Vite feconde

di Anna Mazzitelli

Parlavo con un’amica, qualche giorno fa. Mi diceva che ha letto il nostro libro, e che, conoscendomi, si aspettava quel tipo di considerazioni finali. Ha anche aggiunto che l’ha letto tutto d’un fiato fino alla notizia dell’ultima recidiva di Filippo. L’ha quindi chiuso, lasciato sul comodino per un paio di giorni, e solo dopo l’ha ripreso per finirlo.

Più di una persona mi racconta che il nostro libro va letto a pezzi, non si riesce, tutto insieme. Sono d’accordo, anche io faccio fatica, anche io piango quando lo rileggo, anche io ogni volta spero che vada a finire in maniera diversa.

Ma insomma, è andata così.

La mia amica, che ha nel cuore un peso grande anche lei, avendo perso un fratello pochi anni fa, mi ha detto che condivide l’idea dell’abbracciare la propria croce, del trasformarla in strumento di redenzione e di salvezza, e che anche lei cerca di fare così con la sua.

Il punto sul quale, però, non riesce a trovare la serenità, e chiedeva a me come la penso in merito, è l’idea che noi che restiamo abbracciamo la croce, ma chi non c’è più?
Suo fratello aveva poco più di quarant’anni, era nel pieno della vita, mio figlio, a otto anni, si può dire che ancora non l’avesse nemmeno iniziata… e loro? Come la mettiamo con loro, loro che non ci sono più, loro ai quali è stato tolto qualcosa, loro che non hanno avuto l’occasione di…

Ecco, la mia amica si arrovella su questo, e per quanto si sforzi di accettare la perdita del fratello, non riesce ad accettare che suo fratello possa aver avuto meno di lei, meno di altri, non lo trova giusto, non le va proprio giù.

Chi stabilisce qual è l’età giusta per morire? Chi stabilisce qual è il tempo giusto da vivere? Otto anni o ottanta?

Francesco d’Assisi è patrono d’Europa, è forse il santo più conosciuto al mondo, e ha vissuto poco più di 40 anni.

Filippo ne ha vissuti solo otto, ma in questi otto anni è stato felice, è stato amato, ha amato. Ha avuto delle grandi passioni, ha avuto degli amici veri, ha visto posti, visitato luoghi, fatto esperienze. Ha avuto due fratelli, due cuginette piccole e una grande. Si è preso cura di noi, e si è fatto curare da noi.

Credo che per quanto possa essere stata breve, la sua vita sia stata piena.

Certo non si è laureato, non ha mai guidato una macchina, non ha provato l’emozione e la gioia di tenere in braccio un figlio, e chissà quante altre cose, non riuscirei mai a elencarle tutte.

Ma questo non mi fa piangere.

Piango, invece, a pensare a quanto ha avuto, e a quanto abbiamo avuto noi nel vivere accanto a lui.
Piango pensando a quanto ci siamo voluti bene, a quante cose ci siamo dette, a quante pagine di libri abbiamo letto, alcune talmente tante volte da conoscerle a memoria, sia noi che lui, piango immaginando le sue espressioni, i suoi musi lunghi causati dalle sue piccole manie che non sempre ero in grado di capire, le sue risate.

Piango ricordando la prima volta che l’ho visto pensare… eravamo nella casa di Roma, lui avrà avuto un anno e mezzo, frequentava il nido. Io ero seduta sul divano e lui in piedi davanti a me. Devo avergli chiesto qualcosa e lui mi ha risposto, poi ha guardato un punto imprecisato davanti a sé, e a un tratto è scoppiato a ridere. Chissà cosa gli è passato nella testa, per farlo ridere… per la prima volta ho avuto la sensazione che non fosse solo mio…

Piango, ma non piango di dolore, non solo, almeno.
Piango di gratitudine per averlo avuto, per essere stata la mamma di un bambino così speciale, che con i suoi soli otto anni e mezzo di vita ci ha insegnato come si fa ad amare, e ci ha aperto le porte del Paradiso.

Allora, amica mia, loro non ci sono più, è vero. Ma non gli è stato tolto qualcosa, secondo me. Gli è stato donato in anticipo quello che spero un giorno tutti noi riceveremo, e se questo non basta a spiegare il dolore innocente, perché nessuno, nemmeno Gesù Cristo, spiega il dolore innocente, a me basta per credere che non sia importante quanto a lungo si vive, ma come si usa il tempo che ci è dato, perché una vita molto lunga può essere del tutto sterile e chiusa in se stessa, mentre una vita apparentemente breve può essere incredibilmente feconda.

2 risposte a "Vite feconde"

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  1. tempo fa vi avevo conosciuti sul blog….avevo segnato sull’agenda di comperare il libro di filippo non appena fosse uscito nelle librerie,… molti promemoria vanno persi, ma questo sapevo sarebbe rimasto al suo posto, e cosi’ e’ stato. oggi alle due ho ritirato il libro, e pochi minuti fa l’ho finito. quello che vorrei dirvi e’ un enorme GRAZIE per aver messo il vostro cuore e la vostra vita nelle mani di tutti noi anonimi lettori…quale coraggio ci dev’essere voluto! anch’io sono mamma, e di fronte a problemi di salute ben meno gravi dei vostri, ho saputo reagire solo con paura, terrore, isolamento, invidiando tutti coloro che “stavano bene”, che “erano fuori”… dentro di me sentivo solo un grande “non e’ giusto”. per cui posso solo lontanamente immaginare la forza che tutto cio’ vi ha richiesto. ieri casualmente avevo cambiato il mio “stato” di whatsapp con una frase che mi piaceva, ovvero “tutto e’ un Dono”. oggi era come se il vostro libro mi dicesse “capisci cosa significa quella frase??” e attraverso le vostre parole ho intuito la grandezza del Dono che e’ stato il vostro bambino, i vostri bambini tutti, la vostra famiglia. vi ringrazio tanto per la vostra generosita’ in un momento in cui io avrei saputo solo chiudermi a dio e al mondo intero. vi abbraccio forte e vi tengo tutti nel cuore. veronica.

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