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Link alle Letture della III domenica di Pasqua (Anno C)

At 5,27-32.40-41   Sal 29   Ap 5,11-14   Gv 21,1-19

Commento alle Letture della III domenica di Pasqua (Anno C)

di Don Stefano Cascio

Che cosa incredibile che sta succedendo!
Avevamo lasciato i nostri discepoli rinchiusi in una stanza, per paura di quello che era successo a Gesù. Sotto la croce c’erano solo Maria e Giovanni. Tutti gli altri discepoli erano scappati.
E anche Pietro, che da lontano aveva seguito Gesù nel suo martirio, aveva tre volte negato di conoscere il Signore.

Allora noi ci eravamo lasciati con questi uomini che avevano paura, ed è normale, rischiavano la vita, il loro maestro era stato ucciso e quindi anche chi era discepolo, chi lo seguiva, poteva morire in qualsiasi momento. Come in tanti paesi del mondo sta succedendo. In tanti paesi i cristiani danno la vita solo perché sono cristiani.

Ma c’è qualcosa di nuovo nella prima lettura che abbiamo sentito.
Questi vanno in giro in città a predicare che Cristo è risorto. E lo dicono dappertutto, e gli è stato proibito di dirlo, ma loro lo fanno lo stesso. Nelle sinagoghe, nelle piazze, dicono che Cristo è risorto.

Allora vengono arrestati e portati al Sinedrio, là dove anche Gesù era stato portato, dal grande Sacerdote.
E che cosa ricevono lì? Li flagellano e li rimandano via, dicendo loro che non hanno più diritto di parlare.
E cosa ci dice la prima lettura, alla fine? Ci dice che loro erano contenti, lieti, erano fieri di sentirsi degni di essere perseguitati per quello che credevano. loro si gloriavano di Cristo, erano fieri di poter dire che Cristo era risorto.

Che cosa era successo?

Era successo che loro, dopo tre giorni, avevano incontrato Cristo risorto.

E se oggi noi siamo qui riuniti in questa chiesa è perché 2000 anni fa questi uomini che sono rappresentati qui, che erano uomini paurosi, come tanti di noi, a un certo momento hanno incontrato Cristo risorto, e questo incontro con lui ha cambiato radicalmente la loro vita. Perché prima della morte e resurrezione di Gesù loro non avevano capito niente, per loro Gesù doveva diventare un re, era un uomo carismatico, doveva diventare un capo, forse doveva diventare il re d’Israele, quel Messia che loro aspettavano.
E loro cominciavano già a chiedere: “Potrò essere alla tua destra?”, “Alla tua sinistra?”, “Sarò uno dei tuoi consiglieri?”,”Avrò una corona?”.
Loro immaginavano questo.

E si ritrovano con un maestro crocifisso.

Dov’era la vittoria? Dov’era la grandezza?

Ma Cristo, dopo tre giorni, appare, a porta chiusa.
Entra e dice: “Pace a voi”.

E lì capiscono che l’insegnamento di Gesù, tutte le scritture parlavano di questo, di questo Cristo, figlio di Dio, che vinceva la morte.

E se Cristo ha vinto la morte, tutti noi vinciamo la morte.

E allora questi uomini cambiano vita, questi uomini non hanno più paura della morte, questi uomini vogliono raccontare a tutti quello che hanno vissuto, quell’esperienza di vita, il fatto che hanno visto Cristo risorto.

E se noi oggi siamo qui è perché loro hanno raccontato questo. Perché Gesù non ha scritto niente, ma loro hanno raccontato.
E allora è stato scritto quello che loro hanno raccontato, quello che loro hanno visto, quello che loro hanno toccato.
Loro l’hanno vissuto, e dopo 2000 anni noi raccontiamo quello che loro hanno raccontato.

Se loro hanno detto una menzogna, allora tutto è falso, perché noi non abbiamo toccato, non abbiamo visto, noi abbiamo ascoltato e sentito quello che loro hanno raccontato.

Ma solo guardare la loro vita è per noi una testimonianza incredibile, perché loro erano i primi a nascondersi, e dopo l’incontro con Cristo hanno dato la loro vita.

Così ci racconta il Vangelo: erano tornati a lavorare come prima, Simone era un pescatore, e quindi con i suoi compagni va a pescare. Ma quella notte, come sempre, tirano nella stessa maniera la rete, e non prendono niente.

E appare Gesù, che loro non riconoscono, perché il corpo glorioso non sappiamo bene com’è, non capiamo che cosa significa. Lui ha i segni della passione però spesso la gente non lo riconosce, con questo corpo glorioso, non ha esattamente lo stesso aspetto, è difficile capire, immaginarlo.
Comunque non lo riconoscono subito, ma Giovanni, che è quello più vicino al Signore, quello che per primo era corso alla tomba vuota, lo riconosce, e dice: “E’ il Signore!”. Simon Pietro allora si volta verso il Signore.

Ma prima di questo il Signore aveva detto: “Buttate la rete a destra”.
E lì cosa succede? Tirano sù tanti pesci.

Cosa significa questo?
Significa che tante volte noi, malgrado sappiamo che Cristo è risorto, malgrado il fatto che noi, anni dopo anni, abbiamo festeggiato la Pasqua, forse veramente noi non crediamo che Cristo è risorto nella nostra vita, e allora continuiamo a vivere come sempre e buttiamo questa rete come l’abbiamo sempre buttata, senza essere in ascolto del Signore, che forse ci dirà di fare una cosa che non abbiamo mai fatto, oppure ci dirà di fare un’altra volta una cosa che alla fine avevamo abbandonato, come buttare la rete, ormai l’avevano fatto, non avevano preso nessun pesce. Ma lui dice loro di buttarla di nuovo, a destra, e tirano sù 153 pesci.

Strano numero questo 153 pesci.
Se si calcola 5+3+1 fa 9.
Ci sono tanti significati, uno di questo, che mi piace, è che forse all’epoca si pensava che ci fossero in tutto 153 specie di pesci diversi, e quindi quando viene precisato questo numero è come per dire che quando il Signore ti chiede qualcosa, tu ricevi poi la totalità, sei pieno, sei riempito. Cristo vuole per te la pienezza.

Allora la prima cosa che ci dobbiamo chiedere è: “Ma Cristo, nella mia vita, è risorto? La mia vita ha cambiato completamente orizzonte?”

Dall’inizio dell’anno torniamo su questa cosa dell’orizzonte, ma è necessario capire, perché tutto quello che farò, sarà secondo il luogo dove voglio andare, sarà la direzione che io prendo, qualsiasi azione che faccio nella mia vita. Allora se Cristo è risorto per me, tutto cambia. Perché io sono stato battezzato nella morte e resurrezione del Signore, e quindi per me l’orizzonte nuovo è la vita eterna, non è più una cosa che si ferma alla mia morte terrena, c’è qualcos’altro, che cambia completamente il senso della vita.

Andiamo avanti col Vangelo.

Pietro si butta e va verso il Signore. E dopo che Gesù adatto loro da mangiare, e lo riconoscono, anche se non osano chiedergli chi è, Gesù chiede a Pietro: “Mi ami?”.

Però guardate bene il testo, non lo chiama Pietro, cioè col nome che lui gli aveva dato. Pietro torna a essere Simone, figlio di Giona, perché Pietro deve ritrovare se stesso, perché Pietro si è perso, Pietro si è perso negando il Signore. Non era più quel Pietro che avevamo conosciuto, quello che diceva: “Io prendo la spada!” e aveva cominciato a tagliare l’orecchio al soldato nel giardino degli ulivi, vi ricordate? Lui voleva salvare Gesù. Lui era lì, tutte le volte diceva: “Se vuoi, io…” Pietro è un passionale, quando crede va, poi quando ha paura scappa, e poi piange, nega, Pietro è un passionale.

E allora Gesù gli chiede: “Simone, figlio di Giona, mi ami tu?”

“Certo Signore, ti voglio bene!” (Vedete che differenza nei verbi)

E lui gli richiede di nuovo: “Simone, figlio di Giona, mi ami tu?”

“Sì Signore, tu lo sai che ti voglio bene”

“Simone, figlio di Giona, mi vuoi bene?”

E lì Simone è addolorato, e gli dice: “Sì, Signore, tu sai tutto di me, tu sai che ti voglio bene”. E così Pietro ha annullato tutto quello che aveva fatto prima, i tre rinnegamenti, che aveva fatto, sono cancellati.
E Gesù gli dice : “Pasci le mie pecorelle”.

Quando lui hai capito: “Tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene”, quando lui è stato addolorato, cioè ha capito che aveva abbandonato la cosa più bella della sua vita, è tornato, e il Signore gli ha dato fiducia. Anche se sa i suoi limiti, le sue debolezze.

Allora il Signore ci fa la stessa domanda oggi: anche noi l’abbiamo visto risorto questo Cristo nella nostra vita, guardiamo la nostra vita, la nostra esperienza, cerchiamo di vedere dove Cristo è risorto nella nostra vita.

E se noi abbiamo capito, se gli vogliamo dire che lo amiamo, se lo amiamo dobbiamo cambiare vita, dobbiamo cambiare vita! Gesù ogni volta accoglie le persone, ma chiede loro di cambiare vita.

“Anch’io non ti condanno, va e non peccare più” (Gv 8,11).

Il Signore ci chiede di seguirlo. Perché alla fine, quando Simon Pietro dice: “Ti voglio bene”, Gesù gli dice: “Pasci le mie pecore”. Poi se ne va, e l’ultima parola del Vangelo di oggi è “Seguimi”.

Allora il Signore chiama ciascuno di noi a seguirlo.

Amen.

 

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