Libri, amicizia e novembre

di Anna Mazzitelli

Tre estati fa eravamo a Cogne con il gruppo famiglie della parrocchia.
Durante una delle riflessioni che seguivano le catechesi dei nostri don, una nostra amica fece una testimonianza bellissima che mi è rimasta nel cuore. Disse che quell’anno lei aveva fatto un cammino assieme a un padre spirituale, il quale le aveva consigliato di scrivere i suoi personali Salmi.

Salmi di lode, Salmi di ringraziamento, Salmi di invocazione e implorazione di aiuto, Salmi di riconoscimento della grandezza e dei miracoli che Dio aveva compiuto nella sua vita.

Raccontava che non poteva rivolgersi a Dio senza pensare a tutte le persone che Lui le aveva messo accanto nel bene e nel male, persone che a vario titolo e in varie circostanze le sono state vicine, nei momenti belli e nei momenti difficili, che hanno camminato con lei per poco tempo o a lungo, persone con cui ha intessuto relazioni che hanno reso la sua vita una cosa per cui ringraziare ogni giorno, nonostante la fatica, nonostante le cadute, nonostante tutto.

“I miei Salmi”, raccontava lei, “hanno tutti un nome e un cognome”.
Ancora sento la sua voce dire questa frase.

In questi giorni mi è tornata in mente perché mi stanno un po’ perseguitando parole come dono, gratuità, occasione, e anche perché sono alla disperata ricerca di qualcosa per cui sorridere, visto che i miei figli mi dicono che non sorrido mai (e hanno ragione) e che sono sempre arrabbiata (è vero).

Se dovessi scrivere un Salmo, mi sono chiesta, sarebbe uno di quelli terribili in cui sembra che il salmista imprechi e si ribelli alla sua vita e rinneghi cielo e terra? Oppure riuscirei a trovare qualcosa per cui ringraziare?
Se, come mi è stato detto, pregare vuol dire mettere insieme la bellezza e la fatica, la tentazione e l’occasione, la consolazione e la desolazione, le cose brutte e le cose belle (perché se fosse sempre tutto bello e tutto facile, non varrebbe nemmeno la pena), quali sarebbero i contenuti di questa mia preghiera?

Mi sono resa conto di quante persone ho accanto, di quante amicizie e di quanto profonde e importanti siano queste amicizie.

E me ne sono resa conto perché l’altra sera ho ricevuto a casa uno scatolone con alcune copie del mio libro, che uscirà nelle librerie il 10 novembre, e che racconta (prendendo qualcosa anche da questo blog) il cammino fatto dopo la morte di Filippo, attraverso la meditazione dei misteri del rosario e della vita di Maria.

Quando ho aperto lo scatolone dei libri ho cominciato a fare una lista delle persone a cui avrei voluto regalarne una copia, e – a essere sincera – non ne sarebbero bastate tre o quattro, di quelle scatole, per poterlo regalare anche solo alle prime persone che mi sono venute in mente.

C’è la mia amica scrittrice, con cui ci scambiamo commenti sulle virgolette e sulla punteggiatura, la mia amica che ha una libreria a Firenze, che ho coinvolto nella missione di salvare il libro del mio amico scrittore/insegnate, che ho visto solo una volta in vita mia ma sono disposta a spostare le montagne purché il suo libro non venga mandato al macero, e infatti ne ho comprato diverse copie e stamattina ne ho spedita una al mio amico scrittoreaspirante-insegnante (perché è un libro proprio per lui), dopo averne regalata un’altra alla mia amica maestra che vive a Bologna.
E poi ci sono tutte le mie amiche/sorelle, a cui è dedicato il mio, di libro, e la Bea e la sua strepitosa famiglia, di cui ho la foto attaccata al frigorifero, le mie amiche che chiamo “cenacoline” e loro sanno perché, il mio amico che mi ha telefonato stamattina e ci siamo fatti un bel pianto al telefono assieme, il mio amico che ieri sera ha condiviso con me un articolo che gli era piaciuto particolarmente, chiedendomi cosa ne pensassi, la mia amica siciliana con cui abbiamo condiviso le vacanze quest’estate, e il mio amico che ora sta con la sua famiglia a raccogliere le olive.
E poi Giovanna, con cui abbiamo un appuntamento telefonico settimanale perché ci fa bene sentirci, la mia amica che oggi mi ha visto uscire da scuola coi capelli dritti, e mi ha trascinato a mangiare un gelato e a fotografare il tramonto (foto all’inizio di questo post), il mio amico che mi manda decine di fotografie di posti bellissimi in cui va a passeggiare, la mia amica che sta per spedirmi una zolla di terra con dentro i bulbi dei mughetti, il mio amico del liceo, che mi chiama Annina, e il mio amico delle colonie estive, con cui non ci vedevamo da 25 anni e ci siamo rivisti – per mezzo secondo – domenica sera, il mio amico che mi chiama “Capo” come fa Marcie con Piperita Patty, la mia amica mamma di 7 che vive a Crema, la mia amica piccola come una pulce e la mia amica di penna, che adesso penso insieme perché ho chiesto loro di pregare l’una per l’altra…

Mi fermo perché questo elenco sta diventando ridicolo, ma queste sono solo le persone che hanno avuto un’interazione con me nell’ultima settimana… ce ne sono tantissime altre che non cito ma non per questo hanno meno spazio nel mio cuore.

“Lasciaci esserti accanto” mi scrive una di queste persone, sapendo che sta arrivando novembre che si porta appresso tutti i miei fantasmi, sapendo che il libro che ho scritto non è per niente facile da digerire, né da pubblicizzare, e io non sono in grado, adesso, di dirne niente, tranne che mostrarne la copertina:


Quindi invece che del libro, parlo dell’amicizia, e di quanto grata sia per tutta quella che riempie la mia vita, e mi appello ai miei amici, perché mi tengano stretta nelle loro preghiere, in questo mese che incombe, con questa notte che arriva così presto, perché malgrado il mio caratteraccio e le mie arrabbiature, se c’è qualcosa che mi regala un sorriso, è sapere che non sono sola, che c’è qualcuno che cerca di essermi accanto.
E che cosa sono gli amici, se non il modo che ha Dio di starti accanto e di volerti bene, di prendersi cura di te e di ricordarti quanto tu sia prezioso ai suoi occhi?

8 risposte a "Libri, amicizia e novembre"

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  1. Credo fosse Kierkegaard che disse che “gli amici li scegli tu ma i vicini te li sceglie Dio”, senz’altro per mettere alla prova la nostra temperanza; ma, invero, io credo che sarei già morto almeno da qlc decennio se Dio non mi avesse fatto incontrare gli amici che ho avuto. Sì, ne sono certo: gli amici sono una benedizione di Dio.

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    1. Come sempre una riflessione profonda …bella …senza nascondere niente al cuore .
      Un abbraccio ai tuoi figli a chi ora ti guarda da lassù e chi invece ti dice di sorridere qualche volta .
      Loro hanno ragione e un sorriso per loro e lo sai meglio di me rassegna l ‘ anima .
      Un abbraccio

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  2. Anna! Carissima amica e sorella, Anna! Anche sa qui, dal mio cuore riconoscente, ci sarà una preghiera quotidiana, un cantuccio dove riposare la tua anima! Due giorni fa, in una parrocchia limitrofa alla nostra, ho avuto la gioia di incontrare Costanza Miriano. Ha presentato il suo libro….vi ha ricordato, ha parlato della vostra famiglia, di Filippo e dei miracoli ai quali avete assistito insieme…come quello della ROSA sulla neve dopo la novena a Santa Teresina! Non sei sola, non lo permetteremo! Un abbraccio a tutti voi! ❤

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    1. Come sempre una riflessione profonda …bella …senza nascondere niente al cuore .
      Un abbraccio ai tuoi figli a chi ora ti guarda da lassù e chi invece ti dice di sorridere qualche volta .
      Loro hanno ragione e un sorriso per loro e lo sai meglio di me rassegna l ‘ anima .
      Un abbraccio

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  3. Eppure “tutti i Salmi finiscono in gloria”… ed è vero!

    Anche il famoso più per l’incipit pronunziato da Cristo sulla croce, che per il resto, Salmo 21: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» che prosegue in modo durissimo, termina con:

    «E io vivrò per lui,
    lo servirà la mia discendenza.
    Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
    annunzieranno la sua giustizia;
    al popolo che nascerà diranno:
    Ecco l’opera del Signore!»

    E Cristo da buon Ebreo lo sapeva bene, non scelse a caso quelle parole, perché l’Ebreo pio e osservante sa che nel momento tremendo della prova, anche recitare i primi versetti di un Salmo e come recitarlo per intero.

    Credo che un buon esercizio – oltre a leggerli e meditarli tutti i giorni nelle Lodi – potrebbe essere scrivere il proprio MAGNIFICAT e tenerlo “aperto” come scrittura che si va formando all’a luce dell’Opera di Dio, laddove anche nelle tenebre il giorno si fa presto vicino e splende la fiamma mai spenta della Speranza.

    Il nostro Magnificat a Dio, che non può che rallegrare il nostro volto e riempire il nostro cuore di gratitudine.

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