E vide e credette

Uno dei frutti più belli che sono nati da quando abbiamo aperto questo blog è sicuramente la Comunione dei Santi che si è formata attorno a noi.
Ieri una persona mi ha scritto una mail, chiedendomi come mai fosse molto tempo che non scrivevo più. Mi ha confidato che si era preoccupata per me, sebbene comprendesse che le ragioni potevano essere le più svariate, e non per forza cose negative, e mi ha detto: “ti  ho pensata molto in questo periodo, pregando per te e chiedendo alla Madonna che ti doni la sua consolazione”.
Mi sono commossa.

Ed è proprio a questa straordinaria e misteriosa forza che mi appello in questo momento, per chiedere a tutti quelli che leggeranno una preghiera speciale, questa settimana.
Gesù è risorto veramente, sono certa che ci ascolterà.

Grazie
Anna

Link alle Letture della Pasqua di Risurrezione (Anno C)

At 10,34.37-43   Sal 117   Col 3,1-4   Gv 20,1-9

Commento alle Letture della Pasqua di Risurrezione (Anno C)

di Don Stefano Cascio

Il nostro Vangelo, il Vangelo di questa mattina, si conclude con queste parole:

Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

E mi chiedo: quanti di noi hanno compreso le scritture?
Quanti di noi hanno capito cosa significa questo evento che stiamo celebrando?
Quanti?
Quanti preti, quante suore, quanti laici che ogni domenica vengono a Messa, forse anche tutti i giorni, hanno realmente compreso questo evento?

Perché, vedete, ci riallacciamo sempre alla stessa cosa, da un anno stiamo seguendo sempre lo stesso filo: se Cristo è risorto, il mio orizzonte è cambiato. La mia storia è cambiata, il mio modo di vivere è cambiato.

Se invece questo evento non mi tocca, se Cristo è risorto solo nel mio cervello, come dato storico, come qualcosa che mi è stato insegnato, ma non tocca per niente la mia vita, non tocca il mio cuore, non trasforma la mia vita, allora io vivo come qualsiasi altro pagano: c’è la mia storia che a un certo momento ha una fine, che si chiama morte, e io allora vivo in conseguenza di questa visione della vita. Se per me tutto è terra-terra e si conclude tutto con la morte, allora questo tempo che ho me lo devo godere, devo approfittare di questo momento, perché non tornerà più, perché poi non sarà più niente. Lo devo sfruttare questo momento, mi devo divertire in questo momento.
Tutto quello che è desiderio diventa diritto.
Questo è il momento, perché dovrei pensare agli altri, devo pensare a me stesso, perché ho poco tempo, non so neanche quanto durerà questa vita, ma è poco. Me lo devo godere questo momento.
Questa è la visione di chi si ferma alla morte, ed è logico, così dovrebbe essere, visto che finisce qua.

Ma se Cristo è risorto per me, la mia visione della vita, il mio orizzonte è cambiato.
Cristo ha vinto la morte, Cristo era morto sulla croce, l’avete visto, celebrato.
Cristo è morto in maniera orribile su una croce, è morto completamente, veramente morto. E l’abbiamo sepolto.
E le donne, abbiamo sentito questa mattina, Maria di Mandala la mattina trova il sepolcro aperto e vuoto.

E il senso della storia cambia.

Pietro e Giovanni corrono al sepolcro, solo per constatare che è vuoto. E Giovanni, dice la scrittura, “vide e credette. Infatti non avevano compreso le scritture”.

Allora io vi faccio la domanda: ma noi, le abbiamo comprese queste scritture? Questo Cristo che è risorto per me, l’ho capito?

Perché se l’ho capito, il mio orizzonte non è più la morte, è la vita eterna.
Il battesimo che ho ricevuto mi ha aperto la porta alla vita eterna.
Io sono nato e non morirò mai più. Così vive il cristiano.

E quando il mio orizzonte è il Paradiso, è la vita eterna, è lo stare con Dio, se questa è la visione della mia vita, se io così vivo, allora tante cose che succedono nella mia vita, anche cose dure e terribili, se dentro di me, dentro il mio cuore, c’è questa speranza, allora tutto cambia. Allora molte cose vengono quasi relativizzate perché è lì il mio obiettivo.
Ma non solo, anche tante cose che decido, hanno una direzione, io so dove sto andando. Allora la scelta dell’educazione dei miei figli la faccio con quell’orizzonte lì.
Il mio modo di educare, le scelte che faccio, concrete, come lavoro, come mi rapporto con le persone, tutto ha un obiettivo, e cioè andare in Paradiso.
Sapendo che io sono chiamato alla santità, e che questa santità la devo vivere ogni giorno, con gli altri, come Cristo mi ha insegnato, dando la vita per gli altri.

Quindi qui, questa mattina, ci è chiesto di fare una scelta.
O non crediamo, e ne abbiamo diritto, e allora viviamo come pagani, come tanti che si dicono cristiani, che si dicono cattolici, ma che poi sono i primi a sputare sull’altro, a criticarlo. E ha ragione chi è furi a dire: “Vedi questo, esce dalla Messa e già sta lì a criticare”. Hanno ragione, perché noi cristiani non stiamo testimoniando la nostra fede. Lo vediamo in tutte le scelte che facciamo.

Abbiamo un’altra scelta: quella di credere, di credere che questo evento è l’evento che deve trasformare la mia vita, è una realtà che mi prende completamente e mi trasforma.

Non è facile perché spesso l’uomo vecchio che è dentro di noi non vuole cedere, non vuole morire, non vuole lasciare spazio a Cristo.

Io sono chiamato a correre, come Pietro, come Giovanni, io sono chiamato a correre.
Anche io devo andare a vedere se il sepolcro è vuoto, perché tante volte, tante volte noi siamo così contenti di avere un sepolcro con Cristo dentro. Perché è più facile, Cristo è lì dentro, lo conosco, lo limito, è così il mio Cristo, sta bene, è tranquillo, è sereno, nella tomba, nel silenzio, non mi disturba Cristo morto.

Ma Cristo è risorto. Cristo ha trasformato te e me. Cristo ci invita a seguirlo.

E allora come Paolo, nella seconda lettura ci dice:

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.

Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!

Siamo morti se non seguiamo Cristo risorto. La nostra vita non avrà nessun valore se non crediamo che Cristo è risorto.

Amen

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9 Pensieri su &Idquo;E vide e credette

  1. La realtà della Risurrezione di Gesù ha cambiato la mia vita…. ed oggi riesco a non odiare gli uccisori dei cristiani nel mondo solo pensando che sono finalmente nelle braccia del Padre. Cosa posso desiderare di più per questi martiri?

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  2. “Perché, vedete, ci riallacciamo sempre alla stessa cosa, … : se Cristo è risorto, il mio orizzonte è cambiato. La mia storia è cambiata, il mio modo di vivere è cambiato.

    Se invece questo evento non mi tocca, se Cristo è risorto solo nel mio cervello, come dato storico, come qualcosa che mi è stato insegnato, ma non tocca per niente la mia vita, non tocca il mio cuore, non trasforma la mia vita, allora io vivo come qualsiasi altro pagano: c’è la mia storia che a un certo momento ha una fine, che si chiama morte, e io allora vivo in conseguenza di questa visione della vita. Se per me tutto è terra-terra e si conclude tutto con la morte, allora questo tempo che ho me lo devo godere, …
    Tutto quello che è desiderio diventa diritto.
    Questo è il momento, perché dovrei pensare agli altri, devo pensare a me stesso, perché ho poco tempo, …”

    Bene questo è il punto…
    Che ancora più stringatamente si può riportare a:

    Ma (se) Cristo è risorto. Cristo ha trasformato te e me. Cristo ci invita a seguirlo.

    Se questa trasformazione, resurrezione, trasfigurazione, NON è visibile in me

    “..ha ragione chi è fuori a dire: “Vedi questo, esce dalla Messa e già sta lì a criticare (e a volte anche peggio – n.d.c.)”. Hanno ragione, perché noi cristiani non stiamo testimoniando la nostra fede. Lo vediamo in tutte le scelte che facciamo.”

    (e qui permettetemi una auto-citazione: http://costanzamiriano.com/2013/03/30/lo-tsunami-della-fede/)

    Ma come può l’esperienza della Resurrezione di Cristo, trasformarsi in mia personale esperienza?
    Perché è certo cosa buona che io creda che “Cristo è risorto, come dato storico, come qualcosa che mi è stato insegnato”, che ho ricevuto e diciamo anche a cui voglio fermamente credere, ma se siamo fermi a questo la mia non diviene testimonianza, ma affermazione, teoria, “propaganda” o poco più…

    E poi ancora, come rendo credibile il mio credere nella resurrezione e che questa è mia esperienza?
    Posso forse raccontare di essere tornato dal cimitero?
    Posso essere credibile agli occhi altrui, perché mi è stato insegnato che Uno, Uno solo lo ha fatto e che ad alcuni miracolati nel Suo Nome è stato concesso?

    Cosa intendiamo per morte e resurrezione nella nostra “ordinaria” vita terrena e ordinariamente simile a quella di tanti nostri simili?

    Ecco che dobbiamo tornare nuovamente alla Croce, al suo senso (se ne è giustamente già scritto proprio qui in recenti post https://piovonomiracoli.wordpress.com/2016/03/21/croci-grandi-croci-piccole/).
    Come potremo testimoniare concretamente, realisticamente, la Resurrezione, se dalla morte continuamente fuggiamo?
    Certo è umano fuggire dalla morte, perché siamo chiamati alla vita e Dio ci vuole “vivi”, ma dalla morte del corpo non possiamo fuggire, dalla morte “ontologica” quella dell’animo, dello spirito, dobbiamo fuggire solo da quella che procura il peccato… in tutte le altre “morti quotidiane” siamo chiamati ad entrare, entrare appunto per sperimentare che la dove il mondo muore, fugge e si ribella, il Cristiano entra per fare esperienza della Resurrezione, della Potenza dello Spirito, dell’Amore di Dio.

    Vogliamo fare un po’ di esempi concreti?
    La malattia (facile metterla nell’elenco)
    La sofferenza (ne potete immaginare di ogni sorta, da quelle derivanti da una malattia e quelle di un figlio che sembra non ricambiare il tuo amore)
    La solitudine
    L’umiliazione (in famiglia da tua moglie o tuo marito, sul lavoro, in parrocchia, da sconosciuti – umiliazioni giuste che fanno bene alla nostra conversione, o ingiuste… poco cambia)
    L’ingiustizia (pensate quella che preferite… da chi ti ruba qualcosa a chi ti taglia la strada venendo da sinistra. Tuo marito o tua moglie che ti hanno lasciato…)
    La calunnia (che assomma umiliazione ed ingiustizia)
    La precarietà (eh, il danaro… il danaro che non basta mai, o quello che hai perduto, quello che ti hanno sottratto o quello che ingiustamente non ricevi… il lavoro che hai perduto)
    Potremmo continuare… ma la sostanza è la stessa: o in queste morti, hai fatto e fai esperienza che Dio non ti abbandona, che la tua vita non dipende da questa o quell’altra cosa, che NON muori, e allora non ci sarà neppure bisogno che tu apri la tua bocca per annunciare la Resurrezione, perché la gente vedrà in te la Resurrezione!
    O ti ribelli e la tua, la mia, la nostra, sarà una bella storiella (agli occhi degli altri – non voglio essere blasfemo…), un “happy end” di cui ci siamo convinti, per trovare una spiegazione che vale quanto un altra, come chi crede nel karma o chi molto più prosaicamente in un bel nulla.

    Ma se noi non cui ribelliamo alla Croce, se entriamo confidando in Dio, saldi in Cristo, certi dell’aiuto dello Spirito Santo, nell’esempio di tutti i Santi che ci hanno preceduto… allora gusteremo la PASQUA, la Resurrezione di Nostro Signore, il passaggio dalla morte alla Vita.
    E se questo si compirà nelle nostre “morti quotidiane”, come dubitare che non si compirà quando giungerà la nostra ora?
    Questa Luce illuminerà il Mondo e chi non avrà creduto, sarà perché ha rifiutato la Luce, non perché la Luce gli è stata tenuta nascosta.

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    • Grazie Bariom per le tue riflessioni. Condivido: non sarà mai Pasqua per noi se non entreremo nelle “morti quotidiane”, se in esse non faremo esperienza dell’amore di Dio. Ho cercato di affrontare questo tema nel mio post “Testimone della verità” (http://wp.me/p5pnU6-XR).
      Ma credo che la tentazione di fuggire da quelle morti è umana e si ripresenta ad ogni angolo della vita; talvolta ci veniamo “trascinati” dentro, quando ci troviamo di fronte a qualcosa di davvero importante, quando quelle “morti” coinvolgono persone a noi care.
      Nella vita ordinaria però, almeno per quello che vivo io, si riesce ad entrare in quelle morti e a sentirsi non abbandonati solo per Grazia, una Grazia che non dobbiamo mai smettere di invocare attraverso la preghiera e che possiamo riconoscere solo se coltiviamo il nostro rapporto di conoscenza con Cristo.
      Quando questo avviene, come anche tu dici, allora sì che si “muovono le montagne”.

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  3. “Nella vita ordinaria però, …si riesce ad entrare in quelle morti e a sentirsi non abbandonati solo per Grazia, una Grazia che non dobbiamo mai smettere di invocare attraverso la preghiera e che possiamo riconoscere solo se coltiviamo il nostro rapporto di conoscenza con Cristo.”

    Verissimo 😉

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  4. Condivido tutto.
    Non riesco a non pensare che questa comunione dei Santi è anche dono di uno che è risorto e adesso è in un posto dove i suoi occhi vedono tutto arancione e gioca con dei lego speciali. Filippo passamene uno arancione, grazie! Smack! 😀

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  5. Questa Settimana Santa, ho avuto il dono de vivere con intensità la Comunione dei Santi, a certo punto venerdì nella adorazione della croce tutte le persone che hanno fatto parte del mio percorso di fede sono venute nelle mie preghiere, ritrovare ogni uno di quelli in quel momento e nei momenti successivi è stato gigante per me, tanto che ancora ci provo a digerire. Poi si è collegato a voi leggendovi questa mattina, le parole hanno trovato il senso più giusto. Grazie

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