La mia amica Valentina

di Anna Mazzitelli e Valentina Belgrado

Sempre per la regola che non so fare pubblicità a me stessa, aprirò questo post dicendo che il mio libro, su Amazon, se ordinato oggi, ha come data di consegna il 4 gennaio prossimo…

Ho chiesto lumi in casa editrice (TAU), e mi hanno detto che purtroppo per adesso è così, che Amazon ci mette un po’ per rifornirsi, ma prima o poi andremo a regime e anche Amazon distribuirà più velocemente.

Una delle cose positive di questo grande colosso dell’acquista qualunque cosa con un click dal divano, è che permette di scrivere recensioni al prodotto che hai acquistato. Ed è quello che ha fatto per me la mia amica Valentina, anche lei scrittrice (ha all’attivo diversi libri di cui consiglio la lettura, l’ultimo dei quali è uscito lo stesso giorno in cui è uscito il mio, lo scorso martedì).

E siccome Valentina con le parole ci sa fare ed è generosa, tanto che una sua poesia è finita anche dentro al mio, di libro, ho pensato di valorizzare la sua recensione copiandola qui… perché per Amazon mi sembrava davvero sprecata.

Buona lettura:

Ho avuto il privilegio di leggere "Sulle punte dei piedi" in anteprima.

Lo stile di Anna Mazzitelli è imprescindibilmente (!) scorrevole, e per chi aveva già letto "Con la maglietta a rovescio" sarà immediato darmene atto.

Questa volta, però, c’è stata una volontà diversa: quella di incastonare inserti personali, intimi e stilisticamente contemporanei entro un impianto tradizionalista, universale e teologico, riconducibile alle Sacre Scritture.

Mentre procedevo nella lettura, avevo sempre più chiaro l’intento dell’Autrice, che definirei “architettonico”: un po’ come quando, visitando da turista alcuni quartieri delle grandi Capitali europee, ma non solo, succede di riconoscere una familiare, benché del tutto misteriosa, armonia scaturire dall’accostamento tra monumenti molto antichi, pezzi di Storia lontanissimi, e sperimentazioni avanguardistiche, a volte, perfino di difficile comprensione o interpretazione.
Eppure l’azzardo di queste sperimentazioni risulta perfettamente incastonato (appunto) su un fondale di scena apparentemente avulso. Queste “provocazioni urbanistiche” generano in chi vi entra in contatto ‒ e, gradualmente, in confidenza ‒ qualcosa di molto vicino a un senso di pace. E ciò si verifica in modo del tutto inspiegabile, considerando che, se venissero approcciate con uno spirito puramente teorico o accademico, produrrebbero una evidente 'dis-sonanza'.
Dunque, l’accostamento degli opposti può inaspettatamente sortire l’effetto di una straniante armonia, tramite lo sguardo di chi lo recepisce: l’analogia fra l’estetica di un quartiere e la lettura di un testo è rappresentata, per l'appunto, dal tramite attraverso cui l’architetto o lo scrittore arrivano al fruitore dell’opera (l’organo sensoriale della Vista, associato naturalmente a una ricettività critica e a una inderogabile sensibilità).

Nella fattispecie, l’alternanza degli spunti neotestamentari con inserti di un’esistenza vissuta (individualmente o collettivamente), il passaggio “a singhiozzo” da un linguaggio necessariamente parabolico a uno stile vivace e brillante, ma soprattutto ascrivibile alla sfera del quotidiano, conferiscono al Dolore uno statuto di soggettività universalizzabile ‒ o di modernità ancestrale ‒ senza stridori o incoerenze.
Anzi, la gestione dello stesso Dolore ‒ meno impellente, più decantato o interiorizzato rispetto a "Con la maglietta a rovescio", ma identicamente presente ‒ si fonda proprio sulla conoscenza antica come mezzo di superamento o, ancor meglio, di riempimento degli spazi interiori: si veda, a questo proposito, il paradigma di Chiara Corbella Petrillo, riferimento fondamentale per Anna Mazzitelli ma, direi, per l’intera cristianità, e non solo.

Questa acquisizione di consapevolezza arriva al lettore perfino quando l’Autrice ammette candidamente certe proprie debolezze o limiti legittimamente umani da lei stessa asserviti, col tempo e più o meno consciamente, a risorse cui attingere: una conquista per niente scontata in questo Millennio.

Beh, che dire. Questo è lo stile di Valentina, mettete nel carrello anche i suoi libri…

Grazie amica mia!

4 risposte a "La mia amica Valentina"

Add yours

  1. Ciao,
    Ti seguo volentieri, proprio per la semplicità e per il tuo essere diretta, comprensibile, a mio avviso, a tutti.
    Questa recensione è, secondo me, difficile e complicata, azzeccata sicuramente… Ma non di facile comprensione a tutti…
    Ciao

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    1. Hai senz’altro ragione, Enza. Mi è uscita così, in una giornata di forte emicrania. Ed è un punto di vista senza dubbio non del tutto immediato, ma è ciò che io ho riscontrato in queste pagine, sicuramente, mettendoci qualcosa di me e di mio. Questo è anche il bello della lettura, in fondo: la personalizzazione di un’opera altrui. Non trovi?

      L’autrice della recensione di Amazon (Valentina)

      "Mi piace"

  2. Sto leggendo il libro. Vorrei permettermi una correzione.. La Madonna non ha partorito tra dolori e sudori come noi esseri umani.. Lei, come Immacolata Concezione, non ha peccato originale da scontare con le sofferenze del parto, lo “vede” anche la Valtorta nella visione della nascita di Gesù…

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