31 dicembre

31 dicembre: come sempre stanno girando sulle varie chat messaggi, foto, video che acclamano alla fine di un anno difficile e faticoso, e che, stavolta più che mai, ironicamente sostengono che sia un anno completamente da buttare, da dimenticare.
Eppure pochi giorni fa dicevo a Stefano che questo 2020 è stato misteriosamente uno dei più belli della mia vita, sicuramente un anno pieno di cose per cui ringraziare.

Stasera, per la prima volta da molti anni, non andremo a Messa, non canteremo il Te Deum in chiesa. Quindi ho deciso di cantarlo qui, su queste pagine, e mentre pensavo a cosa avrei scritto ho capito che i miei Te Deum sono tutti uguali, tutti parlano delle persone che mi hanno accompagnato durante l’anno, delle novità e delle conferme, dei nuovi legami e di quelli che si sono rinsaldati.

Non posso che fare così anche quest’anno:

Al primo posto i miei figli, perché l’altra mattina, mentre cambiavo loro le lenzuola e mi affannavo attorno a un letto a castello difficilissimo da sistemare (credo che esista un girone infernale apposta per chi l’ha inventato, e un posto in paradiso assicurato per chi deve gestirlo) e naturalmente non tenevo per me i miei pensieri ma sbuffavo e borbottavo, a un certo punto ho esclamato: “Grazie, Signore, perché ho due letti da rifare!”
I miei figli sono il perfetto compimento di quanto Gesù dice ai discepoli dopo aver visto andare via il giovane ricco, triste:

In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.

(Mc 10, 29-30)

Ecco, i miei figli sono il mio cento volte tanto già al presente, insieme a persecuzioni.

Pertanto, Grazie, Signore.

Ieri mattina, poi, dicevo a mio marito: “Ringrazio il Signore che sei così ossessionato dal Concilio, dalla Chiesa, dal nuovo messale, dalla Liturgia, e chi più ne ha, più ne metta… e non dal fantacalcio, dall’andare a giocare a calcetto ogni mercoledì sera, dalle partite della domenica (che poi, ormai, ogni giorno della settimana c’è una partita e anche il modo per vedersele tutte…): non avrei resistito. Sono grata delle tue battaglie, perché penso che avrebbe potuto andarmi molto peggio!”

Anche per questo, Grazie, Signore.

Grazie per il regalo che l’anno scorso, in questo periodo, mi ha fatto la mia nonna Rosa: ha stravolto la mia vita e mi ha insegnato un nuovo vocabolario, scarno, essenziale, pungente, spesso terribile ma risolutivo, il cui termine principale su cui si basano tutti gli altri è Miracolo.

Grazie per la scuola che per un lungo periodo è stata chiusa, e mi ha fatto sentire la mancanza del mio lavoro, che mi stanca e mi affascina, mi preoccupa e mi tiene viva, mi sfinisce e mi ridà energia, mi regala la possibilità di stare ogni giorno con la parte migliore della nostra umanità: i bambini.

Grazie per il mio don lontano, che è incredibilmente vicino malgrado tutto.

Grazie per i libri (due!) che giacevano nel mio hard disk e che nel giro di poche settimane uno dall’altro hanno trovato spazio in una casa editrice e hanno preso carta e copertina (il secondo in programma sta per arrivare, è per insegnanti e parla di scuola): papi, spero che sarai fiero di me.

Grazie per i rosari recitati assieme e per i giorni passati a Firenze, per le persone con cui li abbiamo condivisi e per tutto quello che ne è nato (e che ne nascerà).

Grazie per la montagna estiva, che sembrava un miraggio, a un certo punto dell’anno, ma siccome non c’è niente di più vero di un miraggio, è stata possibile, bellissima, commovente, condivisa.

Grazie per chi mi chiede sempre di scrivergli i testi, però poi li modifica, togliendo proprio quello che io avrei lasciato.

Grazie per Ida, che accogliendomi come madrina di cresima di suo figlio, l’ha un po’ condiviso con me, e nessun altro avrebbe potuto farmi un regalo così grande e così prezioso.

E Grazie perché tra le tante fragilità e le tante mancanze che ho, mi concedi di non essere invidiosa, e sono sincera quando ti ringrazio per Emma e Cristian che hanno preso 10 all’esame di terza media, hanno scelto la scuola superiore, e iniziato questa nuova avventura.

Grazie per i regali di Natale che ho fatto e che ho spedito, e grazie per le persone a cui li ho spediti, perché malgrado la distanza e il distanziamento, malgrado la poca frequentazione e il desiderio di vedersi di più, c’è un legame che si chiama Comunione dei Santi, che rende la vita una cosa meravigliosa.

Grazie per i libri che ho letto e per quelli che devo ancora leggere, per quelli che mi hanno regalato, per quelli che ho regalato e per quelli che regalerò, quelli che sono stati pubblicati quest’anno, soprattutto quelli che hanno faticato per finire sul banco di una libreria, quelli che mi hanno lasciato l’amaro in bocca, quelli che mi hanno commosso e fatto piangere, e hanno tenuto compagnia alle mie giornate.

Grazie per le fresie che finalmente abitano la mia casa, e per le montagne piene di neve che vedo dalle mie finestre.

Grazie per le persone che in quesi mesi hanno deciso cosa fare della loro vita, hanno scelto di riconoscere quello per cui erano state chiamate, di seguire la loro vocazione con coraggio, senza rimpianti, e soprattutto senza paracaduti.

Grazie per don Stefano, perché mi chiede sempre di fare cose al di fuori della mia portata, e non sono in grado di dirgli di no. Mi ha chiesto di realizzare dei video, uno per ogni mistero del rosario, che ripercorrano il cammino del mio libro. All’inizio pensavo di non farcela, e sono tuttora convinta che non sia una cosa che mi riesce bene, però pur di accontentarlo mi ci sto mettendo, e il risultato è che nei miei pensieri c’è sempre Maria.
Caro don, sono certa che non avevi previsto di farmi un regalo così speciale!

Grazie perché in queste ultime settimane sto imparando a comprendere il significato della parola “tenerezza”, e forse è vero, come dice mio marito, che è perché sto invecchiando, ma è una scoperta incredibile, che ancora non so definire e descrivere, ma che c’è.

Infine – ma sicuramente mi accorgerò di aver dimenticato un sacco di cose e di persone – Grazie, Signore, per il Vangelo di oggi, soprattutto per la frase che mi ha colpito:

La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Grazie per la voce del verbo splendere, modo indicativo, tempo presente, un presente che si fa vero ogni giorno, anche nei giorni di nebbia, di pioggia, di oscurità. Grazie perché mi ricordi che la Luce c’è, e mi insegni ad accendere una candela.

7 risposte a "31 dicembre"

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  1. Per me, invece, il 2020 – anno della pandemia – è stato colmo di mestizia ed incertezze, per lo stillicidio di vite perse e per l’impossibilità di ottenere adeguata assistenza sanitaria per mia madre nonagenaria. Anno di sacrifici, limitazioni e privazioni a livello affettivo.
    Siamo stati tutti calati in questa prova che ci ha indicato tutta la nostra fragilità umana.

    "Mi piace"

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