Prima decade

di Anna Mazzitelli

10 novembre 2017

Questo post sarà composto da più di una parte.

Quando si è davanti a un problema complesso, una strategia risolutiva è dividerlo in più parti. Sembrerà di avere più problemi, allora, ma in realtà si spera che siano problemi più semplici.

E’ quello che sto cercando di fare con il mese di novembre, che se è possibile quest’anno si sta presentando più duro dei due precedenti.

Allora ho deciso di dividere il mio novembre in decadi, così il traguardo è più breve, e di fermarmi, dopo ognuna, per fare il punto della situazione.

“Tutto quello che non è offerto, è sprecato”. Questa è la parola che ho ricevuto stamattina. E giuro che ce la sto mettendo tutta per offrire questo dolore che mi sta divorando.

E lo sa chi mi vede la mattina, quando perfino davanti ai miei alunni devo fare uno sforzo per trattenere le lacrime, e lo sa chi viene suo malgrado tartassato di messaggi (avrà ben da offrire qualcosa anche lui, lo sto aiutando, no?), lo sanno i libri che leggo, che sono più del solito pieni di sottolineature, e i paesaggi che guardo, perché una cosa che mi dà conforto è guardare lontano, le mie montagne in fondo in fondo, che in questi giorni sono anche coperte di neve, che regalo.

E siccome di regali ne sto ricevendo tanti, voglio ringraziare, che è il primo passo per guardare fuori dal mio dolore e concentrarmi su quello che ho anziché su quello che mi manca.

Allora via:

I miei figli. E i loro amici Santi.

Don Paolo: oggi è il suo compleanno. Non ci sono parole per descrivere quale dono sia. E, con una pazienza infinita, risponde a tutti i messaggini pieni di punti interrogativi, anche se per rispondere deve andarsi a ristudiare qualcosa. Buon compleanno!

IMG_2253

Donatella e Domenico.

Tutte le persone che mi mandano messaggini mattutini di buona giornata, o messaggini serali di buonanotte. Ne ho salvati solo due, ma sono tanti di più.

Tutti i miei alunni, che con le loro frenesie, i loro disegni, i capricci, le uscite geniali, le gentilezze, riempiono le mie giornate, a volte pure troppo… (sono tutti in fila contro il muro non perché prossimi alla fucilazione, ma per un lavoro di geometria!)

La luce dell’alba, la luce dell’autunno, i colori che vedo con queste favolose lenti a contatto, i contorni delle foglie che si stagliano nel cielo, il panorama dalle finestre della mia aula, la neve, laggiù in fondo. Perché l’autunno è la stagione che preferisco, e da qualche anno, allo stesso tempo, quella che più temo. E’ una promessa, una promessa di quello che ci sarà dopo, una promessa di nuova vita, un passaggio, contemporaneamente doloroso e bellissimo, ed è esattamente lo specchio di quello che si agita nel mio cuore.

Gesù. Vivo, presente. Se vogliamo, a volte pure “ingombrante”, perché ci sono volte in cui mi piacerebbe starmene a piangere ricurva sul mio dolore e crogiolarmi in esso, ma appena ci provo sento questo dolore che prende un sapore diverso, e si fa dolce. E allora fa ancora più male, perché non è più possibile dire che non vorrei averlo, e capisco che non lo scambierei con niente al mondo, ma sempre dolore resta, e a volte non so proprio cosa farci.IMG_2249

I libri che leggo, pieni di segni a matita, le storie che raccontano, il sollievo-non sollievo che danno. Perché dicono la verità.

Le persone che ho conosciuto e con cui ho condiviso e condivido un modo di sentire, che anche senza frequentazione assidua ritrovo immutate ogni volta che ci si rivede, perché se un rapporto è stato vero lo è sempre.

E le nuove conoscenze, lo stupore nel sentirsi invitata a condividere qualcosa di grande, come sarà domattina, un battesimo inaspettato, o una frase che sembra buttata là per caso e invece nasconde altro, Altro.

IMG_2233

Il mio personale quarto mistero della gioia, il privilegio che ho di capire cosa significano le parole che Simeone ha detto a Maria, quel giorno, nel Tempio, privilegio che pesa quanto tutto il mondo, e che cerco di offrire per le intenzioni di quanti me lo chiedono.

L’eccomi di Maria, che ha fatto sì che il mondo possa recitare il Padre Nostro. (Per una persona in particolare, che chissà se leggerà: ci sto provando, ma per adesso sono ferma a “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, perché è pur sempre novembre, e ho bisogno di ricevere).IMG_2269

Le persone che frequento per vari motivi, e che poi spariscono da un giorno all’altro, per le situazioni della vita, e che lasciano un vuoto, tanto grande quanto è grande l’affetto provato, e che ancora una volta confermano questo mio miscuglio di emozioni, gioia e dolore terribilmente uniti, su cui sto lavorando, ma che per adesso si trasforma solo in lacrime.

… continua…

 

 

 

 

8 risposte a "Prima decade"

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  1. Noi non siamo chiamati a scegliere la Croce, ma a portarla: essa normalmente e’ gia’ pronta; Gesu’ stesso insiste sulla rinuncia a se stessi per portare la croce (Mc 8,34) . Cio’ non toglie che il dolore della Croce possa essere assai gravoso e farci sbandare; molti, inchiodati nell’immanente ed incapaci di volgere lo sguardo verso orizzonti piu’ estesi, ne sono rimasti schiacciati.
    Io ritengo che l’unica ricetta sia quella della preghiera, in quel dialogo profondo e sincero con Dio, ricordando che quando il cuore prega Egli risponde. Personalmente, oltre alla recita quotidiana del rosario, io amo recitare la giaculatoria del “memorare”, tanto cara a Santa madre Teresa di Calcutta. Mi fido ciecamente dell’Onnipotente, convinto che in tutte le difficolta’ che incontro ed incontrero’, Lui sara’ sempre al mio fianco. E cosi’ procedo, a piccoli passi ma mai incerti.
    Saluti.

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  2. «Non c’è nulla che possa sostituire l’assenza di una persona a noi cara.
    Non c’è alcun tentativo da fare, bisogna semplicemente tenere duro e sopportare.
    Ciò può sembrare a prima vista molto difficile, ma è al tempo stesso una grande consolazione, perché finché il vuoto resta aperto si rimane legati l’un l’altro per suo mezzo.
    È falso dire che Dio riempie il vuoto; Egli non lo riempie affatto, ma lo tiene espressamente aperto, aiutandoci in tal modo a conservare la nostra antica reciproca comunione, sia pure nel dolore.
    Ma la gratitudine trasforma il tormento del ricordo in una gioia silenziosa. I bei tempi passati si portano in sé non come una spina, ma come un dono prezioso.
    Bisogna evitare di avvoltolarsi nei ricordi, di consegnarci ad essi; così come non si resta a contemplare di continuo un dono prezioso, ma lo si osserva in momenti particolari e per il resto lo si conserva come un tesoro nascosto di cui si ha la certezza. Allora sì che dal passato emanano una gioia e una forza durevoli».
    (Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa)

    “Bisogna evitare di avvoltolarsi nei ricordi, di consegnarci ad essi…

    Possono essere molto pericolosi i ricordi, possono essere terreno in cui il Maligno tende agguati e tranelli, perché come tutto Dio può portare a nostro bene, di tutto ciò che gli è possibile, il Maligno si serve per portarci nella tristezza, nello sconforto, nel dubbio che può infine divenire mormorazione.
    Vivere nei ricordi, ci impedisce di vivere il presente e il volto di chi non c’è, si sovrappone e confonde il viso di chi c’è e di chi Dio ci ha affidato.

    Impariamo dal Siracide, saggio seppure mancante della piena visione della Vita Eterna che oggi abbiamo in più grazie a Cristo Nostro Signore:

    «Figlio, versa lacrime sul morto,
    e come uno che soffre crudelmente inizia il lamento;
    poi seppelliscine il corpo secondo il suo rito
    e non trascurare la sua tomba.
    Piangi amaramente e alza il tuo lamento,
    il lutto sia proporzionato alla sua dignità,
    un giorno o due, per prevenire le dicerie,
    quindi consolati del tuo dolore.
    Difatti il dolore precede la morte,
    il dolore del cuore logora la forza.
    In una disgrazia resta a lungo il dolore,
    una vita di miseria è dura al cuore.
    Non abbandonare il tuo cuore al dolore;
    scaccialo pensando alla tua fine.
    Non dimenticare: non ci sarà infatti ritorno;
    al morto non gioverai e farai del male a te stesso.
    Ricordati della mia sorte che sarà anche la tua:
    «Ieri a me e oggi a te».
    Nel riposo del morto lascia riposare anche il suo
    ricordo;
    consolati di lui, ora che il suo spirito è partito.»
    (Sir 38, 16-23)

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    1. Caro Bariom, ti leggo sul blog di Costanza e mi ci ritrovo nei tuoi commenti, sempre sensati e, potrei dire dal timbro prettamente cristiano; cosa che non e’ per altri “sodali” del blog. Non sono d’accordo quando dici che di fronte al dolore patito occorra sopportare perche’ la sopportazione non puo’ sfociare in nulla di positivo. Ad esempio, la bombola del gas “sopporta” una certa pressione, ma oltre, esplode con conseguenze ferali. E cosi’ e per gli uomini: si puo’ sopportare, fino ad un certo punto, il collega che ti vessa in ufficio; ma il dolore, anche atroce come puo’ essere la perdita di un familiare, va metabolizzato e non sopportato: deve essere una base per una crescendo personale, uno stimolo per costruire un qualcosa di positivo. E guarda che chi ti sta parlando, conosce il dolore nelle sue sfaccettature piu’ feroci in quanto ha perso un padre giovane. Ero poco piu’ di un bambino quando mio padre contrasse una patologia che lo porto’ ad un calvario durato 4 anni. Pregai perche’ Dio lo richiamasse ad Egli, benche’ gli volessi piu’ bene della mia stessa vita. Forse vale il detto di una paziente di Freud: se dalla sofferenza non avete imparato nulla, significa che l’avete sprecata.
      Saluti caro Bariom.

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      1. Caro Roberto,

        io non ho detto che il dolore va “sopportato”… lo ha detto Bonhoeffer 😉

        Io ho riportato il suo pensiero perché mi interessava il cuore del pensiero e la sua conclusione, non significa che sia d’accordo con ogni singola frase (anche la frase “È falso dire che Dio riempie il vuoto;…” presa di per sè suona stonata…).
        Mi pareva non corretto “spezzettare” il pensiero altrui.

        Come tu dici, il Cristiano NON è l’uomo della sopportazione – seppure “la Carità tutto sopporta” – che “stringe i denti e tiene botta”, perché come dici, prima o poi scoppia.
        E’ piuttosto l’uomo “supportato” da Colui che si è caricato di ogni Male in Eterno.
        E’ gettandoci completamente tra le braccia del Padre che Cristo si carica del maggior peso delle nostre Croci,ì. A noi rimane ciò che umanamente possiamo (appunto) “sopportare”, per partecipare alle sofferenze di Cristo e poter compatire (patire con) altri, che spesso “portano” la stessa nostra Croce.

        Il pensiero di Bonhoeffer, la porto cara anche perché mi fu donata da un amico nel tempo successivo alla salita al Padre di Colei che fu mia Sposa, assieme a quella del Siracide che lessi ad un incontro che mi fu chiesto di condurre, prorio in quel tempo di prova, per un gruppo di persone che avevano perso i loro cari.
        (Inutile dire che il cuore dell’incontro fu la Resurrezione e l’esperienza che il Signore ci dona di questa).

        Come vedi, solitamente parlo di ciò che anch’io conosco – conosco la sofferenza di un padre che muore a 51 anni lasciando 6 figli di cui io il maggiore dicottenne e quello di veder spirare la propia Sposa praticamente tra le braccia, dopo 5 anni di malattia a soli 40 anni – perciò quando parlo dei rischi del “ricordo”, degli inganni del Maligno, parlo di ciò che conosco, quando anche le semplici fotografie possono divenire inciampo e occasione di tornare a quel dolore straniante e straziante.
        Che fare? Strapparle forse… certo che no! Ma riporle e conservarle per il tempo in cui come dice Bonhoeffer le “si conserva come un tesoro nascosto di cui si ha la certezza. Allora sì che dal passato emanano una gioia e una forza durevoli.”

        O quando parlo di un volto che si sovrappone agli altri, richiamato continuamente da immagini, pensieri, discorsi, penso a mia Moglie oggi, la persona che il Signore mi ha posto accanto dopo un tempo di solitudine, per mio aiuto e mia gioia. Potrei forse riandare sempre a Colei che ho in precedenza amato e che ancora amo ma in modo totalmente diverso? Sarebbe ingiusto e altro pericoloso inganno…

        Così come vedi ognuno ha le sue “ferite” dove brilla ancora di più l’Amore del Signore, ma l’uomo saggio e prudente, anche solo per puro istinto, se ha una ferita profonda in via di guarigione, non vi poggia tutto il peso del corpo e possibilmente pone a riposo l’arto dolente, finché non sia completamente guarito e riacquisti forza.

        E’ in virtù dei memoriali e dell’esperienza che Dio mi ha donato quindi che mi sono permesso di scrivere qui ciò che ho scritto, anche se sinceraramente non saprei dire se i miei “lutti” potrebbero reggere a confronto di quello di chi qui ci ospita. Penso ai miei tre amati figli e mi si aggiaccia il cuore…

        Ciao.

        P.S. Quando morì mio padre, nessuno nella mia famiglia aveva l’aiuto della Fede, ma del tempo di prova, sofferenza e combattimento, durante la malattia e poi morte di Colei che fu mia Sposa, ho un ricordo indelebile della vicinanza del Signore (che mi portò “su ali d’aquila”) e di tanti Fratelli, tanto forte e grato, che talvolta ne ho persino nostalgia.

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      2. Si, la tua spiegazione e’ del tutto convincente e consona al mio pensiero. Anch’io sono un estimatore di Bonhoeffer, benche’ luterano. Ha dei grandi meriti.
        Saluti.🕊👋

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      1. Mah, Roberto…

        Grazie dell’invito, ma sinceramente correre dietro a tutte le risposte o i post strampalati che si possono trovare in giro, che posso anche comprendere essendo stato anch’io ateo di fatto e avverso alla Chiesa, non credo serva a molto. Per di più bisogna avere tempo e voglia di aprire un confronto che va poi seguito e io tanto tempo e voglia non sempre ce l’ho (sai com’è… non di soli blog vive l’uomo).

        Peraltro sulla stessa risposta e sulle posizioni di don Leonardo avrei da fare dei distinguo… quindi preferisco soprassedere.

        Peraltro credo che tu stesso possa intervenire egregiamente se lo credi buono 😉

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  3. Cosa dire….ti voglio bene Anna! continua a mostrarci le preziosità che custodisce il tuo cuore…grazie a te posso percepire cosa c’è nel mio e provare a trasfigurare tutto il dolore che lì ha trovato casa…buonanotte sorella di fede! Fa bei sogni!

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