Strumenti poveri per grandi opere

Ad agosto scorso, mentre scrivevo il libro che racconta la nostra storia, avevo un grande bisogno di aiuto e sostegno. Le mie giornate trascorrevano davanti al portatile, seduta al tavolo della nostra casa di Ovindoli, con i bambini che si scalmanavano lì accanto e un pacco di fazzoletti di carta a portata di mano. Non è stato per niente facile, e più andavo avanti e mi rendevo conto che sarei arrivata alla fine, più la cosa si faceva complicata. 

Come sono solita fare, ho chiesto aiuto. 

La prima persona che ho chiamato è stata Giovanna, la mamma di Emma, la quale mi ha detto, categorica: “Chiudi tutto e non andare avanti. Anzi, butta quello che hai già fatto”.

Non le ho dato retta, e continuavo a chiamarla ogni volta che arrivavo a un momento critico, perché lei ha vissuto con me quel periodo, e avevo bisogno della sua presenza, anche se lei non sembrava molto contenta di ascoltarmi… comunque non si è tirata indietro. E di questo le sono grata.

L’altra persona che ho sentito spesso in quel periodo è fra Pietro Luca, che era in vacanza in Sicilia, e al quale ho più volte chiesto di pregare e pregare, perché mi sentivo schiacciata e ammaccata. Ecco, per come sono andate le cose sono certa che l’abbia fatto.

Gli ho anche detto che gli avrei mandato il manoscritto, una volta terminato, perché volevo da lui un parere tecnico: spero di non aver scritto cavolate e soprattutto eresie, e mi sono affidata a lui per una lettura critica delle mie pagine.

Quello che lui ha fatto, invece, senza dirmi niente, è stato di girare il manoscritto al suo confratello p. Gianpaolo, che è l’editore della casa editrice Porziuncola. 

Una volta tornati a Roma fra Pietro Luca mi ha chiamato -credo che lui fosse ancora in Sicilia, in quel momento- per dirmi che le edizioni Porziuncola volevano pubblicare il mio libro. Io sono stata presa alla sprovvista, e soprattutto mi sono abbastanza agitata, visto che lui mi ha detto che non aveva letto nemmeno una riga, prima di girarlo al suo confratello, ma insomma, il resto è storia. 

Ora fra Pietro Luca il libro l’ha letto, e per fortuna non mi ha fatto grosse scenate per quello che ho scritto. E soprattutto, come dice lui stesso nella bellissima prima recensione che abbiamo ricevuto, il nostro libro, grazie a lui, a p. Gianpaolo ed Elena che hanno creduto in noi, ha trovato una casa.

di Fra Pietro Luca Roccasalva

Di questo libro non va commentata la storia ma la copertina.

Due nomi, Anna e Stefano Bataloni, due lenti attraverso le quali ci giunge questa storia, non una storia ma la loro storia. La lente di una donna, moglie e madre e di un uomo, marito e padre.

Questo libro va letto quattro volte: una volta mettendosi nei panni di Filippo, poi di Anna, Stefano e infine come storia di una famiglia.

Poi c’è il sottotitolo: ‘storia di Filippo Bataloni’, potrebbe esserci scritto il nome di ciascuno di noi, perchè ogni storia è un libro che vale la pena pubblicare.

Poi c’è il titolo, in particolare ‘Rovescio‘. E’ un appello! Un appello di Filippo e di Dio a rovesciare la prospettiva su di noi, sulla realtà e su Dio. Proprio in questi giorni di Pasqua in cui contempliamo ‘l’amore rovesciato’ di Dio.

Poi c’è una foto, un volto,che è il riassunto della persona. Risalendo il volto di Filippo incontreremo quello di Dio.

E infine un nome: ‘Porziuncola’. Questo libro non aveva bisogno di una Casa Editrice. Questa storia aveva bisogno di una casa e non ho trovato casa più bella e adatta della Porziuncola. ‘Piccola porzione di terra’, questo significa Porziuncola, come piccolo era Filippo e breve è stata la sua vita. La Porziuncola parla della vita e morte di Francesco d’Assisi, questo libro di quella di Filippo.

Francesco d’Assisi e Filippo ci insegnano che per il figli di Dio esiste solo la vita e la vita eterna.

Che Filippo ci insegni ad amare ciò che è eterno!”

 

3 risposte a "Strumenti poveri per grandi opere"

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  1. Carissima Anna, immagino tanto cosa sia significato per te scrivere la storia di Filippo… Ma taglio corto: beh, questo Fra Pietro Luca Roccasalva non ve lo terrete solo per voi? Mi ha fatto piangere, pur se attraverso la vostra storia; mi ha fatto piangere per il “rovescio” di Dio … Io sono così piccola al tuo, al vostro confronto; forse non ci sarebbe feeling; programmerei cento volte la partenza per Assisi e presa dall’ansia non riuscirei a partire; arrivata lì non dormirei e andrei ad un eventuale appuntamento tutta squinternata… Inoltre non dovrei davvero recarmi lì da sola… Il libro di Filippo, il tuo libro di mamma ( da qualcuno ha preso il DNA questo bimbo! Anche il tuo “Eccomi” era nel suo DNA ) e quello di papà Stefano (da lui il pezzo di DNA meno significativo, geni recessivi: Stefano è un tirapacchi e Filippo figuriamoci!), lo leggerò dopo Pasqua… So che avrò bisogno anch’io di un bel po’ di fazzolettini! Anche se il tuo modo di scrivere sa essere leggero, simpatico, ricco di Speranza ed anche Letizia … Tanti Auguri di una Serena Pasqua con Stefano ed i tuoi bambini, tra i quali Filippo, naturalmente.

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