Venite alla festa

di Anna Mazzitelli

Prendo in prestito alcune delle parole dell’omelia di domenica 15 ottobre di Padre Maurizio Botta, che mi aiutino a sciogliere il nodo che mi si è formato in gola domenica, parlando con un’amica.

Mesi che non la incontravo e che non avevo sue notizie, la promessa che mi avrebbe chiamato, mai mantenuta, il sentore che ci fosse qualcosa di importante da dire, il tempo che corre come un pazzo e non lascia briciole a nessuno.

Domenica scorsa, di punto in bianco, l’incontro.

Dopo la Messa, dopo questa meravigliosa parabola delle nozze del figlio del re, che sembrava fatta apposta per questo incontro, per questa situazione.

Ecco lo stralcio dell’omelia, quindi:

(…) L’uomo misteriosamente è abitato da questo impulso a trascendersi, a superarsi. Dico misteriosamente perché non basta assolutamente la fragile teoria dell’evoluzione a spiegare questo strabordante di più dell’uomo. L’uomo come diceva Leopardi manifesta nella noia il segno della sua intima grandezza e non trovando una festa adeguata si accontenta di una dipendenza, di una fuga narcotica, alcolica, stupefacente, sessuale. In generale l’uomo si incatena da solo scegliendo la sua dipendenza e la sua tristezza. (…)

Un re, che fece una festa di nozze per suo figlio…

Dio invita alla festa, alla festa per eccellenza. Un invitatore seriale che non può non invitare. Con così tanta insistenza e larghezza da correre il rischio di invitare gente indegna.

Indegnità non è morale, ci viene specificato, infatti, che ad essere invitati sono buoni e cattivi.

Indegnità è il disprezzo per questo invito. Il disprezzo, inteso come prezzare poco, ha due espressioni: “Non ci vado perché credo ci sia di meglio” oppure “Ci vado senza dare il mio meglio”.

Lasciare Dio a dire: “Non è venuto!” oppure andarci in tuta, disprezzando l’intimità. L’abito nuziale è la gratitudine.

L’ingrato è l’uomo senza abito. Senza umiltà, senza il capo chino di chi stupito e confuso ringrazia per un onore immeritato ed esorbitante. Senza questo atteggiamento non possiamo goderci la Festa più piena ed esaltante a cui si possa sognare di essere invitati. (…)

di Padre Maurizio Botta C.O.

Amica mia, quanto ci costa liberarci delle dipendenze perché è difficile trovare una festa adeguata, e una volta capito qual è quella festa, quanto ci costa cercare di avere l’abito giusto!

E’ fatica, è dolore, ma nel nostro cuore il seme del desiderio di Alto e di Perfetto c’è, anche se è più facile tenerlo buono e non dargli retta.

Ma c’è.

E quando decidiamo di seguirlo, di coinvolgerci completamente per raggiungerlo, accidenti che male! Non è possibile arrivare alla domenica di Pasqua senza essere passati per il venerdì Santo. Però il nostro cuore lo sa che è lì che dobbiamo andare, a dispetto di quanto possa fare male il percorso.

E’ la festa più piena ed esaltante a cui si possa sognare di essere invitati.

Allora mi si stringe la gola e non trovo parole, davanti a te che hai deciso di stravolgere la tua vita per seguire il tuo desiderio, la tua sete di assoluto, di infinito, che hai deciso di non accontentarti, e di attraversare il calvario, nella speranza di vedere finalmente quel sepolcro aperto e vuoto.

Mi inginocchio davanti alla tua vita e davanti ai tuoi occhi che riflettono dolore, ma cercano la luce.

E ho l’intima certezza che è la scelta giusta, quella che hai fatto, anche se lo dico sottovoce, perché capisco la profondità del tuo dolore, ma conosco anche le carezze di un Padre che lenisce questo dolore perché sa che è offerto a Lui, e che non lascia soli.

Hai ricevuto l’invito alla Sua festa, troverai l’abito più bello, e sarà ora di festeggiare. Ne sono convinta. Così come sono convinta che se avessi tentato di partecipare alla festa con l’abito sbagliato, non sarebbe stato lo stesso. Ti saresti trascinata avanti, ma nel tuo cuore sarebbe rimasto un vuoto e un desiderio non esaudito. E questo non ti avrebbe resa felice.

Non mollare questa certezza, tieniti aggrappata a lei. So che festeggerai.

Io prego per te, e ti regalo questa preghiera, scritta da Antoine de Saint-Exupéry:

“Non ti chiedo miracoli o visioni, ma la forza di affrontare il quotidiano. Preservami dal timore di poter perdere qualcosa della vita. Non darmi ciò che desidero ma ciò di cui ho bisogno. Insegnami l’arte dei piccoli passi…”

Sembra scritta per te.

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3 Pensieri su &Idquo;Venite alla festa

  1. Dio non si interessa del PIL ( acronimo di prodotto interno lordo) ma ci invita a seguire e vivere pienamente il Vangelo, ad amare ed essere prossimi. Ma quanti preferiscono eludere il suo invito, la sua chiamata, per occuparsi esclusivamente dei propri affari e incombenze quotidiane? Dio disprezza il nostro individualismo, una fede di “facciata” relegata alla mera partecipazione alla messa domenicale; desidera invece che si viva nell’esempio dato dal figlio, nei suoi sentimenti: la vera serenita’, la piena gioia e’ solo questa: tutto il resto e’ noia…

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  2. Carissima Anna, hai ragione! Non si può arrivare alla Resurrezione senza passare prima nel venerdì santo. A volte è un lungo, lunghissimo venerdì, altre volte sono tanti brevi venerdì…
    Armiamoci!

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