Baci, lacrime, profumo, capelli

Link alle Letture della XI domenica del tempo ordinario (Anno C)

2Sam 12,7-10.13   Sal 31   Gal 2,16.19-21   Lc 7,36-8,3

Commento alle Letture della XI domenica del tempo ordinario (Anno C)

di Don Stefano Cascio

Oggi tocchiamo con mano il cuore della nostra fede, tocchiamo con mano il cuore dell’anno giubilare, dell’anno della misericordia.
Qui, oggi, attraverso le nostre letture abbiamo anche l’idea di come è il pontificato di Papa Francesco.

Perché dico tutto questo?

Perché, come avete sentito nel Vangelo, Gesù parla a un fariseo, cioè un uomo che rispetta alla lettera la legge, più di seicento comandamenti, lui li segue tutti.
Siamo da questo fariseo con Gesù, e c’è questa donna, una peccatrice pubblica, perché attraverso il Vangelo si sa che tutti sanno che è una peccatrice, non si sa bene cosa fa o cosa ha fatto, ma tutti sanno chi è.

E questa donna, sapendo della presenza di Gesù, va a piangere da lui, bagna di lacrime i suoi piedi, li asciuga con i suoi capelli, prende un vasetto di profumo, quindi anche costoso, e gli bagna i piedi con questo profumo.

Qualcuno avrebbe detto: “E’ eccessivo, questa donna si fa vedere, dà spettacolo”.
Sono sicuro che molti, anche se succedesse qui, avrebbero detto: “E’ esagerata”.

Quel perbenismo che esiste in tutte le comunità cristiane, che ci fa sempre giudicare gli altri, perché noi siamo migliori, perché abbiamo sempre seguito le regole, e questo, guarda cosa sta facendo, lì, dà spettacolo.
Quante volte succede anche nelle nostre comunità, questo.

Simone dice tra sé: “Questo non è un profeta, non capisce che questa donna è una peccatrice, lo sta toccando?”
Ricordatevi che c’era tutta la storia dell’impurità, gli ebrei erano molto attenti a tutte queste regole. La peccatrice lo tocca. Lui, il Rabbì, il maestro, viene toccato.

Baci, lacrime, profumo, capelli.

Gesù si gira verso la donna e ricorda al fariseo l’essenziale della fede cristiana.
Gli dice: “Tu non mi hai amato come lei mi ha amato. Quali sono i gesti che hanno manifestato il tuo amore per me?”
In poche parole gli chiede questo Gesù.
“Non mi hai dato l’acqua per lavarmi i piedi, non mi hai dato un bacio quando sono arrivato, quali sono stati i tuoi gesti d’amore verso di me?”.

E Gesù dice: “Lei ha amato, ed è perdonata”.

In mezzo a questo abbiamo le altre letture che ci aiutano.

Abbiamo Davide a cui viene chiesto perché agli occhi di Dio fa il male, ed è una domanda che Dio ripete forse a ciascuno di noi.
“Ma se mi ami perché ti comporti così?”

Ma, soprattutto, abbiamo San Paolo oggi, che ci ricorda l’essenziale.
Se noi seguiamo solo la regola, Cristo è morto invano.
E’ una frase terribile, terribile, se l’avete sentita bene.

Se voi vivete per la legge, Cristo è morto invano.

E noi, dopo 2000 anni, abbiamo ancora dei genitori che vengono, iscrivono il figlio al catechismo, solo perché il ragazzo imparerà le cose buone da fare, la buona morale cristiana.
Questo è quello che abbiamo dato ai nostri bambini? La buona morale cristiana?
Allora San Paolo, 2000 anni fa, ha scritto una risposta per noi.
“Se voi pensate così, Cristo è morto invano”.

Cari amici noi non siamo qui per imparare la buona morale cristiana, non siamo qui per il perbenismo, non siamo qui per l’ordine morale della nostra società.

Noi siamo qui perché siamo stati amati da Cristo e vogliamo amare.
Che questo poi ci porta a rispettare la regola, assolutamente sì, ma è una conseguenza dell’amore che ho per Dio, non non perché rispetto la regola allora amo Dio, è perché amo Dio che rispetto le regole, capite la differenza? E’ lì che deve cambiare.

Finché noi non abbiamo una rivoluzione dentro di noi questo non lo capiremo.
E quando lo capiremo? Quando con Paolo potremo dire: “E’ Cristo che vive in me”.

Non avremo bisogno più di parlare se Cristo vive in noi. Perché la nostra testimonianza è parola, la nostra vita diventa testimonianza.
Non abbiamo bisogno di regole, verranno naturalmente.
I nostri santi non sono persone che imparano la buona morale, sono persone che vivono con Cristo, e per questo sanno amare e sanno vivere.

E questa rivoluzione di ciascuno di noi, iniziando dai pastori, si deve fare.

Il problema è che facciamo fatica. E nelle nostre comunità questo si sente.
La mancanza di fede, la mancanza di amore, la mancanza del fatto che Cristo vive in ciascuno di noi. Si vede che manca.
Però quello dovrebbe essere l’obiettivo di ciascuno di noi: “Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me”.

Dovremmo avere questa frase scritta sopra il nostro letto, in modo che ogni mattina la possiamo rileggere e capire che Cristo deve vivere in ognuno di noi. Tutto il resto è nulla, se Cristo non vive dentro di noi.

Allora non vuol dire che domani succederà, ma questo è un cammino, è sempre la storia della direzione, dove voglio andare? Le scelte che faccio, quello che voglio fare nella mia vita, quello che voglio donare ai miei bambini, che cos’è se non ho Cristo?

Io per primo lo devo cercare, io per primo voglio che abiti in me. E come si fa?

Se non mi metto a cercarlo, ascoltarlo nelle scritture, a pregarlo, tutto si risente nella mia vita intima con Dio.

Non serve a niente che io vada in Chiesa, se al centro, nel cuore di tutte le mie azioni, di tutta la mia vita non c’è questa ricerca, questa volontà che Lui venga ad abitare il mio cuore.
Tutto il resto è solo conseguenza di questo, è per questo che il mio cuore deve battere, capite?

Allora oggi chiediamo al Signore di darci una mano a capire la direzione, a cercarla, ad avere una vera vita spirituale, un’intimità con Lui, perché senza questa intimità tutto il resto è vano.

Amen

 

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Un pensiero su &Idquo;Baci, lacrime, profumo, capelli

  1. “Non serve a niente che io vada in Chiesa, se al centro, nel cuore di tutte le mie azioni, di tutta la mia vita non c’è questa ricerca, questa volontà che Lui venga ad abitare il mio cuore.
    Tutto il resto è solo conseguenza di questo, è per questo che il mio cuore deve battere, capite?”

    Caro don Stefano
    sono d’accordo in pieno ma……..non posso dire al cristiano della domenica che non serve andare in chiesa se nel suo cuore non c’è questa ricerca di un’amicizia intima con il Signore. Magari si comincia così, pian piano, solo per abitudine, per sentirsi a posto e poi lo Spirito Santo farà il resto. Dico questo perché spesso mi ritrovo con persone adulte che non hanno ancora compreso cosa significa ricercare il Signore, la Sua volontà, dialogare intimamente con Lui, mettere LUI al centro della propria vita e di fronte a parole come le tue potrebbero dire: “Se non serve andare in chiesa, pregare vocalmente, fare qualche opera buona…allora non faccio più nulla.” Meglio di niente o di comportarsi male sarà. Spero di essermi spiegata bene. E scusi se mi sono permessa di intervenire.

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