Giornata per la vita

Link alle Letture della V Domenica del tempo ordinario (Anno C)

Is 6, 1-2/3-8    Salmo 137 (138)     1Cor 15, 1-11     Lc 5, 1-11

Commento alle Letture della V Domenica del tempo ordinario (Anno C)

di Don Stefano Cascio

Come sempre la prima lettura ci da un po’ il LA del nostro discorso, ci fa capire come leggere il Vangelo del giorno.

Cosa dice la prima lettura di oggi?
Si sente la voce coraggiosa di un profeta, il profeta Isaia, che lotta contro lo spirito del suo tempo, che va un po’ controcorrente rispetto a quello che sta succedendo intorno a lui, e chiama il popolo alla purificazione.
Ma prima di parlare il profeta guarda se stesso. E’ il primo a riconoscersi peccatore.
Dice: “Io sono un uomo dalle labbra impure” e aggiunge anche che tutto il popolo è come lui. E dopo aver riconosciuto questo, si metterà a disposizione del Signore per diventare un profeta, per andare in missione.

Ohimè! Io sono perduto,
perché un uomo dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito;
eppure i miei occhi hanno visto il re,
il Signore degli eserciti.

Il profeta non si scoraggia, non abbandona, ma chiede di poter seguire la volontà del Signore, e allora c’è un angelo che viene e gli purifica la bocca, e poi, quando il Signore chiede chi vuole partire in missione, lui dice: “Eccomi, manda me, voglio andarci io”.

Ora noi siamo chiamati tutti a diventare questi profeti, il cristiano è il profeta della buona notizia.
Ciascuno di noi, quindi, è chiamato prima di tutto a riconoscere il suo peccato, il suo errore, il fatto di allontanarsi da Dio.
Ciascuno di noi è chiamato a iniziare un cammino di conversione, a ricevere il perdono di Dio, per poter annunciare e testimoniare la sua parola.

Nella seconda lettura, quella di San Paolo, anche lui sente la responsabilità di dover parlare di ciò che il Signore ha fatto per lui.

Lui racconta il fatto che Gesù ha dato la vita per noi, è morto ed è risorto. Dice:

Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.

Vedete anche Paolo riconosce i suoi errori.

Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.

Anche Paolo riconosce prima di tutto il suo errore per poi andare a evangelizzare. Sapete che Paolo ha girato molto, poi è arrivato fino a Roma, dove ha fondato la chiesa con Pietro, e poi è stato ucciso. Ha fatto dei viaggi e ha evangelizzato ovunque, ma prima di questo lui era uno che andava a uccidere i cristiani. Quindi al momento della conversione lui prima di tutto riconosce il suo errore per poter partire poi in missione.

E anche il Vangelo ci parla della missione. In particolare dopo il miracolo, avete visto Gesù manda Pietro a pescare, ma gli dicono: “Noi abbiamo già pescato tutta la notte e non c’era niente”.
E Lui: “No, andate a largo, gettate le reti”. E prendono tantissimo pesce.

E poi c’è questo dialogo tra Pietro e Gesù, e Pietro riconosce che Gesù è il Messia e gli dice:

Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore

Vedete, ogni volta la stessa cosa: incontri Dio in un certo modo, riconosci il tuo peccato prima di essere mandato in missione.
Pietro riconosce che questo suo peccato, questo suo egoismo lo allontana da Dio. “Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore”.
Ma Gesù gli dice:

“Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”.

E tirate le barche a terra lasciarono tutto e lo seguirono.

Questa domenica ci prepara a capire quello che succederà la settimana prossima. Mercoledì prossimo inizierà la quaresima, e la quaresima è un tempo di conversione. Tutto quello che abbiamo visto adesso lo vivremo tra poco, cioè durante questo tempo di quaresima, in preparazione alla Pasqua, ci prepareremo riconoscendo il nostro peccato per vivere poi quello che vive Gesù, la morte e la resurrezione. Anche noi potremo andare poi come missionari a raccontare la bellezza di questa cosa.

Anche noi potremo dire: “Lasciamo tutto e ti seguiamo”, “Manda me”, come dice Isaia.

Perché il cristiano è chiamato a questo, deve essere a volte controcorrente. Ecco perché il cristiano poi alza la testa e la voce quando deve salvaguardare il debole. E tante volte l’abbiamo detto, il debole è l’orfano, è la vedova, il debole è il rifugiato, il debole è il bambino che vuole nascere, e che ha diritto a nascere, e che non è che siccome è disabile o perché non è desiderato, allora deve essere buttato via.

Oggi è la giornata della vita e della famiglia.
Spesso la nostra società davanti ai problemi, li elimina: uno è malato? Devi eliminarlo, si chiama eutanasia.
Uno è disabile? Meglio eliminarlo, come il 95% dei bambini down, che vengono eliminati. Noi preferiamo eliminare i problemi invece che affrontarli e aiutare.

Ma ci sono persone che da anni combattono per aiutare le donne a tenere i loro bambini, e poi aiutarli anche dopo.

Quante volte noi non abbiamo alzato la voce perché la famiglia sia sostenuta. Anni e anni di politica in cui non c’è stato sostegno alla famiglia. E voi ne siete testimoni. E’ quasi più facile separarsi e avere figli che essere sposati e cercare di averne. E’ incredibile ma la nostra società è così.

Ascoltiamo Patrizia Lupo, che è un apostolo coraggioso della vita
(Segretariato sociale per la Vita):

Lavorare per la vita non è un fatto sociale, ma una vera e propria missione, perché si tratta di portare il Vangelo nella vita e nella famiglia.

Da trent’anni ci occupiamo di aiutare le mamme che aspettano un bambino e che si trovano in difficoltà, e che sono tentate di rifiutare quel bambino perché non ci sono aiuti, non ci sono sostegni, o alle volte perché c’è egoismo.
Allora la nostra giornata è fatta di questo, di accogliere queste mamme che arrivano, e che in questo periodo in modo particolare sono in condizioni di estrema povertà.

Da noi arrivano ad esempio moltissime donne che arrivano dalla Nigeria, molte di loro hanno già intrapreso la vita della prostituzione, perché vivevano in miseria. Ma quando hanno un bambino magari incontrano un uomo ed escono da questa vita. E quando hanno un bambino ricominciano a vivere, ad avere la loro dignità.
Per loro non è facile, perché spesso vivono con 300-400 euro al mese, ma ultimamente ho incontrato donne che vivono con 80 euro al mese vendendo i cerotti per la strada, i calzini, facendo le treccine.

Allora che questa giornata sia veramente una festa per celebrare la vita. Per noi è così tutto l’anno, ma anche per voi, perché io so che la vostra parrocchia ci aiuta sempre molto con carrozzine, passeggini, vestiario.
Io vorrei concludere dicendo che oggi c’è questa raccolta, ci potete sostenere acquistando le primule o sottoscrivendo il Progetto Gemma, che può aiutare proprio una mamma a non abortire, perché è un aiuto economico che viene dato proprio per evitare l’aborto.

E concludo leggendovi una cosa molto breve scritta da una mamma italiana:
“Grazie anche a voi, in un momento di grande difficoltà economica a seguito della disoccupazione di mio marito, abbiamo avuto il coraggio di scegliere la vita. Oggi abbiamo la possibilità di godere del frutto più bello, si chiama Aurora. Alle volte mi scopro a guardarla e se penso a quello che volevamo farle mi viene un brivido. Dio è stato fedele con noi e non ci ha fatto mancare nulla. Ci ha resi orgogliosi e felici della nostra scelta. La nostra bimba è solare e piena di vitalità, intelligentissima, e ogni giorno scopriamo in lei qualcosa di nuovo. Voglio ringraziarvi per il forte sostegno che ci avete dato in questi mesi, l’amore gratuito che ci avete riservato è raro da trovare, difficile da comprendere con la mentalità di un mondo totalmente immerso nel suo egoismo. Adesso siamo anche più sereni, perché mio marito ha finalmente trovato un nuovo lavoro”.

Grazie a tutti.

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Un pensiero su &Idquo;Giornata per la vita

  1. Ho comprato le primule anch’io nella mia parrocchia ed a proposito della testimonianza raccontata non posso fare a meno di pensare che il Signore ripaga sempre con larghezza, basta affidarsi a Lui.
    Mi piace l’umiltà di Pietro e di Paolo, entrambi riconoscono che se riescono a compiere il bene è solo per merito del Signore.

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