Padre mio, io mi abbandono a Te

di Anna Mazzitelli

Padre mio, io mi abbandono a Te,
fa’ di me ciò che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà
si compia in me
e in tutte le tue creature.
Non desidero niente altro, Dio mio;
rimetto l’anima mia nelle tue mani
te la dono, Dio mio,
con tutto l’amore del mio cuore,
perché ti amo.
Ed è per me un’esigenza d’amore
il darmi,
il rimettermi nelle tue mani,
senza misura,
con una confidenza infinita,
poiché Tu sei il Padre mio.

(Charles de Foucald)

Questa è la preghiera che viene letta nella nostra parrocchia dopo la distribuzione dell’Eucaristia. Alla fine del canto un bambino, in genere una delle bambine ostiarie, si alza, va all’ambone, e la recita a memoria.

Devo dire che non mi è mai piaciuta in modo particolare, la trovo un po’ sdolcinata, soprattutto se letta da un bambino.

“Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me”

Insomma, parole che in bocca a un bambino mi lasciano quantomeno perplessa.

Oggi alla Messa in parrocchia c’era anche Gabriele, il figlio di Letizia e Gianluca, che assieme a Martina, la sorella maggiore, sono rimasti vittime del terremoto di Amatrice del 24 agosto.
Gabriele, nove anni la prossima settimana, è rimasto dalla sera alla mattina senza la sua famiglia, senza mamma, papà e sorella.

Ora Gabriele vive con sua zia, la sorella di Letizia, e la sua famiglia, e stamattina, assieme a lei e ai nonni, è venuto a Messa da noi.

Non ha servito la Messa con le vesti da chierichetto, come era solito fare, ma stava attento e buono al primo banco, lo osservavo, mi inteneriva, sembra uno scricciolo ma evidentemente è un leone.

Al momento della comunione sono solita portare in fila con me Francesco e Giovanni, che in genere rimediano una benedizione o almeno un colpetto sulla testa dal sacerdote, oggi invece loro sono andati con Stefano, quindi io ho cercato di attirare l’attenzione di Gabriele per farlo venire con me, ma senza successo.
Quando sono tornata a posto, poi, ho guardato per vedere se la sua zia/mamma l’avesse portato, e ho visto che a un certo punto, quando sono passate le bambine ostiarie, lui si è avvicinato e deve aver detto loro qualcosa. Poi è tornato a sedersi.

Insomma, dopo la comunione, finito il canto, Gabriele è salito sull’ambone e ha letto la preghiera di Charles de Foucald.

E, lette da lui, quelle parole, sono state più forti del terremoto che gli ha portato via la famiglia, più taglienti del dolore che si respirava in chiesa il giorno del funerale, più efficaci di qualsiasi sermone e di qualsiasi testimonianza.
Quelle parole, lette da lui, sono state un miracolo sotto i nostri occhi.

“Fa’ di me ciò che ti piace. Qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio”

Qualunque cosa…

Per alcuni “qualunque cosa” ha un significato ben diverso che per altri, e anche se credo che nessuno possa dirsi esente dalla difficoltà e dalla sofferenza, è pur vero che alcuni sono più provati di altri.

Ma la cosa che è successa oggi, ancora una volta mi ha confermato che il Signore non abbandona, non molla, sostiene, si prende cura dei suoi figli, li riempie di coraggio e di forza anche nei momenti più difficili, e fa fare loro cose che umanamente sembrano impossibili, dona speranza anche contro ogni speranza.

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8 Pensieri su &Idquo;Padre mio, io mi abbandono a Te

  1. Ciao Anna! Grazie della tua riflessione! Mi hai donato la grazia di risvegliare nell’anima la Speranza. Quella Speranza cristiana che ci fa affidare senza ombra di dubbio a chi ha in mano la nostra vita e la rende una meraviglia ogni giorno…. nonostante tutto. Un abbraccio, in comunione di preghiera. Uniti in Alto.

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  2. Grazie!
    Quando ho cominciato a capire un po’ di più quello che si dice recitando questa preghiera… ho avuto i brividi. Siamo figli di un Dio che per amore nostro non ha risparmiato il suo Figlio unigenito. Quanto Gli è costato? Inimmaginabile alla fantasia umana! Ma lo ha dato per amore nostro. Se non ha risparmiato Lui, non risparmierà noi per amore degli altri suoi figli, no? Questo, umanamente mi fa paura. Leggere il martirio di alcuni Santi mi fa stare male anche fisicamente. Poi mi fermo lì, alzo gli occhi al Cielo e penso che le grazie maggiori sono scaturite dalla Morte di Gesù e da quella dei Martiri. Oggi ce ne sono tantissimi. Ce ne sono tantissimi che vivono il martirio come Maria sotto la Croce: vivi ma martiri. La paura non passa, è logico. Si fa un po’ più docile alla volontà di Dio, ma resta.
    Contraddicendomi chiedo la buona morte. Dio mi capisce certamente e mi ama, così, paurosa della sofferenza.

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  3. L’ha ribloggato su l'ovvio e l'evidentee ha commentato:
    Gabriele, a cui il terremoto ad Amatrice ha tolto mamma, papà e sorella recita questa preghiera così forte, così estrema, così piena di fiducia in Dio…
    Un insegnamento grande per tutti!
    Grazie Gabriele, che Dio ti benedica!
    Padre mio, io mi abbandono a Te,
    fa’ di me ciò che ti piace.
    Qualunque cosa tu faccia di me,
    ti ringrazio.
    Sono pronto a tutto, accetto tutto,
    purché la tua volontà
    si compia in me
    e in tutte le tue creature.
    Non desidero niente altro, Dio mio;
    rimetto l’anima mia nelle tue mani
    te la dono, Dio mio,
    con tutto l’amore del mio cuore,
    perché ti amo.
    Ed è per me un’esigenza d’amore
    il darmi,
    il rimettermi nelle tue mani,
    senza misura,
    con una confidenza infinita,
    poiché Tu sei il Padre mio.

    (Charles de Foucald)

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  4. Ti invidio, Anna. Io ce l’ho spesso con Lui, tanta sofferenza mi fa ribellare. Lo so che non è giusto, che sono sbagliata, ma questa è la verità. Fa’ così, come dici, conforti anche chi si ribella come me. Sono sempre stata una ribelle. E poi chi mi ha fatta così se non Lui

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  5. Cara Anna, é proprio da imparare il modo in cui tu guardi ció che accade perché cogli sempre il legame con Chi ha fatto tutto e, in ogni istante, si prende cura di noi. Grazie!

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