Seconda decade

20 novembre 2017

Devo proprio ammetterlo, questi secondi dieci giorni sono andati decisamente meglio.

Penso che aprire questo blog sia stata una furbata pazzesca: io scrivo tutto quello che mi passa per la testa, e mi sfogo, le persone leggono, e pregano.

Grazie, Don, che quando ti ho chiamato entusiasta per dirti che volevo aprire il blog, sei stato zitto. Ora so che quello non era un “silenzio-assenso”, era proprio il tuo modo di fare, ma allora non ti conoscevo e l’ho preso per un incoraggiamento.
Non poche sono state le volte in cui il blog mi ha davvero aiutato.

E anche questa volta sono certa che sia andata così, perché i messaggini di incoraggiamento che mi sono arrivati in questi 10 giorni si sono moltiplicati rispetto ai precedenti, ma soprattutto perché ho ricevuto talmente tante Grazie, tutte immeritate, naturalmente, che non posso avere dubbi sul fatto che tante, tante persone, hanno pregato per me, perché stessi bene.

La prima Grazia che ho ricevuto, ed è anche l’unica che racconterò, è che il Signore mi ha donato di perdonare.
Mica tutti, s’intende, cominciamo con quelli facili, che poi per quelli difficili c’è tempo, ma è stato così chiaro questo regalo ricevuto, cioè di saper perdonare sul serio qualcuno, che ho capito anche che prima d’ora non avevo mai perdonato davvero.

E ho capito che se non te lo dona il Signore, ‘sto benedetto perdono, puoi pure sforzarti tutta la vita, ma non te lo puoi procurare da solo.

E, in ultimo, il giorno che ho capito quello che era successo ero talmente ubriaca di questo perdono che il Signore mi aveva regalato, che mi sentivo così bene che non riesco nemmeno a spiegarlo, e ora ne voglio ancora, e voglio che mi sia dato di perdonare anche quelli difficili, quelli che solo a pensarci…

E poi solo un accenno a mail ricevute che mi raccontano veri e propri miracoli, allo stupore di trovarsi alla festa per un battesimo dove non conosci praticamente nessuno, ma per una strana coincidenza di fili che si intrecciano ti sembra di essere tra gente familiare, agli sguardi carichi di lacrime che mi sono scambiata con tante persone, a telefonate inaspettate, messaggi, foto e video che arrivano da vicino e da lontano, ai miei alunni surreali, ai miei figli rumorosi, ai tramonti di questi giorni che hanno dei colori pazzeschi, a Facebook che si riempie di volpi… a Stefano, che nonostante stia portando anche lui il peso del mese di novembre, riesce a coccolarmi e a prendersi cura di me…

Grazie per tutto questo.

Un po’ di foto dal mio album #unacosaalgiornochetirendefelice

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11 novembre, battesimo
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12 novembre, regali inattesi
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15 novembre, colazione
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18 novembre, coccole di marito
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20 novembre: esattamente come tre anni fa
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8 risposte a "Seconda decade"

Add yours

  1. Perdonare non e’ facile. Non lo fu’ nemmeno per San Giovanni Maria Vianney (curato d’Ars). Si dice che in seguito ad una disputa con un parrocchiano ne usci’ talmente urtato che quasi svenne per aver represso tutta la rabbia che aveva accumulato. Ma ce la fece.
    Il perdono serve a noi stessi: lo spiega assai bene
    Everett Worthington nel suo testo “l’arte del perdono”; gia’, il perdono e’ proprio un’arte e non una condizione innata e, in quanto tale, va imparata e poi esercitata. Capiremo solo allora quante ferite psicologiche puo’ guarire e di quanta pace possa dare ad un’anima travagliata.
    Saluti.

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    1. Il Perdono, il vero perdono, è Divino.

      E’ un dono da chiedere a Dio e lo desidera chi è cosciente di quanto a lui è stato perdonato
      (e di chi ha compreso quanto il rancore, che diviene presto odio, è un cancro che ti consuma dal di dentro).

      Non illudiamoci che sia una specie di “esercizio mentale”, perché non stiamo parlando del perdonare chi ti ha trattato sgarbatamente, parliamo del perdonare i tuoi aguzzini, chi ti ruba l’onore, chi ti fa il male, chi attenta alla tua stessa vita.

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      1. Un detto recita: “il tuo nemico cessera’ di combatterti quando solo il tuo cuore lo avra’ perdonato”. Ne discende che il “vero perdono”, quello autentico e non “andreottiano” (di lui si diceva che dimenticasse piu’ che perdonare), e’ si un moto dell’anima ma prima ancora e’ un processo mentale, una elaborazione complessa del pensiero, propria di noi e di NESSUN ALTRO, e che qualifica cio’ che noi siamo rendendoci meritevoli della grazia e benevolenza di Dio. Cosi’ fu per santa Rita da Cascia che poteva essere una persona mediocre, esacerbata dalla sofferenza e incattivita da tutti quei torti subiti e patiti ma, in un’epoca in cui era prassi comune vendicarsi dei torti subiti, ella vinse i suoi istinti applicando le virtu’ evangeliche e acquistando grazie alla sua e sola forza di volonta’ di conformarsi a Cristo, grandi meriti dall’Onnipotente che, quale premio di cotanta abnegazione nel perdonare, l’abbraccio’ e le concesse qualunque cosa volesse. Non a caso e’ conosciuta come “la santa delle cause impossibili”.

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    1. Ma che merito ne avremmo? Nella preghiera per eccellenza, noi recitiamo: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6,12); questa e’ la misura di giudizio: a chi perdona molto, tanto sara’ perdonato. Noi siamo stati perdonati dalla sua misericordia infinita, dal sangue suo versato; dobbiamo essere consapevoli di questo sacrificio e applicarci nell’imitazione di Cristo ed essere sempre disponibili al perdono anche se non e’ per nulla facile senza una preparazione “a monte”.

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