Recita di Natale

di Anna Mazzitelli

Montagne di libri letti con attenzione o solo sfogliati, addirittura sottolineati, in parte trascritti, ore di ascolto di catechesi con le cuffiette nelle orecchie, richieste di sostegno a destra e sinistra, anche un po’ a caso, a dire il vero, dialoghi infiniti con mio cognato, invocazioni e preghiere non hanno potuto quello che ha potuto l’assistere alla recita di mio figlio Giovanni, l’altro pomeriggio.

Era almeno un mese e mezzo che le mie giornate erano costellate dal pianto.

Novità?
No, perché io sono una che piange facilmente, ma anche sì, perché raramente piango di disperazione e di dolore, le mie lacrime sono sempre agrodolci, sono sempre un misto di sofferenza e gioia, di amarezza e gratitudine.

Nel periodo appena trascorso, invece, sono state solo lacrime amare.

Non riuscivo a uscire da un buio pazzesco che si era formato attorno a me, e poco contano le cause di questo buio, perché non sempre quando esco dal buio vuol dire che ne ho risolte le cause, la maggior parte delle volte la realtà resta tale e quale, ma il Signore mi prende per mano, così che il buio faccia meno male, e io riesca a percepire che in fondo a quel buio c’è una luce, la Sua luce.

Stavolta non riuscivo nemmeno ad andare a tastoni, l’unica cosa che ero in grado di fare era piangere.

Fino a martedì scorso.

Giovanni, seconda elementare, recita di Natale con la classe.

Grazie a Dio esistono ancora scuole che permettono di mettere in scena la nascita di Gesù, maestre che credono nel presepe e genitori che si fanno in quattro pur di aiutare perché tutto sia perfetto.
Giovanni è capitato nella classe giusta, che martedì scorso mi ha salvato dal mio buio.
Le maestre hanno allestito nel cortile del palazzo vescovile di Frascati una piccola Betlemme, con pastorelli accanto al fuoco (Giovanni era uno di loro), venditori di frutta e di pane, bottega della pasta fresca con una bimba che impastava e stendeva a suon di mattarello un’immaginaria sfoglia, un’altra bimba che mescolava una invisibile zuppa dentro un paiolo più grande di lei.

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In questa cornice due bambini, Giuseppe e Maria, in silenzio e con un sottofondo di musica dolce, andavano di postazione in postazione a chiedere ospitalità, e i gesti eloquenti dei compagni facevano loro capire che non potevano essere accolti.

Il peregrinare di Giuseppe e Maria è durato pochi minuti, tra i flash delle mamme presenti e i suggerimenti della maestra.

E le mie lacrime.

All’improvviso mi sono ritrovata a piangere lacrime enormi, e ho sentito che non erano più lacrime di disperazione, ma di gioia, di gratitudine, di croce e letizia insieme.

Guardavo questi due bambini che andavano avanti e indietro e pensavo a Giuseppe e Maria che venivano scacciati da tutti, senza cattiveria, forse solo con indifferenza, con superficialità, perché nessuno aveva chiaro che stava per cambiare la storia, che stava per nascere il figlio di Dio. Pensavo che dopo aver trovato solo porte chiuse, Maria si è rifugiata in una stalla, e che Gesù è nato comunque.

Pensavo, come mi ha detto una persona ieri, che Gesù nasce sempre.

Malgrado le difficoltà, le cose che ci impediscono di accoglierlo, malgrado i nostri bui, le nostre fatiche, le nostre lacrime. Gesù nasce sempre.

Ed è stato in quel momento che sono diventate vere le parole del mio Don lontano: “E’ Natale, Anna, fai Natale!”

Ma che vuol dire? Non lo so bene, in realtà, eppure quanto è vero, e quanto funziona!

Quanto funziona mettersi nella condizione di essere raggiunti dall’amore di Dio. Perché, voglio tenerlo a mente, voglio tenerlo con me, Dio non ci molla, non ci abbandona, ci tiene stretti.

Il resto lo hanno fatto la cappellina per l’adorazione, in cui mi rifugio ogni volta che posso, e i messaggi amici che ho ricevuto ieri, che però erano tali e quali alla cappellina e ai messaggi ricevuti nell’ultimo mese e mezzo.

I miei occhi, erano diversi. Il mio cuore non era più impermeabile.

Perché le persone che ho accanto -lo scrivo perché voglio tenere a mente anche questo- sono segno visibile, in carne e ossa, della presenza di Gesù, Dio fatto uomo, e attraverso di loro l’amore di Dio mi ha finalmente raggiunto, mi ha preso per mano, e mi ha indicato dove sta la flebile luce dentro al mio buio, che c’è ancora, non posso negarlo, ma non mi fa più così paura come fino a qualche giorno fa.

9 risposte a "Recita di Natale"

Add yours

  1. …mi ritrovo molto nella tua descrizione dei vari bui della mia vita (l’ultimo in particolare) e dell’essere presa per mano da Dio e dalle persone che mi ha messo accanto… Grazie per questa meravigliosa condivisione! Buon Santo Natale!!

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  2. Grazie per la tua bella e vera testimonianza. Non è facile ammettere che ci siano periodi bui in cui veramente ti sembra che nulla possa cambiare e ti senti tirare giù. Ma grazie a Lui ci si ritrova, grazie anche a piccole cose, a tirare su la testa e a ringraziare. Grazie grazie grazie e buona Natale a voi

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  3. E’ una gioia Anna rileggerti dopo tanto silenzio…

    Sai cosa? Quando è nato Gesù. Gesù Bambino, era buio… già era notte fonda! Era buio per tutti gli abitanti di quel luogo, di quel tempo, eppure… eppure una luce è apparsa!
    Una luce nel Cielo, una stella, luminosa certo, ma anch’Essa non credo potesse competere con il sole, con il giorno… eppure ha segnato il luogo, per alcuni (i Magi) addirittura una strada lunga di giorni, di settimane e certamente la vedevan meglio di notte che di giorno.

    Quella stella che brilla, grazie a Dio, l’abbiamo tutti, noi che abbiamo il Dono della Fede e spesso brilla anche nei cuori di chi Fede prorpiamente non ha, o dice di non avere.

    Quindi non temere il buio, la notte. Piangi pure, ma volgi sempre lo sguardo verso quella stella, verso quel Bambino (magari giusto tuo figlio Giovanni – colui che Cristo annuncia – o anche, Filippo la cui luce già brilla tra i Santi).
    Piangi di gratitudine per i Doni ricevuti… perché a me Signore? Perché hai scelto me, per fare di me, culla, mangiatoia, grotta, che potesse accogliere Tuo Figlio.

    Perché a me l’esperienza del buio del sepolcro (che nelle icone la culla è già sepolcro) per gustare la luce della RESERREZIONE! Quale merito ho, che se mi guardo non ne ho…

    BUON NATALE ANNA … Buona Notte di Natale, Buon Giorno di Natale, a Te e ai Tuoi.

    Salmi 41,9

    Di giorno il Signore mi dona la sua grazia,
    di notte per lui innalzo il mio canto:
    la mia preghiera al Dio vivente.

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  4. Grazie per questa condivisione, umana e semplice come tutte le cose belle, anche nel dolore.
    Vi voglio bene e prego per voi. Smack!
    Il Natale consoli i vostri cuori!

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  5. Proprio qualche giorno fa avevo pensato che questo sito fosse effettivamente finito, come aveva già spiegato Stefano, a suo tempo. Leggere un nuovo post di Anna è un dono, un segno inaspettato, che dà forza e speranza affinché ciascuno di noi possa uscire dal proprio tunnel. Grazie.

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