Samaritana mia

di Anna Mazzitelli

La prima cosa che mi è venuta in mente domenica scorsa, quando, verso le sei del pomeriggio, la TV ha dato l’annuncio che le messe erano sospese, è stata lei, la Samaritana.

Sto cercando di ritrovare i motivi per cui il brano del Vangelo che si legge la terza domenica di quaresima dell’anno A, cioè oggi, mi sta tanto a cuore, e non è che mi sia ben chiaro.

So solo che da tre anni aspettavo la Samaritana e… ecco qua, sembra proprio che dovrò aspettarne altri tre.

Intanto che ci penso, lo rileggo:

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 4, 5-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe.
Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi.
Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.
Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?».
Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».
«Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
Le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui».
Rispose la donna: «Non ho marito».
Le disse Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa».
Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo». (…) La donna lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?».
Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
(…) Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».
E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni.
Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Accidenti quanto è attuale questo brano! Quando ho deciso di scriverne, non me ne ero mica resa conto!

Stamattina ho perfino cercato di corrompere un amico Don, chiedendogli di venire qui a casa a celebrare la messa, ma lui, serissimo, mi ha detto che non se ne parlava proprio.

E adesso leggo:

Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. (…) Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

Ok, è la lezione quotidiana di questa umiltà che mi sta perseguitando ultimamente, che non è mai stata il mio forte, che forse non ho mai preso abbastanza sul serio, ma che prepotentemente sta cercando di farsi spazio nella mia vita. Sto cercando di accoglierla.

Veniamo a lei, la Samaritana. La trovo fantastica, e un po’ la invidio… insomma, io da brava iperattiva, se avessi incontrato Gesù al pozzo e Lui mi avesse addirittura chiesto da bere, gli avrei minimo rovesciato l’intero secchio, invece che iniziare a interrogarlo. Ma lei è più furba, e la sua sete è tanta…

Lui le vuole così bene, e in un modo che le sia comprensibile senza sforzo! Questa è una delle ragioni per cui questo brano mi piace: perché è una delle tante briciole che Gesù ci lascia, all’interno dei racconti del Vangelo, che ci fanno capire che il suo amore per noi è personale, è intimo, è individuale. Gesù non vuole bene alla gente, vuole bene a ciascuna delle persone che incontra, con cui parla, che guarda negli occhi.

E come ha voluto bene a lei, tanto da proporle la sua acqua che la disseterà in eterno, così io so che prova a dissetare me, anche se io, come lei, continuo a chiedergli l’acqua del pozzo, ostinandomi a procrastinare il momento in cui smetterò di occuparmi di cavolate e inizierò a pensare alla vita eterna sul serio.

Eppure Lui, come fa con la Samaritana, continuamente mi dà occasioni per guardarmi dentro, per discriminare la sete che mi assale, per farmi rassegnare al fatto che nessuna acqua fuorché la sua, sazierà quella sete.

In realtà è Gesù che cercate…” diceva Giovanni Paolo II alla GMG del 2000, e quante vite hanno cambiato quelle parole? Io ero lì, quella sera, e la mia vita l’ha cambiata di sicuro.

E visto che lei sembra non capire, Lui cosa fa? Scende verso di lei, si adegua alla sua testardaggine, al suo desiderio di comprendere dal punto di vista intellettuale, alla sua resistenza a fargli spazio e ad abbandonarsi a lui (sto parlando di lei o di me stessa?) e le fa una domanda personale, sulla sua vita coniugale, alla quale lei prova a sottrarsi dicendo una mezza verità. Ma Lui non si lascia distrarre, la porta a guardarsi dentro, a guardare la sua vita, e a farlo in un modo nuovo, attraverso la luce del Suo sguardo di amore che, malgrado tutto -malgrado i suoi 5 mariti- ha su di lei.

E’ la stessa dinamica dell’incontro con Natanaele, che pure tanto mi coinvolge: comprendiamo Lui quando Lui si mostra interessato alle nostre dinamiche, anche ai nostri errori, e -molto più che ai nostri errori- alla nostra sete di Lui, alla nostra vita. E leggendo questi due episodi non sembra che dobbiamo sforzarci più di tanto per far sì che Lui si accorga di noi, se quando lo incontriamo per caso presso un pozzo (o sotto un fico) ci racconta tutto quello che abbiamo fatto, e accende la luce su quello che veramente abbiamo nel cuore, e che a volte nascondiamo e travestiamo con iperattività, superlavoro, oggetti, affetti, tutte cose che ci fanno arrivare fino a sera, ma con un’arsura sempre più grande.

Allora, sembra che la teoria la sappia tutta, e posso dire, guardandomi indietro, che tante volte Gesù mi ha raggiunto al pozzo dove cercavo acqua. E guardarmi indietro, ricordare i momenti in cui mi ha dissetato, facendomi assaporare inequivocabilmente la differenza tra l’acqua del pozzo che gli chiedevo, e l’acqua di vita eterna che invece mi offriva, è uno dei consigli che ho ricevuto e che mi porto nel cuore, assieme a quello tenere a mente il titolo di questo blog, qualunque cosa voglia dire.
E vorrei poter arrivare alla fine del Vangelo di oggi, per correre anche io, come la Samaritana, a dire a tutti che ho incontrato il Messia, con la consapevolezza che non importa se sarò convincente, perché poi ci penserà Lui a toccare i loro cuori, tanto da far dire loro:

«Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Come è successo a me, con le persone che ho incontrato, e accanto alle quali ho camminato per un tratto di strada, e che sono state capaci di indicarmi Chi dovevo guardare, senza che la mia attenzione restasse concentrata sul loro dito.

E di questi incontri sono grata e oggi voglio ringraziare, perché sono alcuni dei miracoli che ho ricevuto nella mia vita.

 

2 risposte a "Samaritana mia"

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  1. Non è per questa tua stupenda riflessione che io credo alla Sua parola, ma è grazie ad essa se in questo istante, attimo sperduto del tempo, avverto il calore dell’abbraccio del Nostro Padre immerso in questo mistero di Amore e di Grazia. Io abbraccio le tue simpatiche nonne Lassù. Buonanotte Anna

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  2. Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. (…) Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

    Non è forse questa anche una Parola più che mai attuale per il Tempo in cui viviamo, laddove sembra (sembra) ci sia impedito adorare Dio al Tempio?

    Piace a 1 persona

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