Laudato sii

Siamo stati due giorni ad Assisi, Stefano e io.

Era tanto che sentivamo il bisogno di staccare e di ritagliarci lo spazio per un momento da soli, magari in un posto importante, magari dove si potesse anche respirare aria di Paradiso, oltre che allontanarci dai ritmi serrati della settimana e dalla velocità della vita che scorre e si porta via tutto.

Abbiamo avuto la nostra occasione partecipando al convegno “La Misericordia al femminile”, in ricordo di Elisa Lardani Marchi, una ragazza che, da chi l’ha conosciuta, viene descritta come semplice, e santa.

La cosa che più mi ha colpito dei racconti che ho sentito su di lei, che è mancata un anno e mezzo fa, è che era una che stava, che stava dove doveva stare senza dare l’impressione di voler presto scappar via da qualche altra parte. Elisa stava con tutta se stessa nelle cose che faceva, che si trattasse di salvare il mondo o di allacciare per la terza volta consecutiva le scarpe a uno dei suoi figli. Senza sbuffare, così racconta chi l’ha conosciuta.

Una frase letta in un libro tanto tempo fa ha conquistato uno spazio nel mio cuore, e spesso mi torna alla mente: “Santità non è farsi lapidare in terra di Paganìa o baciare un lebbroso sulla bocca, ma è fare la volontà di Dio, con prontezza, si tratti di restare al nostro posto o di salire più in alto”.

Ecco, io sono l’esatto opposto e per questo motivo Elisa mi ha colpito, e credo che il suo essere santa si realizzi anche in questo, cioè lei non sapeva che stava per morire, ed era santa lo stesso! Non so se mi spiego, era santa da viva, da persona normale, non da persona che sa che sta per morire e quindi dice di sì, tanto manca poco…
Con questo non intendo che per qualcuno sia più facile e non voglio fare una classifica di santità, è solo che io tendo sempre a pensare che c’è sempre tempo…

Voglio dire, una delle preghiere più frequenti che faccio io, recita più o meno così: “Signore, ti prego, non farmi morire all’improvviso. Fammi morire tra dolori e sofferenze, esercita tutta la tua fantasia nella scelta del modo in cui vorrai farmi morire, fammi vivere più purgatorio possibile sulla terra, perché ho una paura terribile di non essere pronta quando mi vorrai chiamare, di essere distratta come al solito da mille cose (inutili). Quindi, Signore, siccome ho una grandissima paura dell’inferno, e ho altrettanta paura di restare fino al giudizio finale in purgatorio, abbi pazienza, fa che mi sia chiaro che sto per morire, affinché abbia tempo di chiederti perdono, di riconciliarmi, di convertirmi davvero, di rimediare, di…”

Ho passato letteralmente due giorni a piangere. Ci vuole anche questo, lo so. E forse era il mio momento.

Ho pianto di commozione, di nostalgia, di gioia, di gratitudine, di bellezza.
Ho pianto per la mancanza, ho pianto per la paura, ho pianto per questo novembre che si avvicina e non so come farò a far passare trenta giorni, ho pianto perché Stefano era lì con me e ogni volta che mi vedeva piangere mi consolava, mi accudiva, mi abbracciava, ho pianto per la solitudine e ho pianto perché non sono sola.

Il pianto più bello me lo sono fatto a san Damiano, dove adesso vive il nostro amico Fra Pietro Luca, che come sempre ci ha accolto, donandoci il suo tempo, nonostante fosse a due giorni dalla discussione della tesi di laurea, il suo affettuoso sorriso e le sue parole.

Ci ha portati nel giardino del Cantico, così si chiama il posto dove Francesco ha scritto il suo Laudato si’ mi’ Signore, un posto incantevole, con la vista sulla valle, un posto che quando ci stai non puoi far altro che dire “Laudato si'”.

Ma Fra Pietro Luca ci ha raccontato che Francesco ha scritto il suo Cantico in un momento terribile. Era lì, in quel posto meraviglioso, ma la sua malattia l’aveva reso quasi cieco, gli interventi di cauterizzazione che aveva fatto agli occhi avevano peggiorato la situazione anziché migliorarla, aveva molto dolore, non poteva sopportare la luce del giorno e nemmeno il bagliore del fuoco, quindi andava in giro bendato. Inoltre aveva le stigmate, che tanto piacevoli non devono essere.

Soffriva molto. Chiese a Gesù di fargli capire il senso di tutto quel dolore, e Gesù gli consigliò di pensare a tutta la sua sofferenza, e di guardarla come se fosse dell’oro.

Francesco si fidò. Francesco capì che era tanto oro, una quantità enorme di oro.

Gesù gli disse che serviva a quello, tutto quel dolore si sarebbe trasformato in oro, e gli chiese di vivere quel tempo che gli rimaneva come se tutto il suo dolore fosse già stato trasformato in oro.
Un “già e non ancora”, un “presente del nostro futuro”.

Francesco lo fece, e da quell’abbandono nacque il Cantico delle creature, con il quale ringraziava per tutto quello che in realtà non poteva più vedere, ma attraverso cui capiva la presenza, la potenza, l’amore di Dio, e si avvicinava a Lui.
“Tutte le cose del mondo, tua moglie, tuo marito, sono il mezzo attraverso il quale arrivi a Dio” ci ha detto Fra Pietro Luca.
E sebbene lui sia preoccupato, io sono certa che la discussione della sua tesi di laurea sarà un successo.
Se avete letto fin qui, oggi (martedì) pregate per lui.

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4 Pensieri su &Idquo;Laudato sii

  1. Il pianto è anche una liberazione del cuore, una guarigione. Sono felice per ogni tua lacrima e sono certa che Filippo le ha raccolte tutte per renderle in perle preziose a te, a noi e ad altri.
    Quello che Fra Pietro Luca ha detto di San Francesco, che amo tantissimo, me lo fanno sentire ancora più vicino: altro che il Santo estatico, amante della natura, un po’ masochista come ce lo racconta qualcuno, idealizzandolo fuori misura! Ha chiesto a Dio il motivo della sua sofferenza, accolta ma interrogata.
    Carissima Anna… io, fifona, faccio mia la preghiera contraria alla tua. la buona morte! San Giuseppe, aiuto!
    Preghiere per Fra Pietro Luca!

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  2. …. Ho pianto per la mancanza, ho pianto per la paura, ho pianto per questo novembre che si avvicina e non so come farò a far passare trenta giorni, ho pianto perché Stefano era lì con me e ogni volta che mi vedeva piangere mi consolava, mi accudiva, mi abbracciava, ho pianto per la solitudine e ho pianto perché non sono sola…….

    anche io mi sento tanto così..anche io piango tanto, anche io ho un marito che mi sostiene e mi accudisce..e neanche io sono sola
    Grazie Anna, per la comunione dei santi..difficile da capire ma meravigliosa da vivere..e anche io sono con te.

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