La felicità è un po’ una scelta

di Anna Mazzitelli

Il titolo di questo post è letteralmente rubato: qualche giorno fa ho preso un caffè con mia mamma e una nostra amica di vecchia data, la quale ci ha parlato a lungo delle sue quotidianità più o meno difficili (e chi può sostenere di non avere quotidianità difficili?) e del fatto che giornalmente lei decide di andare avanti come ha sempre fatto, nonostante spesso il suo istinto la porterebbe a mandare tutto a quel paese.

Non credo serva aggiungere dettagli: tutti noi siamo impantanati, chi più, chi meno, in una realtà che ci tira verso il basso, e io, che ho trent’anni meno di lei, mi sono immedesimata perfettamente nelle sue parole. Cambiano le circostanze ma non la sostanza.

A un certo punto lei ha pronunciato quella meravigliosa frase: “La felicità è anche un po’ una scelta”.

Che schiaffo per il mondo, che predica la libertà associandola al non avere vincoli, doveri e fastidi, che spinge a rompere i legami se si fanno difficoltosi, a rifiutare i problemi, a demonizzare le malattie, a ricercare sempre la perfezione, delineandone anche i criteri!

E la conversazione in questo bar, davanti a un meraviglioso mocaccino che sembrava un’opera d’arte, si sposa con l’audio che mi ha mandato Chiara qualche giorno fa (sì, finalmente sono riuscita ad ascoltarlo!) registrato alla giornata di inizio anno degli adulti e gli studenti universitari di CL, ad Assago (Mi).

A chi di noi non piacerebbe essere sorpreso da qualcosa che fa cantare tutto?

Cosa fa cantare, anche dentro una vita che osservata dal di fuori sembra in perdita, sembra una sconfitta?

Cosa rende la quotidianità all’altezza dei nostri desideri, trasforma anche le difficoltà più grandi, trasfigura il dolore e la fatica?

Cosa ci strappa dall’essere solo dei bravi esecutori di riti e attività, tutte preziose ed essenziali, non dico di no, ma spesso vuote?

Cosa mi ridarà l’entusiasmo per portare avanti un anno di catechismo che avevo deciso di non fare, e che per adesso ho iniziato più per dovere che per vera convinzione? Cosa mi farà affrontare un anno di accompagnamenti a scuola, asciugature di capelli in piscina, compiti il sabato mattina, panni da stendere, nasi da soffiare, riunioni a scuola, riunioni in parrocchia, corsi di formazione…

Don Carròn propone il test della letizia: faccio tutto quello che deve essere fatto, anche più del necessario, a volte. Ma tutto questo mi dà letizia? Perché senza quella, tutto diventa faticoso, pesante, insopportabile. E la fatica che provo e la mancanza di letizia sono il sintomo del bisogno che ho di Dio.

Ebbene, amica mia, sono d’accordo con te. La felicità è un po’ una scelta. E io ho scelto di essere attaccata a Dio, di far fare a Lui, di farmi da parte per lasciare a Lui lo spazio necessario per fare quello che desidera.

E, sì, sono lieta.

Allora, però, si deve vedere. Perché non voglio che i miei figli, tra vent’anni, ricordino di aver avuto una mamma sempre cupa, sempre arrabbiata.

Ho deciso di sorridere di più. E mica è facile, all’inizio. Questi sorrisi sembrano così forzati e finti…

Eppure è successa una cosa: i miei figli mi guardano strano. Non se lo aspettano.

E questo è terribile, ma meno male che ci sono arrivata…

E poi, martedì, mentre io e Francesco andavamo verso la parrocchia, per il benedetto primo incontro di catechismo, lui mi ha detto: “Che bello quando tu sei felice”.

E il lamento si trasforma in canto.

15 risposte a "La felicità è un po’ una scelta"

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  1. …E io ho scelto di essere attaccata a Dio, di far fare a Lui, di farmi da parte per lasciare a Lui lo spazio necessario per fare quello che desidera…

    Sono d’accordo, e’ una scelta che paga! Nulla accade per caso, tutto ha un significato. Preghiamo, confidiamo in Dio e chiediamo: il bisnonno mio, (fece pure il sacrestano per oltre 50 anni…) durante il primo conflitto mondiale chiese al Signore di salvaguardare i due figli impegnati nei combattimenti al fronte (Caporetto e Vittorio veneto) promettendo a Dio che, se esaudito, si sarebbe recato rigorosamente a piedi tutte le domeniche in pellegrinaggio presso un noto santuario, distante 11 km dalla sua abitazione. Ebbene, i figli tornarono entrambi sani e salvi a fine conflitto (raccontarono di essere sempre stati sfiorati dalle pallottole ma mai colpiti!) ed il bisnonno mantenne la promessa, facendosi vita natural durante detto pellegrinaggio che divenne assai faticoso col procedere degli anni ma egli non venne mai meno alla promessa fatta a Dio. L’Onnipotente ascolta i suoi figli devoti, chiediamo e…offriamo con cuore aperto il nostro impegno quotidiano i nostri sacrifici, senza venire mai meno.

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  2. “Cosa mi ridarà l’entusiasmo per portare avanti un anno di catechismo che avevo deciso di non fare, e che per adesso ho iniziato più per dovere che per vera convinzione? Cosa mi farà affrontare un anno di accompagnamenti a scuola, etc…”
    Mi hai riportato alla mente questo video:

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  3. La felicità è un po’ una scelta”.

    Certo… Ma tutti in fondo sceglierebbero la “felicità”, anzi, tutti la cercano! Il problema è DOVE.

    Ognuno pensa di sapere “dove” per la propria vita e talvolta, siccome siamo decisamente convinti di saperlo meglio noi persino del Padreterno dove sta la nostra felicità, a Lui chiediamo di compiere la NOSTRA volontà…

    Così certo non possiamo meravigliarci se chi non conosce Dio, la cerchi nelle cose più assurde o infischiandosene del bene altrui.

    Ma la vera felicità per l’Uomo è compiere la Volontà di Dio nella propria vita, rimettendo a Lui ogni cosa… Un “esercizio” che dura tutta una vita e che non è neppure detto ci riesca sempre bene.
    L’importante è non rinunciare mai, sapendo che è Cristo, unica nostra vera gioia, a compiere in noi quest’Opera, laddove non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me.

    Un saluto dal monte delle Beatitudini.

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  4. Ciao Anna,devo dirti che sono perfettamente d’accordo con l’affermazione della tua amica:
    “LA FELICITA’E’ UNA SCELTA”.
    Perche’se dovessimo correre dietro ai vari eventi che la vita giornalmente ci propone,andremo incontro ad un’altalenante condizione interiore che spazierebbe dalla depressione piu’nera all’euforismo piu’eccessivo ,e tutto questo destabilizzerebbe chi ci sta accanto ,rendendo la vita propria ed altrui un inferno.
    Sara’perche’sono di parte(terziaria francescana😊)ma c’e’una frase di S.Francesco che dice:
    “COMINCIATE COL FARE CIO’CHE E’NECESSARIO,POI CIO’CHE E’POSSIBILE.E ALL’IMPROVVISO VI SORPRENDERETE A FARE L’IMPOSSIBILE”
    e penso che questo possa spisarsi benissimo col salmo 30 che dice:
    HAI MUTATO IL MIO LAMENTO IN DANZA”.
    E come e’possibile questo???
    Con l’affidamento a Dio !!!
    Cioe’a fare inizialmente l’unica cosa che noi umanamente possiamo fare:fidarci di Dio
    (Cio’che e’necessario).
    Successivamente mettere la nostra vita nelle mani di Dio
    (cio’che e’possibile)
    e poi improvvisamente sentiremo nel cuore la letizia
    ( vi sorprenderete a fare l’impossibile).
    E questo perche’affidando la nostra vita a Dio,abbiamo permesso a LUI di renderci la letizia e quindi di MUTARE IL NOSTRO LAMENTO IN CANTO.
    Ecco perche’e’vero che la felicita’e’una scelta,perche’dalla mia scelta ( DIO )dipende la mia felicita’!!!
    (Che meraviglioso PADRE che abbiamo❤)

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  5. Verissimo! Mi ha ricordato un post sul sito 5pani e 2pesci, intitolato “la felicità non è gratis”! È un tema, e una riflessione, molto importante, questa sulla scelta della felicità

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