Una nuova casa

Sabato mattina, dopo lunga attesa, siamo riusciti a spostare o, come si dice in questi casi, a “traslare” i resti di Filippo nella nostra tomba nel cimitero in cui è sepolto.

Fino a quel momento, Filippo era rimasto accanto a Giuseppe, un caro amico di Anna, morto anche lui giovane per un incidente stradale. Grazie alla generosità della sua mamma, i resti di nostro figlio avevano potuto trovare una sistemazione dignitosa: in una delle edicole che guarda la vallata e le montagne. In questi due anni la tomba in cui si trovavano Giuseppe e Filippo è stata la più bella della fila, sempre ricca di piante e fiori colorati, vistata spesso da tante persone.

Era però una sistemazione destinata a non durare a lungo. Con un po’ di fatica e di insistenza, siamo riusciti ad acquistare dal Comune una nostra tomba, di quelle poste in terra, come io e Anna avremmo gradito, così che trovassero compimento le parole del libro della Genesi: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto.”

Alle 10:30 di sabato scorso, quindi, io e Anna, accompagnati da nonno Italo e nonna Teresa in rappresentanza di tutti i nonni, ci siamo ritrovati al cimitero. Era una bella mattina di sole, le montagne lontane erano ben visibili e coperte di neve, come fu il 20 novembre di 2 anni fa.

Il loculo di Filippo, nell’edicola che lo ospitava, al nostro arrivo era già stato aperto. Poter di nuovo toccare la sua bara è stata un’emozione grandissima. Per quanto sia forte e concreta la consapevolezza che mio figlio sia ancora vivo, è straordinariamente vivo in me anche il desiderio di un contatto fisico, fosse anche con tutto ciò che ne è rimasto qui.

L’operazione per la traslazione, poi, è stata alquanto complicata. Il cimitero del nostro paese, come tutto il paese stesso, è stato realizzato sulla cima di un colle e quindi si estende sia in larghezza che in altezza. Per questo, i resti di Filippo sono stati spostati non solo da un punto all’altro, orizzontalmente, ma anche da un piano all’altro del cimitero.

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A realizzare lo spostamento sono stati quattro operai che hanno dovuto faticare non poco, anche se si trattava solo del feretro di un bambino.

Osservare il loro impegno, vedere il loro sudore, ammirare la sapienza di gesti compiuti tante volte, apprezzare l’attenzione di certe manovre, forza e delicatezza mescolate l’una all’altra: e per cosa? Per un feretro? Per qualcosa che a occhi umani non ha quasi alcun valore? Per qualcosa che il tempo farà marcire?

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Come se non avessi avuto abbastanza da Filippo nel corso della sua breve e travagliata vita, sabato mattina ho ricevuto l’ennesimo dono; a causa sua, e attraverso le braccia di quegli operai, ho contemplato la Carità di Dio, l’Amore di Dio per noi, quell’amore che vive in noi, che ci spinge a prenderci cura anche dei resti dei nostri cari defunti e che non smette di darci testimonianza del fatto che da Dio siamo stati creati e a Lui torneremo.

Ora Filippo giace nella sua nuova casa, ancora grezza perché costruita da poco ma una casa che guarda il Cielo, da cui è possibile vedere bene il paese che ci ospita, da cui è possibile vedere le montagne.

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6 Pensieri su &Idquo;Una nuova casa

  1. Cimitero dal greco: koimeterion luogo dove si va a dormire, da koiman fare addormentare.

    Il luogo dove riposano “coloro che si sono addormentati nella speranza della risurrezione”.

    Il nostro corpo mortale riposa, sosta, per un lungo brevissimo momento, nell’attesa di risorgere in piena e perfetta unione l’anima, grazie allo Spirito che ridarà loro vita. (Ezechiele 37)

    Ciò vale per coloro il cui corpo riposa in terra consacrata e per tutti coloro il cui corpo è disperso in terra, in cielo e in mare.

    Con la speranza e la certezza che viene dalla Fede, possiamo avere l’ardire di affermare che Filippo è già a “casa”.
    Lo è dal primo istante in cui Dio lo ha chiamato a Sé.

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