Metterci la faccia

Link alle Letture della III Domenica del tempo ordinario (Anno C)

Ne 8,2-4.5-6.8-10     Sal 18     1Cor 12,12-30     Lc 1,1-4; 4,14-21

Commento alle Letture della III Domenica del tempo ordinario (Anno C)

di Don Stefano Cascio

Oggi le letture sono state lunghe. Perché oggi è proprio sulla Parola che la Chiesa ci chiede di riflettere.

Il Vangelo oggi è un po’ strano, perché è composto da due brani separati:
il primo è l’introduzione del Vangelo di Luca, in cui l’evangelista scrive a Teofilo. Teofilo in greco vuol dire “amico di Dio”, e se noi siamo qui questa mattina è forse perché ci sentiamo amici di Dio. E lo vogliamo conoscere. E Luca dice che proprio per farlo conoscere il meglio possibile, ha fatto delle ricerche accurate per poter scrivere il suo Vangelo.

Subito dopo la Chiesa mette il brano in cui Gesù torna a Nazareth e si manifesta.
Noi dall’inizio dell’anno sentiamo Gesù che si manifesta: con l’Epifania, poi nel Battesimo con le parole del Padre, la settimana scorsa con il miracolo di Cana, e adesso, di nuovo, Gesù si rivela attraverso le parole del profeta Isaia:

Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione

E poi inizia questo elenco:

mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi

e conclude dicendo:

Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato

E quell’oggi di duemila anni fa è l’oggi anche di adesso. Il Signore che dice a ciascuno di noi: “Oggi”, lo sta dicendo a noi. La scrittura non è fatta per duemila anni fa, o ancora prima, ma è fatta per ciascuno di noi, oggi.

Perché Gesù parla con autorità? Perché lo fissano tutti, nella Sinagoga, quando ha finito di leggere?

Perché quello che lui dice, lui lo vive. E ciascuno di noi, che siamo questi Teofilo, questi amici di Dio, siamo chiamati a vivere questa Parola che abbiamo ricevuto.

I cristiani sono chiamati tutti a vivere quello che hanno ricevuto, e cioè la Parola.

Gesù dice: “Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista”.
Prima di tutto ci dobbiamo rendere conto che Gesù è venuto per ciascuno di noi: e siamo noi i ciechi, i prigionieri, i poveri. Dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere che siamo noi ad avere bisogno di lui, che non siamo perfetti, giusti, perché altrimenti lui non verrebbe per noi, perché altrimenti la Parola non ci toccherebbe. Lui lo dice, è venuto per i malati.

Ed è quando abbiamo riconosciuto di aver bisogno di lui, che questa Parola è per ciascuno di noi, per la nostra vita, che questa Parola ci guida, ci porta sul cammino, che è lui, perché Gesù è la Porta.

Ed è per questo che stasera noi passeremo la porta santa, perché è lui, la Porta.
Se per noi Gesù è la Porta, se la sua parola è quello su cui dobbiamo costruire la nostra vita, come abbiamo sentito nella prima lettura, se diventa la roccia su cui possiamo costruire la nostra vita, la nostra casa, allora poi non possiamo non proclamare questa Parola anche agli altri. Questa Parola che voglio vivere, la voglio vivere con gli altri.

Vedete, la Chiesa, anche se nella storia si è messa spesso con i potenti, la sua attenzione non è mai cambiata nei confronti dei deboli.

E i deboli sono i rifugiati, i deboli sono i bambini nelle pance delle mamme, che vogliono nascere, i deboli sono i malati, i malati terminali, i deboli sono gli anziani che vengono rinchiusi in alcuni istituti.

Questi sono i deboli di ieri e di oggi.

E noi dobbiamo essere vicini ai deboli. Ancora oggi noi dobbiamo tornare a lottare per i deboli, contro gli interessi individualistici noi dobbiamo rispondere; per i bambini più piccoli, più deboli, noi dobbiamo rispondere.

Sempre il cristiano deve metterci la faccia.

La parola ci aiuta a costruire la nostra vita, ma per questo dobbiamo sapere prima di tutto cosa dobbiamo fare.

“Ora”, ci dice San Paolo, “Voi siete corpo di Cristo, e ognuno secondo la propria parte, sue membra”.
Ora voi siete corpo di Cristo.

Noi non veniamo ad ascoltare la Parola e poi a ricevere il corpo di Cristo, l’Eucaristia, per non sentirci dopo una comunità, in comunione.

Noi tutti siamo membra di un solo corpo, noi tutti siamo chiamati a vivere il nostro carisma, questi doni che il Signore ha fatto a ciascuno di noi, e che si rivelano nella comunità.

Un dono, un talento, non è una cosa che posso vivere da solo, ma si rivela all’interno del mio modo di vivere con gli altri, è lì che esce fuori quello che sono. Se vivo da solo, se resto racchiuso nel mio modo egoista di vivere non potrò mai scoprire a cosa sono chiamato. Il Signore mi mette la Parola, mi dà l’Eucaristia, mi dà una comunità per poter vivere questi doni.

Tutti possiedono un dono che devono mettere insieme.

Allora chiediamo al Signore, oggi, di aprirci gli occhi e le orecchie, di liberarci dai nostri egoismi, di essere il nostro Messia, il nostro messaggero che ci apre il cuore alla sua Parola, per poter vivere realmente da cristiani, per metterci la faccia, per poter iniziare a essere membra attive nella sua Chiesa, perché questa è la nostra chiamata.

E quando oggi passeremo la porta santa come comunità, come parrocchia, noi attraverseremo la Porta per entrare nella vita di Cristo che ciascuno di noi ha ricevuto nel battesimo, ma che spesso lasciamo da parte.

Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione

Amen

 

Annunci

Un pensiero su &Idquo;Metterci la faccia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...