Corpus Domini con giubileo

Ricordo che giovedì 2 giugno alle 18:30 faremo dire una Messa per Filippo (e Aurora) nella parrocchia di San Giovanni battista de Rossi, Via Cesare Baronio 127, Roma. Dopo la messa ci sarà un momento di condivisione con uno scambio di libri. 

Link alle Letture del Corpus Domini (Anno C)

Gen 14,18-20   Sal 109   1Cor 11,23-26   Lc 9,11-17

Commento alle Letture del Corpus Domini (Anno C)

di Don Stefano Cascio

San Paolo nella II lettura ci dice:

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».

Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».

Quello che da duemila anni i cristiani fanno è proprio questo: trasmettere quello che il Signore ci ha lasciato.
Ed è bella questa fedeltà lungo gli anni, lungo i dolori, le sofferenze, le difficoltà, lungo i momenti belli e brutti della vita: i cristiani continuano trasmetter quello che hanno ricevuto.

Se noi, a migliaia di chilometri da là dove è successo, stiamo qui a celebrare questa domenica, dobbiamo pensare che in tutto il mondo, dall’altra parte della terra, dei cristiani stanno facendo la stessa cosa, ed è bellissimo pensare che è così.
E dobbiamo ringraziare anche il Signore se noi qui lo possiamo fare con grande tranquillità. Ci sono altre parti del mondo in cui i cristiani danno la vita per fare quello che stiamo facendo ora.

E cosa stiamo facendo?

Stiamo celebrando il memoriale della passione, morte e resurrezione del Signore.

Che cos’è il memoriale? Cosa stiamo celebrando?
Non è un semplice ricordo, quello che stiamo facendo noi non è una sacra recita, non è teatro, non è un racconto e basta.

Stiamo celebrando, stiamo vivendo.

Ce lo dice il Signore stesso nel Vangelo, quando ci dice:

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Questa è la prima cosa che Gesù fa: parlare del regno di Dio e curare.

Quando poi si siedono per pranzare insieme, i discepoli gli dicono: “Come facciamo? Dobbiamo rimandarli a casa, nei villaggi, per trovare cibo, perché qui non abbiamo abbastanza”.

Cosa dice Gesù?

Voi stessi date loro da mangiare

Io credo che in questa frase sia rinchiuso quello che significa il memoriale.

Il memoriale non significa, come ho detto prima, una sacra rappresentazione, ma è vivere quello che stiamo celebrando. Noi non stiamo solo ricordando ma stiamo vivendo quel momento.

Cosa significa questo?

Che il Signore, dando la sua vita, il suo corpo e il suo sangue, ci chiama a fare la stessa cosa.

Voi stessi date loro da mangiare.

Andate voi stessi a raccontare il regno di Dio, andate voi stessi a curare chi ha bisogno. Andate voi stessi a dare da mangiare, da bere a chi ha bisogno.
Il memoriale diCristo è questo.

Questa celebrazione non ha senso se noi non la viviamo in questa ottica.
Non servirebbe a niente andare in giro con il Santissimo Sacramento e fare una bella passeggiata, non ha bisogno di questo, Cristo.
Cristo ha bisogno di noi, ha bisogno che quello che celebriamo noi lo viviamo, quello che ascoltiamo noi lo viviamo!
Il cristiano vive, il cristiano è incarnato nella società.

La bellezza del cristianesimo è Dio che si incarna, che prende carne e viene in mezzo agli uomini, e i cristiani non possono mettersi da parte, i cristiani si devono immischiare, devono mettersi in mezzo a quella che è la nostra società, a quello che sono i bisogni della società, i bisogni dell’uomo attuale, i cristiani devono essere al centro.

Non ci dobbiamo rinchiudere nelle sagrestie come qualcuno ci invita a fare, è vero il contrario, dobbiamo essere in mezzo: ovunque c’è bisogno della parola di Cristo, noi dobbiamo esserci!
E la dobbiamo vivere in prima persona.
Perché io non sto andando in un luogo per fare morale, perché questo non è cristianesimo, questa è solo una visione del cristianesimo che ci vuole rinchiudere in un elenco di buona morale. Ci sono dei genitori che ci portano i figli a catechismo così insegniamo loro la morale. Bene il catechismo non è questo. Il cristianesimo non è questo.
Il cristianesimo è l’incontro con Cristo vivente, Cristo vivente che cambia la tua vita, e poiché cambia la tua vita, tu cambi vita, sei diverso!

E tutte le volte che torni a essere l’uomo vecchio, l’uomo di prima del tuo battesimo, tutte le volte che ti dimentichi che sei un uomo nuovo in Cristo, chiedi perdono, ricevi la misericordia di Dio e riparti.

E’ stato il senso anche del passaggio della Porta Santa, il passaggio è anche questo: voglio cambiare vita, voglio tornare a seguire il Signore, voglio seguire i suoi passi.

Tutti noi siamo chiamati a questo, tutti noi cadiamo, tutti noi siamo in difficoltà a seguirlo, per tutti noi è faticoso come è stato faticoso questa biciclettata.
Il pellegrinaggio ha questo senso, voi lo sapete, non è che noi facciamo il pellegrinaggio per soffrire e basta. La nostra vita è un grande pellegrinaggio, per arrivare alla mèta.

E qual è questa mèta? E’ Cristo che ci accoglie.

Allora non lasciamo disperdere quello che abbiamo fatto.
Raggruppiamoci sotto le ali di Cristo e camminiamo insieme.

Questo è anche il senso della comunità. Il cristiano non cammina mai da solo, il cristiano fa comunità, perché è la comunità che cammina insieme a te, non sei da solo nelle tue difficoltà, la comunità ti deve essere vicina.

Ed è quello che vogliamo fare adesso, attraverso questo gesto di metterci uno accanto all’altro.
Sotto l’ala protettrice di Cristo la comunità si raduna per pregare e camminare insieme, per sentire la Parola e per viverla.
Questo è il cristianesimo, questo è quello che siamo vivendo.

Ringraziamo allora il Signore che ci dà anche materialmente la possibilità di fare questo.
E per chi sta fuori, speriamo che un giorno riusciremo a fare rientrare anche quelli lontani dentro il nostro ovile.

Amen

 

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