Quanti anni bastano per essere un uomo?

Ospitiamo con grande piacere la lettera di un amico, anzi più che amico, che seppur da lontano, ha seguito sin dall’inizio la storia di Filippo e sappiamo che l’ha seguita con trepidazione come quella che c’è nel cuore di un padre amorevole.

di Pierluigi Bellastella

Volevo ringraziarvi per ieri sera alla libreria, è stato un momento di grande luce, intelligenza, dolcezza ed ironia, incommensurabile rispetto a tanti inutili dibattiti della quotidianità. Sicuramente, in qualche modo allegro e spiritoso, Filippo era in mezzo a noi.

Va bene, ho iniziato a leggere il libro, in ordine sparso e leggendolo in un certo senso fino alla fine, bellissime le foto; è stata dura e non so se riuscirò a completarne tutte le parti; ma non si può conoscere, stimare ed amare Gesù senza affrontarne il calvario.

Io vengo da un’esperienza religiosa, lunga e vorrei dire matura, di riflessione e rispetto, ma ho un vuoto di fede; mi definisco un praticante non credente. In realtà neanche tanto praticante, ma non abiuro nulla dell’etica, delle scritture, dei riti e dei sacramenti.

Dicevo che ho letto in ordine sparso. Alcune parti ho avuto l’impressione di conoscerle già, dalla lettura molto saltuaria del blog, e da qualche racconto di Anna o di Irene. Mi ha sorpreso però, ad un certo punto, riconoscere integralmente un paio di pagine, parola per parola.

Erano le parole del sacerdote il giorno del funerale di Filippo; mi ha sorpreso, perché non credevo di aver ascoltato tanto; era un periodo per me molto difficile, per motivi che oggi mi appaiono insulsi, non solo alla luce del dramma o del dolore veri, ma soprattutto rispetto alla bellezza della vita.

Mi ha commosso ritrovare le parole di speranza, terrena, dell’uomo di fede, del sacerdote, che domenica dopo domenica scrutava per ritrovare Filippo insieme a voi, pur nelle tappe della sua via crucis.

Anche io come “medico mancato” mi appassiono alla battaglia di giovani e anziani, contro il tempo o contro il male; sono attento a riconoscere le risorse le energie che anche i bambini e i vecchi riescono a tirar fuori, riuscendo a ritrovare di volta in volta nuovi equilibri, benché provvisori. Ma forse tutti gli equilibri sono provvisori.

Sempre come medico mancato, cerco di capire quando il sintomo, il male superino un confine incompatibile con la vita. Io ho seguito Filippo, nelle occasioni periodiche in cui ci siamo visti, a partire da un’estate piena di zanzare a Tarquinia, e fino al settembre del 2014 (festa di compleanno a Frascati, credo), osservando come giocava la sua partita; a volte ero felice di trovarlo sorprendentemente in vantaggio o in pareggio, spensierato o anche energico nei giochi con gli altri bambini.

Come sportivo, l’unica sfida che appassiona è quella di Davide contro Golia, tipo Juve-Benevento (ma anche Juve-Napoli, dai!) ed in tante battaglie credo sia stato così anche per Filippo, un piccolo gigante.

Ma in quel settembre del 2014 ho visto, oltre a una stanchezza che gli toglieva ogni entusiasmo, un colore incompatibile, nella foto a colori lui era in bianco e nero; ma voglio pensare che anche questo abbia un senso e un messaggio, come viceversa la bimba col cappottino rosso nella foto in bianco e nero del film Schindler’s list, se ricordo bene.

Io non lo so sinceramente se piovono miracoli; sono più portato a pensare, umanamente, che quando c’è l’amore abbiamo le antenne dritte a captare ogni segnale. Mi viene in mente la canzone di Jovanotti quando dice: “ti vedo scritta su tutti i muri, ogni canzone mi parla di te…”; ma forse le due cose non sono inconciliabili. Chissà quanti messaggi cadono nel vuoto, se noi non siamo ricettivi.

In questo caso voglio soprattutto rendere omaggio ed onore ad un uomo, un “bonsai”, che ha fatto un suo percorso, breve ma forse completo, ha conosciuto due genitori splendidi, ha guidato spavaldo due fratellini, tenendoli in braccio e chiedendo il loro abbraccio. Ha conosciuto il dubbio e la fede, la gioia e il dolore. Forse 8 anni, 33 anni o i miei quasi 50 bastano e non bastano per essere un uomo, allo stesso modo.

Un pensiero e un abbraccio per Francesco e Giovanni, bellissimi e misteriosi nel portare messaggi diversi di Filippo: Giovanni nel ricordarlo tantissimo fisicamente, può dare conforto e accendere struggente nostalgia.

Francesco, prematuro come il mio Pietro…io penso che si resti prematuri a vita; Totò diceva, per giustificare ogni pecca o genialità, anche a 70 anni: “sa, sono nato settimino!”. Francesco che, come me, ha rischiato di non esser nato. Io anche, nato blu, asfittico, col cordone intorno al collo, battezzato in extremis e con i miei genitori invitati a non farsi illusioni. Non siamo rimasti menomati, forse, ma resta il dubbio di quando inizi la vita e quando finisca. E’ molto importante questo, per riconoscere i confini, che invece non ci sono, ad esempio nel dibattito sull’aborto.

Ho notato la sfumatura che dice Anna tra minaccia di aborto e rischio di parto prematuro; quando ci promuovono da feto a bambino? Questo fa capire, anche in un’ottica laica, la grande ipocrisia e assurdità di una interruzione volontaria di una gravidanza.

Mi ha fatto piacere, quando ho chiesto a Francesco se si ricordasse di Pietro e Aurora, che mi abbia detto “ah si!” con un sorriso furbo e chi si siano illuminati quei suoi occhi immensi e sempre un po’ sognanti. Cercherò di fare in modo che si possano vedere più spesso; non dobbiamo più sprecare il tempo, almeno questo terreno.

Se Dio c’è (scusate questa premessa, che vale ovviamente per me), si serve anche di noi, della scienza, dei medici, con le loro sconfitte e le loro vittorie, come avrete avuto ampiamente modo di sperimentare. L’intelligenza e la conoscenza, la musica, la medicina e la matematica sono tracce dell’immenso, anche se molto “appetibili” anche per il maligno.

Vi chiedo di perdonarmi se posso aver – non dico riaperto (perché tanto le stimmate ci sono) ma versato sale sulle ferite per un’esigenza mia di scrivere, di riflettere, di dire, che voglio anche capire e analizzare nelle sue ragioni.

Vi abbraccio forte con grande stima, affetto e ammirazione,

Pierluigi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Anna Vercors

Che val la vita se non per essere data? (P. Claudel)

Polar adventures

Flavia & Cecilia: 40 giorni in antartide

La mia pasticceria

"Non c'è nessun dolce che può accontentare il palato se non è raccontato."

Emozioni: idee del cuore

Raccontare le emozioni tra le pareti della Sala Operatoria e della mia vita.

Immaginiluoghieparole

Alcune prima, altre dopo...

Breviarium

si qua virtus et si qua laus

Annalisa Teggi

ascolto - guardo - scrivo

Una casa sulla roccia

Cercando il vero, il buono, il bello...

Ratei passivi

Dinamiche interpersonali, di coppia, sociali

La fontana del villaggio

diario di un curato di città

Il blog di Giorgia Petrini

Credo in un solo Dio. Su tutto il resto pongo domande.

TRENTAMENOUNO

...Ancora un passo avanti...

paolabelletti

Vivo, penso, scrivo, posto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: