La Croce Gloriosa

La Croce Gloriosa del Signore risorto
è l’albero della mia salvezza –
di esso mi nutro, di esso mi diletto,
nelle sue radici cresco,
nei suoi rami mi distendo,
la sua brezza mi feconda,
alla sua ombra ho posto la mia tenda.
Nella fame l’alimento,
nella sete la fontana,
nella nudità il vestimento.
Angusto sentiero, mia strada stretta,
scala di Giacobbe, letto di amore
dove ci ha sposato il Signore.
Nel timore la difesa,
nell’inciampo il sostegno,
nella vittoria la corona,
nella lotta Tu sei il premio,
Albero di vita eterna,
pilastro dell’universo,
ossatura della terra, la tua cima tocca il cielo,
e nelle tue braccia aperte
brilla l’Amore di Dio.

(Omelia attribuita a Melitone)

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2 Pensieri su &Idquo;La Croce Gloriosa

  1. Altra bella Omelia di Melitone di Sardi
    http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20010412_melitoni_it.html

    L’agnello immolato ci strappò dalla morte

    “Molte cose sono state predette dai profeti
    riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo, « al quale sia gloria
    nei secoli dei secoli. Amen » (Gal 1, 5, ecc.).
    Egli scese dai cieli sulla terra per l’umanità sofferente; si rivestì
    della nostra umanità nel grembo della Vergine e nacque come uomo.
    Prese su di sé le sofferenze dell’uomo sofferente attraverso il corpo soggetto
    alla sofferenza, e distrusse le passioni della carne. Con lo Spirito immortale
    distrusse la morte omicida.

    Egli infatti fu condotto e ucciso dai suoi carnefici come un
    agnello, ci liberò dal modo di vivere del mondo come dall’Egitto, e ci salvò
    dalla schiavitù del demonio come dalla mano del Faraone. Contrassegnò le
    nostre anime con il proprio Spirito e le membra del nostro corpo con il suo
    sangue.

    Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel
    pianto il diavolo, come Mosè il faraone. Egli è colui che percosse l’iniquità
    e l’ingiustizia, come Mosè condannò alla sterilità l’Egitto.

    Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà,
    dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno.
    Ha fatto di noi un sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre. Egli è la
    Pasqua della nostra salvezza.

    Egli è colui che prese su di sé le sofferenze di tutti. Egli
    è colui che fu ucciso in Abele, e in Isacco fu legato ai piedi. Andò
    pellegrinando in Giacobbe, e in Giuseppe fu venduto. Fu esposto sulle acque in
    Mosè, e nell’agnello fu sgozzato.

    Fu perseguitato in Davide e nei profeti fu disonorato.

    Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso
    alla croce, fu sepolto nella terra e, risorgendo dai morti, salì alle altezze
    dei cieli. Egli è l’agnello che non apre bocca, egli è l’agnello ucciso, egli
    è nato da Maria, agnella senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto
    all’uccisione, immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu
    spezzato osso e sotto terra non fu soggetto alla decomposizione.

    Egli risuscitò dai morti e fece risorgere l’umanità dal
    profondo del sepolcro.

    Dall’« Omelia sulla Pasqua » di Melitone di Sardi,
    vescovo (Capp. 65-67; SC 123, 95-101)

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