I regali del terzo tipo

Ospitiamo con gioia la riflessione di questo nostro caro amico, padre di una splendida famiglia con cui si accinge a vivere una Natale diverso da quelli a cui quasi tutti “occidentali”, “del nord” del mondo siamo abituati. Quest’anno si sono fatti un regalo particolare, un regalo che, ne siamo certi, farà piovere miracoli.

di Massimo Ippolito

Volevo scrivere un pezzo ammiccante, che strizzava l’occhio al teologo e al padre di famiglia, allo scanzonato disimpegnato adolescente e al bacchettone DOC. Ma il tempo è poco e il casino in casa è tanto, quindi accontentatevi – se potete – di un pezzo didascalico. Abbiate pazienza.

Conosco tre tipi di regalo.

Del primo tipo appartengono la maggior parte dei regali che ci facciamo. Sono quelle cose che regaliamo agli altri, le compriamo oppure le costruiamo e infine le regaliamo. Appartengono alla categoria anche i regali riciclati, gli scarti che ridoniamo con una faccia di bronzo da Oscar. Dei regali del primo tipo, conosciamo tutto o quasi. Sono i regali di Amazon o di e-Bay dove sappiamo il costo, quanti feedback positivi ha, in quanto tempo viene consegnato, a volte conosciamo anche la reazione che avrà su chi li riceverà. C’è poco altro da dire sui questi regali.

Poi ci sono i secondi. E qui tutti gli innamorati si riconosceranno, ancora di più i mariti e le mogli. Il regalo di secondo tipo sei tu, quando ti doni al tuo lui o alla tua lei. Quando, anche se l’altro lo prenderesti a schiaffi, gli fai un morbido sorriso d’amore. Quando la guardi negli occhi e ci caschi dentro, e capisci che è quella giusta. E un po’ ti preoccupi perché l’aspettavi e l’aspettavi ma ora è arrivata e non sei sicuro di fare bella figura, di non deluderla mai. Il regalo più grande che tu puoi fare: fare dono di te, donare la tua vita a qualcuno.

E poi ci sono i regali del terzo tipo. Non capita spesso di regalarli o forse sì, di sicuro sono regali che fanno tremare i polsi a chi li fa e la reazione di chi li riceve non è mai scontata. Sono quei regali dove nel pacchetto c’è qualcosa ancora più grande, di te che lo doni. Ricordo le tre mattine in cui nacquero le mie tre figlie, nel vederle mi tremarono i polsi. Saprò amarle? Saprò aiutarle a crescere? Potrò ancora passare qualche serata romantica con mia moglie senza che queste verranno a frantumarmi le palle? Son le domande che ogni padre si pone nel momento esatto in cui prende le forbici per tagliare il cordone ombelicale.

Una bella differenza dai regali del primo tipo. Almeno qui, i tempi della consegna non sono affatto certi. Fino all’ultimo. Per non parlare dei feed back positivi e negativi: ci vorrà una vita per raccoglierli tutti.

E la vita che si trasmette è uno di quei regali che si fanno ma che non possiamo controllare. Già abbiamo difficoltà a controllare i regali del secondo tipo, quelli del terzo ci surclassano alla grande. Uno è la vita, un altro è Dio. Vogliamo parlarne? No dico, di come presentiamo Dio ai nostri figli? E delle nostre attese? Oppure delle nostre ansie? I regali del terzo tipo lasciano senza fiato e non puoi neanche sederti per ripigliarti, devi correre in apnea.

Domani sera, la sera del Regalo per eccellenza, appoggeremo sul tavolo, con leggerezza, un pacchettino che ci farà tremare i polsi. A noi grandi, inteso. Le tre figlie (11, 10 e 5 anni) son tutte contente di prendere l’aereo – proprio la notte della Vigilia – e atterrare in Etiopia. Tutta la famiglia in missione per 10 giorni. Una bomba atomica incartata con la carta dei cioccolatini crì-crì.

Quando fai regali più grandi di te, hai paura perché non sai come va a finire. La tua volontà non basta, i tuoi desideri nemmeno. Dai a un figlio la vita e poi? Non puoi proteggerlo per sempre. A volte non puoi nemmeno salvarlo. Ma questo non ci toglie la voglia di dargli la vita.

Così per Dio. Lo fai conoscere ai tuoi figli (per come sai), e poi? Speri che il Signore faccia il resto.

Anche questo viaggio, fortemente voluto, quante mine anticarro nasconderà? E il rischio malaria, e lo stato d’emergenza dichiarato dall’Etiopia un paio di mesi fa e quello che vedranno le bambine e quello che rimarrà seminato nei loro cuori…. e ancora altri 100 e.

La coperta è sempre troppo corta, se vuoi dare una cosa grande ai tuoi figli, sei pronto a perderne altre? Certe volte l’iniziativa è di Dio, quando è Lui che ti dà una cosa grande e te ne toglie altre, devi sperare di capirlo così da vivere con pienezza quel dono.

Altre volte l’iniziativa è tua.

Mettiamo a rischio le nostre figlie, ma ne varrà la pena? Forse stiamo dando loro strumenti per capire, per vivere più pienamente? O forse le esponiamo a rischi inutili?

La risposta forse fra una settimana. O fra vent’anni.

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