Testimone della verità

di Stefano Bataloni

Bisogna essere delle persone particolarmente preparate per dare testimonianza alla verità? E’ proprio necessario aver fatto chissà quali studi per testimoniare la verità? Per testimoniare la verità occorre vivere la nostra vita da risorti: ma che vuol dire? E chi vive o ha vissuto la sua vita da risorto? Chi ci è riuscito? Posso riuscirci anche io?

Sono le domande che mi sono posto alcune sere fa ascoltando una catechesi nella mia parrocchia.

Il primo esempio di uomo, diceva il sacerdote, che ha vissuto la sua vita da risorto, naturalmente, è Cristo: lui per primo ha vinto la morte ed è tornato a vivere, e da tutti veniva considerato solo il figlio di un falegname. Ma anche i santi hanno vissuto da risorti, e non tutti erano dei “dottori della Chiesa”: hanno amato a tal punto Cristo da riuscire ad imitarlo, a farsi sua immagine di fronte agli uomini in maniera particolarmente fedele. A me è venuto in mente Giovanni Paolo II, negli ultimi anni della sua vita, quand’era così debole da non riuscire a stare in piedi, con le sue mani tremanti…questo non gli ha impedito di vivere da risorto, cioè di vivere come qualcuno che sa già che la morte non avrà l’ultima parola su di lui. E di esempi ce ne sarebbero tanti altri.

E io? Posso riuscirci anche io?
Beh, io sono quello che vede difficoltà dappertutto: cosa penseranno di me se faccio quella cosa? Cosa diranno di me se pronuncio quelle parole? Cosa mi faranno se agisco in quella  maniera? Cosa perderò se rinuncio a quell’oggetto?
Non mi preoccupo sempre di quale sarà l’opinione degli altri su di me? Non do sempre un grande peso a come gli altri mi vedono? Non mi circondo forse di oggetti e strumenti, ultimi ritrovati della tecnologia, convinto di trovare in essi la mia sicurezza? Non sono forse quello che non resiste a programmare ogni cosa nei minimi dettagli, temendo anche il più piccolo imprevisto?

Per dirla con le parole dell’evangelista Luca: non ho forse paura di “quelli che uccidono il corpo” (Lc 12,4)? Non riesco proprio a confidare nel fatto che “quelli che uccidono il corpo”, dopo di questo “non possono fare più nulla”. Non riesco, invece, ad aver paura di “colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettarci nella Geènna” (Lc 12,5). E questa paura diventa insormontabile nei momenti di difficoltà e di sofferenza!

È evidente che così non riuscirò a dare testimonianza alla verità: in preda a queste paure e insicurezze non potrò vivere da risorto, ma da morto. È evidente pure che invece proprio a questo sono chiamato, se sono davvero “cristiano”, cioè “di Cristo”.

Mi dimentico che mi è stato detto “io vi darò lingua e sapienza” (Lc 21,15) e “nemmeno un capello del vostro capo perirà” (Lc 21,18) o “due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia” e “non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri” (Mc 10,29) ma anche “non preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire; perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire” (Lc 12,11-12).

Non riesco a confidare in tutto ciò e lo dimentico con grande facilità, ma in verità, so bene, che alla base di questi miei limiti non c’è altro che il mio credere di potercela fare da solo, di non aver bisogno di Dio, di pensare di poter essere come Lui. In verità, so bene, che l’unico modo per riuscire a dare testimonianza alla verità e vivere da risorto, come ha fatto Cristo, come hanno fatto i santi occorre “rinnegare se stesso” e “prendere la propria croce ogni giorno”.

Prendere la propria croce ogni giorno, e seguire Cristo: ma come si fa? Non è mica facile abbracciare la propria croce. Seguire Cristo, poi. Essere innalzati su quella croce come lui! Chi può farcela? Addirittura, come dice San Paolo, si può essere lieti delle sofferenze che si sopportano tanto da completare nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa (Col 1,24)?

Eppure cosa ha cambiato negli uomini la salita di Cristo sulla sua croce! Cosa hanno cambiato, negli uomini, i santi quando sono andati incontro al loro martirio! Quella loro testimonianza di verità, quel loro vivere da risorti, quel loro vivere come se la morte non avesse l’ultima parola…ha convertito molti, allora come oggi, ha cambiato tutto per noi uomini.

Rifletto e mi rendo conto di aver già visto in prima persona qualcuno vivere da risorto, anche nella sofferenza. Chi altri era il mio Filippo quando nel suo letto di ospedale, perlopiù inabile e inerme, continuava a sorridere e a chiedermi di giocare se non colui che viveva da risorto? O nel suo lettuccio, quando negli ultimi giorni il suo respiro era faticoso e le forze ormai non c’erano più continuava ad ascoltarmi mentre gli leggevo le sue storie preferite. Non era forse quello un vivere da risorto? Non era forse lui un testimone della verità?

Si, fu testimone della verità, per me. Tanto che poi io stesso, una sera, dopo essere tornato a casa, quando per lui non era più possibile alzarsi, non potei che inginocchiarmi ai piedi di quel suo letto come fossi ai piedi di una croce, tanto era chiaro che lui stesse completando nella sua carne quello che manca ai patimenti di Cristo.

Si, fu così chiara quella testimonianza che dopo la sua morte, io stesso sperimentai la vita da risorto, la vita di colui che ha piena consapevolezza che la morte non ha l’ultima parola, e non ci fu più dolore ma rendimento di grazie.

Si, è possibile anche per me vivere da risorto, lo so. Quella vita è in me, mi è stata donata. E allora, con l’aiuto di Dio, con tutte le paure e le insicurezze, devo prendere la mia croce, seguire Cristo, lasciare che Lui operi in me perché… “vi sono ancora molte altre cose che Gesù ha fatte; se si scrivessero a una a una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero.” (Gv, 21,25)

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12 Pensieri su &Idquo;Testimone della verità

  1. Bella riflessione Stefano.
    Bella testimonmianza.
    Bella la foto di Filippo nel suo letto d’ospedale (vale più di mille parole).

    Come ho avuto modi di dire commentando l’ultimo post di Anna, uno di quel casi in cui è un figlio a lasciare l’eredità più importante di tutte, ai propri genitori.

    D’altronde è il Figlio che ha lasciato a tutti noi l’eredità della Resurrezione e della Vita Eterna.
    🙂

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  2. Grazie Stefano! Concordo con Mario, anche sulla foto. Ogni volta che guardo una foto di Filippo mi si riempie il cuore di serenità, anche di gioia come con questa di oggi.
    Non finirò mai di ringraziare il Signore per avere incrociato le nostre strade anche se solo virtualmente.
    Vi abbraccio! Smack! 😀

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  3. La tua testimonianza mi ha fatto un gran bene perché vera, vissuta. Una meditazione profonda!!!! Pensa che qualche giorno fa mi facevo la tua stessa domanda e tu mi hai risposto con questo post. Stai camminando velocemente, nonostante a te sembri di essere fermo e, secondo me, lo stai facendo da ” risorto” …….se non altro perchè te lo chiedi, ti interroghi.
    Grazie Stefano!!!

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  4. Pingback: Testimone della verità – ilgiovanericco

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