Natanaèle e io

di Anna Mazzitelli

Sono stata a messa, venerdì mattina, e ho ascoltato il vangelo di Giovanni (1,47-51) che racconta l’incontro tra Gesù e Natanaèle.

Lo riassumo perché almeno per me non era proprio uno dei passi più noti…

Gesù vede Natanaèle che gli viene incontro e dice di lui che è un uomo giusto.
Natanaèle si stupisce e gli chiede: “Come mi conosci?”
Gesù gli dice di averlo visto sotto il fico, poco prima.
A queste parole Natanaèle si lascia andare in una confessione di fede, dicendo: “Rabbì, tu sei il figlio di Dio!”
Gesù allora sembra prenderlo in giro, gli chiede se tale affermazione e la sua fede dipenda dal fatto che l’aveva visto sotto il fico. E gli dice, poi: “Vedrai cose maggiori di queste! Vedrai il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul figlio dell’uomo!”

Eppure è così, per me come per Natanaèle.

Possiamo veder guarire i malati, ma se non sono i “nostri” malati, non ci tocca.
Possiamo vedere risuscitare i morti, ma se non sono i “nostri” morti, non ci cambia la vita.
Possiamo vedere gli angeli di Dio salire e scendere sul figlio dell’uomo, e rimanere tali e quali.

Magari invece ci cambia la vita sapere di essere visti sotto un’albero.

Perché l’incontro con Gesù deve essere personale, deve interessare la mia vita, la mia banale esistenza, Gesù deve entrare nelle mie cose, nelle mie dinamiche, nei miei problemi.

Che Gesù risolva la fame nel mondo, o blocchi un conflitto, o salvi qualcuno dall’altra parte della terra può fare scalpore, ma non mi cambia il cuore.

Sentirlo dire invece: “Ti ho visto quando eri sotto il fico” significa che lui è interessato a me, proprio a me, alla mia vita che per lui non è banale, ma preziosa.
Significa capire che io sono importante per lui, che si guarda intorno per vedere se ci sono, che nel momento in cui mi avvicino mi nota, dice qualcosa di me.
Significa comprendere il Salmo 138 quando dice:

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.

Posso conoscere la scrittura a memoria e comprendere tutto ciò che vi è dentro, ma solo questo incontro così intimo e personale mi salva la vita.

 

 

17 risposte a "Natanaèle e io"

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  1. Ciao Anna! Sorella nella fede. Grazie per la condivisione di questa parola incarnata in te: viva! Ricordo la mia “fede” di giovane donna che crede in Dio ma è amareggiata rendendosi conto che non riesce a piacergli, che il peccato è sempre insito nella vita concreta di tutti i giorni: non posso piacere a Dio! Il Signore ha guardato il mio cuore e il mio desiderio interiore e ha preso l’iniziativa facendomi piano, piano scoprire la Sua vera identità di Padre misericordioso. Eravamo in 5′ superiore della scuola di agraria quando una della mie 5 compagne di scuola femmine ( tra 20 maschi) ci porta in disparte per confidarci un grande segreto. Aveva trovato un fidanzato, lei così giocherellona, bambina, mascolina, l’unica di noi a non averne uno. Ci spiegava di aver incontrato un ragazzo bellissimo, gentile, innamorato…. aveva deciso di entrare in convento dopo la maturità. Questo fatto ha sconvolto la mia visione di fede, di religione. Io credevo in un Dio lontano, spirituale che c’era solo nei miei sogni e desideri, in sostanza non concreto. Per la prima volta ho conosciuto il vero Dio, concreto. Una persona da incontrare e da innamorarsi fino a perdere la “testa”. Un abbraccio Anna! Un caro saluto a Stefano, un bacino ai bambini!

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  2. Dio è talmente delicato da parlare infinite lingue: con ogni suo figlio usa il linguaggio giusto per farsi capire da lui, nell’intimità, ed è un linguaggio che altri fanno fatica a capire perché non è anche il loro. D’altra parte ci ha creati unici e irripetibili, a sua immagine e somiglianza. Mi piace pensare che in ognuno di noi Lui abbia esaltato un lato della sua immagine e che in qualche lato particolare ognuno di noi gli assomiglia.
    Forse uno dei nostri problemi è che vorremmo assomigliare a Lui nella totalità? Magari nell’essere perfetti, privi di peccato, “giusti”..
    Quanti scrupoli ci fanno sentire sbagliati, falliti!
    Ogni volta che penso a Natanaèle mi torna alla mente il versetto che dice più o meno così: “Il giusto pecca 7 volte al giorno”. Questo non per sminuirlo ma per sentirmi meno “non giusta” perché peccatrice.
    Credo che il nostro cammino non sia indirizzato verso la perfezione in terra ma sia un tentativo continuo di mettere in pratica l’invito di Gesù: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro”… In Paradiso certamente. E per arrivarci non conta tanto il riuscire a non peccare mai, cosa praticamente impossibile, ma tornare a Dio ogni volta e chiedergli perdono. Nella semplicità e umiltà.
    Smack!

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  3. Edith Stein sosteneva che noi conosciamo ben poco di noi stessi poiche’ la profondita’ ci e’ nascosta. Solo Dio la conosce, ed e’ piu’ che mai vero: non ci accade nulla per caso ed anche le situazioni che a noi appaiono incomprensibili, rientrano nei suoi disegni su di noi. Confidiamo dunque in Dio e sopportiamo le brutture e afflizioni della vita con cuore contrito ed umilta’; con la preghiera rimettiamo la nostra debolezza umana in Dio ed Egli ci dara’ la forza necessaria per andare avanti.
    Ricordiamo che la mano invisibile di Dio e’ sempre posata sul nostro capo, anche se nell’immediato non lo comprendiamo, e facciamo nostre le parole di Giovanni Crisostomo : “Cristo è con me, di chi avrò paura? Anche se si alzano contro di me i cavalloni di tutti i mari o il furore dei principi, tutto questo per me vale di meno di semplici ragnatele.“

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  4. “Posso conoscere la scrittura a memoria e comprendere tutto ciò che vi è dentro, ma solo questo incontro così intimo e personale mi salva la vita.”

    E non solo…

    Posso conoscere e proclamare le Scritture a memoria, posso annunciare che Cristo è risorto, che è Signore, ma se non porto agli altri la testimonianza diretta di come questo abbia a che fare con la mia vita e i miei problemi, di come la MIA morte è stata vinta, di come lì, in quel preciso instante, in quel preciso avvenimento, Dio di è manifestato, probabilmente a poco serviranno le mie parole, soprattutto nel mondo scettico, cinico e pragmatico in cui viviamo oggi.

    Mi piace pensare e credere che Natanaèle, sotto quel fico non stava solo facendo un pennichella e sa cosa in quel momento “sotto quel fico” stava meditando, cosa agitava (forse) il suo cuore..
    Ed ecco che Gesù dicendogli “ti ho visto…” richiama proprio il Salmo 138, che Anna ha opportunamente citato, e Natanaèle – che certo bene conosceva questo Salmo, come ogni buon Ebreo che meditava giorno e notte la Torah – si sente “visto”, scrutato nell’intimo, seppure stando in altro luogo rispetto il Messia.

    Comprendere di essere “conosciuto” da Gesù e gli permette di riconoscerlo a sua volta.

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      1. Ciao Roberto.

        Che devo dirti? Commento dove trovo cose interessanti da leggere e condividere ( peraltro non solo qui e sul blog di Costanza 😀 ).

        Presenza gradita poi lo spero, anche perché qui come altrove, qualcosa di mio a suo tempo è stato pubblicato… 😉

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  5. Mario: se il prezzemolino avesse il tuo sapore… sarebbe ancora più buono e se il professorino ti assomigliasse un po’… gli studenti ci guadagnerebbero di certo.
    A parte la lode… quando sarai in Terra Santa, ricordati dei tanti che hanno bisogno… quanti malati! Ti affido in particolare un giovane che pochi giorni fa ha tentato il suicidio. Grazie di cuore!
    Un abbraccio alla tua splendida famiglia. Smack!

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