Cosa vuoi fare da grande?

Filippo.

È tanto, troppo, che non parlo di lui.

Non è uscito dalla mia vita, anzi, ne fa parte in modo diverso ma pieno, come prima. Mi scopro a sorridere da sola, ricordando piccole cose successe, risposte date, sorrisi scambiati. Sogno di parlare con lui e sento la sua voce, inconfondibile. Sento il suo odore, qualche volta, nell’aria, un odore di cui mi sono nutrita da quando è nato, e soprattutto nell’ultimo periodo, per non dimenticarlo, quando passava ore con la testa pogiata sulla mia spalla, mentre leggevo per lui, o semplicemente lasciavamo che il tempo passasse.

Indugio sul ricordo delle sue espressioni più buffe, imitazioni di versi di animali, di pose, mimi e strani movimenti.
Ma più di tutto cerco di tenere a mente i discorsi che facevamo, perché un bambino come lui è raro (e io ho altri due figli e faccio la maestra, sono qualificata per dire questa cosa) e non voglio dimenticare.

Ogni tanto mi tornano in mente delle frasi, come è successo poco fa, mentre leggevo un libro.

“Filippo, cosa vuoi fare da grande?”

Tra le tante risposte (“lavorare in uno zoo, il paleontologo, il cuoco…”) una tornava spesso, ed è quella che mi ha fatto pensare a lui in questo momento: l’ideatore di Lego.

Niente di strano o di straordinario, visto che, soprattutto negli ultimi tempi, era sempre circondato da mattoncini. Ma la cosa interessante, che non mi è stata subito chiara, è che la sua attenzione non si concentrava su costruzioni, case, monumenti, macchinine, astronavi, o altro.
La sua idea di ideatore Lego consisteva nel creare personaggi.

E allora si esibiva in ipotesi fantasiose, su come poter realizzare con la plastica trasparente la donna invisibile, o a che dettagli potessero servire per un pilota d’aeroplani e per uno scienziato.

Mi chiedo se questa particolarità significhi che era interessato alle persone, malgrado la sua innata diffidenza. Mi chiedo se, dietro la sua riluttanza a parlare e a rispondere alle domande, ci fosse l’attenzione agli altri, alle loro caratteristiche, ai loro desideri, ai dettagli.

Qualche indizio che sia stato proprio così me la forniscono i suoi disegni, soprattutto quelli che faceva per qualcuno in particolare, come regalo.
In essi c’era sempre qualcosa che riguardava la persona a cui li avrebbe dati, una passione, un’esperienza in comune, l’accenno a un aneddoto o a un racconto, un dettaglio personale e unico che non aveva bisogno di essere spiegato, perché chi riceveva il disegno ci si riconosceva immediatamente.

Essere attenti alle persone è una cosa da “grandi”, i bambini per natura sono rivolti su loro stessi, non per cattiva volontà o egoismo, semplicemente perché fanno quello che loro compete: i bambini.

Ma essere un bambino e saper guardare dentro le persone è cosa rara, e Filippo evidentemente aveva questo dono.

E, visto quello che riesce a fare con me, sono certa che l’abbia conservato.

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5 Pensieri su &Idquo;Cosa vuoi fare da grande?

  1. In realtà, ciò che Filippo doveva fare da grande… l’ha fatto.
    Non ha forse nella sua terrena fanciullezza, aiutato dalla Grazia di Dio, dalla sua Famiglia, combattuto la buona battaglia? “Corso verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.” (cf. Filippesi 3,14)
    Lasciato una eredità (anche ai suoi stessi Genitori), più grande di quella che taluni possono lasciare in una vita lunga di anni?

    Tutti veniamo in vita per compiere una “missione” e i nostri giorno sono contati, come i capelli del nostro capo…

    Ora Filippo in spirito, ha la statura di Uomo adulto, perché di fronte a Dio, nella piena Comunione con Dio, è certo più “adulto nella Fede” di quanto possa essere ognuno di noi… anzi se non si vuol contraddire la Parola, giacché Fede e Speranza passeranno, è “adulto” nella Carità, nell’Amore, essendo accomunato all’Amore che è Dio.

    Perciò, lo dico con tutta la carità e l’affetto possibile, a volte può essere un inganno riandare con il pensiero ad una passato che più non è, ma ancor più rischioso pensare ad un futuro terreno immaginario, inesistente e inesitito, come se al nostro caro che non lo ha vissuto, qualcosa fosse stato tolto…
    Lo dico da marito che ha visto la sua Sposa salire al Cielo prima di vederne le rughe modificarne il volto, o prima che lei potesse vedere crescere i suoi figli.

    Tutto ci è donato e nulla ci viene tolto. La dinamica del Cristiano è quella di chi vede Dio operare nella propria Storia e ogni giorno fare “una cosa nuova”…
    La cosa nuova per chi ha visto partire i propri cari è un
    “divenire” in una nuova relazione, una nuova relazione che ci spinge a provare la nostra Fede quando affermiamo “credo la Vita Eterna”.
    Certo preme anche la sofferenza del distacco fisico, della lontananza, di una arrivederci rimandato ai tempi che il Signore disporrà, ma questa sofferenza va difesa dagli attacchi del Maligno, che facendo leva sui buoni e umani sentimenti d’affetto del nostro cuore, si insinua (a volte) nel “cosa sarebbe potuto essere…” che (a volte) si trasforma in una negazione di “Signore tu fai bene tutte le cose”, perché sembra affermare che qualcosa non si è compiuto, qualcosa appunto è stato “tolto”…

    Coraggio, coraggio, la Vita che ci attende è quella in Dio che sarà nuovamente fatta di carne e sangue trasfigurati, che al “credo la Vita Eterna”, segue “credo la Resurrezione della Carne” e giacché la supremazia e quella della vita dello Spirito, la nostra Carne sarà senza macchia o ruga o imperfezione e anche Filippo (mi azzardo a pensare) non sarà il bimbo-fanciullo, ma sarà quell’Uomo adulto, bello, forte, trasfigurato, di cui abbiamo avuto primizia nel Corpo di Cristo Risuscitato e che in questa vita chi lo ama, avrebbe voluto vedere…
    Ma sarà meglio, molto meglio di come lo avremmo visto.

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