Lasciar andare per continuare a camminare.

Ospitiamo con gioia una riflessione della nostra amica Erica, che abbiamo conosciuto fisicamente (anche se virtualmente ne avevamo già il contatto facebook, ma non è proprio la stessa cosa!) un paio di anni fa, quando era in uscita il suo primo libro che si intitola “La porta gialla, un libro che dà speranza” (vi metto il link, se avete voglia di acquistarlo su Amazon).

Cara Erica, ho scritto “primo libro” apposta, solo per farti stare un po’ sulle spine e farti sentire in dovere di scriverne un altro 😉

In poco tempo e poca frequentazione è nata con lei un’amicizia profonda e sincera, basata sulla evidente condivisione di tante cose, anche di lati del carattere, nonostante lei sembri molto più calma e pacata di me.

Questi legami che si creano con delle persone a volte mi stupiscono.

Stamattina ero in procinto di scrivere un post, perché dall’inizio di gennaio sono successe tante cose che hanno appesantito il mio cuore, e sebbene il Signore sia davvero tanto paziente con me, come sempre sentivo il bisogno di scrivere per ordinare le idee.

E invece mi è arrivata una sua mail, con il post già bello e confezionato, stesso argomento che stava a cuore a me, non posso dire stesse conclusioni, perché lei sta un bel pezzo più in alto di me, nella cordata che spero ci porterà in Cielo, e proprio per questo mi lascio tirare su da lei, stavolta.

di Erica Bassi

Pochi giorni fa sono stata informata della morte di un’altra suora francescana angelina, a me molto cara, che ho conosciuto negli anni del discernimento vocazionale ad Assisi. Era anziana, e negli ultimi tempi la malattia la stava portando lontana. Sono felice di averla abbracciata un’ultima volta a metà dicembre; in quell’occasione ha voluto alzarsi lei per abbracciarmi, ha rischiato di inciampare, si è scusata (si è scusata –capite?- per la sua fragilità), mi ha ricordato, se ce ne fosse stato bisogno, che mi ha sempre voluto bene e che ogni giorno pregava per me. Si è detta serena e accompagnata nella situazione che stava vivendo, perché Dio non abbandona mai.

E niente.

Sapere che anche lei non è più qui con noi, a pochi giorni dalla morte di suor Raffaella, mi rende umanamente molto triste. Mi rendo conto di quanta fatica mi provochi il distacco. Non solo quello della morte, ma anche quello più naturale, dovuto ai cambiamenti che la vita ci propone e a volte ci impone.

Lasciar andare è il lavoro di tutta una vita; è la vera strada verso la libertà; è voce del verbo fidarsi; è uno degli insegnamenti grandi di san Francesco, che tutto ha lasciato per amore di Cristo, perfino il suo essere figlio su questa terra.

Allora mi prendo qualche minuto per provare a riflettere su questo tema perché mi sono venuti dei pensieri a cascata…

Ho subito pensato a me (perché lasciare un po’ da parte me, sarà credo sempre la mia fatica più grande), alla mia storia degli ultimi anni, alle tante persone che mi sono state di conforto e di aiuto concreto durante la malattia. Ora mi guardo intorno e vedo grandi stravolgimenti: suor Raffaella è morta, il favoloso dott. G. ci ha invitati alla sua festa per la pensione, diverse persone importanti per noi si sono allontanate perché la vita le ha portate fisicamente in altri luoghi, la mia oncologa non c’è più… se da una parte queste “perdite” mi fanno male, dall’altra vedo come se le maglie si stessero allargando: “Cammina sulle tue gambe, non hai più bisogno di noi!”. Oltre un certo tempo, tutte queste vicinanza avevano iniziato a farmi da puntello e mi impedivano di riprendere stabilità ed equilibrio; erano certamente molto rassicuranti, ma rallentavano il mio passo e abbassavano lo sguardo alla punta delle mie scarpe.

Ma questo fatto del lasciar andare lo vedo e lo vivo in maniera molto più ampia.

Lascia andare la paura. E lascia andare le tue belle e simpatiche piccole sicurezze, quelle che ti fanno sentire sempre a posto. Paure e sicurezze, nella mia storia, vanno di pari passo. La malattia fa schifo e fa terrore, e chi dice o pensa cose del tipo “Ah, ma così si è più vicini al cielo!” dimentica che siamo fatti di ciccia ed emozioni e quelle pesano eccome nelle nostre storie! Dicevo che la malattia fa paurissima, e tenersi strette delle piccole sicurezze aiuta, tante volte, a sopravvivere. Un esempio su tutti? Il raccontarsi! Penso ai tanti momenti in cui ho condiviso, durante il percorso della malattia, tante piccole parti della nostra storia, man mano che la vivevo e la masticavo. È vero, io parlavo della mia esperienza, ma un conto è stato raccontare a voce piccoli pezzi di noi, scegliendo gli interlocutori: ero io che tenevo il controllo, ed era un parlare cuore a cuore, guardandosi negli occhi, sapendo di essere accompagnata e amata, e quindi capita. Ero padrona di quella situazione e la tenevo stretta a me.

Altro è stato scrivere e organizzare ricordi e pensieri di tutto un lungo periodo. E poi lasciare che chiunque vi si avvicinasse, con i suoi tempi, la propria storia e sensibilità. Quello è stato un momento glorioso e terribile, in cui la nostra storia è passata dall’essere un fatto personale a diventare qualcosa di pubblico, direi quasi universale (nel senso che in tanti ci si possono riconoscere e tutti possono farci dei loro pensieri sopra!). E infatti, quando mi è stato proposto di scrivere un libro, ho detto un “no” secco e deciso. Perché questa perdita di controllo e di vicinanza mi sbilanciava verso il lasciar andare e mi costringeva a cambiare prospettiva; non era più “la mia storia”, ma un’esperienza messa a disposizione di tutti. Nel tempo ho dovuto ricredermi, e la mia paura ora si sta trasformando in gratitudine. Perché un piccolo passo di fiducia sa parte mia, si è ingigantito e trasformato in tanta vita.

Lasciar andare.

Lasciar andare l’eterna, immutabile paura di essere di peso e pure quella di sbagliare. In questo sto diventando più brava, quasi esperta, direi! Ho dovuto imparare qualcosa di fondamentale: se hai bisogno, chiedi; se hai un’idea lanciala, se hai un pensiero (va beh, magari prima strutturalo e ragionalo!), esponilo. Non ridete, per favore, so che per molti questo è lapalissiano: per me, no! Ho passato tantissimi anni, oso dire la maggior parte della mia vita, a legarmi da sola catene pesantissime, costruite di queste paure!

E poi lascia andare il dubbio, non quello che ti mette in discussione, ma quello che ti riporta continuamente a tremare per scelte già fatte. Hai un marito? Amalo! Hai deciso con coscienza per i tuoi figli? Va bene! Hai scelto per la tua vita? Vivi la quotidianità.

Lascio per il finale la catena più subdola: la paura di essere felice e di dar conto della Speranza che è in noi. Lasciala andare! Siamo fatti per la gioia, ma sembra sia più facile vivere il mugugno (io sono campionessa olimpica di mugugno carpiato!). Le fatiche, i dolori, la paura, esistono, e sono reali. Ma allenarsi alla gioia, al sorriso e alla gratitudine diventa segno che il nostro cammino ha orizzonti lontani e bellissimi!

Devo davvero imparare a lasciar andare. Diventerò libera di guardare alla grandezza a cui sono chiamata. Sarò più leggera ed agile e potrò finalmente iniziare a salire verso il Cielo!

2 risposte a "Lasciar andare per continuare a camminare."

Add yours

  1. Ed Egli spogliò se stesso.
    Non tenne nulla per sé.
    Fino a farsi cibo per la nostra vita.

    Per noi spogliarsi di ogni nostro dubbio, paura, certezza sicurezza, sino ad arrivare a chiedere aiuto a chi ci sta accanto… farsi poveri, mendicanti.

    Spogliarsi di ogni ritrosia, giudizio, orgoglio, avarizia sino a farsi dono per gli altri.

    E lasciar andare, una amore, un amico, anche solo un figlio che cresce e inizia la sua vita.
    Lasciar andare il nostro cuore incontro a Dio.

    Grazie della tua testimonianza Erica.

    Piace a 3 people

  2. “Devo davvero imparare a lasciar andare. Diventerò libera di guardare alla grandezza a cui sono chiamata. Sarò più leggera ed agile e potrò finalmente iniziare a salire verso il Cielo!”
    Grazie Erica! Condivido i tuoi pensieri che rispecchiano molto i miei sentimenti…prendo per me come meta del mio cammino l’ultima frase… Un abbraccio, Maura…

    "Mi piace"

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