Croci grandi, croci piccole

Ieri è stata la Domenica delle Palme e inizio della Settimana Santa. Era anche la fine dell’inverno e il giorno in cui erano trascorsi 16 mesi esatti dal giorno in cui Filippo ci ha lasciati.

Tempo ne è passato da quando ci accingevamo a trascorre la Pasqua in ospedale, o da quando stavamo per uscirne avendo elargito il permesso, da parte dei dottori, di dare a Filippo un po’ cioccolata.

Nella messa della Passione di Cristo, ho riascoltato le parole

Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà.

…e sono ritornato con la mente a quei giorni in ospedale, quando con la paura e l’angoscia nel cuore, per le sorti di mio figlio, le ho rivolte al Padre Celeste; o anche allo scorso anno, quando ugualmente le ho pronunciate in cerca di aiuto dal Cielo, per affrontare il dolore di vivere questo periodo dell’anno senza di lui.

In tanti ci hanno ammirato, e forse ci ammirano ancora, per la fede con cui abbiamo “bevuto” quel calice, per come ci siamo rimessi alla Sua volontà. È stata dura, certamente, non è stata una passeggiata ma ora che molti mesi sono trascorsi mi ritrovo ancora a rivolgere a Dio quelle parole, e non è solo perché si sente forte la mancanza di Filippo.

Si potrebbe pensare che ormai le prove più dure siano alle spalle che non ci sia più un calice da bere. È invece no, c’è sempre in ogni giorno un momento in cui mi ribello alla mia croce, chiedo che sia allontanata da me, e devo dire con sincerità che oggi, per me, è più difficile dire quel “tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.

Non so bene perché ma quando lottavo e penavo per la malattia di Filippo sembrava che avessi molte più forze, molte più energie: in gioco c’era la vita di mio figlio. Oggi, invece, che in gioco sembra esserci molto meno, le forze e le energie sono affievolite. Sarà forse, come dice Anna, che il Signore manda i panni secondo il freddo.

Per questo mi ritrovo a pensare che nella vita cosiddetta “ordinaria”, in fondo, la croce che si porta non è meno gravosa di quella che si porta quando si affrontano i momenti straordinari.

Mi guardo intorno e vedo tante persone con storie diverse, storie che definiremmo “normali”: c’è la mamma che si impegna ogni giorno per tenere unita la sua famiglia, attenta all’educazione dei suoi figli e a prendersi cura di suo marito; c’è il figlio che ce la mette tutta per essere vicino a sua madre negli ultimi anni della sua esistenza. C’è il padre di famiglia che si ritrova senza lavoro; ci sono i ragazzi in cerca del loro primo impiego; ci sono le famiglie che stentano ad arrivare a fine mese con i pochi soldi che guadagnano.

Poi ci sono anche storie un po’ meno “ordinarie”: c’è la mamma che ha tanti figli ma di cui uno “speciale” che richiede molte attenzioni e per il quale vive domandandosi quale futuro avrà un domani quando non potrà più prendersene cura; c’è la moglie che è stata lasciata dal marito e ha i ragazzi da crescere; ci sono le coppie che non riescono ad avere figli; ci sono uomini costretti a convivere con malattie degenerative per tutta la vita.

Tante storie nelle quali non si fatica a intravvedere un “calice” che si chiede di allontanare. Patimenti che se durassero un solo giorno sembrerebbero molto lievi ma che invece si ripetono per una vita intera. Dolori e sofferenze che ad un occhio esterno paiono trascurabili e invece come un tarlo rodono giorno dopo giorno il nostro cuore e la nostra mente.

Guardo a queste persone che vivono storie “comuni” e che vanno avanti con decisione e coraggio, sfruttando ogni loro capacità e talento per affrontare la durezza della loro croce e io, che pensavo di essere stato bravo ad attraversare l’oceano, mi sento un bambino che ha appena iniziato a nuotare.

Croci che sembrano piccole ma che invece richiedono, oggi mi è ancora più chiaro, altrettanta forza, fede e perseveranza per essere portate, rispetto alle croci che sembrano grandi.

A me pare evidente quindi che non vi siano croci grandi e croci piccole ma vi sia un’unica croce, quella che siamo chiamati a portare. Nessuno può portarla al posto nostro, ci appartiene e noi a lei dobbiamo rivolgerci. Tutte però si rifanno alla croce più importante, quella che proprio in questa settimana ci accingiamo a rivivere. E in ragione di questo, tutte, quindi, possono essere la strada per far cessare il nostro errare, per distruggere il nostro peccato, per seppellire il nostro uomo vecchio e per far nascere in noi l’uomo nuovo.

L’augurio, per questi giorni, è che sia vera pasqua di resurrezione per tutti. Me per primo.

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10 Pensieri su &Idquo;Croci grandi, croci piccole

  1. Ecco, appunto.
    Quando si parla con qualche sacerdote delle difficoltà di un cammino di fede, ci si sente sempre rispondere: “ma è facile”.
    Può essere entusiasmante, intrigante, controverso, tutto fuorché facile.
    Ogni santo giorno che ci viene donato è un ricominciare, una continua lotta tra la nostra misera umanità e il disegno di Dio.
    Lo stesso Gesù sudò sangue di fronte alla prova estrema.
    Quindi la smettano di dire che “è facile” creando false aspettative.

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    • Caro amico, per mia esperienza il cammino di fede non è facile. Immagino che forse i sacerdoti di cui parli si riferissero ad altro.
      Non è facile ma è possibile, e questo perché i passi più grandi non li facciamo noi, con le nostre forze ma Lui. Noi possiamo solo lasciargli campo libero. Esattamente questo fece Gesù.

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  2. Grazie Stefano per il tuo cuore aperto e sincero.
    E’ vero! Le nostre croci ci sembrano sempre insopportabili, troppo pesanti. Ci sembra quasi di essere gli unici a portarle. Non ci accorgiamo nemmeno se abbiamo fede che la parte più pesante la porta Gesù per noi, con noi e in noi. Siamo umani. D’altra parte nemmeno Gesù ci è salito saltando dalla gioa, anzi… Solo per amore. E’ l’amore che dona un significato alla croce, che dona la forza di portarla. E’ l’amore-passione che trasforma la croce=passione=dolore in croce=passione d’amore.
    Sono tra quelli che ammirano te e la tua famiglia per come avete portato la croce e la state portando. Anche se con la mia testa sono rivolta al Cielo, i miei piedi sono saldi a terra e quindi sono certa che la vostra sofferenza sia tantissima. Vi voglio bene. Smack! 😀

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  3. E qual è nel fondo il senso della Croce per il Cristiano?

    Qual è l’esperienza che tu Stefano, tua moglie Anna e credo anche Francesco, vi portate dentro di questa Croce, che per certi versi ha solo cambiato d’aspetto?

    Non è forse l’esperienza che nella Croce, sulla Croce, in Cristo, nell’aprirsi a quel “ma sia fatta la Tua volontà e non la nostra”, non si muore!
    Che proprio in quell’esperienza di Croce si sperimenta un particolarissimo e personalissimo Amore di Dio?
    La Potenza di Dio, che ci fa valicare l’invalicabile, che ci fa sperimentare già su questa terra la Resurrezione, la caparra della Vita Eterna.
    Perché diversamente su cosa poggeremo il nostro Credo? Cosa andremo ad annunciare agli altri?
    “Stringi i denti, aiutati che Dio ti aiuta e vedrai che ce la fai?”…. Ben poca cosa.

    Ecco perché Cristo dice: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.»
    Rinneghi l’idea di potercela fare da solo, l’idea che ognuno ha di risolvere, “schivare” la propria Croce… l’abbracci, abbracci il legno della Croce (senso profondo della imminente Celebrazione del Venerdì Santo) e “venga dietro a Me”, imiti Lui nel suo abbandono al Padre e con Cristo parteciperà alla Pasqua!

    Poi come giustamente dici, non è questione di “pesi e misure”… A ognuno la sua e Croci diverse a seconda del peso che siamo in grado di portare, ma portare nella forza che troviamo in Lui.
    Quella Forza che il mondo non conosce e spesso rifiuta, perché la Croce è scandalo e stoltezza e così sotto la Croce chi vive senza la Speranza, la Forza di Cristo, viene schiacciato.. a volte si uccide o uccide!

    Qual è il senso di chi si toglie la vita? Per la paura della malattia o magari anche “solo” perché a perduto tutti suoi beni o il lavoro? La sua vita e il dolore che procurerà ai propri cari, in quel gesto varranno meno dei suoi beni o del suo lavoro. Uno stolto, un egoista? Forse solo un Uomo che ha visto profilarsi una Croce terribile e insostenibile… poi il Demonio fa il suo sporco lavoro e ti inganna, togliendoti ogni umana speranza.
    Mi spingo a dire che anche tanti omicidi oggi, soprattutto in ambito famigliare, hanno alla base un Croce che ti porta a cercare un “nemico” e a credere che eliminato questo, la tua vita troverà riposo (!)

    Ecco quanto è importante che ogni giorno la Croce (piccola o grande) illumini la nostra vita – che i raggi della Gloria attorno a tanti nostri crocifissi, non sono lì ad indicarci solo la Gloria di Cristo…
    Perché per il Cristiano o hanno senso concreto le parole di questa bellissima omelia attribuita a Melitone:

    La Croce Gloriosa del Signore risorto
    è l’albero della mia salvezza –
    di esso mi nutro, di esso mi diletto,
    nelle sue radici cresco,
    nei suoi rami mi distendo,
    la sua brezza mi feconda,
    alla sua ombra ho posto la mia tenda.
    Nella fame l’alimento,
    nella sete la fontana,
    nella nudità il vestimento.
    Angusto sentiero, mia strada stretta,
    scala di Giacobbe, letto di amore
    dove ci ha sposato il Signore.
    Nel timore la difesa,
    nell’inciampo il sostegno,
    nella vittoria la corona,
    nella lotta Tu sei il premio,
    Albero di vita eterna,
    pilastro dell’universo,
    ossatura della terra, la tua cima tocca il cielo,
    e nelle tue braccia aperte
    brilla l’Amore di Dio.

    o sul suo senso dobbiamo seriamente interrogarci e chiedere a Dio che ci illumini e ci guidi a comprenderlo.

    Infondo, quale Tempo più propizio di questo?

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