La Domanda

Il secondo passo del percorso di sabato scorso è stato “la domanda”, ovvero il tentativo di accettazione del dolore che inizialmente ti travolge, ma per il quale poi si cerca un senso.

Il tema è stato introdotto dalla canzone “Never be alone“.

Pianto della Madonna, di Claudio Monteverdi

Iam moriar, mi fili.
Iam moriar, mi fili.
Quis nam poterit
matrem consolari
in hoc fero dolore,
in hoc tam duro tormento?
Iam moriar, mi fili.
Iam moriar, mi fili.

Che io possa ormai morire, o figlio mio.
Che io possa ormai morire, o figlio mio.
Chi potrebbe infatti
consolare una madre
in questo feroce dolore,
in questo tormento così duro?
Che io possa morire, o figlio mio.
Che io possa morire, o figlio mio.

 

Da “Diario di un dolore”, di Clive Staples Lewis

Può un mortale fare domande che Dio trova senza risposta? Facilissimo, direi. Ogni domanda senza senso non ha risposta. Quante ore ci sono in un metro? Giallo è quadrato o rotondo? E’ probabile che buona parte dei nostri interrogativi – buona parte delle nostre grandi questioni teologiche e metafisiche – siano domande di questo genere.

Il cielo risolverà i nostri problemi, ma non, credo, mostrandoci sottili riconciliazioni fra tutte le idee che a noi apparivano contraddittorie. Quelle idee ci verranno strappate da sotto i piedi. Scopriremo che non c’era mai stato alcun problema.

 

Ho bisogno di te come del pane, di Rainer Maria Rilke
Ancora, Onnipotente, ecco ti prego.
Come si spegne tramontando il giorno,
io sono tutto una ferita; un orfano;
un esule dal mondo, estraneo e solo…
E stanno intorno a me, mute, le cose
siccome chiostri in cui mi sento chiuso.

 Ho bisogno di Te, che sei partecipe
d’ogni tormento mio; compagno dolce
d’ogni mia pena; mio fratello solo.
Ho bisogno di Te come del pane!
Spengimi gli occhi, ed io ti vedo ancora;
rendimi sordo, e sento la tua voce;
mozzami i piedi, e corro la tua strada;
senza favella, a Te sciorrei preghiere.

 Dirompimi le braccia, ed io ti stringo
col cuore mio, fatto, repente, manto.
Se fermi il cuore, batte il mio cervello;
ardi anche questo: ed il mio sangue, allora,
Ti accoglierà, Signore, in ogni stilla.

 Apparso Tu mi sèi, Dio senza fine!
Ed io t’amo siccome un figlio
che fuggito mi fosse ancor bambino,
chiamato dalla sorte sovra un trono
innanzi al quale l’universo mondo
come unica valle si distende.

 

da “Lettera ad un bambino mai nato”, di Oriana Fallaci

L’amo con passione la vita, mi spiego? Sono troppo convinta che la vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere: il regalo dei regali. Anche se si tratta d’un regalo molto complicato, molto faticoso, a volte doloroso.

Coraggio, bambino.

Pensi che il seme di un albero non abbia bisogno di coraggio quando buca la terra e germoglia? Basta un colpo di vento a staccarlo, la zampina di un topo a schiacciarlo. Eppure lui germoglia e tiene duro e cresce gettando altri semi. E diventa un bosco.

Se un giorno griderai “Perché mi hai messo al mondo, perché?” io ti risponderò: “Ho fatto ciò che fanno e hanno fatto gli alberi, per milioni e milioni di anni prima di me, e credevo di fare bene”.

Perché avrei dovuto, mi chiedi, perché avresti dovuto? Ma perché la vita esiste, bambino! Mi passa il freddo a dire che la vita esiste, mi passa il sonno, mi sento io la vita. Guarda s’accende una luce. Si odono voci. Qualcuno corre, grida, si dispera. Ma altrove nascono mille, centomila bambini, e mamme di futuri bambini: la vita non ha bisogno né di te né di me. Tu sei morto. Forse muoio anch’io. Ma non conta. Perché la vita non muore.

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3 Pensieri su &Idquo;La Domanda

  1. A whisper in heaven re-echoes around
    the songs of the angels resound
    Their music of light chases darkness away
    The voices uplifted to say –
    You’ll never be alone

    Though their music is lost in the noise of the storm
    and the whispers are drowned in the flood
    Their message of hope is not fading away
    The echoes will never decay –
    You’ll never be alone

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  2. Pingback: La Speranza | Piovono miracoli

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