Non “posso amare”, “devo amare”.

Link alle Letture della III Domenica di Quaresima (Anno C)

Es 3,1-8.13-15   Sal 102   1Cor 10,1-6.10-12   Lc 13,1-9

Commento alle Letture della III Domenica di Quaresima (Anno C)

di Don Stefano Cascio

Di nuovo la scrittura ci parla della misericordia di Dio.
Quanto si sente questa parola! Però ancora oggi si parla di questo.
Vengono a parlare a Gesù dei problemi che ci sono stati, sono stati uccisi alcuni uomini e allora vengono a dirgli: “Forse è Dio che li ha puniti?”
Poi c’è un fatto di cronaca, una torre è caduta e sono rimaste uccise diciotto persone. Anche noi se accendiamo il nostro televisore, in particolare in Italia, quasi metà del telegiornale è cronaca nera. E quindi uno potrebbe dire: “Che Dio cattivo, cosa avranno fatto questi per essere così condannati?”
Succede anche qualche volta ad alcuni di noi, dire ma come fa Dio ad accettare una cosa del genere, cosa avranno fatto questi poveracci?

Oggi Gesù ci risponde su questa cosa qua.

Dice: “Guardate che Dio non c’entra con questa cosa”, ma subito dopo ci dice: “Convertitevi”.
E questa parola l’abbiamo sentita anche il primo giorno quando è iniziata la quaresima, il mercoledì delle ceneri, quando ci era stato detto: “Convertitevi e credete nel Vangelo”.

Ma a che cosa ci dobbiamo convertire?
Convertire significa cambiare rotta, significa cambiare senso della nostra vita.

Ma dove dobbiamo andare? Qual è questo senso?

Gesù poi racconta una parabola. Gli piace raccontare le parabole, avete ascoltato bene? Cosa diceva questa parabola?
C’era il padrone di una vigna, e in mezzo a tutto questo terreno c’era una pianta di fichi.
Dava tanti frutti? No, neanche uno, in tre anni non ha dato nemmeno un frutto. Quindi il padrone della vigna diceva: “A cosa serve quest’albero che non dà frutti? Tagliamolo!”.
Invece il vignaiolo che sta lavorando la terra dice di lasciarlo ancora un altro anno, e durante quest’anno zappa la terra e lo concima.

Perché secondo voi ci racconta una storia del genere? Per darci lezione di agricoltura?
Cosa vuole dirci?

Che forse Dio fa la stessa cosa con noi, ci concima, ci mette a posto, ci da tante cose, e aspetta, aspetta la nostra crescita.
Perché sapere come è Dio?
E’ come quello che abbiamo visto nella prima lettura: cosa vede Mosè?
Mosè vede un roveto ardente, un roveto che brucia, va a fuoco.
Ma qual è la cosa particolare in quel roveto? Che brucia, però non si consuma.

Sapete cosa significa questo per noi? E’ come l’amore di Dio per noi.
L’amore per una persona non è la stessa cosa? Bruci, bruci, bruci, ma non è che sparisci, dai tutto te stesso all’altro però ci stai ancora, anzi, dai frutto!

Vedo delle mamme, qui, non è la stessa cosa con i vostri figli? Date, date, date ma non siete finite.

L’amore, vedete, è questo il vero amore, il vero amore non si consuma mai, perché si arricchisce della relazione con l’altro, e Dio fa così con noi.
Questo è l’amore di Dio, che sta sempre vicino a noi, e non si consuma, brucia per noi ma non si consuma mai, e ci aspetta, e ci dona tutto, e noi siamo quest’albero di fichi.

E qual è il problema?
E’ che noi spesso riceviamo tanto, ma poi cosa dà la nostra fede?
Quanti cristiani sono addormentati e non danno niente?

Il problema è questo, è che questo lavoro del vignaiolo deve portare frutto per noi, il lavoro che Dio fa in ciascuno di noi deve portare frutto.
Io devo impegnare la mia fede, devo vedere qualcosa.

E’ qui il problema. Spesso alcuni sono addormentati tutta la vita in un cristianesimo addormentato, che non si spinge per aiutare i deboli, che non si spinge per amare l’altro, ma si rinchiude in un devozionismo che non dà frutti, che non dà niente.

La nostra fede ci impegna, ma per questo dobbiamo convertirci, dice Gesù, all’amore di Dio, dobbiamo capire quanto ci ama per poter fare come lui, per poter amare senza consumarci.
Ciascuno di noi è chiamato a diventare questo roveto ardente che non si consuma mai.

Allora chiediamo al Signore di aiutarci in questo cammino di quaresima che è proprio questo, è scoprire l’amore di Dio, questo amore misericordioso, riscoprire questo amore per ciascuno di noi, che è un amore che ci impegna, che ci spinge ad andare verso l’altro. Perché io, se mi sento amato, devo amare l’altro, devo, non posso amare, devo amare.

Amen

 

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Un pensiero su &Idquo;Non “posso amare”, “devo amare”.

  1. Devo amare gli altri!!! E’ quello che farò!!!
    Grazie Signore perché attraverso le tue parabole, attraverso le persone, attraverso il bene mi fai capire cosa e’ giusto per me e per la mia crescita spirituale!
    Grazie don Stefano, grazie Anna, grazie Stefano…..grazie mille Filippo perché pensarti e’ meraviglioso, conoscerti e’ stato una grazia, pregare te e’ speranza!

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