Primo anniversario

Sabato abbiamo passato il pomeriggio e la serata in ricordo di Filippo.
Come promesso abbiamo pensato a qualcosa che coinvolgesse anche altre famiglie che hanno figli in cielo. E poi alla fine quando si parla di dolore, tutti sono coinvolti, perché chi, veramente, può dirsi immune da esso?

Nella preparazione e nella realizzazione di questo piccolo evento siamo stati circondati da persone straordinarie, che hanno lavorato per noi e al posto nostro, ottenendo dei risultati insperati, tutto è stato davvero al di sopra delle nostre aspettative e delle nostre speranze.

Di tutto cuore vogliamo ringraziare:

Paola Procaccini, che ha proposto i testi, le musiche, le immagini, lavorando spesso fino a notte fonda per trovare i brani più adatti.
Marco Toiati, che si è reso disponibile per manovrare la cabina di regia, e in un mezzo pomeriggio è diventato esperto, e tutto era sincronizzato alla perfezione, luci, musiche, video, audio…
Maila Paone, che ha dato la sua disponibilità a fare le riprese, ci ha aiutato a sistemare la scenografia creando cartelli e arricchendo drappi, e sabato pomeriggio si è presentata con una scatola di cioccolatini, per addolcire la serata. E’ stata inoltre aiutata dal suo amico Raffaele, che nemmeno ci conosceva, e ha passato due pomeriggi a lavorare per noi senza battere ciglio.
Tiziana Di Domenico e Mario Reale, che hanno dato voce ai testi scelti, amici che si sono fatti trascinare in questa organizzazione rivelandosi le persone più adatte che potessimo scegliere.
E Andrea Monda, naturalmente, che con una delicatezza e una sensibilità più uniche che rare ha saputo cucire brani musicali, testi, pensieri, citazioni, Vangelo, il tutto assieme alle nostre speranze, senza sapere praticamente nulla di noi.
E poi i ragazzi che hanno tenuto i bambini nelle salette del catechismo, li hanno fatti mangiare, giocare, e hanno insegnato loro la canzone finale, che è stata il regalo più bello. Spero di non dimenticare nessuno, ma devo fare qualche nome: Audrey, Leonardo, Elena, Enrico, Lorenzo, Emanuele… (se scordo qualcuno mandatemi un messaggino che lo aggiungo!)

E tutti quelli che erano presenti, e anche tutti quelli che non sono venuti, ma che magari ci hanno mandato messaggi, e tutti quelli che hanno pregato per noi e continuano a farlo, e tutti quelli che hanno cucinato cose buonissime che poi abbiamo condiviso, e anche quelli che pur non avendo cucinato sono rimasti a mangiare, perché è così che fa una famiglia, si fa un po’ per uno e poi tutti ne possono beneficiare.

Infine, last but not least, come si dice, Don Mario, che ha celebrato la Messa ricordando il nostro piccolo Filippo e rivestendolo di parole bellissime durante l’omelia.

Ma le parole che ora scriverò sono di Don Stefano, che ha fatto l’introduzione all’incontro, rivelando subito la sua parola chiave: speranza.

di Don Stefano Cascio

Paolo VI in un’udienza generale nel settembre 1976 aveva detto: “La Chiesa deve essere un popolo di forti, un popolo di testimoni coraggiosi, un popolo che sa soffrire in silenzio, gratuitamente, e sempre per amore”.

Filippo era un forte. Per sei anni ha dovuto lottare contro questo nemico interiore che era la sua malattia, non si è mai rassegnato, accettando le pesanti cure in ospedale o a casa.

Ho spesso sentito parlare di questo bambino, che era vissuto nel nostro quartiere, battezzato in questa comunità dal mio predecessore, e che viveva, ora, fuori roma.

Ad agosto 2014, l’anno scorso, quando i medici hanno considerato che rimanevano a Filippo pochi mesi di vita, ho pensato che dovevamo offrirgli il nostro tesoro che era l’Eucaristia.

E Filippo ha fatto la sua prima comunione molto discretamente, perché rifiutava di essere al centro dell’attenzione, il giorno dell’Esaltazione della Santa Croce.

Per convincere Filippo, che non trovava questo giusto, perché non era andato al catechismo, Anna ha dovuto spiegargli quello che per noi era evidente: lui era il nostro Cristo sofferente.

Filippo era un testimone coraggioso: si comunicava ogni domenica, e quando la malattia lo ha costretto su una sedia a rotelle, lui si alzava e faceva tutta la navata a piedi per ricevere l’Eucaristia. E si metteva in ginocchio, per fare le cosiddette “sette intenzioni di Filippo“, che ora i bambini dell’oratorio recitano ogni volta a catechismo.

E tutto questo lo viveva in silenzio, gratuitamente, e sempre per amore, citando di nuovo Paolo VI.

Filippo ha concluso la sua vita terreste il 20 novembre, nella sua cameretta. Poco prima era stata celebrata davanti a lui la Messa, ed è spirato davanti a Gesù esposto ai suoi piedi.

Il suo funerale fu la festa che ricordiamo tutti, ed è questo il suo primo miracolo: questo funerale per alcuni è stato la rivelazione di una vita cristiana che ha un inizio ma che non si conclude qua.

Molti di noi hanno scoperto sul volto di Anna e Stefano, i suoi genitori,  cosa significa la speranza cristiana.

La speranza cristiana non è un sentimento spontaneo, invincibile. E’ una virtù, propriamente è una virtù teologale, e come ogni virtù riguarda l’esercizio del libero volere dell’uomo, e nel suo profilo cristiano riguarda l’esercizio di questo volere nella relazione con il Dio di Gesù Cristo, nella grazia dell’obbedienza a Lui, nella corrispondenza responsabile al Verbo fatto carne che abita la nostra storia, la trasfigura, la feconda con la sua presenza, la indirizza profeticamente a Dio.

E’ la virtù dell’uomo che corrisponde in libera obbedienza al manifestarsi della libertà dell’amore di Dio.

Anna e Stefano sono stati scelti e preparati per essere testimoni di speranza.

Sono stati anni di sofferenza, ma anche di scelte di cui oggi condividono con noi i frutti.

Vorrei quindi ringraziarli pubblicamente per avere scelto di condividerli con noi.

Ringrazio anche Paola, Marco, Maila per l’organizzazione, i membri del teatro, e lascio la parola ai nostri attori e ad Andrea Monda, che ci faranno vivere un viaggio che inizia nel dolore, per concludersi nella speranza della vita con Dio.

Però da buon francese permettetemi di concludere con Charles Péguy:

La fede è una sposa fedele.
La carità è una madre.
La speranza è una bambina da nulla.
E’ lei nel mezzo che si tira dietro le sue sorelle grandi.
E senza di lei loro non sarebbero nulla.

 

PS: nei prossimi giorni pubblicheremo i brani che facevano parte del libretto che abbiamo distribuito sabato ai presenti, alcuni dei quali sono stati letti durante l’incontro.

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4 Pensieri su &Idquo;Primo anniversario

  1. Attendo la pubblicazione dei brani. Sono felice per la riuscita della serata (sinceramente non avevo dubbi). Dispiaciuto per non essere stato presente. Grazie di cuore per un anno di testimonianze corroboranti per la maturazione della mia fede.

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  2. Aspettavo con gioia questo post. Un po’ curiosità (sempre donna sono, no?), un po’ il desiderio di essere con voi (anche se c’ero in un’altra forma…), un po’ per crescere ancora nella fede, un po’ per amore di Filippo (che sento vicino…) e per amore vostro, un po’ non so nemmeno spiegare bene … Smack! 😀

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  3. Carissimi, anche se non c’ero, avevo ricevuto da Paola tutto il bellissimo lavoro fatto, ho ancora il libretto sul comodino. Troppo spesso il servizio che vivo mi porta lontano, ma vi seguo, silenziosamente e mai cessa la mia preghiera. E poi Filippo è per me una stella accesa in cielo.

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