L’inganno

di Stefano Bataloni

Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?”. Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Amico caro, che anche tu, hai una croce grande da portare nella tua vita, sono certo che avrai ascoltato o letto tante volte questo brano della Bibbia.

Ti starai domandando perché sono qui a riproportelo. Il motivo è che alcuni giorni fa, con l’aiuto di un bravo sacerdote, ho riflettuto a fondo su queste parole del libro della Genesi e ho capito che anche tu, come me, hai commesso lo stesso errore di Eva.

Lo so, quando tuo figlio si è ammalato ti sarai chiesto tante volte: perché non guarisce? Perché i medici hanno scelto quella terapia e non un’altra, e perché quei farmaci non stanno funzionando? Staremo facendo tutto il possibile? E’ un bambino, perché deve patire tutto quel dolore? Perché quel cancro doveva colpire proprio lui? Perché non può avere una vita come quella degli altri bambini?

E quando poi è salito al Cielo ti sarai chiesto: dove sarà lui ora? Come farò a vivere senza di lui? Lo rivedrò un giorno?

Domande che sono tornate spesso perché in fondo c’era la tua voglia di comprendere, il desiderio tutto umano di provare a far entrare nella testa il dramma della malattia e della morte di tuo figlio.

Il fatto è, ora l’ho capito, che tu, come Eva e come me, per soddisfare quel desiderio ti sei messo a discutere con “il più astuto di tutti gli animali selvatici” e non ti sei accorto che quelle domande, nella tua testa, le aveva pronunciate lui.

Ti sei sentito come messo in un angolo, come se ci fosse qualcuno che ha una risposta a quelle domande ma te la vuole tenere nascosta, come se fossi tu l’unico, il solo al mondo, a non sapere che si possa trovare una risposta logica a tutto. E allora hai provato a difenderti, come potevi. Hai cominciato a trovare una giustificazione razionale a quella tua voglia di capire, hai magari pensato di essere in grado di contenerla e di controllarla senza incorrere in chissà quali conseguenze. Non hai pensato a dove ti avrebbe condotto il cercare in tutti i modi di soddisfare quel desiderio.

Ti sei lasciato ingannare, hai creduto che cercare di darti delle risposte non ti avrebbe fatto morire. Non avrai hai trovato nessuno accanto a te che ti mettesse in guardia dal percorrere una strada pericolosa, che ti dicesse con amore che le conseguenze di quella ricerca ossessiva ti avrebbero distrutto.  Hai ceduto, ad un certo punto hai mangiato quel frutto: sarà stato un dettaglio della sua malattia che prima non conoscevi, la proposta di una terapia alternativa, un evento a cui ricondurre la causa di quel cancro…qualcosa che ad un tratto è diventato appetibile e desiderabile, qualcosa che sembrava potesse alleviare il tuo dolore, qualcosa che avrebbe fatto luce su ogni mistero. Sarà stato come se i tuoi occhi si fossero finalmente aperti. Ti sei sentito nudo e fragile, come se ti fosse sempre mancato qualcosa, fino ad ora, e hai cominciato ad arrovellarti, hai cominciato a costruire castelli di ragionamenti e a intrecciare pensieri con pensieri, solo con te stesso. Senza rendertene conto, mangiando quel frutto, hai perso il contatto con la realtà, ti sei appartato con te stesso: al centro della tua esistenza non c’era più la tua vita, quella di tuo figlio, la sua malattia; al centro della tua esistenza c’era solo la ricerca di risposte, l’ansia di comprendere tutto. Dalla voglia di comprendere sei passato alla pretesa di comprendere.

Ma cosa avresti potuto comprendere di quello che ti stava accadendo: cosa è bene e cosa è male? No, tu hai preteso di dover comprendere tutto, ogni singolo dettaglio. Forse ti sarai pure convinto che saresti riuscito a risolvere ogni problema con le tue sole forze, una volta compreso tutto.

Non ti sei fermato a domandarti: ma chi è in grado di comprendere tutto? Chi è in grado di vedere ogni situazione da ogni possibile punto di vista? Chi è in grado di provare ogni possibile sensazione di ogni persona coinvolta nella tua storia. Tu forse?

Sei stato in grado di vedere le cose dal punto di vista di un medico, per fare diversamente da lui? Sei stato in grado di sentire perfettamente il dolore che provava tuo figlio come fosse stato il tuo? Perfino per quanto riguarda te stesso, sei stato in grado di fare o dire sempre la cosa giusta in ogni momento?

Davvero credi che tutto sarebbe potuto essere sotto il tuo controllo, nella tua testa, così da poterlo studiare, analizzare e poter dire: “ho capito tutto, ora troverò pace”? Potrai forse aver trovato qualche piccola risposta qua e là, un barlume ogni tanto, ma sarà rimasto sempre e comunque il buio su gran parte del quadro.

E ogni volta che avrai udito una parola strana da parte di un medico o un infermiere o avrai letto il referto di un esame o avrai guardato a quella sua stanza vuota, ogni volta che la realtà si è ripresentata in tutta la sua durezza, ecco , ecco che la tua capacità di comprendere tutto svaniva nel nulla e tornava la paura.

Amico mio, guarda dove sei ora: hai mangiato “dell’albero del bene e del male”, vivi i tuoi giorni consumandoti nel pretendere una spiegazione alla malattia e alla morte di tuo figlio e ti sei completamente dimenticato dell’albero della vita che era stato posto proprio al centro del tuo giardino: dov’è la tua vita ora?

Non hai trovato risposta a tutte le tue domande. Inganni forse il tuo dolore con facili espedienti: una pianta nuova ogni settimana sulla sua tomba, pulisci e metti in ordine la sua cameretta o le sue cose ogni giorno…o magari hai trovato qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa di tutto. Ma in fondo hai solo smesso di vivere, hai smesso di nutrirti della vita.

Cosa c’è di male a vivere senza poter dare delle risposte al tuo dolore? Davvero credi sia impossibile vivere senza avere tutte le risposte? Quello, invece, è esattamente il confine che ti dice chi sei: sei un uomo, fatto per vivere ma non per capire ogni cosa. Quel confine non è posto lì per farti un dispetto, non è posto lì per farti sentire incompleto e incapace. Quel confine è posto lì per difenderti, perché quando vorrai a tutti i costi varcarlo, perderai la vita.

Non devi disprezzarti perché riconosci di avere questo limite: nessuna creatura è più grande del suo creatore e io e te siamo delle creature, Sue creature; a Sua immagine e somiglianza ma Sue creature. Alle tue domande non c’è risposta che tu possa comprendere. Solo Dio può comprendere, solo Lui può tenere tutto nel palmo della Sua mano.

Se non smetterai di rifiutare quel limite, se non abbandonerai la pretesa di trovare soddisfazione a tutte le tue domande camminerai sul ventre e mangerai polvere ogni giorno della tua vita, proprio come il più astuto tra tutti gli animali selvatici, i tuoi dolori si moltiplicheranno, mangerai spine e cardi fino a che non ritornerai polvere.

Torna a vivere, amico mio! L’albero della vita, al centro del tuo giardino, è carico di frutti. Ritrovati nudo e fragile, amico mio, ma senza paura, come un bambino, come in origine sei stato creato. Confida nel fatto che Qualcuno si prenderà cura di te.

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5 Pensieri su &Idquo;L’inganno

  1. Carissimo Stefano, grazie per questa condivisione, molto profonda, certamente frutto buono anche della tua, vostra, sofferenza.
    E’ vero, il suggeritore soffia nei nostri pensieri, infilandoci tante domande che gli servono per scoraggiarci, per farci confusione. Se teniamo conto che la nostra natura è già “curiosa” di suo… siamo messi piuttosto male. Però il Signore ci aiuta in mille modi e per questo lo ringrazio.
    Vi abbraccio! Smack!

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  2. Ho smesso di farmi domande e di fronte a tutto il male del mondo GLI chiedo, dal momento che sono una povera creatura con tanti limiti, di darmi la forza di accettare quello che LUI ha stabilito per me e per i miei cari . Sono consapevole che le vie di Dio non sono le nostre, i nostri ragionamenti non sono i Suoi. Sarebbe bello imparare a vedere tutto con i Suoi occhi.

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  3. “Il fatto è, ora l’ho capito, che tu, come Eva e come me, per soddisfare quel desiderio ti sei messo a discutere con “il più astuto di tutti gli animali selvatici” e non ti sei accorto che quelle domande, nella tua testa, le aveva pronunciate lui.”

    Vero, quelle domande – quel tipo di domanda – te le ha suggerite lo stesso serpente… il “serpente antico”, ma credo la cosa sia ancora più sottile.

    Non credo il problema stia nel porsi domande, il Cristiano si pone delle domande, prima fra tutte “qual è la volontà di Dio”.
    Come scegliere e operare tra il Bene e il Male e questa è (Cardinale) Virtù della Prudenza.

    Non credo Dio come Padre ci voglia come ebeti o lobotizzati automi che agiscono o vivono tutto ciò che avviene come tutto fosse tragica fatalità da accettare perché “viene dall’alto”.

    In fondo lo stesso Gesù Cristo pone implicitamente una domanda al Padre quando nel Getsemani alla fine esclama “…Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà.”
    O che dire della tragica implorazione (che ha molte spiegazioni e interpretazioni) “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” !

    Il problema sta nelle risposte… le risposte che a partire da Eva a noi nel nostro vissuto quotidiano, il Demonio ci sibila all’orecchio.
    “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male”.

    Cioè: Dio ti ha mentito, Dio ti vuole ingannare, tenere sottomesso, ti sta fregando…

    “Guarda come ti ama colui che si dice tuo Padre: ha “regalato” a te, a tua moglie, a tuo figlio (piccolo e innocente!) un tumore! Una schifosa malattia!”

    “Ah, bel padre davvero!”

    E così spesso si finisce per accettare la catechesi del Demonio…

    Quindi qual è la risposta?
    Proprio quella che già ha dato Cristo (e che ho citato sopra). Quelle ricche di sapienza e di conoscenza – anche delle Scritture – che Cristo aveva già dato sempre a Satana dopo i 40 giorni nel deserto.

    Si può domandare quindi a Nostro Padre il perché, è domanda più che umana e lecita in un rapporto confidente con Lui, ma accettando di difendere sempre la certezza che anche ciò che non comprendiamo, rientra in un piano di Salvezza e di amore per noi, per quanto talvolta questa idea risulti persino scandalosa a noi stessi o agli occhi altrui… in questo in fondo sta òa Fede.

    Poi, ci sono momenti, avvenimenti, in cui Dio ci concede anche risposta, di comprendere, magari in parte, magari come dietro ad un velo, che sarà squarciato quando – a Dio piacendo – lo vedremo faccia a faccia.

    In fondo la differenza che passa tra l’uomo che maledice il “fato” ogni giorno e il “credente”, sta tutta lì, nella risposta che viene data alla domanda che l’uno e l’altro accomuna… perché?

    E la nostra risposta a questi “perché” diviene Testimonianza, occasione per dare ragione della nostra Speranza.

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