Il pinguino colorato

Ieri pomeriggio, il nostro secondogenito Francesco ha ricevuto per la prima volta il sacramento della Riconciliazione, in preparazione alla Prima Comunione dell’anno prossimo. Nel corso della celebrazione sono stati letti alcuni brani per aiutare la meditazione dei genitori, in attesa dei loro figli. A me è stato chiesto di leggere questo brano. Non sono riuscito a non vedere in questo, un piccolo dono del fratello maggiore ormai nato al cielo.

di Bruno Ferrero

Quando mise fuori la testa dall’uovo, fu accolto dalla felicità di tutti.
La comunità dei pinguini dell’Isola Azzurra si strinse intorno a Priscilla e Dagoberto, i suoi genitori, che avevano gli occhi luccicanti e non stavano più nel frac per l’orgoglio.
Perché Filippo era davvero un bel neonato di pinguino.
Aprì il becco ed emise un robusto vagito. Tutti i pinguini presenti applaudirono.
“È un ottimo segno!” disse lo zio Fortebecco.
“È impaziente di affrontare la vita”.
Filippo, in effetti, partì alla carica della vita con una gran dose di energia.
Appena le sue zampette furono abbastanza robuste, si allontanò dallo sguardo premuroso dei genitori per infilarsi fra i più discoli dei piccoli pinguini della comunità.
Erano tutti più anziani di lui, ma nessuno lo batteva in coraggio e temerarietà.

Fu Filippo il primo piccolo di pinguino che osò scivolare dalla punta del grande iceberg fino al mare, anche se poi non potè sedersi per due settimane a causa del bruciore sotto la coda.

Fu sempre Filippo, il coraggioso piccolo pinguino, che portò via la colazione all’enorme e spaventoso tricheco Baffodiferro.

Nella banda dei “pinguini irsuti”, chiamati così perché si rifiutavano sistematicamente di lasciarsi pettinare le piume del capo dalle loro mamme, Filippo divenne l’incontrastato boss.

“Perché sei sempre così agitato, Filippo mio?”, gli chiedeva la mamma, un po’ in ansia per quel figlio che cresceva così scapestrato.

Con gli amici, Dagoberto era sinceramente preoccupato:
“Quel monello ha bisogno di una bella strigliata!”
Così spesso, alla sera, Dagoberto, Priscilla e Filippo rappresentavano, senza volerlo, la versione pinguinesca del processo di Norimberga.
“E’ tutta colpa tua!”.
“No, tua!”.
“E’ colpa di Filippo!”.
La mamma piangeva, papà sbatteva la porta e Filippo gridava:
“Non ne posso più!”.

I colori della vita
Un giorno il pinguino Filippo se ne stava sdraiato su una roccia a picco sul mare ed osservava annoiato il formicolio dei pinguini della comunità.
Sembravano tutti felici; lui, invece si sentiva pieno di amarezza.
“Che barba! Un posto tutto bianco, grigio e nero. Dove nessuno si fa i fatti suoi… Deve pur esserci un paese colorato. Pieno di gente colorata. Potrei diventare anch’io pieno di colori… Non ne posso più di questa camicia bianca e di questo ridicolo frac!”
E, impulsivo com’era, si lasciò scivolare giù dalla roccia, si tuffò tra le onde e nuotò via dall’Isola Azzurra.

Approdò alla Terraferma.
Gli avevano sempre raccomandato di evitare il litorale. I pinguini si tenevano prudentemente alla larga dagli anfratti in ombra degli scogli, dove le onde infrangevano con violenza rabbiosa, e foche, piccoli cetacei e altri predatori si acquattavano per far strage degli imprudenti.

“Adesso sono libero e faccio come mi pare”, si disse Filippo.
Si arrampicò a fatica e si incamminò sulla spiaggia.
Un forte sbattere d’ali alle sue spalle lo mise in guardia. Un giovane cormorano aveva deciso di attaccarlo.
Ma Filippo era robusto e dotato di un becco forte e tagliente.
Lottarono per un po’, facendo volare piume da tutte le parti.
Filippo ci mise tutta la sua rabbia. Il cormorano cominciò a perdere sangue da una ferita alla gola e si spaventò. Si ritirò dal combattimento e volo via lamentandosi e imprecando.
“Aah!”, fece Filippo, gonfiando il petto con soddisfazione.
Alcune gocce di sangue del cormorano erano finite sulle sue piume bianche. Il pinguino guardò le macchie rosse e disse:
“Bene! Comincio ad essere colorato”.
Ondeggiando, ma più che mai risoluto a continuare la sua esplorazione, Filippo si inoltrò tra le rocce.
“Ehi, amico!!”, Una voce alle sue spalle lo fece voltare di scatto.
Era pronto di nuovo a combattere, ma di fronte si trovò solo un gabbiano giovane e inoffensivo.
“Ti ho visto sistemare il cormorano”, disse il gabbiano. “Sei un duro, tu”.
“Certo”, rispose Filippo.
“Ti invito a pranzo”, insinuò furbescamente il gabbiano.
“Che cosa vuoi dire?”.
“Andiamo a rubare le uova dai nidi delle rondini di mare, che ne dici? In due non oseranno farci niente”.
Fecero una scorpacciata di uova.
Le povere rondini di mare tentarono invano di difendere i loro nidi. I due briganti mulinavano ali e becchi.
Alla fine, Filippo si guardò il petto: era tutto macchiato dal giallo e arancione dei tuorli d’uovo.
“Altri colori!”, si disse. “Questa è vita”.
Dietro di lui, si sentiva solo il disperato pigolare delle rondini di mare, che piangevano i nidi e le uova distrutti.

Il grande salto
Si installò in una grotta di ghiaccio azzurra, e ne fece il suo covo.
Un gruppetto di gabbiani e perfino un’otaria con un occhio solo lo riconobbero come capo banda.
Le scorribande del gruppetto furono ben presto temute da tutti.
Filippo veniva chiamato semplicemente “Il pinguino colorato”. Infatti la sua elegante livrea bianca e nera era sparita sotto i segni delle imprese che aveva affrontato.
Oltre il rosso del sangue e il giallo delle uova rubate, c’erano tracce verdi, azzurre e anche ciuffi di pelo argentato, che gli erano rimasti attaccati dopo un’ epica lotta contro un Husky randagio.
Ma che serviva essere diventato davvero il primo pinguino a colori, se non poteva farsi ammirare dai suoi vecchi amici e dalla sua famiglia?
Il pensiero dell’Isola Azzurra prese a torturarlo.
Anche se non voleva ammettere, sentiva un bel po’ di nostalgia dell’allegra comunità dei pinguini.
“Avere una vita colorata non è proprio come me la immaginavo”, si diceva sempre più spesso.
Quella esistenza di fughe, attacchi, lotte e brigantaggio non gli piaceva più tanto.

Un mattino riprese la via del mare e tornò a casa
I primi pinguini dell’Isola Azzurra che incontrò erano dei piccoli che giocavano sulle lastre di ghiaccio galleggianti.
Appena lo videro si misero a strillare e scapparono gridando:
“Un mostro! Un mostro!”.
Gli adulti fecero largo al suo passaggio, ma non per fargli onore. Lo guardavano tutti con una sorta di ribrezzo.
“Ma perché? Idioti, sono io, non mi riconoscete?”, brontolava Filippo.
“Filippo, figliuolo, lo sapevo che saresti tornato”. La mamma naturalmente lo riconobbe, ma non osò abbracciarlo.
“Ma in che stato sei…”.
“Bentornato, Filippo”, gli disse anche il papà. Ma non lo toccò.
Le comari tutt’intorno borbottavano: “Che disgrazia! Poveri genitori…”.
Per la prima volta nella sua vita, a Filippo venne voglia di piangere.
Improvvisamente comprese che i suoi colori continuavano a tenerlo lontano; lo rendevano straniero alla comunità dell’Isola Azzurra.
Mentre lui, solo adesso, si accorgeva che soltanto lì poteva essere veramente felice.

Ma come si fa a tornare indietro?
“Papà”, chiese.
“Vorrei cancellare questi colori e ricominciare, se è possibile”.
Dragoberto esitò, poi guardò Filippo negli occhi e disse:
“C’è un mezzo solo: devi tuffarti dalla Grande Cascata. Laggiù l’acqua è così violenta e rapida che nessun colore può resistere. Ma è tremendamente rischioso. Ci vorrà il tuo coraggio. Te la senti di farlo?”.
“Si, papà”.
La voce si sparse in un attimo.
Nel giro di pochi minuti c’erano tutti, grandi e piccoli, intorno alla grande cascata.
Non riuscirono a trattenere un “Oh!” sincero quando in alto, dove il fiume precipitava in mare con un fragoroso boato, apparve Filippo. Sembrava così piccolo lassù.
Rimase un attimo fermo a concentrarsi, poi spiccò il salto.
Un salto stupendo, come se improvvisamente gli fossero spuntate le ali.
La corrente lo ghermì come un fuscello e lo scagliò violentemente nel mare ribollente e schiumante.
Il pinguino sparì nel vortice. Tutti trattennero il fiato.
Poi ad un tratto Filippo riemerse.
La forza stessa dell’acqua lo proiettò in alto e tutti videro che le sue piume erano diventate immacolate e che i colori erano scomparsi.
Allora esplosero in un festoso: “Urrà!”, che coprì perfino il tuonare dell’acqua.

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10 Pensieri su &Idquo;Il pinguino colorato

  1. Mamma mia che coincindenza !!!!!!
    Sembra proprio scelto appositamente per voi,un altro piccolo segno di come ora Filippo sia candidamente su’in cielo ma continui a partecipare in maniera”diversa”alla vita di tutta la famiglia giu’in terra !!!!!

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  2. Al di là della coincidenza del nome del personaggio che certamente ti ha fatto pensare, la mia domanda è: ad un incontro di genitori in preparazione al Sacramento della (prima) Riconciliazione dei loro figli é stata letta questa favoletta alla Walt Disney al posto di uno dei tanti Vangeli possibili o di uno dei tanti ricchissimi scritti o aneddoti di qualche Santo o simili??

    Un gran passo avanti non c’è che dire…
    E anche fossero stati presenti i figli non è che la cosa migliori pensando forse che ai “piccoli” sia meglio propinare insulse favolette in cui trovare poi un qualche vaga morale cristiana.

    Si impari ad esempio dalle catechesi ai bambini di Padre Maurizio Botta, cosa significhi fare catechismo ai bambini e quanto sono seri nelle loro domande e necessità di risposte. Domande e risposte in grado di catechizzare anche i loro genitori.

    Cosa dovrebbe essere la storia di questo pinguino? La triste brutta copia della Parabola del Padre Misericordioso (altrimenti detta del Figliuol Prodigo)?

    Cosa riporta a casa il pennuto? C’è forse un minimo accenno ad un pentimento alle proprie bravate che anzi qui vengono descritte quasi come eroici atti di forza (la lotta con il cormorano).
    Il figliuol prodigo mangiava quel che mangiavano i porci nel loro sterco! Altro che furto di uova di altri pennuti…

    E il ritorno alla sua comunità (di pinguini)?
    C’è forse qualcosa che ricordi vagamente l’abbraccio del Padre misericordioso verso il figlio pentito? No. Qui c’è la riprovazione dei suoi simili che lo mettono in crisi… Tanti “fratelli maggiori” che “giustamente” gli dicono, ma tu chi sei? Non sei dei nostri.

    Ottima morale non c’è che dire… E così abbiamo trasformato la bellezza irraggiungibile dell’Annuncio in una insulsa storia di pennuti che ha bisogno di maggiori spiegazioni di una qualunque Parabola per essere correttamente inquadrata.

    A questo siamo ridotti pensando cosa?
    Che il Vangelo non sia più attuale?
    Che la gente non possa più capire? (e gli proponiamo favolette che manco ai bambini sarebbero da proporre se lo scopo è dar loro una Parola di Verità?).
    In questo Tempo poi… Tempo di Annuncio di Resurrezione, Tempo di Pasqua.

    E ci meravigliamo per come è messo il mondo?

    Mi spiace Stefano, ma al di là della coincidenza del nome penso ci sia poco da rallegrarsi e credo che né Filippo né altri in Cielo si rallegrino troppo per queste occasioni di (seria) Catechesi mancate.

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    • Caro Bariom,
      proprio giorni fa mi domandavo se qualcuno prima o poi si sarebbe preso il disturbo di farci osservare quando avremmo scritto delle sciocchezze. Per cui ti ringrazio per questo tuo commento che prendo come un gesto di amore fraterno.

      Devo dirti, comunque, che ieri pomeriggio, di fronte a questa storiella, in chiesa, in un momento importante ho avuto il tuo stesso pensiero.

      C’è da dire però che questa storiella non è stata letta nel corso di un momento liturgico, ed è stata proposta come spunto di meditazione per i genitori che erano in attesa che i loro figli vivessero la loro prima confessione.
      Peraltro, tra gli altri brani che sono stati letti a tale scopo, c’è stato anche quello del vangelo di Luca relativo alla parabola del Padre Misericordioso che tu, giustamente, ricordi.

      Ma il motivo che mi ha spinto a condividere questa storia, di cui pure io riconosco i limiti, è stata la sua conclusione: un pinguino sporco di sangue che compie un grande salto e, attraverso il bagno nell’acqua, torna candido come fu creato.
      Leggendo questa parte, ieri pomeriggio di fronte a tutti, non ho potuto trattenere un minimo di commozione per questa immagine che rimanda in qualche modo al nostro Filippo.

      In Cristo, ti abbraccio

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      • Caro Stefano,
        non ho assolutamente voluto dire che hai scritto sciocchezze, né fatico a comprendere che tu abbia visto ciò che hai visto e abbia voluto condividerlo, infine nemmeno per un momento ho pensato che simile lettura fosse stata proposta durante una Liturgia (ci mancherebbe pure…), ciò non toglie come, anche i momenti d’incontro a-liturgici, possano essere fondamentali o quanto meno importanti per richiamare l’Uomo a Cristo, magari entrando in dialogo con le persone…

        Proprio per questo mi sono permesso, perché sono incontri che conosco, che ho già visto, dove troppo spesso la prima preoccupazione è “fare presto” e non sembrare troppo… come dire “religiosi”? Integralisti? (Troppo cristiani?). Non so vedi tu l’aggettivo.

        In Cristo Risorto, ricambio l’abbraccio.

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  3. Riguardo alle perplessità di Bariom (che in effetti un pochino erano anche le mie, e tra le altre cose-lo so, è una cosa scema-mi ha colpito il fatto che la mamma e il papà non corrano ad abbracciarlo), forse è proprio questo il bello: pur essendo un brano con dei limiti, Stefano ci ha visto un messaggio bellissimo. Sicuramente lo dirò male, ma quello che intendo è che il buon Dio si è servito anche di un brano che non è certo il Vangelo, e infatti Stefano ha capito, e ha colto il segno. Ha scritto ancora una volta dritto su righe un po’ stortignaccole (in questo caso, una scelta del brano un po’ disneyana)

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