Le mie pecore ascoltano la mia voce

Link alle Letture della IV domenica di Pasqua (Anno C)

At 13,14.43-52   Sal 99   Ap 7,9.14-17   Gv 10,27-30

Commento alle Letture della IV domenica di Pasqua (Anno C)

di Don Stefano Cascio

Il Vangelo ci fa passeggiare tra mondi diversi.

Ci siamo lasciati la settimana scorsa con i pescatori, e ci ritroviamo oggi con dei pastori. E nella Bibbia, nel Vangelo, ci sono proprio questi due mondi. Se voi rileggete un po’ il Vangelo, ma anche nell’Antico Testamento, si parla del Buon Pastore, e si parla anche di pescatori di uomini. Perché Gesù prendeva un po’ quello che le persone vivevano, andava vicino all’esperienza delle persone. Allora oggi abbiamo letto il Vangelo del Buon pastore: ogni quarta domenica di Pasqua si legge il Vangelo del Buon Pastore.

Quali sono le caratteristiche del Buon Pastore?

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco.

Il primo punto, la prima caratteristica del Buon Pastore è la reciproca conoscenza.

In certi paesi le pecore vengono allevate per la loro carne, e quindi quando diventano un po’ grandi subito vengono uccise, per cui c’è poca conoscenza tra il pastore e le pecore perché è solo carne, quindi quando la pecora è abbastanza grande viene uccisa per fornire la carne.

In Israele invece le pecore servono soprattutto per la lana e per il latte, e questo significa che crescono, che hanno il tempo di crescere, e quindi c’è una più vasta conoscenza tra il pastore e il suo gregge: le pecore hanno il tempo di conoscere il pastore e il pastore le sue pecore.

La seconda caratteristica del Pastore del nostro Vangelo è che è Buono, cioè

dà la vita per le sue pecore.

E non vuole che nessuno le possa rapire. Che cosa fa il pastore? Rimane accanto alle sue pecore. Lì c’è poca erba e quindi bisogna sempre girare e camminare per trovarla, le pecore non sono chiuse da un muro al sicuro, loro devono girare e andare a pascolare, quindi il pastore deve essere sempre attento alle sue pecore, anche perché alcune volte c’è chi viene a rubarle o peggio ancora ci possono essere i lupi che vengono a mangiare le pecore del gregge.

Qual è la differenza tra un Buon Pastore e un salariato che viene pagato per tenere le pecore?
Il salariato, se c’è un problema, scappa, perché il gregge non gli apparitene, quindi preferisce andare via e dire poi ai suoi padroni: “C’è stata una bestia, sono scappato”.

Il Buon Pastore, invece, che spesso è uno della famiglia, sa che il suo gregge è il tesoro della famiglia, e quindi affronta l’avversario, cerca di difendere le sue pecore.

Perché sono importanti queste caratteristiche?
Perché Gesù fa la stessa cosa con noi, e noi con lui.

Noi cresciamo sotto lo sguardo di Gesù, che ci conosce.
Nel Vangelo c’è scritto che il Buon Pastore conosce le pecore per nome. Nella Bibbia conoscere per nome vuol dire conoscere completamente, nel suo intimo, una persona. Gesù ci conosce, ci segue, come un papà o una mamma che segue i suoi figli, che li conosce bene, conosce il loro carattere, che sta attento ai suoi figli.
Così fa Gesù con noi.
E poi, perché viene messo questo brano durante il tempo pasquale?  Semplicemente perché Gesù si è mostrato, dando la vita per le sue pecore,  ha dato la vita, come un Buon Pastore per difendere il suo gregge.

Ma noi ci sentiamo parte di questo gregge? Sentiamo la voce del Pastore che ci chiama? O ci sentiamo completamente fuori?
Il gregge è la Chiesa, è questa grande famiglia che ci accoglie, è questa comunità.

Io mi sento parte di questa comunità? Cammino con questo gregge? Cerco di sentire la parola del Pastore che mi chiama, che mi dà una direzione?
Il Pastore guida le pecore verso pascoli erbosi.
Io sto seguendo il Pastore o non lo seguo?

Lui mi vuole bene, lui dà senso alla mia vita, lui distrugge la mia angoscia, ma io lo sento? O credo di poter fare tutto da solo? O credo di poter trovare le risposte da solo? Mi sono perso o lo sto seguendo?

Io so bene che non è perché siamo qui riuniti che seguiamo la sua parola. Tante volte siamo qui solo perché i nostri figli devono venire al catechismo, per tradizione… Ci sono tante ragioni che fanno che oggi siate qui, ma questa parola del Signore che viene proclamata, tocca o non tocca la mia vita?

Ha toccato la vita di Franco e Loredana.
Venticinque anni fa Franco e Loredana hanno deciso di sposarsi davanti all’altare, mettendo come sigillo l’amore del Signore al loro proprio amore, e hanno fondato una famiglia, questo amore ha dato vita al loro figlio Alessandro. E sono persone che non hanno mai voluto scappare dal gregge, hanno seguito il loro cammino di coppia all’interno di una parrocchia, non questa, e oggi nella nostra comunità fanno da educatori per altre coppie che si vogliono formare, che vogliono creare una famiglia.
Hanno voluto testimoniare che cosa significa fare un cammino all’interno di questo gregge, seguendo il Buon Pastore.
Ed è bello, allora, che in questa comunità che li ha adottati, chiedono oggi di poter celebrare, in mezzo a questa grande famiglia, questi venticinque anni di vita insieme.
Io credo che gli anniversari di matrimonio siano ancora più belli del matrimonio stesso, perché significa aver vissuto momenti belli e momenti brutti insieme, significa vedere i frutti di questo amore, significa aver lottato insieme. Significa godere insieme. Questa è la vita. E loro hanno sempre cercato di farlo sotto gli occhi del Signore, di questo amore, di questo cuore che batte per ciascuno di noi.

Amen

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