Abbracci

di Vincenzo Raponi

Quanto vorrei che questo blog non ci fosse più.

È un pensiero, questo, che continua a girare nella mia testa.

Sarà perché non ne posso più di tutti queste connessioni, disconnessioni, condivisioni, messaggini, video messaggi, chat, allegati, allagati, allargati, stretti, lunghi, larghi.

Non ne posso più di parlare agli altri usando un dito quando, da piccolo, mi avevano insegnato che indicare con l’indice era assolutamente sbagliato.

E invece adesso senza quell’indice, io che non uso i 2 pollici, non posso più “parlare” con nessuno.
Facebook poi non lo apro da una vita: tutti che si ricordano del tuo compleanno, del tuo matrimonio, di quando sei andato a scuola il primo giorno, tutti che dicono tutto quello che vogliono senza che nessuno di loro, sappia se dall’altra parte c’è qualcuno che li stia ascoltando, ma soprattutto li capisca.

Quanto vorrei che questo blog non ci fosse più.

E dico tutto questo in mezzo alla steppa sconfinata, come diceva la canzoncina di Popof, proprio qui, da Astana, nel bel mezzo del Kazakistan, in mezzo a una nevicata che dura ormai da una settimana.

Parlo male di quel ditino a cui mi affido, a questa distanza, per poter sapere se i miei figli hanno la febbre, sono andati bene a scuola, se hanno giocato, dormito, lavato i denti. Con questo dito entro in banca, ne esco subito perché tanto dentro non c’è niente, pago le tasse, il condominio, il mutuo, scrivo su questo blog, che vorrei proprio che non ci fosse più.

Siamo sempre più connessi e sempre meno in contatto. Ci affidiamo sempre di più a una faccina disegnata magicamente con il nostro dito piuttosto che scendere le scale, bussare alla porta del del vicino e farglielo noi un bel sorriso in faccia, così solo perché siamo contenti.

Se poi c’è una ricorrenza mandiamo torte, se c’è pioggia goccette d’acqua, ombrelli aperti e scimmie che non parlano che non sentono che non ascoltano. Quando sto per fare uno spettacolo mi arrivano merde sorridenti. Per darci un appuntamento scriviamo dai 20 ai 30 messaggi e poi, quandoci incontriamo, ci sediamo a un tavolo, lì dove ci siamo dati appuntamento e che facciamo? Col ditino scriviamo che siamo lì seduti a quelli con cui abbiamo scritto i messaggini precedenti.

Anche io ed Anna ci siamo “indicizzati” (scritti col dito indice, Nuovo Devoto Oli), ma nessuno dei nostri messaggi è riuscito a darci quella emozione che abbiamo provato incontrandoci per caso lungo un marciapiede, emozione che è sfociata in un abbraccio forte e lungo che ha lasciato imbalsamati tre dei nostri figli, talmente abituati a vederci scrivere col ditino e talmente disabituati a vedere due persone che si incontrano e si tengono strette per il piacere di essersi incontrate per davvero.

Quanto vorrei che questo blog non ci fosse più, che non avessimo più la scusa di poter scrivere ad Anna invece di andarla a trovare, andare a fare due chiacchiere con Stefano, invece che leggerlo nei suoi 1000 interventi indicizzati.

Quanto vorrei che ognuno di noi trovasse un momento per stare davvero assieme, vicini, faccia a faccia, mani nelle mani, a bere dallo stesso bicchiere, a vedere i nostri figli che giocano insieme, a vederci piangere, a sentire il dolore, a vivere la gioia di avere dei veri amici.

Grazie, blog, di esistere, ma quanto vorrei che tu non ci fossi più.

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7 risposte a "Abbracci"

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  1. Eppure senza un blog come questo non avrei mai conosciuto la storia di Anna e di Stefano, la storia che Dio ha fatto con loro e senza il mio dito che qui scrive il mio commento non sarei mai entrato in contatto con loro…

    Così coltivo la speranza che a Dio piacendo ci si possa incontrare di persona, come è già capitato con altre conoscenze “da blog”.

    È se così non fosse possiamo ridare e sperare di incontrarci tutti nell’abbraccio misericordioso di Dio dove i nostri corpi trasformati e trasfigurati pure sapranno riconoscersi e per qualcuno finalmente conoscersi “di persona”. 😉

    Piace a 4 people

    1. Credo comunque che il pensiero di Vincenzo, autore del post, non sia “abbasso i blogs”, ma il rimpianto talvolta di non poter avere rapporti più umani, concreti, meno “digitali” e virtuali…

      Nessun blog in effetti potrà sostituire o paragonarsi all’abbraccio o anche solo all’intesa degli sguardi riconoscenti a Dio che due Fratelli/solrelle in cristo si possono scambiare.

      Ma in certi casi, come ho detto, bisogna sapersi accontentare e gioire di quello che abbiamo… compresa una tecnologia usata per dar gloria a Dio 😉

      Piace a 1 persona

  2. Come per ogni cosa, cosi con i Media occorre sobrieta’.

    …Confesso che mi costerebbe molto rinunciare a inviare un breve WhatsApp e una (bella ) foto…

    Mi piace

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