Segni di Gesù

Lo scorso fine settimana io, Anna e i bambini siamo tornati in quel di Treviglio, cittadina in provincia di Bergamo. L’occasione che ci ha portato lì è stata la dedicazione della scuola dell’infanzia dell’Istituto Maria Immacolata di Bergamo (IMIBERG) al piccolo Giacomo Campagna, il nostro Giacomo, il bimbo della prima intenzione di preghiera di Filippo.

Siamo arrivati lì venerdì sera, dopo un rapido viaggio in treno e grazie ad un “passaggio in auto” generosamente offertoci dalla zia di Giacomo. Sabato mattina ci siamo recati presso l’Istituto IMIBERG e abbiamo assistito ad uno spettacolo teatrale messo in scena dai bambini della scuola dell’infanzia dal titolo “Il Grande Viaggio”. E’ stata la rappresentazione di un viaggio a tappe percorso in “treno”, in ricordo di una della passioni più grandi di Giacomo.

Dopo lo spettacolino, è stata scoperta la fotografia di Giacomo che era stata posta all’ingresso della scuola dell’infanzia così che da domani, ogni bambino che entrerà in quelle classi potrà vederla, ricordarsi di essere sotto la protezione di un “giovane santo” e, c’è da augurarselo, fare tesoro delle parole che sotto di essa sono riportate “L’importante nella vita non è fare qualcosa ma nascere e lasciarsi amare”.

Intorno a Chiara e Luca, i genitori di Giacomo, in occasione di questo evento si sono strette moltissime persone. L’emozione è stata grande e qualche lacrima ha rigato i volti di diversi tra noi presenti.

Domenica mattina siamo poi andati a messa con la famiglia di Giacomo e i loro amici. Siamo tornati per la seconda volta nella Basilica cittadina dedicata a San Martino, dopo esserci entrati per la prima volta nel giorno dell’ultimo saluto al piccolo Giacomo. Ancora una volta sono stato colpito dalla “ricchezza” della basilica e dal crocifisso che pende sopra il suo altare maggiore.

Soprattutto però sono rimasto colpito dalle parole del vangelo di Giovanni nella liturgia domenicale e vi ho trovato una straordinaria sintonia con quello che eravamo lì venuti a vivere.

Gesù che da risorto torna dai discepoli per donare la Pace, la Sua pace, quella vera, quella che riempie il cuore, quella che viene dopo la Sua croce, dopo che sia stata illuminata dalla luce dalla Sua resurrezione. La stessa pace che Chiara e Luca, dopo la “loro” croce stanno vivendo, una pace che non poteva venire da loro stessi ma che hanno avuto la grazia di riuscire ad accogliere da Gesù stesso.

E poi, il racconto dell’incredulità di Tommaso, che è il racconto della nostra stessa incredulità; perché anche noi, troppo spesso, abbiamo bisogno di “toccare con mano” per credere. Ma noi, attraverso il piccolo Giacomo abbiamo toccato con mano, abbiamo messo le “mani nel fianco” ferito, abbiamo visto il “segno dei chiodi” e abbiamo avuto la grazia di credere.

Sabato mattina, in quell’istituto scolastico di Bergamo, ho avuto la netta sensazione che fossimo tutti ai piedi di una croce, ai piedi di un innocente che ha sofferto, che è stato trafitto e piagato ma che vive ancora. Ho avuto la sensazione che la sua immagine innalzata, l’immagine di un bimbo che sorride e rasserena il cuore, come rasserena la Pace di Cristo, l’immagine di un bimbo bello, come è bello l’amore totale di Cristo, fosse lì soprattutto per indurci a pronunciare quello stesso “Mio Signore e mio Dio” che fu di Tommaso.

Domenica, durante la messa, al termine delle parole di Giovanni ho pensato che Giacomo, così come lo è il nostro Filippo e tanti e tanti altri, non sono altro che “segni di Gesù”, segni che non sono stati scritti nel Vangelo ma che ugualmente sono tali affinché noi crediamo che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiamo la vita nel suo nome.

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6 Pensieri su &Idquo;Segni di Gesù

  1. “Giacomo, così come lo è il nostro Filippo e tanti e tanti altri, non sono altro che “segni di Gesù”, segni che non sono stati scritti nel Vangelo ma che ugualmente sono tali affinché noi crediamo che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiamo la vita nel suo nome.”

    Grazie per la testimonianza

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  2. Grazie direi come sempre per la testimonianza ..è bellissimo che una scuola sia intitolata a un bambino come Giovanni .E’ un gesto intelligente non di chi allontana la morte mettendogli un velo come se non esistesse ma cerca nella preghiera di dargli un senso . Una scuola materna intitolata a Filippo era una mia personale idea che dall’inizio avevo pensato …sarebbe una cosa splendida …bimbo tra i bimbi.

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  3. Lancio un appello anche qui, fidando ciecamente nell’intercessione di Filippo: chiedo preghiere per alcune situazioni molto pesanti e dolorose.
    Ne segnalo una sola ma sono tante: Samuele è un bimbo di 8 anni ammalato di leucemia. Ieri ha avuto un ictus.
    Grazie di cuore a chi si unisce a me e altri!

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      • E lei Manuela come fa a sapere che non siano state fatte entrambe le cose (cosa peraltro non necessariamente da sbandierare o da darne conto a lei), limitandosi a spargere ironia a buon mercato?

        Forse sperimenterà anche lei che terminata ogni cura medica, non restano che le preghiere e pensi, il Signore accoglie anche quelle di chi ha ironizzato tutta la vita. 😉

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