Credo

di Anna Mazzitelli

La mia collega Elena ha proposto ai nostri alunni, per Pasqua, in questa DAD che si spera sia agli sgoccioli, di scegliere e interpretare a modo loro un verso dalla canzone/poesia di Simone Cristicchi che si intitola “Credo“.

Non la conoscevo, ma l’ho ascoltata e ho subito sposato la causa, mi è piaciuta.

E più ancora mi è piaciuta l’idea, sempre di Elena, di far scrivere ai bambini un loro personale Credo, una frase diversa da quelle del testo originale, per esprimere qualcosa che sta loro a cuore, qualcosa che li spinga in avanti, che attiri il loro sguardo verso l’alto, che li rassicuri, che dia loro coraggio, qualcosa da ricordare e in cui credere, qualcosa che valga la pena.

Ho deciso quindi anche io di raccogliere l’invito di Elena e mi sono messa a pensare cosa direi, se i bambini chiedessero a me quali sono le cose in cui credo.

E visto che per me pensare e scrivere sono quasi la stessa cosa, butto giù queste righe, per mettere ordine, e perché mi diano coraggio, e mi ricordino che vale la pena.

Credo nel profumo delle fresie, delle fresie che, dopo averle tanto desiderate, ora crescono e fioriscono sul mio terrazzo. E credo nel loro profumo anche quando non ci sono, perché so che se mi concentro posso sentirlo ovunque, perché ce l’ho dentro il cuore.

Credo nella luce della luna che illumina la notte. E credo nella luce delle stelle che illuminano le notti senza luna. E credo nella luce del sole, che nelle notti senza luna e senza stelle, promette di tornare, ogni mattina, per non lasciarci vivere nel buio per sempre.

Credo nel seme.
Credo che dentro a un seme c’è la promessa di una pianta intera, e che se il seme è una ghianda, la pianta sarà una quercia, se il seme è una samara, la pianta sarà un acero.
Credo che non spetti a noi decidere che pianta verrà fuori dal seme che nasconderemo sotto la terra, ma che siamo chiamati ad annaffiarlo, a fargli arrivare la luce del sole, e a sperare, a riconoscere già dentro di lui la pianta intera.

Credo che quercia, acero o semplice fiore di campo, ogni pianta sarà perfetta.
Anche una pianta un po’ ammaccata, anche una pianta effimera, come un fiore, che oggi c’è e domani sarà già appassito. A maggior ragione va custodita, perché realizzi tutta la bellezza che può nel breve tempo che le è concesso, perché nessuna bellezza è inutile, e, come ha detto qualcuno, la bellezza salverà il mondo, e ancora di più, come mi ha detto qualcun altro, la bellezza non salverà solo il mondo, salverà anche me.

Credo nei miracoli. In quelli che ricevo, e anche in quelli che non ricevo, perché chiedere senza stancarsi è già un miracolo, continuare a sperare senza desistere è già un miracolo.

Credo negli occhi di chi mi guarda in silenzio, mi lascia parlare, mi lascia piangere oppure mi lascia tacere, e da quello che dico e da quello che non dico coglie sempre l’essenziale lasciando scorrere via il superfluo.

Credo nei miei figli, perché non sono quello che immaginavo, non sono come vorrei che fossero, ma mi rendo conto che il Signore li ha pensati così, li ha voluti così, li ha messi al mondo così, e poiché sono certa che non si possa essere sbagliato, questo vuol dire che loro sono perfetti così.

E voglio sforzarmi di credere, anche se a volte non è facile per niente, nel progetto che Dio ha su di loro, anche se non lo capisco, anche se io non sceglierei quello, per loro, anche se non lo condivido, anche se vorrei altro.

E soprattutto, in special modo in questo momento in cui ci affacciamo alla settimana santa, credo nella risurrezione di Gesù, che dà senso a tutto e racchiude tutto quello che magari non capiremo mai, ma è per noi, per la nostra vita, per la nostra felicità (anche se a volte sembra l’esatto contrario), per la nostra salvezza.

E credo che un giorno, finalmente, vedremo a faccia a faccia.

Grazie Elena!

5 risposte a "Credo"

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  1. Quando vado alla messa spesso non prego, guardo. Sono come un bambino. Guardo, e credo. E il Signore mi dice
    (con povere fiammelle di candela, mutamente entro me, nel mio guardare):
    – Bravo, hai fatto bene a venire.

    Carlo Betocchi

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