Dico a te, àlzati!

Link alle Letture della X domenica del tempo ordinario (Anno C)

1Re 17,17-24   Sal 29   Gal 1,11-19   Lc 7,11-17

Commento alle Letture della X domenica del tempo ordinario (Anno C)

di Don Stefano Cascio

Siamo davanti a due miracoli straordinari: quello della prima lettura e quello del Vangelo.

Due miracoli in cui due figli ritrovano la vita. Due figli morti. Una cosa terribile. Immagino che in questa assemblea si possa capire che cosa può essere la morte di un figlio.

E noi siamo davanti a questo enorme dolore che è lo stesso che ha vissuto anche Maria.
Il dolore che non si può neanche descrivere.

E qual è l’atteggiamento di Gesù in quel momento lì?

Prima di tutto Gesù si commuove.

Poi tocca e poi parla.

Guardare il gesto di Gesù significa guardare a quello che il Signore fa nella nostra vita.

Gesù si commuove, cioè Gesù vive fortemente quelle che sono le tue emozioni i tuoi sentimenti, i tuoi momenti difficili. Gesù è lì accanto a te, Gesù si commuove, Gesù viene toccato da quello che tu, miserabile creatura, stai vivendo.

Gesù ti sta accanto e vive proprio il tuo dolore che diventa il suo dolore.

Gesù si commuove.
Gesù piange con te.

Non è un Dio lontano il nostro Dio.
Il Dio dei cristiani è un Dio che si incarna, che entra nella tua vita, nel tuo momento bello e nel tuo momento difficile, Gesù è lì. E’ lì dove deve essere, è lì nelle tue paure, nella tua sofferenza, lì c’è Dio.

Gesù si commuove cioè Gesù soffre come soffri tu, Gesù piange come tu stai piangendo, Gesù sta lì, non sulla sua nuvoletta, sta lì accanto a te, e prende su di sé il dolore che tu porti.

Gesù tocca.
Tocca la bara, tocca il tuo cuore, tocca la tua vita.
Gesù non rimane indietro, Gesù non è silenzioso, Gesù è uno che si sporca le mani.

Il Papa chiede spesso ai sacerdoti di sporcarsi le mani, di metterci tutta la vita, di entrare nella vita delle persone, non di stare distanti.
Ma quello che il Papa dice ai preti, lo diciamo anche a tutti i cristiani, ognuno di noi è chiamato a sporcarsi le mani. Nella situazione di una persona io ci devo entrare, non basta commuovermi, io devo toccare la persona.
Ci devo mettere la faccia, ci devo essere in mezzo.

Gesù tocca.

Gesù parla.
La parola di Dio è una parola di vita.

Tu, ragazzo, a te, dico: alzati.

Gesù si commuove, Gesù tocca, Gesù parla.
Gesù chiama.

Gesù tira fuori quello che siamo, Gesù chiama ciascuno di noi.
A te dico alzati.
La stessa parola della resurrezione, il mettersi in piedi, l’alzarsi.
Non rimanere nel tuo peccato, non rimanere nella tua sofferenza, nel tuo dolore, alzati!
Vai verso la luce, vai verso la speranza, io ti chiamo.
Non rimanere nel tuo tunnel, nell’oscurità, io ti chiamo.

Gesù si commuove, Gesù tocca, Gesù chiama.

E noi possiamo rimanere così indifferenti a questo modo di fare di Gesù?

La seconda lettura, di San Paolo, ci racconta la sua conversione, quello che è successo nella sua vita. Ci dice: Io ero il peggiore, ero quello che uccideva i cristiani. Andavo e uccidevo i cristiani.
E poi la parola di Cristo mi ha cambiato, e ho iniziato a evangelizzare, non sono neanche tornato subito a Gerusalemme a incontrare Cefa, cioè Pietro, e gli altri discepoli, subito mi sono messo a evangelizzare, e poi, dopo un po’, sono andato a Gerusalemme e sono stato quindici giorni con Pietro e con Giacomo.

Perché c’è questa seconda lettura in mezzo a questi due miracoli?

Perché forse noi non viviamo un grande dolore, una grande sofferenza. Allora potremmo dire che non siamo toccati da questo messaggio.
Notate che ciascuno di noi porta qualche dolore, qualche ferita. Però potrebbe pure essere che in questo momento sono felice e non mi tocca niente. Allora questa parola che ci sta a fare? Se la chiesa ha messo in mezzo a queste due letture questa conversione di San Paolo è semplicemente per dirci che ci sono anche tante lotte spirituali.

Il figlio delle due letture potrebbe essere l’opera della Chiesa, che nasce ma poi muore. Quante volte noi possiamo avere anche la voglia di fare qualcosa, ma poi le cose muoiono, non andiamo oltre, non andiamo avanti nella nostra vita spirituale, non camminiamo, non diamo frutto.
Ci agitiamo tanto, ma poi, nel concreto, quali frutti spirituali abbiamo dato a questo mondo, a questa comunità, a questa nostra famiglia?

Quante volte il cristianesimo è un cristianesimo morto, addormentato, che non dà più vita, che non ha più vocazione, che non dà più niente?
Siamo sterili, le nostre opere muoiono, perché non ci facciamo toccare dal Signore, perché la sua parola non ci sconvolge, Cristo ci chiama e noi non lo sentiamo.

Lui deve rappresentare per noi la luce e la speranza.

Se Cristo non è al centro della nostra comunità se non è al centro della nostra vita, la vita della nostra famiglia, al lavoro, se Cristo non è al centro di tutte le attività che io faccio, la mia vita spirituale non va avanti, i frutti non ci sono.

Lasciamoci avvicinare da Cristo, toccare da Cristo, sentiamo la sua voce che ci chiama ad alzarci, a rinascere, a uscir fuori da quella tomba dove ci siamo rinchiusi noi cristiani.

Diamo sapore, siamo il sale della terra, il lievito della pasta, diamo vita!
Lasciamoci toccare da Cristo che ci chiama: alzati!

Amen

 

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