sarà celebrata la Santa Messa. La serata si concluderà con una cena condivisa, ovvero chi desidera restare porterà qualcosa da mettere in comune e mangeremo insieme.

Filippotto, spero che le idee che ci sono venute piacciano anche alle persone che verranno, e che quel giorno tu e tutti i bambini che ricorderemo farete festa per noi dal Cielo, e ci aiuterete a rendere il nostro giogo un po’ più dolce e leggero.

Festa all’Oratorio

di Anna Mazzitelli

Avevo iniziato questo post solo per ricordare a chi vuol partecipare alla Festa di Filippo, i dettagli della stessa.

Avevo poi aggiunto un avviso:

Un avviso nuovo: vi prego, semmai dovesse passarvi per la mente, non portate regali per noi né per i bambini. Francesco e Giovanni hanno molto di più di quello che serve loro, e molto di più di quello che riescano a usare.

Se qualcuno volesse, può fare un’offerta per la Parrocchia. Durante il rinfresco attrezzeremo un bussolotto in cui ciascuno potrà, se vuole, mettere la sua offerta. Ci sono due attività da sostenere che hanno bisogno dell’aiuto di molti:

  • E’ in corso la ristrutturazione della “Casa della Carità”, nei locali adiacenti alla Chiesa che vengono usati per l’accoglienza dei senzatetto durante i mesi invernali. Servono soldi per terminare i lavori e per gli arredi.
  • E poi l’Oratorio

E qui mi sono arenata, perché mi sono accorta che stavo scrivendo un trattato sull’Oratorio della Parrocchia. E allora ho deciso di farlo sul serio.

Dopo la Messa domenicale delle 9:30, quella che, grazie a Don Stefano, fornisce la maggior parte del materiale che tiene aperto questo blog, i bambini e i ragazzi sono invitati a spostarsi nel campetto dell’Oratorio per le varie attività.

Più o meno velocemente tutti raggiungono il campetto e si dispongono in cerchio per il ballo. Tutti ballano (tranne i miei figli, che piagnucolano e mi tirano per la giacca cercando di farmi uscire dal cerchio), anche – soprattutto – i giovani sacerdoti ballano, gli animatori ballano, e gli animatori sono ragazzi dai 16 anni in sù, bellissimi, sorridenti, altissimi e tremendamente coordinati.

Anche i bambini ballano, ci sono dei bambini microscopici che hanno un senso del ritmo incredibile e non sbagliano un passo, ballano la sigla di quest’anno, quella dell’anno scorso, il ballo di questo e il ballo di quello, non ho idea di cosa ballino e di come facciano, io che dopo il primo salto ho bisogno di appoggiarmi al muretto (e per fortuna che ci sono i miei figli che mi tirano per la giacca, così ho la scusa per stare ferma), ma loro sembra che non vogliano fermarsi mai.

Poi Don Stefano fa “shhh”, e miracolosamente scende il silenzio. Anche io provo a fare “shhh” in classe, ma nessuno mi si fila, lui invece lo ascoltano perché sanno che sta per dire qualcosa di vero, di essenziale e personale per ciascuno di loro: li fa pregare. Un Padre Nostro recitato tutti insieme in cerchio, una benedizione e poi via per le varie attività dell’Oratorio.

C’è il teatro, la pittura, il corso di informatica, e poi ci sono dei bambini che restano nel campetto per giocare a pallone.

Quello che mi colpisce tutte le volte in cui partecipo a qualche attività dell’Oratorio, è la cura con cui si mette Gesù al centro e attraverso l’incontro con Lui si cerca di offrire ai bambini e alle loro famiglie un posto in cui possano tirare calci a un pallone dopo aver detto assieme un’AveMaria alla Madonnina del campetto, l’occasione di dipingere, ballare e fare teatro cercando di costruire non un gruppo occasionale ma una comunità, un luogo fisico in cui ci si senta in famiglia, si venga accolti, accettati e valorizzati non per i propri meriti personali, ma perché l’amicizia con Gesù fa capire che ciascuno è unico e prezioso.

E’ proprio il posto in cui mi sarebbe piaciuto portare Filippo, e dove cercherò di portare Francesco e Giovanni.

“Chi ha incontrato veramente Cristo, non può tenerselo per sé, deve annunciarlo”, scriveva Giovanni Paolo II. I bambini e i ragazzi dell’Oratorio di San Giovanni Battista de Rossi stanno imparando a farlo.

In ogni caso, ecco i dettagli per la Festa:

L’appuntamento è il 2 giugno (dopodomani) alle ore 18:30 presso la Chiesa di San Giovanni Battista de Rossi, Via Cesare Baronio 127, Roma (angolo Via Latina).

La Messa vespertina parrocchiale delle ore 18:30 sarà celebrata in ricordo di Filippo.

2giugnoCroppedSeguirà un rinfresco, nel cortile dell’Oratorio, con le cose da mangiare dolci o salate scelta che ciascuno dei partecipanti potrà portare e mettere in comune. (Magari è comodo arrivare una decina di minuti prima della Messa per sistemare cibi e bevande negli spazi che predisporremo nel pomeriggio).

Ricordo di portare un libro per fare uno scambio: ci sarà un punto in cui verranno raccolti i libri (non nuovi!) e tutti quelli che avranno portato un libro potranno portarsene via un altro in cambio, in ricordo della serata.

Durante il rinfresco attrezzeremo un bussolotto in cui ciascuno potrà, se vuole, mettere la sua offerta per le attività della Parrocchia.

A dopodomani

Anna

E’ festa

di Anna Mazzitelli

Il 2 giugno Filippo avrebbe dovuto compiere nove anni.

Qualche tempo fa abbiamo ricevuto la mail di una coppia di sposi che ha perso un figlio, Emanuele, qualche anno fa per un incidente stradale.

Ci raccontavano che ogni anno, il giorno del compleanno di Emanuele, organizzano nella loro parrocchia un pomeriggio assieme ai suoi amici, i quali giocano una partita di calcio in suo ricordo, dopo un momento di preghiera comune.

Io e Stefano ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare per il compleanno di Filippo, e ispirati da questa coppia abbiamo deciso di organizzare qualcosa per il 2 giugno.

Presso la nostra Parrocchia di adozione, San Giovanni Battista de Rossi, Via Cesare Baronio 127 (angolo Via Latina), Roma, faremo ricordare Filippo nella Messa vespertina delle 18:30.

Dopo la messa ci sarà un momento di condivisione nel campetto dell’oratorio, accanto alla Chiesa, con qualcosa da mangiare e un po’ di musica, per passare una serata di inizio estate assieme (sempre che non piova, in tal caso andremo in una delle sale dell’oratorio).

Lo scrivo qui perché vorrei che, oltre ai parenti, gli amici e le persone che frequentiamo in genere (che naturalmente sono tutte invitate a partecipare), chiunque passi anche per caso e si senta coinvolto possa raggiungerci.

Vorrei che le persone che ci conoscono solo attraverso questa pagina internet e che si ricordano di noi nelle loro preghiere, e condividono con noi le stesse fatiche e le stesse speranze, si sentissero libere di partecipare, perché tante persone ci hanno scritto o ci hanno mandato messaggi dicendoci che sentono il nostro Filippo vicino quando si rivolgono a lui, e mi piacerebbe che ci trovassimo tutti assieme, per fare festa al nostro bambino che sta in Cielo.

Non so valutare se saremo 20 persone o 200, quindi chiedo a ciascuno di quelli che intendono partecipare anche al momento di condivisione dopo la Messa, di portare qualcosa da mangiare (dolce o salato, a scelta) da condividere con gli altri. Non tanta roba, ciascuno quello che basta per sé, così ci sarà da mangiare per tutti. Noi penseremo alle stoviglie, mentre ai parenti che leggono (e quelli che non leggono saranno debitamente istruiti) chiediamo di portare da bere (acqua, bibite, se volete anche vino).

L’ultima cosa: vorrei che ogni persona che parteciperà potesse tornare a casa con un ricordo della serata. Dopo attenta analisi e valutazione di cosa potesse essere fattibile e poco impegnativo per tutti, abbiamo pensato di proporre uno scambio di libri.

Una delle cose che a Filippo piaceva di più fare con noi, e a noi con lui, era leggere: poteva ascoltarci per ore, accoccolato sul divano o sul letto, con la testa appoggiata sulla nostra spalla.

Attrezzeremo quindi uno spazio in cui ogni persona che arriva potrà lasciare un libro. Un libro qualsiasi, preso dalla libreria di casa, un libro che non serve più, già letto o mai letto, per adulti o per bambini, interessante o noioso… Per ogni libro che si lascia, alla fine della serata se ne prenderà uno in cambio (se volete tornare a casa con tre libri, portatene altrettanti!), e non è detto che tutti troveranno quello che sognavano, lo scopo è solo quello di portare a casa qualcosa che ingombra poco, che non richiede manutenzione, che può essere riposto facilmente, e soprattutto che può costituire un ricordo della serata e far pensare a Filippo. Non comprate libri nuovi, va benissimo una cosa che avete già a casa.

Ci vediamo il 2 giugno alle 18:30. Ci contiamo.

Te Deum Laudamus

di Anna Mazzitelli

Te Deum laudamus per l’anno appena trascorso, il che sembra strano, ma ci sono state un sacco di cose per cui lodarti, e sebbene sarà noioso leggerle tutte, ne appunto alcune per non dimenticarle:

Cominciando dall’inizio dell’anno che si appresta a finire, Ti ringrazio per l’inverno, per il freddo, che amo più del caldo, e per tutti i giorni di maestrale che ci sono stati, per la nostra mini-vacanza sulla mini-neve che non c’era e si scioglieva sotto i piedi, e per la nostra casa in Abruzzo, che è sempre un’oasi di vera tranquillità.

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Andando avanti nel tempo, Ti ringrazio per Marika, che è venuta a portare in casa nostra la sua freschezza, il suo rigore nel fare la scuola a casa a Filippo, la sua bravura, il suo tatto, e i suoi occhi chiari, sempre sorridenti.

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Ti ringrazio per il 26 maggio, visto che la scuola era chiusa siamo riusciti ad andare alla Chiesa Nuova, e ti ringrazio per la compagnia che abbiamo avuto quel giorno.

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Ti ringrazio per il 2 giugno, quando eravamo alla casa al mare da meno di 24 ore e già invitavamo decine di persone per festeggiare il compleanno di Filippo, Filipp-otto, incredibilmente, malgrado tutto.

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Ti ringrazio per il mese di giugno passato al mare, per Francesco che aveva paura di fare il bagno, e che poi, una volta superata la paura, beato chi riusciva a tirarlo fuori dall’acqua, e per Giovanni, che da un momento all’altro ha deciso di togliersi il pannolino, di giorno e anche di notte, e non si è quasi mai sbagliato. E per Filippo, che è stato un bambino normale, che si è divertito, si è abbronzato, e si è sbucciato le ginocchia.

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Per la nostra vacanza in Alto Adige, perché i bambini sono rimasti affascinati dalle Alpi, hanno camminato, fatto i capricci, mangiato dolci e dormito tutti assieme, anche se Francesco russava, e nel letto si agitava come un cavallo.

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Per Luigi e la sua famiglia, che abbiamo incontrato in montagna, amici a distanza che finalmente si incontrano e scoprono che si piacciono pure dal vivo.

Per tutti i momenti che abbiamo passato insieme, per le litigate e le botte che si sono dati, per gli abbracci e per le cose dolci che sono stati capaci di dirsi l’un l’altro.

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Per Giovanni che ha ripetuto un milione di volte “Bene mamma Giugiù sì, bene Dudì Giugiù sì, bene Tati Giugiù sì, bene Papi Giugiù sì”, con il suo modo surreale e unico di costruire le frasi.

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Per il 17 agosto, quando Francesco ha compiuto sei anni, quel microbo che ha abitato per mesi nell’incubatrice, e che ha festeggiato ricevendo per regalo le armi delle tartarughe ninja.

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Per il nostro ultimo giorno di mare, il 26 agosto, il giorno prima del controllo di Filippo, perché in cuor mio già sapevo che non stava bene, e ho provato a fargli un regalo che avrebbe aiutato tutti noi ad affrontare il periodo che sarebbe venuto.

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Per la Grazia presente nel nostro Matrimonio, che ci ha permesso, nel momento più difficile, di essere uniti, di non litigare, di prendere decisioni terribili insieme, con armonia, con amore.

Per Francesco che ha iniziato la prima elementare, e che, quando non si addormenta sul banco, mi racconta che le sue maestre sono bellissime.

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Per le rose che crescono sulla mia terrazza e per la mano di Filippo che cerca il mio anello.

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Per Daniela, l’infermiera che da settembre è venuta ogni giorno a casa nostra per l’assistenza domiciliare di Filippo, perché senza di lei sarebbe stato tutto molto più difficile.

Per la festa dei Santi, e per i miei bambini vestiti da santi.

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Per la visita al museo zoologico di Roma, il giorno dell’alluvione, della bomba d’acqua, quando Roma era deserta, e ha iniziato a piovere solo dopo che eravamo ritornati sani e salvi a casa.

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Per le mie colleghe, alcune delle quali mi hanno riempito di messaggi, altre hanno accompagnato in silenzio il mio percorso, tutte sono state come una famiglia.

Per le nostre sorelle, Irene e Gloria, perché discretamente sono state qui negli ultimi giorni, e hanno cercato di non piangere, anche se a volte non ci sono riuscite.

Per mio cognato Pietro, perché sa piangere come un bambino e un attimo dopo ridere come un bambino. E viceversa.

Per Ida, che è stata come e più di una sorella, e non avrei voluto nessun altro, qui con me, in quei momenti, tranne che lei.

Per Don Stefano, che ha permesso a Filippo di morire con Gesù nella sua stanza.

Per la nostra casa, che è stata un viavai continuo di persone, e le ha accolte tutte, dimostrandosi aperta e disponibile come noi desideriamo che sia. E per la luce che illumina il panorama che vediamo dalle nostre finestre.

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Per essere riusciti a dare a Filippo la possibilità di morire in casa, perché è la cosa più umana che si possa fare, nel suo letto, con mamma e papà vicino, i suoi peluche, il suo pigiama, le montagne imbiancate di neve fuori dalla finestra.

Per Dida, che mi ha insegnato come preparare Francesco, come fosse importante fargli salutare il fratello, e che ci ha aiutato a rendere il distacco sereno, non spaventoso, non un incubo, ma un momento che fa parte della vita.

Per la processione di persone che c’è stata il 20 novembre qui a casa, fino alle 10 di sera, perché tutti volevano salutare il mio bambino, e farci sapere il loro affetto e la loro vicinanza.

Per la comunità della Parrocchia di San Giovanni Battista de Rossi, che ha permesso che il funerale di Filippo diventasse una festa, per i sacerdoti che hanno celebrato, per il coro, il Santo a due voci, per la voce di Stefania e per le sue occhiatacce ai ragazzi che non cantavano.

E per le quasi mille persone che c’erano quel giorno, alcune delle quali non mi aspettavo proprio di vedere, per quelli che pur di venire hanno preso un treno, per quelli che tutto avrebbero sopportato tranne che il funerale di un altro bambino, eppure c’erano, per i parenti che non vediamo mai, per le persone che vediamo tutti i giorni, e che quel giorno abbiamo visto in una luce diversa. E per tutti i bambini che erano presenti. E per quelli che c’erano, e io lo so, ma non si sono fatti vedere, perché hanno voluto bene a Filippo in silenzio, come piaceva a lui.

Per Violeta, un angelo nella nostra casa, che è diventata la figlia femmina che non abbiamo avuto.

Per Tina, che ha accolto mio figlio accanto al suo.

Ti ringrazio per Emma. E per Lorenzo, con i suoi messaggi.

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Per le nonne, per la loro presenza, la loro infaticabile disponibilità, la loro discrezione, e per Marilva, che si è emozionata quando Francesco l’ha chiamata “nonna”.

Per Novella, che mi ha regalato il suo gatto, e che quel giorno era disposta a spendere un occhio della testa per prendere un aeroplano solo per potermi abbracciare.

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Per il “mio” corso di biologia a Roma Tre, che non ho mai fatto, ma che qualcuno ha fatto certamente meglio di come avrei saputo fare io.

Per Vincenzo, che ha fotografato i palloncini celesti e mi ha regalato una gazzella da mettere nel presepe.

Per Babbo, che avrebbe dovuto prendere un treno per fare da padrino alla Cresima di Filippo, che poi non c’è stata, e che invece l’ha preso per venire a leggere le letture al suo funerale.

Per i pidocchi che hanno infestato la nostra casa la settimana in cui Filippo è morto. Perché ho capito che mi viene chiesto di diventare santa in un modo strano, non, come pensavo, accompagnando un figlio in paradiso, ma non arrabbiandomi e non urlando contro chi ci ha riempito le teste di pidocchi, sopportando e ringraziando, e facendo trattamenti antiparassitari che durano ore, magari proprio nel momento in cui avrei voluto solo stare al capezzale del mio bambino.

Ti ringrazio per tutti i miracoli che abbiamo ricevuto quest’anno, e per tutti quelli che dal 20 novembre hanno iniziato a piovere su tutti noi.

Infine ti ringrazio per Stefano, che c’è sempre, ed è talmente santo da non manifestare il suo disappunto quando, come oggi, passo la mattinata al computer piuttosto che a sistemare la casa. E ti ringrazio per chi, al posto mio, è andato a fare la spesa stamattina, e mi ha dato l’opportunità di scrivere questo post.