Addomesticati da Cristo

Oggi Don Stefano ha celebrato la sua ultima Messa comunitaria come vice-parroco nella nostra parrocchia. Dal prossimo settembre sarà parroco in un’altra Chiesa di Roma.
Il suo intervento nella nostra vita ci ha letteralmente salvato la vita.
Stavamo per perdere nostro figlio e lui, che nemmeno ci conosceva, ci ha chiamati e ci ha detto che voleva incontrare Filippo e che voleva dargli la prima comunione.
E’ venuto a casa nostra a celebrare la messa nella sua stanza il giorno prima che nascesse al cielo. Gli ha dato l’unzione degli infermi e l’indulgenza plenaria, ha lasciato nella sua stanza il Santissimo esposto.
Filippo si è addormentato tra le braccia di Gesù, quasi fisicamente.
Don Stefano ci ha aiutati a far diventare la morte di nostro figlio una porta verso il Paradiso.
Per usare le sue parole di oggi, ci ha addomesticati ben bene, e per questo, in qualunque Chiesa di qualunque parte del mondo andrà a finire, sarà sempre un pezzo della nostra famiglia.   

Link alle Letture della Festa dei Santi Pietro e Paolo Apostoli

At 12,1-11   Sal 33   2Tm 4,6-8.17-18   Mt 16,13-19

Commento alle Letture della Festa dei Santi Pietro e Paolo Apostoli

di Don Stefano Cascio

Oggi festeggiamo la Solennità di San Pietro e San Paolo.

E’ strano che la festa di due santi così sia una solennità, un momento così importante come Natale, o Pasqua.
Soprattutto se conosciamo i due personaggi: Pietro era un uomo irruento, passionale, un povero pescatore, che dice le cose come le sente, moto generoso, ma poi, tante volte, poi… Ricordatevi quello che succederà durante la passione: rinnegherà Gesù e si metterà a piangere quando si renderà conto di quello che ha fatto.

Per non parlare di Paolo, che andava a uccidere i cristiani, era l’ISIS dell’epoca, andava in giro per uccidere quella che per lui era una setta, quella dei cristiani.

Però noi dopo 2000 anni ci troviamo qui a festeggiare questi due personaggi.
E perché?

Perché malgrado i loro difetti sono stati scelti dal Signore, anzi, Pietro è diventata la roccia su cui costruire la Chiesa, la comunità dei credenti, l’assemblea di Dio.
Perché questi due uomini hanno saputo rispondere a quella domanda che Cristo ha fatto e su cui abbiamo riflettuto già poco tempo fa, una domenica, quando abbiamo letto quel passaggio del Vangelo.
E oggi viene proposta, alla fine del nostro anno pastorale, ci viene proposta la stessa domanda da Gesù.
La prima domanda di Gesù: “Cosa dice la gente di me?” come un sondaggio.

E allora i discepoli rispondono, Pietro risponde, e Gesù dice: “Ma tu cosa dici di me? Cosa sono per te?”

E’ molto bello in modo in cui Gesù sta facendo questo, Gesù non da risposte, ma fa una domanda. Quando ci sono le risposte noi a volte chiudiamo il nostro cammino: ci sono le risposte, quindi basta.

La domanda è più interessante, ti fa camminare nella tua riflessione, Gesù fa domande, tu devi porti questa domanda: “Chi sono io per te?”

Pietro risponde: “Tu sei Cristo, il Messia, il mio salvatore”
Il cammino del cristiano è proprio questo. Certe volte abbiamo bisogno di essere rassicurati, quindi siamo contenti quando la Chiesa ci dà delle risposte certe, e noi siamo tranquilli, ci siamo creati il nostro piccolo nido, i nostri muri, e siamo tranquilli così.

Ma Gesù ti interroga personalmente, non ti da una risposta, chiede a te di rispondere al suo amore.
Cosa risponderò io a questa domanda?
Come l’incontro con Cristo mi ha cambiato?

Ha trasformato in un certo senso Pietro e Paolo, che sono diventati dei discepoli straordinari: Paolo ha evangelizzato il Mediterraneo, tutti e due hanno dato la vita per Cristo.

E io?

Questa mia fede addormentata, quando potrò risvegliarla?

La domanda di Gesù è un po’ la domanda di due innamorati.

Certe volte in una coppia uno dice all’altro “Ma quanto mi vuoi bene? Sono importante per te?”
E l’altro darà forse una risposta, speriamo…

Ecco, la relazione tra Cristo e gli uomini è la stessa cosa, è una relazione d’amore, e in quel dialogo d’amore Cristo ti chiede: “Ma quanto sono importante per te?”

E, dopo la risposta, Gesù a Pietro affida la Chiesa.
Tante volte sentiamo dire “Io credo in Cristo ma non nella Chiesa.

Ma la Chiesa è questa, è questa comunità di uomini che cercano di rispondere a questa domanda, e si aiutano a vicenda a camminare per rispondere a questa domanda. Non è un’istituzione, la Chiesa, è una comunità di credenti, è una grande famiglia che si aiuta, e che cerca insieme di rispondere a questa domanda.

Ed è quello che in questi cinque anni io ho cercato in un certo senso di dare.
San Paolo nella seconda lettura dice: “Il Signore però mi è stato vicino, e mi ha dato forza perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo”.

Insieme, come famiglia, come comunità, cerchiamo di portare questo annuncia a tutti. Cerchiamo con la nostra vita di far porre le domande anche agli altri.
Tutte le volte che un cristiano non permette a un altro di interrogarsi su quello che sta vivendo, sulle domande fondamentali della vita, ma giudica solo, dà solo risposte, allora c’è qualcosa che non va.
Il cristiano deve essere per gli altri un punto interrogativo. Guardando un cristiano, uno che non lo è, si deve fare la domanda: “Da dove gli viene questa speranza nel futuro? Perché ha questa gioia profonda dentro il cuore? Perché vive in questo modo? Come fa a essere così?”

I primi cristiani era così che si ponevano, hanno evangelizzato in questo modo. I primi cristiani non hanno avuto bisogno di armi, anzi, erano martirizzati, però come una macchia d’olio andavano avanti, e il cristianesimo si è diffuso dall’esempio, non tanto dalle parole, ma dalla vita, dall’esperienza di Cristo vivo nella comunità.

Ecco quello di cui noi abbiamo bisogno, ecco quello che noi cerchiamo di portare avanti attraverso le nostre attività. Ma dobbiamo farlo insieme.

Ieri rileggevo il dialogo tra la volpe e il piccolo principe.
C’è questa parola che sembra una parola brutta, ma nel dialogo tra la volpe e il piccolo principe è molto chiara.
La volpe dice al piccolo principe: “Se tu mi addomestichi la mia vita sarà illuminata. Non si conoscono che le cose che si addomesticano. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato”.

Ciascuno di noi è chiamato a essere addomesticato da Cristo. Ma siamo anche chiamati ad addomesticare gli altri, per poter vivere quello che è stato detto qui, sentirsi responsabili l’uno dell’altro. E soprattutto, responsabili per sempre.

E spero che in questo cinque anni sia stato anche così, vicendevolmente. Ormai voi siete responsabili per sempre del mio cammino, e io sarò responsabile per sempre del vostro.

Amen.

Quello che segue è il messaggio che i ragazzi dell’oratorio hanno letto per don Stefano alla fine della celebrazione di oggi.

Caro Don Stefano,
tradurre in parole quello che la tua presenza ha significato per noi in questi cinque anni è praticamente impossibile. Fin dal primo momento in cui hai messo piede nella nostra parrocchia avevamo già capito che c’era qualcosa di diverso in quel giovane prete francese con le All Star e il motorino: in poco tempo hai ridato vita al nostro oratorio, rivoluzionando ogni cosa con un impeto e una forza che dopo meno di un anno ti hanno fatto guadagnare il soprannome di “don Vulcano”. Bisogna ammettere che all’inizio era piuttosto difficile sopportarti… poi con il passare del tempo ci abbiamo proprio rinunciato. Eppure senza di te chi mai si sarebbe aspettato di ritrovarsi a Ottobre vestito da tirolese a imparare balletti e servire montagne di panini? Chi mai si sarebbe ritrovato a fare giochi a tempo su Rai2 con solo un minuto per vincere? Chi mai avrebbe preso la sua bici pedalando fino al Divino Amore? Chi mai si sarebbe travestito da indiano immaginando di ritrovarsi per una sera a Bollywood? Chi mai avrebbe avuto la fortuna di passare una bellissima serata a mangiare e pregare insieme al suo papà? Chi mai avrebbe speso un mese delle proprie vacanze per svegliarsi alle sette e passare ogni giorno con 120 bambini (…che se non ti avessimo fermato sarebbero stati come minimo il doppio)? Ma tutti noi sappiamo bene che ciò che ci hai lasciato va anche oltre queste bellissime iniziative, va anche oltre i muri ridipinti e tutti i lavori di ristrutturazione che hanno abbellito e migliorato il nostro oratorio: perché nessuno di noi si scoderà mai del lungo filo bianco che ci hai presentato all’inizio di quest’anno, nessuno di noi dimenticherà l’ardore e il coraggio di un prete con l’aria da vip sempre in giro per il mondo con un’unica missione nella sua vita, quella di testimoniare la sua fede in Gesù Cristo. E anche se vorremmo tenerti tutto per noi, in fondo capiamo che è arrivato il momento che tutto quello che ci è stato donato dal Signore attraverso di te, lo possano ricevere tantissime altre persone. Per questo motivo ti salutiamo con affetto e ti ringraziamo con tutto il cuore, con la promessa di mantenere in vita tutto ciò che hai iniziato, perché è grazie a te che abbiamo imparato a non fermarci davanti a nulla e ad andare sempre Verso l’Alto.
Ti vogliamo tanto bene,
i tuoi ragazzi.

 

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3 Pensieri su &Idquo;Addomesticati da Cristo

  1. La lettera dei ragazzi è meravigliosa, perchè non possiamo, per il nostro egoismo desiderare solo per noi, i doni che ci manda il Signore. E avete avuto proprio un regalo senza prezzo dal Signore avendo don Stefano come vostro parroco. Solo, e penso sia un desiderio comune dei lettori del vostro blog, vorremmo sapere dove andrà don Stefsno, così da poterlo, in qualche modo, seguire.

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